LIVE REPORT: SMITH/KOTZEN @ Live Music Club di Trezzo sull'Adda (Mi) – 26/02/2026
Report by: Mark Panaia
Photo by: Katia D'Amato
Si ringrazia: MC2 LIVE
In un tempo in cui la chitarra sembra essere diventata uno strumento di puro contorno anche in alcuni contesti rock, e i "Guitar Heroes" per come eravamo abituati a conoscerli, sembrano non avere più la stessa influenza nel genere rispetto a qualche decennio fa, la stessa, tuttavia, rimane un qualcosa di imprescindibile quando si parla di Hard Rock&Blues e a riprova di ciò giunge a puntino la serata di giovedì 26 febbraio in quel di Live Club di Trezzo Sull'Adda, dove protagonisti sul palco sono stati due che con la sei corde ci sanno fare parecchio: parliamo di Andrian Smith, leggendario chitarrista degli Iron Maiden e Richie Kotzen (Winery Dogs, Mr. Big, Poison...e innumerevoli altre cose). Un connubio, il loro, particolare ma ben consolidato nel tempo dal momento che la collaborazione denominata semplicemente Smith/Kotzen, è attiva fin dal 2020 ed ha prodotto due lavori in studio, l'omonimo "Smith/Kotzen" e il recente "Black Light/White Noise", quest'ultimo apri strada del corrente tour internazionale. Ma andiamo con ordine: in apertura di serata avrebbe dovuto esibirsi la band di Kris Barras il quale in estremis ha dovuto dare forfait causa motivi di salute, auguriamo a lui una pronta guarigione. Ecco che quindi si è dovuti correre ai ripari e la scelta è ricaduta sui nostrani Hangarvain che se pur in tempi strettissimi non hanno potuto esimersi dalla grande opportunità di spalleggiare due miti della chitarra, da cui per altro, a loro detta, traggono ammirazione e ispirazione. Nati a Napoli nel 2013, dalle menti del cantante Sergio Toledo Mosca e del chitarrista e produttore Alessandro Liccardo, 7 lavori in studio, al motto di "il rock è rispetto, è verità!" hanno messo in scena una performance di massima spinta energetica. Forse si, in alcuni momenti si percepiva la preparazione last minute allo show, ma la cosa è stata decisamente oscurata da riff possenti sconfinanti nel metal, nonostante le influenze principali provengano dal southern rock e dall'hard rock/blues, da una bella voce graffiante e da una sezione ritmica molto carica, ma soprattutto da una presenza sul palco che non solo ha saputo intrattenere il tanto pubblico del Live Club ma lo ha decisamente conquistato. Consiglio vivamente di seguirli! Cambio palco e si riparte. Dicevamo grandi chitarristi...ma non solo, Smith e Kotzen sono anche ottimi cantanti! Entrambi, infatti, danno voce alla propria musica. Timbriche diverse ma ben coese tra loro che rispecchiano alla perfezione lo stesso playing di ciascuno, Smith vecchia scuola, Kotzen più contemporaneo ma entrambi con rock/blues e soul a scorrere nelle vene. A completare la formazione troviamo Julia Lage al basso e Bruno Valverde alla batteria, i quali offrono una sezione ritmica davvero solida. Nei 90' circa di esibizione, la band alterna brani dal primo album, promuove quelli dell'ultimo lavoro e il tutto scorre via piacevolmente in un trionfo di chitarrismo e tecnicismi messi comunque a completa disposizione dei brani stessi senza mai trascendere nell'eccesso di virtuosismo. Poco spazio invece viene lasciato per i lavori esterni al progetto, un solo pezzo, "You Can't Save me" per quanto riguarda la discografia di Kotzen e non potevano certo rimanere delusi i tanti fans dei Maiden accorsi in gran numero: "Wasted Years" è infatti il punto esclamativo che mette fine in maniera esplosiva allo show. Probabilmente non abbiamo a che fare con scritture e composizioni memorabili che lasceranno il segno nella musica rock, ma di sicuro in questa serata siamo stati di fronte a due leggende che hanno scritto la storia di questo genere, a cui non mancano passione e voglia di provare ancora a stupire!
Setlist Smith/Kotzen: Life Unchained, Black Light, Wraith, Glory Road, Hate And Love, Blindsided, Taking My Chances, Outlaw, Darkside, Got A Hold On Me, White Noise, Scars, Running, Solar Fire, You Can’t Save Me, Wasted Years




Live report: D-A-D + The 69 Eyes @ Live Music Club di Trezzo sull'Adda (Mi) – 28/01/2026
Report & photo by: Katia D'Amato
si ringrazia: Erocks Production
Siamo stati all'evento scandinavo per eccellenza ovvero il tour "Cowpunks And Glampires 2026" che ha visto come co-headliners i veterani danesi D-A-D (Disneyland After Dark) e i finlandesi The 69 Eyes. Aprono le danze i vampiri di Helsinki con il loro Goth-n-Roll malinconico e il loro fascino dark, ancora intatto dopo ben oltre 30 anni di attività e con la stessa formazione, per chi non lo sa loro sono nati come una band sleaze rock ma poco dopo il loro inizio hanno avuto una svolta Gothic che li ha resi famosi in tutto il mondo. La band ha portato sul palco una celebrazione dei loro pezzi dal passato al presente, dando spazio anche a brani recenti come "Death of Darkness" e il nuovo singolo "I Survive" scritta a due mani da Jyrki69 e il grande Steve Stevens, che anticipa l'uscita del prossimo album. Con il loro sound e la voce baritonale e magnetica di Jyrki69 ci hanno riportato indietro in un epoca dark grazie anche al gioco di luci e al loro stile. "Dance D'Amour" ha letteralmente stregato il pubblico, con Jyrki che domina il palco con quel carisma da "Elvis tenebroso"; Tra i pezzi più apprezzati chiaramente troviamo "Gothic Girl" e "Brandon Lee". In chiusura un classico come "Lost Boys" non poteva mancare. Dall'altra parte i D-A-D che con oltre 40 anni di carriera portano sul palco un mix di hard 'n heavy, i nostri danesi sono inarrestabili e il peso degli anni non si sente.... Quando il concerto inizia siamo a Disneyland e capisci subito che ci sarà da divertirsi. La voce di Jesper Binzer maledettamente rock é sempre una garanzia e non perde un colpo, c'è stato anche il momento "passeggiata tra il pubblico" cantando "Something Good". Ci sono state alcune tracce del nuovo album (Speed of Darkness 2024) ma sono gli inni storici a far letteralmente esplodere il locale. Il bassista Stig Pedersen ha come sempre fatto sfoggio dei suoi innumerevoli bassi custom con le forme più disparate e, rigorosamente a 2 corde... Ma tutto ciò richiederebbe un report a parte. Momento clou é quando i fratelli Binzer imbracciano la chitarra acustica e iniziano a suonare "Laugh 'na 1/2", tutto ciò ha trasformato la sala in un coro. Fino ad arrivare a chiudere con "Sleeping My Day Away" e “It's After Dark". Anche se a mio parere c'è stata qualche piccola sbavatura tecnica nell'acustica, è stato un concerto che mi è piaciuto, e che riconferma il ruolo di entrambe le band, che sono state capaci di rimanere ancorate alle proprie radici rock nonostante il mercato musicale sia in continua evoluzione.
Setlist The 69 eyes: Devils, Don’t Turn Your Back on Fear, Feel Berlin, Gotta Rock, I Survive, Betty Blue, If You Love Me the Morning After, Drive, The Chair, Never Say Die, I Love the Darkness in You, Wasting the Dawn, Gothic Girl, Brandon Lee, Framed in Blood, Dance d’Amour, Lost Boys
Setlist D-A-D: Jihad, 1st, 2nd & 3rd, Girl Nation, Speed of Darkness, Rim of Hell, Riding With Sue, The Ghost, Something Good, Grow or Pay, Point of View, Monster Philosophy, Everything Glows, Bad Craziness, Laugh ‘n’ a ½, Sleeping My Day Away, It’s After Dark











