ORIANTHI “O”

  • Artist: ORIANTHI
  • Genre: guitar oriented, rock, alternative sound
  • Production by: Frontiers Records
  • Voto: 4

 

 

Line-up: Orianthi Panagaris - guitars, vocals, programming, Evan Frederiksen - drums, bass, Marti Frederiksen - percussion, programming, bass on Track 3.

Tracklist: Contagious, Sinners Hymn, Rescue Me, Blow, Sorry, Craswling Out of the Dark, Impulsive, Streams of Consciousness, Company, Moonwalker


Bellissima (in tutti i sensi hehehe) questa novità discografica: l'ultimo full lenght album a distanza di sette album da un lavoro in studio della bionda guitar hero lascia sicuramente spiazzati in senso positivo. L'australiana regina della sei corde si è fatta conoscere non solo per la sua lodevole tecnica musicale e i suoi precedenti album ma soprattutto per essere stata la chitarrista nientepopodimeno che Michael Jackson, Carlos Santana, Carrie Underwood, Alice Cooper, Michael Bolton e molti altri. Questo “O” è un autentico concentrato di maestria solista miscelata a forti dosi di melodia e stemperata da passaggi innovativi e dediti ad un modernismo giustamente dosato e calibrato. Un disco rock a tutto tondo senza cedimenti dove la chitarra ma anche la (bella) voce della Signora Panagaris si mette in evidenza e da il suo contributo impreziosendo ulteriormente le composizioni. Inoltre abbiamo un eccelso supporto in fase di sezione ritmica dei fratelli Frederiksen. Dieci tracce tutte di elevata cartura tecnico-compositiva e tutte capaci di dare la scossa di adrenalina ma anche di cullare ammaliando l'ascoltatore in un vortice di sensazioni. Si parte con 'Contagious', song dedita ad un modern rock dove, in certi frangenti, sembra riaffiorare il fantasma di Rob Zombie, anche se poi la canzone vive di luce propria grazie alla grinta della nostra biondina alla sei corde ed alle vocals. La successiva 'Sinners Hymn' verte anch'essa su sinfonie moderniste post anni zero e dovrebbe far felici i più giovani tra voi che cercano qualcosa di nuovo e diretto con una particolarità nel guitar solo che va in controtendenza della song essendo molto “settantiano” con tanto di effetto wah-wah a farla da padrone. Si prosegue con la più pacata ma non lenta - assolutamente- 'Blow, song accattivante che alterna momenti più tranquilli ad un poderoso guitar riffing. Con 'Sorry' torniamo a stilemi moderni e dediti ad un sound che unisce commerciabilità e iniezioni rock moderatamente controllate ed impreziosite da un ottimo arrangiamento. Arriva quindi il momento del primo lento, una ballad semi-acustica dove spicca la bella voce della chitarrista di Adelaide che lascia poi spazio alla sua sei corde regalandoci un breve ma prezioso solos che fa però da “ornamento” al forte pathos emanato da questa canzone. La seguente 'Impulsive' scivola via senza infamia e senza lode, graziosa nel suo fm rock da vasto airplay e si arriva dunque al rock più 'aggressive' di 'Streams of Consciousness' dall'andamento quasi “cadenzato” e sempre e comunque impreziosito dal guitar work della nostra Orianthi. Particolare, con tanto di suoni e programming vari l'alternativa e ammaliante 'Company'; song anch'essa da vasto airplay ma molto particolare nell'arrangiamento andando a strizzare l'occhio ad una certa pop music d'autore elegantemente suonata e comunque brano che si merita, in quanto a originalità, un plauso particolare. Rimembra un poco certe atmosfere care al mito Gary Moore nel suo album 'Dark Days in Paradise” del '97, dove aveva osato abbracciare altri stili con risultati a dir poco soddisfacenti per il sottoscritto ma catastrofici a sentire i giudizi della “critica” mondiale. Questo album chiude con un altro lento, 'Moonwalker', che ha dalla sua un potentissimo concentrato di eufonie e melodie dalle quali si eleva una lodevole interpretazione vocale di Orianthi che poi va a concludere con un solos bluesato e sigilla un disco di indubbio valore. Non aspettatevi, in questo lavoro, lunghe e, talvolta, noiose parti soliste e masturbazioni alla ricerca della velocità o dell'iper tecnicismo: Orianthi non ne ha bisogno, e ci ha regalato -per fortuna- un album dove la chitarra si mette al servizio della melodia e delle emozioni pure. Da avere!!!!

Roby Comanducci

 

ENGLISH TRANSLATION

Beautiful (in all senses hehehe) this new record: the last full length album after seven albums from a studio work by the blonde guitar hero certainly leaves you blown away in a positive sense. The Australian six-string queen has made herself known not only for her commendable musical technique and her previous albums but above all for being the guitarist no less than Michael Jackson, Carlos Santana, Carrie Underwood, Alice Cooper, Michael Bolton and many others. This "O" is an authentic concentrate of solo mastery mixed with strong doses of melody and softened by innovative passages dedicated to a modernism that is rightly dosed and calibrated. An all-round rock record without sagging where the guitar but also the (beautiful) voice of Mrs. Panagaris stands out and gives her contribution, further embellishing the compositions. We also have excellent support in the rhythm section of the Frederiksen brothers. Ten tracks, all of high technical-compositional structure and all capable of giving the jolt of adrenaline but also of lulling the listener in a whirlwind of sensations. We start with 'Contagious', a song dedicated to a modern rock where, in certain situations, the ghost of Rob Zombie seems to resurface, even if the song lives of its own light thanks to the grit of our blonde with six strings and vocals. The next 'Sinners Hymn' also focuses on post-zero modernist symphonies and should please the youngest among you who are looking for something new and direct with a particularity in the guitar solo that goes against the trend of the song being very "seventies" with so much of the wah-wah effect to be the master. It continues with the more calm but not slow - absolutely- 'Blow, a captivating song that alternates quieter moments with a powerful guitar riffing. With 'Sorry' we return to modern styles and dedicated to a sound that combines marketability and moderately controlled rock injections embellished with an excellent arrangement. Then comes the moment of the first slow, a semi-acoustic ballad where the beautiful voice of the guitarist from Adelaide stands out, who then leaves room for her six-string, giving us a short but precious solos which, however, acts as an "ornament" to the strong pathos emanating from this song. The following 'Impulsive' slips away without infamy and without praise, graceful in its fm rock with a vast airplay and we arrive therefore at the most 'aggressive' rock of 'Streams of Consciousness' with an almost "cadenced" trend and always and in any case embellished by the guitar work by our Orianthi. Particular, with lots of sounds and various programming, the alternative and bewitching 'Company'; song also from vast airplay but very particular in the arrangement going to wink at a certain pop music of the author elegantly played and in any case a song that deserves, in terms of originality, a particular applause. He remembers a little certain atmospheres dear to the myth Gary Moore in his '97 album 'Dark Days in Paradise', where he dared to embrace other styles with results that were satisfying to say the least for myself but catastrophic to hear the judgments of the world "critics" . This album closes with another slow one, 'Moonwalker', which has on its side a powerful concentration of euphonies and melodies from which a commendable vocal interpretation of Orianthi rises which then ends with a bluesy solos and seals a record of undoubted value. Do not expect, in this work, long and sometimes boring solo parts and masturbations in search of speed or hyper technicality: Orianthi does not need it, and has given us - fortunately - an album where the guitar is put to service. of melody and pure emotions. A must have !!!!