Mark
PAUL LAINE
“The Long Road Back”
(Frontiers Music srl)
release date: 25-09-2026
genere: melodic rock, Aor
voto: 9
Line up: Paul Laine - lead vocals, Bruno Ravel - bass, Andrew Oye - keyboards and guitars, Michael Schau - guitars, Scotty “Hooch” Taylor - drums
Tracklist: Love Me Or Leave Me, Don't Let Me Go Tonite, Someday, Come Back To Me, Save Me Saturday Night, Her Name Is Trouble, Heaven And Earth Collide, Bad Habit, Kiss Me California, The Ones That Got Away, Now That You Don't Love Me Anymore.
Era dal lontano 1990, con l'uscita dell'album di debutto "Stick It In Your Ear" e successivamente con "Can't Get Enuff" (1996), che il cantante, musicista ed autore Canadese Paul Laine, non si cimentava in lavori solisti. Dopo aver militato, per i decenni successivi, in svariati gruppi della scena melodic rock e AOR, su tutti Danger Danger e The Defians, e vantato numerose collaborazioni, ecco l'atteso ritorno da assoluto protagonista con "The Long Road Back" in uscita per Frontiers. "The Long Road Back" si presenta come eccellenza del genere, un classico senza forzature che strizza l'occhio di continuo alle sonorità 80's dei Bon Jovi e degli stessi Danger Danger ma con una produzione inevitabilmente moderna e di grande spessore condotta dallo stesso cantante insieme all'amico Bruno Ravel (basso), che ne cura anche il mix, coadiuvati dal chitarrista Michael Schau, dal batterista Scotty "Hooch" Taylor e dal tastierista e chitarrista Andrew Oye. Ma entriamo nel dettaglio: l'album si apre con l'energica "Love Me Or Leave Me", un perfetto esempio per descrivere un brano di puro hard rock melodico. Segue "Don't Let Me Go Tonite", inno all'AOR, d'impatto e gradevole all'ascolto. Con "Someday" troviamo invece una prima ballad emozionale ed intima scritta in collaborazione con il tastierista Andrew Oye. "Come Back To Me", con le chitarre pulite in stile The Edge (U2), ci porta in una dimensione leggermente più moderna. "Save Me Saturday Night" è il classico brano che sembra nato apposta per i live, rock potente e arioso. "Her Name Is Trouble", il brano più sporco e graffiante di tutto l'album. La ballad "Heaven And Earth Collide" è un racconto emotivo e malinconico che narra il declino di una storia d'amore. Con "Bad Habit" si torna a graffiare con un rock assai potente. "Kiss Me California" è una power ballad di stampo decisamente Americano, dall'arrangiamento solido e cori finali pronti per essere eseguiti dai fans durante i live. In "The Ones That Got Away" si avverte tutto il DNA Danger Danger, un brano che scorre via in maniera molto fluida. L'album si chiude con l'intensa ballad "Now That You Don't Love Me Anymore" dal grande impatto emotivo. Un drammatico canto all'amore che non si può mai dare per scontato e nella quale Paul mette in mostra tutta la sua anima romantica con un'interpretazione da brividi. In conclusione "The Long Way Back" non arriva certo con la pretesa di stravolgere nulla di quanto proposto fino ad oggi dall'artista Canadese, è un'omaggio in più, di qualità, al classico AOR con giusto qualche sfumatura moderna, e contribuisce, semmai, a ribadire quanto il suo talento sopraffino rimanga inalterato nonostante il tempo passi anche per lui. Voce inossidabile e di riferimento, tra le più belle del panorama melodic rock. Un lavoro davvero ben riuscito che giunge al culmine di massima creativa del cantante e all'apice di una carriera sempre al top ponendone solide basi per quello che sarà il proprio futuro discografico.