INTERVISTA: GREYWIND
by: Roby Comanducci
per gentile concessione: FLG - Frontiers Label Group
photo credits: Ben Gibson
Siete un duo di fratelli dall'Irlanda e avete già registrato altri lavori in studio. Tuttavia, per i fan italiani, potreste presentarvi? Come siete nati e come si è sviluppato il progetto Greywind?
(Paul). Siamo fratelli di una città nel sud dell'Irlanda chiamata Killarney. Scrivere canzoni è sempre stato incredibilmente terapeutico per noi e ci ha aiutato a superare molti momenti difficili della nostra vita. Prima di iniziare Greywind, nostro zio si è tolto la vita e questo ha cambiato profondamente me e mia sorella, aprendoci molto gli occhi. Durante il periodo di lutto abbiamo scritto la nostra prima canzone intitolata 'Afterthoughts' e da quel giorno è iniziato il percorso più incredibile.
Come dividete i compiti: chi scrive la musica e chi scrive i testi?
(Paul). Di solito io elaboro un'idea di base per una canzone e la mostro a Steph, e insieme la portiamo alla vita. Io e mia sorella siamo cresciuti amando le stesse band, quindi quando abbiamo iniziato a scrivere musica insieme abbiamo avuto subito quella connessione in cui entrambi sapevamo esattamente che tipo di musica volevamo creare, quindi fortunatamente siamo sempre sulla stessa lunghezza d'onda.
Musicalmente vi definiscono come una band emo rock. Io vengo dalla 'vecchia scuola'; negli anni settanta e ottanta non c'erano generi simili. Quindi ti chiedo, qual è la parte più forte del vostro sound: la parte emo, più introspettiva, o la parte rock, più travolgente?
(Paul). Pensiamo che ogni elemento sia il più forte e sia importante. Ci descriviamo come “emo irlandesi” perché ci distingue da tutte le altre band e, con queste due semplici parole, ti dice esattamente cosa aspettarti dalla nostra musica. Siamo molto orgogliosi di essere irlandesi, quindi facciamo tutto il possibile per incorporare la nostra eredità irlandese nella nostra musica. Siamo cresciuti in una splendida città circondata da montagne e laghi, quindi ci piace portare queste immagini nei nostri testi.
Ho ascoltato attentamente il tuo album (che verrà recensito su questo sito) e sono rimasto colpito. Buoni arrangiamenti e tanta melodia, con un lavoro di chitarra sempre presente. Sei d'accordo?
(Steph). Grazie mille! Abbiamo messo sangue, sudore e lacrime in questo album e siamo così entusiasti che tutti possano finalmente ascoltarlo.
Hai detto che il titolo (e quindi l'intero album) è una vasta allegoria delle fasi del trauma e della lotta interiore di qualcuno per trovare una soluzione. Ok... puoi spiegarmi cosa intendi e come questo concetto si riflette nei tuoi testi?
(Paul). “Severed Heart City” rappresenta un promemoria che anche nei momenti più oscuri, c'è sempre una via da seguire. Abbiamo vissuto tanti eventi traumatici nelle nostre vite come molti altri e queste canzoni raccontano la nostra storia e come ci sia sempre speranza.
Avete anche detto: “La nostra band si è formata dopo il suicidio di nostro zio e da allora siamo stati in un intenso percorso per realizzare alcuni dei nostri più grandi sogni, solo per vedere tutto portato via da noi”. Mi dispiace per quello che è successo e vorrei chiedervi dove avete trovato la forza per andare avanti, riuscendo comunque a creare album come questo ...
(Paul). Sono sempre stato una persona molto positiva, quindi cerco sempre di trovare la luce nelle situazioni più buie. Scrivere è sempre stato così terapeutico per me che mi aiuta a liberarmi dei pensieri e dei sentimenti tossici.Paul
Parlando invece delle influenze, quali band vi hanno influenzato di più e con quali gruppi siete cresciuti e che apprezzate ancora oggi?
(Steph). Siamo cresciuti ispirandoci alle band classiche della scena come My Chemical Romance, Blink-182, Thrice, Fall Out Boy e Jimmy Eat World.
(Paul). Ma ci piacciono anche le band post-rock come Caspian, Explosions in the Sky e Sigur Ros.
Parlando di emo rock; com'è questa scena musicale in Irlanda? Ci sono altre buone band che apprezzi?
(Paul). L'Irlanda ha alcuni grandi artisti emo/pop-punk/alt come Crim, Light Grey e Layen_, quindi dovreste assolutamente ascoltarli!
Una domanda particolare. Riuscireste a identificarvi come artisti usando un solo aggettivo e spiegare perché?
(Paul). “Emo” e si spiega da sé!
Perfetto, l'ultima domanda è sapere se e quando verrete a suonare dal vivo in Italia…
(Steph). Stiamo lavorando a questo! Siamo stati in vacanza in Italia solo quando eravamo più giovani ed è un paese così bello, quindi siamo molto entusiasti di suonare per i nostri fan italiani per la prima volta. Speriamo di vedervi lì!
ENGLISH TRANSLATION
1) You are a duo of siblings from Ireland and you have already recorded other studio works. However, for the Italian fans, could you introduce yourselves? How were you born and how did the Greywind project develop?
We’re siblings from a town in the south of Ireland called Killarney. Songwriting has always been incredibly therapeutic for us and has helped us through so many difficult moments in our lives. Before we started Greywind our uncle took his own life and that significantly changed me and my sister and opened our eyes a lot. While grieving we wrote our first ever song titled ‘Afterthoughts’ and ever since that day it’s been the craziest journey. - Paul
2) How do you divide the tasks: who writes the music and who writes the lyrics?
Usually I come up with a skeleton idea of a song and I show it to Steph and we bring it to life together. Me and my sister grew up loving the same bands so when we started writing music together we immediately had that connection where we both knew exactly what type of music we wanted to create so luckily we are always on the same page. - Paul
3) They define you musically as an emo rock band. I am from the 'old school'; in the seventies and eighties there weren't similar genres. So I ask you, what is the strongest part of your sound: the emo part, which is more introspective, or the rock part, which is more overwhelming?
We think every element is the strongest and is important. We describe ourselves as “Irish emo” as it separates us from every other band and with those two simple words it tells you exactly what you’re getting with our music. We’re very proud to be Irish so we do everything to incorporate our Irish heritage into our music. We grew up in a beautiful town surrounded by mountains and lakes so we love to bring that imagery into our lyrics. - Paul
4) I listened carefully to your album (which will be reviewed on this website shortly) and I was impressed. Great arrangements and plenty of melody, with excellent guitar work always present. Do you agree?
Thank you so much! We poured our blood, sweat and tears into this album and we’re so excited for everyone to finally hear it. - Steph
5) You said that the title (and therefore the entire album) is a broad allegory for the stages of trauma and someone's inner struggle to find a resolution. Okay... can you explain to me what you mean and how this thought is reflected in your lyrics?
Severed Heart City stands as a reminder that even in the darkest of times, there’s always a path forward. We’ve been through so many traumatic events in our lives like so many others and these songs tell our story and how there’s always hope. - Paul
6) you also said: Our band was formed after the suicide of our uncle and since then we have been on an intense journey to achieve some of our biggest dreams, only to see everything taken away from us. I'm sorry for what happened... and I would like to ask you, if you want, to tell us where you found the strength to move on... still managing to create great albums like this last one…
I’ve always been a very positive person so I always try to find the light in the darkest of situations. Writing has always been so therapeutic for me so it helps me get rid of poisonous thoughts and feelings. - Paul
7) Speaking instead about influences, which bands have influenced you the most and which groups did you grow up with and still appreciate today?
We grew up being inspired by the classic bands of the scene such as My Chemical Romance, Blink-182, Thrice, Fall Out Boy and Jimmy Eat World. - Steph
But we also love post-rock bands such as Caspian, Explosions in the Sky and Sigur Ros. - Paul
8) Talking about emo rock; how is this music scene in Ireland? Are there other good bands that you appreciate?
Ireland has some great emo/pop-punk/alt artists such as Crim, Light Grey and Layen_ so everyone should definitely give them a listen! - Paul
9) A particular question. Could you identify yourselves as artists with the help of just one adjective and explain why?
“Emo” and it explains itself! - Paul
10) Perfect, the last question is to know if and when you will be coming to play live in Italy…
We’re working on it! We’ve only been on holiday in Italy when we were younger and it’s such a beautiful country so we’re so excited to play for our Italian fans for the first time. Hopefully we’ll see you there! - Steph
IL NOSTRO 2025 MUSICALE: OPINIONI E CONSIDERAZIONI
Written by RobertoIL NOSTRO 2025 MUSICALE: OPINIONI E CONSIDERAZIONI
by: Roby Comanducci
Ciao a tutti. Questo articolo NON ha la pretesa di essere il giudice dei migliori lavori discografici o di quanto sia accaduto in questo 2025 appena conclusosi.
Se volevo, avrei potuto fare un articolo più dettagliato ma, onestamente, mi sono limitato a citare (in ordine sparso, tra l'altro...) alcuni album che mi sono rimasti più “impressi” nella testa. Di sicuro l'anno appena terminato è stato ricco di avvenimenti importanti; importantissimi festival e concerti di autentiche icone ancora in auge. Ma....come qualcuno saprà, sono sempre stato attaccato al passato, il mio background proviene da li con, però, anche iniezioni di modernismo che, se fatto bene, contribuisce sempre a sensibilizzare i miei padiglioni uditivi. Quindi ben vengano e lode ai cosiddetti “mostri sacri” ma occhio alle nuove leve e tendenze. Sui concerti che dire: sono diventati oramai il mammasantissima del nostro settore – una volta il music biz si basava molto sulla vendita dei dischi ma, purtroppo, causa internet e mille altri fattori che non sto qui ad elencare, si vendono veramente pochi, pochissimi album. Però, ho notato, che tutta questa voglia di “vintage” che alberga nel nostro settore, sta iniettando fiducia ad alcune case discografiche e artisti che, gioia e gaudio, hanno ripreso a pubblicare i nuovi album anche (seppur in quantità ridotte) in vinile!!! Con questo, comunque, ben vengano i live, sicuramente sono un momento “importante” di comunione d'intenti tra fans e artista, forse il momento clou che permette agli appassionati di verificare effettivamente la bravura e le capacità dei loro beniamini. In ogni caso di ottimi live o reunion ce ne sono stati: tra tutti citerei Helloween, Satriani/Vai al Comfort Festival, il Frontiers Festival, senza dimenticare l'energia dell'inimitabile Eric Sardinas. Viceversa come album ne abbiamo ricevuti tantissimi e di medio-alta qualità. Come sapete la politica di recensioni sul Cathouse è quella di scrivere e pubblicare solo album da noi consigliati. Evitiamo le stroncature e non troverete mai, sulle nostre pagine, dischi mediocri. Perlomeno, trattiamo album che crediamo possano essere un valido acquisto per chi deve spenderci anche un po' di soldini. Ok, qualche voto basso lo mettiamo ma in quel caso si tratta di artisti che devono per forza – data l'importanza e il nome – comparire sulle nostre pagine e, quindi, se non eccellono si “beccano” un voto mediocre. Come potrete leggere nei dischi citati sotto c'è varietà di stili musicali. Dal guitar oriented all'hard rock per finire all'alternative rock. Questo fa capire che il panorama da noi trattato e valutato è ampio; non ci fermiamo sempre e solo ai nostri generi di punta quali street/glam, class metal, hard rock, r'n'r, blues rock, heavy rock, melodic rock ma, se ci sono musicalità che “stuzzicano” positivamente le nostre orecchie....ben vengano. Ultimo caso è stata la recensione dell'ottimo album di Droidglow, un concentrato di darksynth, metal, cyberpunk che riprende i Midnight Ranger (visti live con gli H.e.a.t) e ha energia da vendere pur non essendo un disco di rock duro. Poi ci sono stati tanti album che non ho mezionato nei “fatidici 7” elencati sotto: album quali “Chosen” di Glenn Hughes, “In Vertigo” Shiraz Lane, “Horror Vacui” Sick'N Beautiful, il frizzante e accattivante album di cover blues “Lookin' For Trouble” dei The Dead Daisies, “V” ultimo parto dei bravi Inglorious, “The Way It Burns “ Ginger Evil, “Thrill Of The Bite” Crazy Lixx. Ce n'è per tutti i gusti e palati musicali, come potete vedere. In definitiva sono soddisfatto del 2025 e mi auguro che quest'anno la situazione migliori ancora di molto.
(in ordine sparso)

GABRIELE BELLINI
“Regeneration 4.0 – One Day I Will Sing Song”
(QuaRock)
release date: 2025
genere: guitar oriented

ROBIN MCAULEY
'Soulbound'
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 28 – 02 – 2025
genere: hard rock

LUPONERO
“Luponero”
(Icons Creating Evil Art)
release: 21 -03 -2025
genere: rock /alternative rock

HELL IN THE CLUB
"Joker In The Pack”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 07 – 11 – 2025
genere: hard rock, street metal

RUST N' RAGE
“Songs Of Yesterday”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 22 – 08 – 2025
genere: street/sleaze rock

MALVADA
“Malvada”
(Frontiers Music srl)
release date: 13 – 06 - 2025
genere: heavy rock

LYNCH MOB
"Dancing With the Devil"
(Frontiers Music s.r.l)
release date: 28 - 11 - 2025
genere: class metal
CONCERTI:
ERIC SARDINAS @ DRUSO
RONNIE ROMERO @ FRONTIERS FEST
WHITE LION @ FRONTIERS FEST
SATCH/VAI (Satriani & Vai) @ COMFORT FESTIVAL
FESTIVALS/EVENTI
FRONTIERS FESTIVAL
INTERVISTE:
ANDREA BRAIDO
JOHN CORABI
PROMESSE 2026:
WASTED WIZARD
TRUE R'NR: TRE FOTO CHE "INCORNICIANO" IL NOSTRO 2025
photo by: Cristina Galeazzi



LIVE REPORT: ECLIPSE + guest @ LEGEND CLUB – MI
Written by RobertoLIVE REPORT : ECLIPSE + guest Reach & Chris Catena's Rock City Tribe @ LEGEND CLUB – MILANO - 07 -12-2025
report by: Roby Comanducci
photo: Katia D'Amato
si ringrazia: Elio e Scream For Existence Agency
set list: Rose on your grave, All I want, Things we love, Twilight, The downfall of eden, Hurt, Blood enemies, Falling to my knees, High road, Battlegrounds, Saturday night, Black rain, The hardest part is losing you, Runaways, Anthem, Viva la victoria
Eccomi qua, quindi, a scrivere questo report del bel concerto visto al Legend club di Milano Domenica 7 dicembre: sto parlando dell'ultima data del tour Europeo 2025 dei grandi Eclipse. I mammasantissima del rock melodico svedese finalmente son tornati per graziarci con la loro musica sempre allegra, elettrica e frizzante ricca di continui refrain orecchiabili da cantare a squarciagola (ed è quello con il pubblico presente ha fatto durante tutto il live!)
Purtroppo sono arrivato tardi e mi son perso gli opener – Chris Catena e Reach – ma sono stato ragguagliato da Katia e Mark (già presenti) che l'esibizione delle suddette band è stata di assoluto valore (e grazie a Katia sono riuscito a ottenere qualche scatto fotografico di loro oltre che ovviamente degli Eclipse).
La band di Erik Martensson e Magnus Hnriksson oramai sono una autentica garanzia e anche in sede live non scherzano, anzi, coinvolgono i fans emanando energia da tutti i pori. Ottima anche la sezione ritmica composta dal bassista Victor Crusner (che ha anche cantato un brano, High Roads, mostrando buone capacità vocali) e dal nuovo batterista, tale Magnus “Adde” Andreasson, ex membro degli HCSS.
L'affiatamento è stata la prima cosa che ho notato e, soprattutto, la grande capacità di riportare on stage le eufonie hard rock e pop rock che su disco li hanno resi insuperabili grazie ai loro ritornelli accattivanti e radiofonici – vero e proprio marchio di fabbrica Eclipse - e constatare che dal vivo, nonostante l'energia e l'esecuzione fossero più “aggressive” che in studio, la capacità di far saltare tutto il pubblico non è mai mancata. Come potrete leggere dalla scaletta proposta dal gruppo c'è stato un bel mix di brani e il tutto è stato amalgamato con maestria e classe. Due lodi: la prima alle capacità vocali del leader e singer Erik, assolutamente padrone di una tonalità sì modulabile ma potente e soprattutto precisa e avvolgente. Non ha mai “perso un colpo”, mai un leggero cedimento, e questo anche a fine concerto. Se a questo uniamo poi il suo carisma, la sua bravura come chitarrista ritmico e la sua capacità di interazione col pubblico beh...capiamo perché gli Eclipse sono arrivati a questi standard! Per secondo darei un bel voto alla chitarra solista del bravo Magnus capace di deliziarci con solos coinvolgenti e, soprattutto nella magnetica interpretazione acustica del brano Battlegrounds, un gradevolissimo intro solista della sua sei corde. Qualità e padronanza dello strumento assoluti. Lo show comunque è stato eseguito sin dall'inizio con un piglio e un mordente da cardiopalma; Rose on your grave e All I want, le prime due song suonate, hanno scaldato ben bene il pubblico. E così tutte le successive canzoni, spesso intervallate da siparietti simpatici della band che ammiccava col pubblico accennando riff di altri artisti famosi ma senza eseguire la cover, solo per coinvolgere i fans nei tempi tra una song e l'altra e “scaldare” tutti i presenti. Ovviamente il tripudio di tutti i presenti si è scatenato con Saturday Night ma anche la massiccia Anthem e il gran finale, con alcuni dei membri delle band guest sul palco per intonare e cantare la mitica Viva la victoria! Indubbiamente un live con ricorderò con piacere per tanto tempo, capace di regalare qualità ma anche tanto divertimento e spensieratezza...e non è poco.
Chris Catena's Rock City Tribe