Mark Panaia
LIVE REPORT: Scorpions + Saxon @Ama Music Festival, Romano d'Ezzelino (Vi) – 11/07/2026
LIVE REPORT: Scorpions + Saxon @Ama Music Festival, Romano d'Ezzelino (Vi) – 11/07/2026
Report by: Mark Panaia
Photo by: Sofya Simone e Katia D'Amato
Si ringrazia: MC2 LIVE
Serata prestigiosa per gli amanti italiani dell'Heavy Metal e dell'Hard Rock, quella di sabato 11 Luglio all'ormai consolidato Ama Music Festival di Romano d'Ezzelino, in terra veneta. Ospiti dell'eccellenza Saxon e Scorpions, un connubio perfetto per esaltare quelle sonorità che ad oggi sembrano sempre più distanti dalla proposta rock di moderna concezione. Tutto pronto all'interno nell'immenso parco di Villa Negri, quand'ecco che l'atmosfera si fa elettrizzante, nel vero senso della parola, infatti, non solo per l'attesa crescente dei tanti fans presenti, ma soprattutto per via di un temporale che si sta per abbattere con perfetto tempismo sopra le nostre teste tanto da fare temere il peggio anche per la riuscita dell'evento. Per fortuna con lo stesso tempismo con il quale si è presentato, ovvero poco prima dell'orario previsto per l'inizio show da parte dei Saxon, tutto si dissolve con qualche scroscio di pioggia rilasciando altresì una piacevole frescura, tale da quietare le roventi temperature di questi giorni! Il tempo di dare una asciugata veloce alla superficie del palco e si comincia! Dicevamo spetta dunque ai mitici Saxon l'onore di aprire la serata e fin dalle prime note di “Hell, Fire and Damnation" si intuisce che per i pionieri della New Wave Of British Heavy Metal il tempo sembra essersi letteralmente fermato! Biff, nonostante i recenti acciacchi, è in grande spolvero e il graffio della sua voce rimane potente e vigoroso come un tempo, quasi da non credere come possa riuscirci, mentre i classici riffoni "sporchi" dei due chitarristi Doug Scarratt e Brian Tatler, assieme alla solita poderosa sezione ritmica composta dall'inossidabile Nigel Glockler alla batteria e dall'energia pura di Nibbs Carter al basso, riportano a quel tipico sound Hard&Heavy marchio di fabbrica della band britannica dai primi lavori fino a ridosso degli anni 2000. La setlist è un viaggio tra brani di recente concepimento passando per autentici manifesti della NWOBHM come "Motorcycle Man” e “Heavy Metal Thunder" fino a giungere al gran finale affidato ai soliti ed immancabili classici "Wheel Of Steel" "Crusader" e "Princess Of The Night" per mandare definitivamente in visibilio la folla. Saxon, sinonimo di garanzia e punto fermo del panorama metal!
Setlist Saxon: Hell, Fire And Damnation Power And The Glory Solid Ball Of Rock Motorcycle Man Heavy Metal Thunder Dallas 1 PM Strong Arm Of The Law And the Bands Played On Denim And Leather Wheels Of Steel Crusader Princess Of the Night




La notte che scende e i fulmini in lontananza, creano lo sfondo perfetto per ciò che sta per avvenire sul palco dell'Ama Music Festival. È il momento degli Scorpions, in quella che sarà l'unica data italiana del loro tour mondiale "Coming Home 2026 – Over 60 Years Of Scorpions" in celebrazione, appunto, dei 60 anni di onorata carriera della band teutonica. L'inizio con l'intro di "Coming Home" è da brividi e fa ben sperare in quanto i dubbi sulle condizioni vocali di Klaus Maine sono tanti ed infatti si palesano da lì a poco con il susseguirsi dei brani della setlist: la voce c'è, ma è giusta giusta ed ancor più evidenti sono le difficoltà di movimento del frontman. Detto ciò l'impegno massimo e la gestione delle parti (spesso con l'aiuto del pubblico!) è assolutamente da lodare. Qualche sbavatura si avverte anche nelle parti di chitarra, ma qui finisco con le note "dolenti", del resto cosa vuoi dire di più a dei ragazzi di quasi 80 anni con 60 di musica e palchi alle spalle, sempre a tutta, se non levarsi il cappello e celebrarli a dovere?? Ogni brano proposto in scaletta è una hit, un susseguirsi incredibile di capolavori memorabili quali "Make It Real", "The Zoo" e la strumentale "Coast To Coast" prima del Medley 70's, e ancora la grintosa "Bad Boys Running Wild" per poi passare alle emozioni forti con la struggente "Send Me An Angel" e la sempre verde "Wind Of Change". Al centro l'immancabile assolo di batteria di Mikkei Dee introdotto dal groove di basso del buon Pawel Mąciwoda, entrambi sempre più valori aggiunti della band tedesca nonché degnissimi eredi dei compianti ma mai dimenticati Kottak e Buchholz, per poi tornare a far ruggire le chitarre di Rudolf Schanker (sempre in splendida forma!), e di Matthias Jabs che con i suoi iconici assoli incanta i tanti amanti della 6 corde presenti tra il pubblico. Poche pause e tanta musica, segno che la voglia di dimostrarsi ancora all'altezza c'è tutta, e così facendo ci si avvicina spediti al gran finale: "Big City Nights", la meravigliosa "Still Loving You", "Blackout" con il consueto urlo psicotico di Rudolf e ovviamente "Rock You Like An Hurricane" a salutare il caloroso pubblico di Romano d'Ezzelino che lascia il parco di Villa Negri con tante certezze ma una domanda dal retrogusto malinconico: Sarà stata l'ultima volta? Non sappiamo rispondere, dipenderà solo da loro, gli Scorpions, dalla loro voglia di stare ancora sulla cresta dell'onda nonostante l'età ed aimé dalla perseveranza che metteranno nell'affrontare gli acciacchi fisici che il tempo inevitabile ti presenta. Per il momento restiamo ancorati alla certezza, gli Scorpions spaccano ancora il culo!