Reach


Eclipse






INTERVISTA & LIVE report – WILL O' DUSK
presentazione del debut album il 28/11/2025 @ Pogue Mahone's Pub (Mi)
intervista by: Roby Comanducci
photo credits: Simona Giunta - @simonajunta
si ringrazia: Pamela Scavran – Neecee Agency (International PR, marketing and consultancy)

recensione album: click here
LIVE REPORT
Eccoci qua al Pogue Mahone's Pub dopo un bel concerto coi Will O' Dusk. La band per festeggiare l'uscita del disco d'esordio sotto etichetta Diotima Records, ha fatto questo release party con annesso live che ha ripercorso tutto l'album presentandolo in chiave live che, come sappiamo, è sempre una bella prova e riesce a far capire la reale "consistenza" del combo musicale in questione. È stato un bello show, la band è molto "spigliata" anche nei confronti del pubblico, intrattiene e riesce a conquistare la sua audience. Rick ha dalla sua una bella voce, modulabile, melodica, ma anche capace di quel pizzico di incisività che non guasta mai. Interpreta al meglio tutte le song del disco, coadiuvato, in questa sede live (poiché non è un membro del gruppo), da Petra, una corista che valorizza il reparto vocale con ottime chorus line. Danilo, il guitar player, dalla sua ha una grande simpatia e un "piglio goliardico soprattutto nei confronti del pubblico. Cosa che si fa ben apprezzare durante la gig ma, soprattutto, dimostra le sue qualità di chitarrista. Sembra, a tratti, che la sua sei corde debba molto al grande Joe Perry degli Aerosmith e, in definitiva, ha un tocco e uno stile di guitar work molto seventies, Bravo! Luca e Stefano, rispettivamente batterista e bassista, contribuiscono a rendere un tappeto sonoro ritmico pulsante e preciso; da segnalare il breve solo di batteria del bravo Luca che ci ha dato una prova della sua abilità. In definitiva, un concerto tutto da gustare con la qualità della band che ha dimostrato padronanza e sicurezza e l'atmosfera gaudiosa e magnetica instaurata nel locale. Direi ottima presentazione live.

Simona Giunta - @simonajunta

Simona Giunta - @simonajunta

Simona Giunta - @simonajunta

Simona Giunta - @simonajunta

Simona Giunta - @simonajunta
INTERVISTA
Ciao ragazzi, intanto complimenti per il concerto di presentazione dell'album! Questo, quindi, è il vostro debutto; ditemi come siete nati e il valore intrinseco di questo album.
Danilo (chitarrista): col bassista ci conosciamo da quasi vent'anni, col batterista un lustro circa, con Rick invece – il cantante – meno; è l'ultimo entrato, ma non certo meno importante, anzi, crediamo sia stata la persona che ha contribuito a farci fare il cosiddetto salto di qualità.
Per prima cosa, spiegatemi da cosa nasce il vostro particolare moniker della band....
Danilo: Il titolo "The Long Lasting Dusk" è stato un nome pensato particolare, come il nome stesso della band e chiederei a Rick se mi viene in aiuto per spiegare al meglio il tutto....
Rick (vocalist): allora... il titolo dell'album ha due significati principali: il primo è che quando abbiamo scritto tutte e dieci le canzoni, abbiamo scoperto che c'era una macrostoria che "muoveva il tutto" ovvero un movimento dinamico che sposta le cose dall'alto verso il basso e viceversa, un po' come il movimento del sole. La verità è che noi poi arriviamo a questo disco dopo un long lasting dusk, un crepuscolo molto lungo e ritrovandoci abbiamo ritrovato la voglia di scrivere ancora tanta nuova musica, ed ecco quindi la nascita del disco e del nome della nostra band.
Ho ascoltato molto il vostro album ed è molto particolare. La cosa che mi risulta difficile è classificarvi come genere... sapete, solitamente quando si parla di una band, si fa una recensione, si decodifica il genere e lo si scrive; con voi ho fatto fatica perché avete tratti anni settanta, ho sentito anche Aerosmith, qualcosa della seconda metà anni novanta...insomma questa alternanza di pezzi più introspettivi ad altri come Slowmo con ho notato far molta presa anche qui dal vivo.
Danilo: Sono d'accordo con te, e in particolare "Slowno" è un inno a tutto ciò che siamo: al pop, al rock, al southern allo stoner. Questa canzone racchiude un po' tutto (magari tutto no, ma una gran parte) di noi, perché esprime le nostre mille sfaccettature.
È un brano che ha fatto veramente presa anche in chiave live qui, stasera
Danilo: non ricordo quando è nata, ma forse verso la fine ed è anche molto commerciale, un brano bello simpatico con il ritornello bello sbarazzino, il riffone di chitarra rock per fare in modo di divertirci e fare divertire....
Luca (batterista): ciao a tutti, sono Luca il batterista e mi intrometto per aggiungere una precisazione a quanto detto prima sul fatto che è difficile classificarci musicalmente. Questo perché siamo molto eterogenei come band a livello di ascolti rispetto magari ad altre band "Slowmo" è molto pop come ritornello, altre sono più stoner o grunge, il nostro obiettivo è quello di non stufare mai: l'obiettivo principale di "The Long Lasting Dusk" è quello di non stufare e annoiare mai l'ascoltatore. Tutto il percorso di questo disco è l'ascesa musicale, che parte dalle prime tracce più introspettive/tristi per poi svilupparsi verso la luce/crepuscolo e verso un suono più solare.
Da quello che mi dici Luca allora rilancio il discorso su quanto riportato nella vostra product information di presentazione dell'album, ove menzionate una vostra vena "dark" che si alterna a quella più "solare"
Rick: Esattamente, il nostro obiettivo è non annoiarci nel suonare e avere il piacere di riascoltarci. Ci piace stupirci e avere sì una linea ma non ci piace troppo essere sempre uguali a noi stessi, ci piace avere una linea light motive che però varia e ci renda noi stessi con diverse sfaccettature nelle nostre composizioni; questo senza nulla togliere a chi ha fatto della coerenza la propria carriera, anzi, ma noi come band non sposiamo questa linea.
Devo ammettere che siete stati una sorpresa. Quando mi hanno girato il vostro contatto e l'album, siete stati presentati come una nuova rock'n'roll band. OK, siete sicuramente rock ma avete una attitudine che abbraccia uno spettro musicale più ampio; difatti, come dicevo all'inizio, non siete facili da " "catalogare"
Danilo e Luca: non abbiamo voluto farla facile... altrimenti dicevamo....siamo metal, siamo hard rock, se vi diamo il piatto pronto è troppo facile (risata, nda). Dovete un po' impegnarvi e capire cosa siamo e cosa suoniamo.
Luca: noi siamo i Will O' Dusk e dovete credere in noi se volete ascoltarci.
Come nasce una vostra canzone? Qual è – se lo avete – l'iter di composizione che usate maggiormente?
Luca: posso dire io?... guarda....dipende da canzone a canzone; può esserci il riff di chitarra al quale agganciamo il resto della canzone, altri brani invece sono nati più per caso, alcuni anche durante delle jam fatte in sala prove. Di base, comunque, la musica parte sovente da un riff di chitarra. Noi viviamo senza schemi, quello che esce dall'anima è poi quello che vogliamo trasmettere nel disco.
Rick: vorrei aggiungere che con ogni canzone tutti hanno voce in capitolo, difficile che qualcuno porti una song fatta e finita; un po' perché siamo complementari e unire tutte le influenze di ognuno di noi serve nel contribuire ad un buon songwriting
Danilo: ognuno porta qualcosa... magari io un riff o un passaggio di chitarra e chiedo agli altri cosa vorrebbero fare, se aggiungere, modificare, cambiare o addirittura non farne nulla. Nessuno di noi ha l'arroganza di arrivare e dire: "...hey, questa è la traccia del brano e voglio che venga sviluppata come dico io....". Assolutamente.
Io vengo da anni in cui non esistevano i social (per mia fortuna, haha) e posso quindi comparare l'attitudine di molti ragazzi intervistati allora con quelli attuali. Voi, comunque, mi sembrate persone di carattere ma, ovviamente, vivete la musica con questo periodo di completa "social-attitude", un mondo dove la musica viaggia sui canali digitali e anche su tanti format. Voi cosa ne pensate di questi ultimi? Preferireste "tentare quella carta" o rimboccarvi le maniche e cercare di venire fuori da soli?
Rick: a noi ci piace vivere di duro lavoro. La musica per ora è anche il lavoro per il quale spendiamo soldi. Noi lavoriamo tutti e investiamo nella nostra musica. Le cosiddette "botte di fortuna" o i vari format rischiano di farti fare l'effetto "meteora" (senza nulla togliere ai format e a chi decide di farne parte ci mancherebbe); invece, noi preferiamo andare avanti per la nostra strada, ci divertiamo. Detta un po' in "maniera secca": non ci sentiamo delle scimmie a cui tirare arachidi su un palco ma vogliamo stare su un palco di fronte a gente che viene per ascoltarci e non per giudicarci.
Adesso vi faccio una domanda. Ognuno di voi si descriva con l'ausilio di un aggettivo e specifichi il perché?
Rick: estroverso e iper analitico. La prima nella creazione della musica, la seconda nella vita di tutti i giorni perché vivo rimuginando costantemente.
Luca: impulsivo e basta. Per me è sempre buona la prima. Quando sento che una cosa vale, mi butto totalmente. Direi che sono anche generoso.... Per me, per esempio, il batterista è colui che tiene il tempo e sta zitto quando deve stare zitto. Non si deve gasare dicendo di essere in grado di fare mega assoli di batteria o cose di questo genere.
Danilo: molto perfezionista e autocritico. Un brano non deve uscire solo dopo essere stato lavorato per bene. Lavoro molto nella scrittura delle canzoni e ascolto molto quello che i miei compagni di vita qui presenti mi propongono e consigliano.
Stefano (bassista): Cialtrone e folle perché, come tutti i bassisti siamo un po' particolari e istrionici (risata)
Ho visto che con voi ha cantato una ragazza come chorus line nel live di stasera. Però non è presente su disco e nelle info. È un membro nuovo o una session man....spiegatemi.
Danilo: No, è una ragazza straniera, Petra, (Romania), che abbiamo conosciuto all'uscita del nostro singolo; ha una bella voce, ha fatto uscire anche un suo lavoro inedito e noi le abbiamo chiesto se ci accompagna in sede live
(la cantante/corista al momento non era con noi ma con altri ragazzi al bar, l'abbiamo chiamata, si è presentata, e con un bel sorriso ha salutato tutti i presenti ringraziandoci. Molto timida ma anche simpatica....e brava!)
per ultimo, ragazzi: progetti imminenti e live?
Rick: abbiamo già qualche data fissata tra cui una bella festa di Natale al Walrus Pub via Vigevano a Milano il 19 dicembre...e poi tante altre cosette, seguiteci!! (risata....nda)
LIVE REPORT: HELLOWEEN @ Unipol Forum, Assago (Mi) 19/11/2025
Written by MarkLive report: HELLOWEEN @ Unipol Forum, Assago (Mi) 19/11/2025
report by: Katia D'Amato & Mark Panaia
photo: Mark Panaia
si ringrazia: MC2 LIVE

Si ringrazia MC2 LIVE "40 YEARS ANNIVERSARY TOUR".. Sì perché il concerto che si è tenuto mercoledì 19 novembre al forum è stato un appuntamento con la storia, una vera e propria celebrazione di quattro decadi di carriera dei nostri veterani del power metal, carriera nella quale diversi sono stati i momenti salienti: dai cambi di formazione dovuti agli immancabili screzi presenti in questi ambiti, turbata dalla terribile scomparsa del batterista e co-fondatore Ingo Schwichtenberg, passando per gli esperimenti musicali, non sempre ben accolti da fans e critica, basti pensare all'hard-pop rock album "Chameleon", o al cupo ma più fortunato "The Dark Ride", per poi raggiungere la quadra, soprattutto nei rapporti interni, da "Rabbit Don't Come Easy" in poi. Almeno fino a quel 2016 quando venne annunciata la "grande Réunion"! E fu così che, accantonati dissidi e divergenze artistiche (stimolati certo da una bella dose di marketing!), Hansen e Kiske accettano di riprendere il loro posto in squadra e dar vita ad un'altra pagina di storia per la band tedesca, andando a costituire, insieme al buon Deris che di certo non poteva pagarne le conseguenze dato che nel corso degli anni si è affermato quale frontman imprescindibile, questa nuova formula atipica composta da 3 voci e 3 chitarre (meglio dei Maiden
) ma assai vincente, dato che, in questo ultimo decennio quasi completato, l'attività è stata un continuo crescendo: due album in studio e terzo tour in corso, scusate se è poco! Ne consegue una ritrovata popolarità ad altissimi livelli e la consacrazione definitiva nel gotha del metal. Ma andiamo con ordine... In apertura a scaldare il pubblico i finlandesi Beast in Black fondati dal chitarrista Anton Kabanen, con alla voce... E che voce.... Yannis Papadopoulos, che in questi anni sono entrati di prepotenza nell'elite mondiale dell'heavy metal. Un esplosione di synth-metal ad alto numero di ottani che strizza l'occhio alle sonorità moderne, infatti ha fatto vibrare e anche ballare l'intera sala... Si perché la contaminazione dance era ben presente in alcuni brani. Un plauso al chitarrista Daniel Freyberg (Crownshift, ex Children of Bodom) per essere entrato a fare parte dei Beast in Black quattro giorni prima della tournée, imparando l'intera set list in breve tempo. La band annuncia la loro tournée come headliner nel 2026 con guest Sonata Arctica e Frozen Crown.
Setlist Beast in Black: Power of the Beast, Hardcore, From Hell With Love, Blood of a Lion, Cry Out for a Hero, Sweet True Lies, Enter the Behelit, Beast in Black, Die by the Blade, One Night in Tokyo, Blind and Frozen, No Surrender, Burning Heart (Survivor song)


Ma passiamo ai nostri 7 ragazzi tedeschi... Perché da quando i "Pumpkins United" hanno iniziato a suonare "March of Time" l'energia non è mai calata, l’equilibrio vocale tra Kiske, Deris e Hansen é a dir poco perfetto nonostante le differenze di timbrica, la sintonia è palpabile. Scaletta ricca di pezzi forti da tutti i classici, fino ai pezzi recenti dell’album "Giants & Monsters", che, dimostrano come gli Helloween non siano soltanto reliquie del passato, ma una band ancora creativa e attuale. Scenografia pazzesca... Un imponente ledwall che è stato parte integrante dello spettacolo per un atmosfera totalmente immersiva (Kiske si è lamentato dell'AI ma in realtà per dar vita a uno spettacolo così imponente la tecnologia ti aiuta, finché non va a toccare la musica e i testi).. La presenza di questi schermi ha permesso di integrare la performance musicale con elementi visivi, come video e animazioni di alta qualità. Quello di Milano non è stato un concerto nostalgico: è stato un esempio di tradizione e rinnovamento, di potenza tra virtuosismo strumentale e architettura vocale, insomma abbiamo avuto una conferma: gli Helloween non stanno difendendo un’eredità — la stanno ancora costruendo.