Setlist Scorpions: Coming Home Gas In The Tank Make It Real The Zoo Coast To Coast Medely 70's: Top Of the Bill, Steamrock Fever, Speedy’s Coming, Catch Your Train Bad Boys Running Wild Delicate Dance (with Ingo Powitzer) Send Me An Angel Wind Of Change Loving You Sunday Morning I’m Leaving You New Vision Tease Me Please Me Big City Nights Still Loving You Blackout Rock You Like An Hurricane
LIVE REPORT: SMITH/KOTZEN @ Live Music Club di Trezzo sull'Adda (Mi) – 26/02/2026
LIVE REPORT: SMITH/KOTZEN @ Live Music Club di Trezzo sull'Adda (Mi) – 26/02/2026
Report by: Mark Panaia
Photo by: Katia D'Amato
Si ringrazia: MC2 LIVE
In un tempo in cui la chitarra sembra essere diventata uno strumento di puro contorno anche in alcuni contesti rock, e i "Guitar Heroes" per come eravamo abituati a conoscerli, sembrano non avere più la stessa influenza nel genere rispetto a qualche decennio fa, la stessa, tuttavia, rimane un qualcosa di imprescindibile quando si parla di Hard Rock&Blues e a riprova di ciò giunge a puntino la serata di giovedì 26 febbraio in quel di Live Club di Trezzo Sull'Adda, dove protagonisti sul palco sono stati due che con la sei corde ci sanno fare parecchio: parliamo di Andrian Smith, leggendario chitarrista degli Iron Maiden e Richie Kotzen (Winery Dogs, Mr. Big, Poison...e innumerevoli altre cose). Un connubio, il loro, particolare ma ben consolidato nel tempo dal momento che la collaborazione denominata semplicemente Smith/Kotzen, è attiva fin dal 2020 ed ha prodotto due lavori in studio, l'omonimo "Smith/Kotzen" e il recente "Black Light/White Noise", quest'ultimo apri strada del corrente tour internazionale. Ma andiamo con ordine: in apertura di serata avrebbe dovuto esibirsi la band di Kris Barras il quale in estremis ha dovuto dare forfait causa motivi di salute, auguriamo a lui una pronta guarigione. Ecco che quindi si è dovuti correre ai ripari e la scelta è ricaduta sui nostrani Hangarvain che se pur in tempi strettissimi non hanno potuto esimersi dalla grande opportunità di spalleggiare due miti della chitarra, da cui per altro, a loro detta, traggono ammirazione e ispirazione. Nati a Napoli nel 2013, dalle menti del cantante Sergio Toledo Mosca e del chitarrista e produttore Alessandro Liccardo, 7 lavori in studio, al motto di "il rock è rispetto, è verità!" hanno messo in scena una performance di massima spinta energetica. Forse si, in alcuni momenti si percepiva la preparazione last minute allo show, ma la cosa è stata decisamente oscurata da riff possenti sconfinanti nel metal, nonostante le influenze principali provengano dal southern rock e dall'hard rock/blues, da una bella voce graffiante e da una sezione ritmica molto carica, ma soprattutto da una presenza sul palco che non solo ha saputo intrattenere il tanto pubblico del Live Club ma lo ha decisamente conquistato. Consiglio vivamente di seguirli! Cambio palco e si riparte. Dicevamo grandi chitarristi...ma non solo, Smith e Kotzen sono anche ottimi cantanti! Entrambi, infatti, danno voce alla propria musica. Timbriche diverse ma ben coese tra loro che rispecchiano alla perfezione lo stesso playing di ciascuno, Smith vecchia scuola, Kotzen più contemporaneo ma entrambi con rock/blues e soul a scorrere nelle vene. A completare la formazione troviamo Julia Lage al basso e Bruno Valverde alla batteria, i quali offrono una sezione ritmica davvero solida. Nei 90' circa di esibizione, la band alterna brani dal primo album, promuove quelli dell'ultimo lavoro e il tutto scorre via piacevolmente in un trionfo di chitarrismo e tecnicismi messi comunque a completa disposizione dei brani stessi senza mai trascendere nell'eccesso di virtuosismo. Poco spazio invece viene lasciato per i lavori esterni al progetto, un solo pezzo, "You Can't Save me" per quanto riguarda la discografia di Kotzen e non potevano certo rimanere delusi i tanti fans dei Maiden accorsi in gran numero: "Wasted Years" è infatti il punto esclamativo che mette fine in maniera esplosiva allo show. Probabilmente non abbiamo a che fare con scritture e composizioni memorabili che lasceranno il segno nella musica rock, ma di sicuro in questa serata siamo stati di fronte a due leggende che hanno scritto la storia di questo genere, a cui non mancano passione e voglia di provare ancora a stupire!
Setlist Smith/Kotzen: Life Unchained, Black Light, Wraith, Glory Road, Hate And Love, Blindsided, Taking My Chances, Outlaw, Darkside, Got A Hold On Me, White Noise, Scars, Running, Solar Fire, You Can’t Save Me, Wasted Years




LIVE REPORT: HELLOWEEN @ Unipol Forum, Assago (Mi) 19/11/2025
Live report: HELLOWEEN @ Unipol Forum, Assago (Mi) 19/11/2025
report by: Katia D'Amato & Mark Panaia
photo: Mark Panaia
si ringrazia: MC2 LIVE

Si ringrazia MC2 LIVE "40 YEARS ANNIVERSARY TOUR".. Sì perché il concerto che si è tenuto mercoledì 19 novembre al forum è stato un appuntamento con la storia, una vera e propria celebrazione di quattro decadi di carriera dei nostri veterani del power metal, carriera nella quale diversi sono stati i momenti salienti: dai cambi di formazione dovuti agli immancabili screzi presenti in questi ambiti, turbata dalla terribile scomparsa del batterista e co-fondatore Ingo Schwichtenberg, passando per gli esperimenti musicali, non sempre ben accolti da fans e critica, basti pensare all'hard-pop rock album "Chameleon", o al cupo ma più fortunato "The Dark Ride", per poi raggiungere la quadra, soprattutto nei rapporti interni, da "Rabbit Don't Come Easy" in poi. Almeno fino a quel 2016 quando venne annunciata la "grande Réunion"! E fu così che, accantonati dissidi e divergenze artistiche (stimolati certo da una bella dose di marketing!), Hansen e Kiske accettano di riprendere il loro posto in squadra e dar vita ad un'altra pagina di storia per la band tedesca, andando a costituire, insieme al buon Deris che di certo non poteva pagarne le conseguenze dato che nel corso degli anni si è affermato quale frontman imprescindibile, questa nuova formula atipica composta da 3 voci e 3 chitarre (meglio dei Maiden
) ma assai vincente, dato che, in questo ultimo decennio quasi completato, l'attività è stata un continuo crescendo: due album in studio e terzo tour in corso, scusate se è poco! Ne consegue una ritrovata popolarità ad altissimi livelli e la consacrazione definitiva nel gotha del metal. Ma andiamo con ordine... In apertura a scaldare il pubblico i finlandesi Beast in Black fondati dal chitarrista Anton Kabanen, con alla voce... E che voce.... Yannis Papadopoulos, che in questi anni sono entrati di prepotenza nell'elite mondiale dell'heavy metal. Un esplosione di synth-metal ad alto numero di ottani che strizza l'occhio alle sonorità moderne, infatti ha fatto vibrare e anche ballare l'intera sala... Si perché la contaminazione dance era ben presente in alcuni brani. Un plauso al chitarrista Daniel Freyberg (Crownshift, ex Children of Bodom) per essere entrato a fare parte dei Beast in Black quattro giorni prima della tournée, imparando l'intera set list in breve tempo. La band annuncia la loro tournée come headliner nel 2026 con guest Sonata Arctica e Frozen Crown.