NO WAY TO ESCAPE THE POWER UNKNOWN ![]()
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Setlist: March of Time, The King for A 1000 Years, Future World, This Is Tokyo, We Burn , Twilight Of The Gods , Ride The Sky, Into The Sun, Drum Solo, Hey Lord! Universe (Gravity For Hearts), Hell Was Made In Heaven, I Want Out, Medley acustico: Singin’ in the Rain / Pink Bubbles Go Ape / In the Middle of a Heartbeat, A Tale That Wasn’t Right, Power, Heavy Metal (Is The Law), Halloween , Eagle Fly Free, A Little Is A Little Too Much, Dr. Stein, Keeper of the Seven Keys (parte)
English translation
"40 YEARS ANNIVERSARY TOUR"... Yes, because the concert held on Wednesday, November 19th at the forum was an appointment with history, a true celebration of four decades of career of our power metal veterans, a career in which several highlights were present: from the lineup changes due to the inevitable disagreements present in these areas, disturbed by the terrible passing of drummer and co-founder Ingo Schwichtenberg, passing through the musical experiments, not always well received by fans and critics, just think of the hard-pop rock album "Chameleon", or the dark but more successful "The Dark Ride", and then reach the balance, especially in the internal relationships, from "Rabbit Don't Come Easy" onwards. At least until 2016 when the "great Réunion" was announced! And so, having put aside artistic disagreements and differences (certainly stimulated by a good dose of marketing!), Hansen and Kiske agreed to resume their place in the team and create another page in history for the German band, going on to form, together with the good Deris who certainly could not pay the consequences given that over the years he has established himself as an unmissable frontman, this new atypical formula composed of 3 voices and 3 guitars (better than Maiden
) but very successful, given that, in this last decade almost completed, the activity has been a continuous crescendo: two studio albums and third tour underway, sorry if that's not enough! This led to a newfound popularity at the highest levels and the definitive consecration in the gota of metal. But let's go in order.. The opening act will warm up the audience with Finnish band Beast in Black, founded by guitarist Anton Kabanen, with vocals... And what a voice... Yannis Papadopoulos, who in recent years have forcefully entered the world elite of heavy metal. A burst of high-octane synth-metal that nods to modern sounds, in fact, made the entire room vibrate and even dance... Yes because the dance contamination was very present in some songs. Kudos to guitarist Daniel Freyberg (Crownshift, former Children of Bodom) for joining Beast in Black 4 days ahead of the tour, quickly mapping out the entire set list. The band announces their headlining tour in 2026 with guest appearances from Sonata Arctica and Frozen Crown. But let's move on to our 7 German boys... Because when "Pumpkins United" started playing "March of Time" the energy never waned, the vocal balance between Kiske, Deris and Hansen is nothing short of perfect despite the differences in timbre, the harmony is there. A lineup packed with highlights from all the classics to the recent tracks from the album "Giants & Monsters," demonstrating that Helloween are not just relics of the past, but a band that is still creative and relevant today. Crazy set design... A massive ledwall that was an integral part of the show for a totally immersive atmosphere (Kiske complained about AI but in reality to create such a massive show technology helps you, until it touches the music and lyrics)... The presence of these screens allowed the musical performance to be integrated with visual elements, such as high-quality videos and animations. The Milan concert wasn't a nostalgic one: it was an example of tradition and renewal, of power between instrumental virtuosity and vocal architecture. In short, we had confirmation: Helloween aren't defending a legacy — they're still building it. NO WAY TO ESCAPE THE POWER UNKNOWN ![]()
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LIVE REPORT: W.A.S.P. @ Live Music Club - Trezzo sull’Adda (MI)
Written by Katia30/10/2025 W.A.S.P. @ Live Music Club - Trezzo sull’Adda (MI)
report by: Katia e Sofya D’Amato
Si ringrazia: MC2 LIVE - LIVE MUSIC CLUB
Quarant’anni e non sentirli… o meglio, sentirli eccome, ma trasformarli in carburante anziché in nostalgia. Perché quando i W.A.S.P. arrivano a Milano per celebrare il 40th Anniversary Tour, il dubbio è nell’aria: sarà la solita passerella amarcord o c’è ancora veleno nel morso? Spoiler: il veleno c’è. E brucia ancora. Concerto attesissimo dopo ben due rinvii. Nessun gruppo di supporto: scelta coraggiosa e, diciamolo, arrogante al punto giusto. Una serata interamente dedicata al culto W.A.S.P., senza antipasti né deviazioni. Le luci si abbassano, l’intro riporta alla mente l’estetica del loro storico Black Metal Theatre, e in un attimo l’atmosfera si trasforma: non siamo più in un club dell’hinterland milanese, ma in una dimensione dove shock rock e liturgia metal si fondono in un’unica ombra rossa. È inutile girarci intorno: tutti volevano vedere Blackie Lawless. E sì, la croce, la pedana, il trono scenico - chiamatelo come volete - sono lì e lui è in gran forma. La scenografia, tra croci e schermi funziona ancora. Le proiezioni video (tra cui videoclip originali) amplificano i brani, tra materiale d’epoca e suggestioni grafiche che ricordano a tutti perché i W.A.S.P. facevano paura alle famiglie per bene degli anni ’80. E diciamolo: in un’era in cui il “rock ribelle” spesso si trova su TikTok, vedere Blackie che sputa ancora veleno da quel palco è quasi una benedizione. Il Live Club è stracolmo e rovente. Dalla prima fila al fondo sala si percepisce un pubblico partecipe e rumoroso: un coro unico e compatto che ha accompagnato tutto il concerto. Non c’è bisogno di warming-up: già dal primo brano si capisce che la serata sarà intensa. Il pubblico italiano non si limita a cantare, celebra. Mani alzate, ritornelli gridati senza risparmio, e quel mix di entusiasmo e devozione che solo le band con storia sanno generare. Lo show inizia con ‘’I Wanna Be Somebody’’ scaldando immediatamente l’atmosfera; Blackie non tarda a ironizza sulla scelta di iniziare con il loro brano più di successo e di proseguire poi con l’intero album d’esordio pezzo per pezzo rigorosamente in ordine e il pubblico ha accompagnato con le voci ogni singola canzone. Hanno poi continuato la seconda parte di spettacolo facendo dei medley con pezzi che non potevano assolutamente mancare come ‘’I Don’t Need No Doctor’’ e ‘’Scream Until You Like It’’. La band ha poi terminato lo spettacolo con due dei pezzi più iconici del metal, ‘’Wild Child’’ e ‘’Blind In Texas’’, incendiando il palco come solo loro sanno fare, il risultato? Una marea di fan scatenati, che non ha mancato neanche una nota. La voce di Blackie tiene: il timbro c’è , la teatralità anche e le tracce vocali erano si presenti ma non invasive …servono più da rinforzo e non da stampella, Blackie era in forma strepitosa , e chi si aspettava un frontman stanco e appesantito è rimasto deluso. Un plauso va fatto anche a tutto il resto della formazione (composta da: Doug Blair alla chitarra, Mike Duda al basso e Aquiles Priester alla batteria) che ha saputo tener botta per tutto il concerto. Beh che dire… non sappiamo cosa ci riservi il futuro del metal, ma una cosa è certa: finchè Blackie Lawless salirà su un palco non esisterà nostalgia, ma solo una celebrazione viva, ancora degna di inchinarsi davanti all’altare.