Setlist Beast in Black: Power of the Beast, Hardcore, From Hell With Love, Blood of a Lion, Cry Out for a Hero, Sweet True Lies, Enter the Behelit, Beast in Black, Die by the Blade, One Night in Tokyo, Blind and Frozen, No Surrender, Burning Heart (Survivor song)


Ma passiamo ai nostri 7 ragazzi tedeschi... Perché da quando i "Pumpkins United" hanno iniziato a suonare "March of Time" l'energia non è mai calata, l’equilibrio vocale tra Kiske, Deris e Hansen é a dir poco perfetto nonostante le differenze di timbrica, la sintonia è palpabile. Scaletta ricca di pezzi forti da tutti i classici, fino ai pezzi recenti dell’album "Giants & Monsters", che, dimostrano come gli Helloween non siano soltanto reliquie del passato, ma una band ancora creativa e attuale. Scenografia pazzesca... Un imponente ledwall che è stato parte integrante dello spettacolo per un atmosfera totalmente immersiva (Kiske si è lamentato dell'AI ma in realtà per dar vita a uno spettacolo così imponente la tecnologia ti aiuta, finché non va a toccare la musica e i testi).. La presenza di questi schermi ha permesso di integrare la performance musicale con elementi visivi, come video e animazioni di alta qualità. Quello di Milano non è stato un concerto nostalgico: è stato un esempio di tradizione e rinnovamento, di potenza tra virtuosismo strumentale e architettura vocale, insomma abbiamo avuto una conferma: gli Helloween non stanno difendendo un’eredità — la stanno ancora costruendo.



NO WAY TO ESCAPE THE POWER UNKNOWN ![]()
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Setlist: March of Time, The King for A 1000 Years, Future World, This Is Tokyo, We Burn , Twilight Of The Gods , Ride The Sky, Into The Sun, Drum Solo, Hey Lord! Universe (Gravity For Hearts), Hell Was Made In Heaven, I Want Out, Medley acustico: Singin’ in the Rain / Pink Bubbles Go Ape / In the Middle of a Heartbeat, A Tale That Wasn’t Right, Power, Heavy Metal (Is The Law), Halloween , Eagle Fly Free, A Little Is A Little Too Much, Dr. Stein, Keeper of the Seven Keys (parte)
English translation
"40 YEARS ANNIVERSARY TOUR"... Yes, because the concert held on Wednesday, November 19th at the forum was an appointment with history, a true celebration of four decades of career of our power metal veterans, a career in which several highlights were present: from the lineup changes due to the inevitable disagreements present in these areas, disturbed by the terrible passing of drummer and co-founder Ingo Schwichtenberg, passing through the musical experiments, not always well received by fans and critics, just think of the hard-pop rock album "Chameleon", or the dark but more successful "The Dark Ride", and then reach the balance, especially in the internal relationships, from "Rabbit Don't Come Easy" onwards. At least until 2016 when the "great Réunion" was announced! And so, having put aside artistic disagreements and differences (certainly stimulated by a good dose of marketing!), Hansen and Kiske agreed to resume their place in the team and create another page in history for the German band, going on to form, together with the good Deris who certainly could not pay the consequences given that over the years he has established himself as an unmissable frontman, this new atypical formula composed of 3 voices and 3 guitars (better than Maiden
) but very successful, given that, in this last decade almost completed, the activity has been a continuous crescendo: two studio albums and third tour underway, sorry if that's not enough! This led to a newfound popularity at the highest levels and the definitive consecration in the gota of metal. But let's go in order.. The opening act will warm up the audience with Finnish band Beast in Black, founded by guitarist Anton Kabanen, with vocals... And what a voice... Yannis Papadopoulos, who in recent years have forcefully entered the world elite of heavy metal. A burst of high-octane synth-metal that nods to modern sounds, in fact, made the entire room vibrate and even dance... Yes because the dance contamination was very present in some songs. Kudos to guitarist Daniel Freyberg (Crownshift, former Children of Bodom) for joining Beast in Black 4 days ahead of the tour, quickly mapping out the entire