tracklist: I Wanna Be Somebody L.o.v.e. Machine The Flame B.a.d. School Daze Hellion Sleeping (In The Fire) On Your Knees Tormentor The Torture Never Stops The Big Welcome Inside The Electric Circus / I Don’t Need No Doctor / Scream Until You Like It The Real Me Forever Free / The Headless Children Wild Child Blind In Texas
ENGLISH TRANSLATION
Forty years old but feeling young... or rather, feeling them, but turning them into fuel rather than nostalgia. Because when W.A.S.P. arrives in Milan to celebrate the 40th Anniversary Tour, doubt is in the air: will it be the usual amarcord catwalk or is there still poison in the bite? Spoilers: the poison is there. And it still burns. Highly anticipated concert after two postponements. No support group: brave and, let's face it, arrogant choice at the right point. An evening entirely dedicated to the W.A.S.P. cult, without appetizers or detours. The lights dim, the intro brings to mind the aesthetics of their historic Black Metal Theatre, and in an instant the atmosphere transforms: we are no longer in a rock club, but in a dimension where shock rock and metal liturgy merge in a single red shadow. There's no point beating around the bush: everyone wanted to see Blackie Lawless. And yes, the cross, the dais, the scenic throne - call it what you want - are there and he is in great shape. The scenography, between crosses and screens, still works. The video projections (including original video clips) amplify the songs, including period material and graphic suggestions that remind everyone why W.A.S.P. scared the good families of the ’80s. And let's face it: In an era where “rebel rock” often finds itself on TikTok, seeing Blackie still spitting poison off that stage is almost a blessing. The Live Club is packed and hot. From the first row to the back of the room you can perceive a participatory and noisy audience: a unique and compact choir that accompanied the entire concert. There is no need for warming-ups: from the first song you can tell that the evening will be intense. The Italian public doesn't just sing, they celebrate. Hands raised, choruses shouted unsparingly, and that mix of enthusiasm and devotion that only bands with history can generate. The show begins with ‘’I Wanna Be Somebody’’ immediately warming up the atmosphere; Blackie was quick to joke about the choice to start with their most successful song and then continue with the entire debut album piece by piece strictly in order and the audience accompanied every single song with their voices. They then continued the second part of the show by making medleys with pieces that absolutely could not be missing such as ‘’I Don't Need No Doctor’’ and ‘’Scream Until You Like It’’. The band then finished the show with two of metal's most iconic pieces, ‘’Wild Child’’ and ‘’Blind In Texas’’, setting the stage on fire as only they can, the result? A lot of wild fans, who didn't miss a single note. Blackie's voice holds: the timbre is there, the theatricality too and the vocal tracks were there but not invasive ...they serve more as reinforcement and not crutch, Blackie was in sensational form, and anyone expecting a tired, weighted frontman was disappointed. Applause must also be given to the rest of the lineup (made up of: Doug Blair on guitar, Mike Duda on bass and Aquiles Priester on drums) who were able to hold their own throughout the concert. Well what can I say... we d on't know what the future of metal holds for us, but one thing is certain: as long as Blackie Lawless takes to the stage there will be no nostalgia, just a living celebration, still worthy of bowing before the altar.
LIVE REPORT:
ERIC SARDINAS @ Druso (Bg) – 17/10/2025
Opening: Fabio Nobili Project
report by: Roby Comanducci
photo credits by: Cristina Galeazzi
si ringrazia lo staff del Druso e Stefania
Il blues è la musica dell'anima - si dice sovente- e mai tali parole sono state esatte e veritiere come in questa fantastica serata che ha visto il ritorno dopo un lungo periodo del Re della chitarra resofonica, al secolo Mr. Eric Sardinas, guitar hero statunitense nato nel 1970 e proveniente da Fort Lauderdale. Giusto in questa magica serata all'altrettanto eccellente locale Druso che lo ha ospitato, il nostro ha colto l'occasione anche per presentare l'ultimo suo lavoro in studio (uscito però nel 2023 - “Midnight Junction”) che non avevamo ancora ascoltato in “chiave live”. In apertura ha suonato la band del bravissimo, chitarrista, polistrumentista, vocalist e produttore Fabio Nobili che ha regalato un set list dedito ad un eccellente mix tra blues, fusion e rock d'autore (purtroppo essendo arrivato tardi al locale ho sentito solo le ultime song ma....ne è valsa la pena. Bravissimi!).
Tutto perfetto per arrivare quindi al momento topico, l'ingresso sul palco del cowboy ribelle che, in questa occasione, ci ha graziato aggiungendo al suo look wild e stravagante anche dei “baffetti da sparviero” e invece della sua lunga chioma riccia di capelli due enormi trecce che spuntavano dal sempre presente cappello! Una volta, me lo ricordo quando lo vidi nel 2004 (se memoria non m'inganna) era abituato a suonare a dorso nudo e ad incendiare la sua chitarra; stavolta ha evitato entrambe le cose concentrandosi maggiormente sull'esecusione, gioia e gaudio per un purista dell'hard blues rock pulsante e aggressivo come il sottoscritto. Ma, attenzione, il nostro non ha lesinato nulla e, oltre ad una performance esecutiva da primo della classe, ha comunque regalato al pubblico un forte impatto visivo fatto di carisma, interazione con i fans, energia e una disinvoltura e padronanza di palco da antologia. Sappiamo tutti della sua particolare tecnica: mancino di natura, sin da piccolo imparò ad usare la destra e poi ha sviluppato un modo di suonare – con la destra- personalissimo, utilizzando tutte le cinque dita – fingerstyle- che a volte sembra quasi non tocchino nemmeno le corde ed invece producono una miriade di note e caldi sonorità (difatti questa tecnica è basata sull'uso di tutte le dita che vanno a pizzicare le corde senza uso del plettro contribuendo a sfruttare al meglio le possibilità polifoniche dello strumento). Poi ovviamente tanto wah wah e, soprattutto, una slide guitar e una improvvisazione che ti fanno vivere i brani ogni volta con un mood diverso. Un esempio, la stupenda ballad “8 Goin' South”, già esaltante su disco, è stata eseguita con un pathos da cardiopalma, soprattutto nella parte iniziale dove Eric ha cantato senza microfono con una accoratezza pazzesca che solo noi delle prime file siamo riusciti a carpire. Poi si è avvicinato al microfono e ha proseguito l'esecuzione. Una canzone che dal vivo guadagna mille punti! Altro brano che mi ha fatto godere è stato “If You Don't Love me” dal disco “Boomerang” anche in questo caso stravolta e resa ancor più coinvolgente. Ma questi son solo due esempi; non c'è stata una song sottotono e, anzi, abbiamo visto un chitarrista in perfetta forma accompagnato da un duo di mostruosi musicisti alla sezione ritmica, Jason Langley – basso e Mario Steven Dawson – batteria che, tra l'altro, ci hanno deliziato coi rispettivi solo di batteria e basso facendoci godere quando, tra i vari passaggi, hanno intonato “We Will Rock You” dei Queen e “Owner of a Lonely Hearts” dei mitici Yes. Sardinas ci ha regalato, in un locale sold out strapieno di fans, circa un'ora e un quarto di gioia e goduria. Una esperienza fantastica e un bellissimo regalo per tutti coloro con amano la musica nella sua forma più genuina e viscerale.
ENGLISH TRANSLATION SEE BELOW
photo: Cristina Galeazzi















ENGLISH TRANSLATION
Blues is the music of the soul – it is often said – and never have such words been as accurate and truthful as on this fantastic evening, which saw the return, after a long period, of the King of the resonator guitar, known as Mr. Eric Sardinas, an American guitar hero born in 1970 from Fort Lauderdale. On this magical evening at the equally excellent Druso venue that hosted him, he also took the opportunity to present his latest studio work (released in 2023 – “Midnight Junction”) which we had not yet heard in a “live version.” Opening the night was the band of the very talented guitarist, multi-instrumentalist, vocalist, and producer Fabio Nobili, who delivered a setlist dedicated to an excellent mix of blues, fusion, and singer-songwriter rock (unfortunately, having arrived late at the venue, I only heard the last songs, but… it was worth it. Very good!).
Everything was perfect to reach the climactic moment, the entrance on stage of the rebellious cowboy who, on this occasion, graced us by adding to his wild and extravagant look some “sparrowhawk mustaches” and, instead of his long curly hair, two huge braids sticking out from his ever-present hat! Once, I remember when I saw him in 2004 (if memory serves me correctly), he used to play shirtless and set his guitar on fire; this time he avoided both, focusing more on the performance, joy and delight for a purist of pulsating and aggressive hard blues rock like myself. But, attention, ours spared nothing and, in addition to a top-notch performance, still gave the audience a strong visual impact filled with charisma, interaction with fans, energy, and a confidence and command of the stage worthy of a showcase. We all know about his unique technique: naturally left-handed, he learned to use his right hand from a young age and then developed a highly personal way of playing – with the right hand – using all five fingers – fingerstyle – which sometimes seems as if they barely touch the strings, yet produce a multitude of notes and warm tones (in fact, this technique is based on using all the fingers to pluck the strings without a pick, helping to fully exploit the polyphonic potential of the instrument). Then, of course, lots of wah-wah and, above all, a slide guitar and an improvisation that make you experience the songs each time with a different mood. One example, the stunning ballad “8 Goin' South”, already exhilarating on the record, was performed with a heart-stopping pathos, especially in the opening part where Eric sang without a microphone with an incredible intensity that only those of us in the front rows could grasp. Then he moved closer to the microphone and continued the performance. A song that gains a thousand points live! Another track that gave me pleasure was “If You Don't Love Me” from the album “Boomerang”also in this case transformed and made even more engaging. But these are just two examples; there wasn't a single lackluster song, and indeed, we saw a guitarist in perfect form accompanied by a duo of phenomenal musicians in the rhythm section, Jason Langley – bass and Mario Steven Dawson – drums, who, among other things, delighted us with their respective drum and bass solos, making us enjoy when, during various passages, they played “We Will Rock You” by Queen and “Owner of a Lonely Hearts” by the legendary Yes. Sardinas gave us, in a sold-out venue packed with fans, about an hour and a quarter of joy and delight. A fantastic experience and a wonderful gift for all those who love music in its most genuine and visceral form.
H.E.A.T: report live @ Alcatraz + Intervista MIDNIGHT DANGER
Written by MarkH.E.A.T - live @ Alcatraz
sabato 11 Ottobre 2025
report by: Mark Panaia
si ringrazia MC2 LIVE
Welcome To The Future! Certo, in un periodo storico come questo, un futuro che forse spaventa un po' tutti, ma un futuro (presente) che nella musica rock è in buonissime mani. Mani che non potevano che venire dal nord d'Europa, più precisamente dalla Svezia, terra dove il fuoco della passione per il genere continua ad ardere vigoroso! Ma veniamo a noi. "Welcome To The Future" è il titolo dell'ultimo lavoro in studio degli H.e.a.t, nonché nome del conseguente tour che li sta portando in giro per tutta Europa e che li ha visti recentemente protagonisti in quel dell'Alcatraz di Milano, in una delle primissime date dello stesso, sabato 11 Ottobre 2025. Il compito di scaldare il palco ai nuovi pionieri dell'hard rock melodico, spetta, in ordine di apparizione, agli svedesi (appunto!) Midnight Danger e ai tedeschi Formosa. Ebbene, mi sento in dovere di soffermarmi per qualche riga, a parlarvi dei Midnight Danger. Il duo, capitanato dal produttore e polistrumentista Chris Young, con il quale abbiamo anche avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere per una breve intervista, rappresenta la vera sorpresa della serata. Chitarra alternata da tastiere e sinth, batteria elettronica, il tutto condito da ricche sequenze e da una forte presenza scenica fatta di trucchi, maschere, bacchette luminose, led ecc. dapprima disorientano il pubblico, almeno quello impreparato, perché no...non si canta, per poi coinvolgerlo in pieno, incalzandolo con sonorità sinth wave prettamente in stile colonne sonore da film 80's ma con un'occhio sempre rivolto al presente e futuro della musica. Una bellissima scoperta insomma! Tocca poi ai tedeschi Formosa, band con all'attivo tre album di puro hard rock, forse un po' scontato ma pur sempre efficace e ben suonato, e qui si comincia a scaldare le voci, perché tra un'attimo si canterà eccome! Palla al centro, nel vero senso della parola, perché una grande palla, simbolo in copertina di "Welcome To The Future" è posta proprio a centro palco, e si comincia con gli H.e.a.t! Le tastiere di Jona Tee introducono "Disaster", primo brano da "Welcome To The Future" e apertura col botto di uno show che sarà un'escalation di adrenalina pura. La voce e l'energia del frontman Kenny Leckremo sono estremamente coinvolgenti e sembrano aver raggiunto vette tali da far ricordare un Bruce Dickinson d'annata, se pur di diverso genere, veramente al top della forma! Tra hit passate e recenti, non mancano certamente alcuni brani cantati all'epoca dal buon Erik Grönwall: "Emergency", "Rise" e l'immancabile "Living On The Run" su tutte. Ed ancora i vecchi cavalli di battaglia dai primi due lavori della band svedese, come la ballad "Cry" (sempre emozionante), "1000 Miles" e "Beg Beg Beg" che per un'attimo si trasforma in "War Pigs" dei Black Sabbath in omaggio al grande Ozzy dal quale sicuramente ereditano passione e spinta per dare un futuro a tutto il movimento "rockettaro" planetario. L'emozione, dicevamo, e l'effetto dei fans italiani, va detto sempre molto calorosi nei loro riguardi, si riflettono negli occhi commossi di Kenny e soci, mostrandone un lato umano molto apprezzabile, davvero non da tutti. E tra un'inno ottantiano e l'altro si giunge quindi al termine: "One By One" e "A Shot At Redemption" segnano la fine di uno show pazzesco che lascierà certamente il segno tra i presenti e che ci concilia con un presente musicale che spesso ci fa arrabbiare ma che consegnato in mani come queste, dicevamo, ci fa ben sperare in un futuro migliore da tutti i punti di vista. Welcome To The Future guys!
Setlist Intro: Welcome To The Future Disaster Emergency Dangerous Ground Hollywood Rise Nationwide Losing Game Cry Beg Beg Beg Drum Solo (Don Crash) Force Majeure Back To The Rhythm Running To You Living On The Run 1000 Miles One By One A Shot At Redemption
INTERVISTA: MIDNIGHT DANGER
by: Katia e Sofya D'Amato
Sabato 11 Ottobre, abbiamo avuto l’onore di intervistare Chris Young dei Midnight Danger, che hanno suonato all'Alcatraz in apertura ai Formosa e agli H.E.A.T. I Midnight Danger sono un progetto Synthwave proveniente da Stoccolma, Svezia. Il progetto è stato concepito dal produttore e chitarrista Chris Young alla fine del 2015. Sono attivi dal 2015 a oggi (10 anni). La loro musica trae ispirazione principalmente dal synthwave e dall'Heavy Metal anni '80, creando un viaggio sonoro nostalgico e cinematografico con sintetizzatori pulsanti, ritmi incalzanti ed essenza retrò. Chris Young, polistrumentista, in questo progetto si alterna tra chitarra elettrica e synth accompagnato da Joakim Tennfors alla batteria elettronica. Hanno all'attivo 4 album e quest'anno è uscito il loro ultimo singolo intitolato “Nocturnal Immortal”... Inoltre hanno prodotto svariati singoli ed Ep.
Intervista a Chris:
È la prima volta che suoni in Italia?
Con i Midnight Danger sì, ma io c’ero già stato in passato con un’altra band (aveva già suonato con i Lipz ndr).
Di recente hai sostituito Peter London al basso nei Crashdiet giusto?
Sì, purtroppo è stato male e non ha potuto proseguire il tour, perciò l’ho sostituito io.
Parlaci di questo tuo progetto.. Come e quando è nato?
Il progetto dei Midnight Danger è nato dieci anni fa, tutto è iniziato grazie alla mia passione per gli anni '80, per i film horror e le colonne sonore di quegli anni, e anche perché mi piacciono molto il glam metal e l'hard rock. Grazie a queste mie passioni ho iniziato a sviluppare questo progetto... Avevo in mente l' atmosfera di quegli anni, come le colonne sonore dei film, le pubblicità e allora mi sono chiesto... perché non mescolarla con alcune chitarre... alcune immagini e il look degli anni '80.. È come se tutto fosse apparso in modo naturale, non è stata una cosa nata dal giorno alla notte, ma nel corso degli anni ho iniziato a sviluppare tutti questi concetti e idee.