set list. The band announces their headlining tour in 2026 with guest appearances from Sonata Arctica and Frozen Crown. But let's move on to our 7 German boys... Because when "Pumpkins United" started playing "March of Time" the energy never waned, the vocal balance between Kiske, Deris and Hansen is nothing short of perfect despite the differences in timbre, the harmony is there. A lineup packed with highlights from all the classics to the recent tracks from the album "Giants & Monsters," demonstrating that Helloween are not just relics of the past, but a band that is still creative and relevant today. Crazy set design... A massive ledwall that was an integral part of the show for a totally immersive atmosphere (Kiske complained about AI but in reality to create such a massive show technology helps you, until it touches the music and lyrics)... The presence of these screens allowed the musical performance to be integrated with visual elements, such as high-quality videos and animations. The Milan concert wasn't a nostalgic one: it was an example of tradition and renewal, of power between instrumental virtuosity and vocal architecture. In short, we had confirmation: Helloween aren't defending a legacy — they're still building it. NO WAY TO ESCAPE THE POWER UNKNOWN ![]()
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H.E.A.T: report live @ Alcatraz + Intervista MIDNIGHT DANGER
H.E.A.T - live @ Alcatraz
sabato 11 Ottobre 2025
report by: Mark Panaia
si ringrazia MC2 LIVE
Welcome To The Future! Certo, in un periodo storico come questo, un futuro che forse spaventa un po' tutti, ma un futuro (presente) che nella musica rock è in buonissime mani. Mani che non potevano che venire dal nord d'Europa, più precisamente dalla Svezia, terra dove il fuoco della passione per il genere continua ad ardere vigoroso! Ma veniamo a noi. "Welcome To The Future" è il titolo dell'ultimo lavoro in studio degli H.e.a.t, nonché nome del conseguente tour che li sta portando in giro per tutta Europa e che li ha visti recentemente protagonisti in quel dell'Alcatraz di Milano, in una delle primissime date dello stesso, sabato 11 Ottobre 2025. Il compito di scaldare il palco ai nuovi pionieri dell'hard rock melodico, spetta, in ordine di apparizione, agli svedesi (appunto!) Midnight Danger e ai tedeschi Formosa. Ebbene, mi sento in dovere di soffermarmi per qualche riga, a parlarvi dei Midnight Danger. Il duo, capitanato dal produttore e polistrumentista Chris Young, con il quale abbiamo anche avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere per una breve intervista, rappresenta la vera sorpresa della serata. Chitarra alternata da tastiere e sinth, batteria elettronica, il tutto condito da ricche sequenze e da una forte presenza scenica fatta di trucchi, maschere, bacchette luminose, led ecc. dapprima disorientano il pubblico, almeno quello impreparato, perché no...non si canta, per poi coinvolgerlo in pieno, incalzandolo con sonorità sinth wave prettamente in stile colonne sonore da film 80's ma con un'occhio sempre rivolto al presente e futuro della musica. Una bellissima scoperta insomma! Tocca poi ai tedeschi Formosa, band con all'attivo tre album di puro hard rock, forse un po' scontato ma pur sempre efficace e ben suonato, e qui si comincia a scaldare le voci, perché tra un'attimo si canterà eccome! Palla al centro, nel vero senso della parola, perché una grande palla, simbolo in copertina di "Welcome To The Future" è posta proprio a centro palco, e si comincia con gli H.e.a.t! Le tastiere di Jona Tee introducono "Disaster", primo brano da "Welcome To The Future" e apertura col botto di uno show che sarà un'escalation di adrenalina pura. La voce e l'energia del frontman Kenny Leckremo sono estremamente coinvolgenti e sembrano aver raggiunto vette tali da far ricordare un Bruce Dickinson d'annata, se pur di diverso genere, veramente al top della forma! Tra hit passate e recenti, non mancano certamente alcuni brani cantati all'epoca dal buon Erik Grönwall: "Emergency", "Rise" e l'immancabile "Living On The Run" su tutte. Ed ancora i vecchi cavalli di battaglia dai primi due lavori della band svedese, come la ballad "Cry" (sempre emozionante), "1000 Miles" e "Beg Beg Beg" che per un'attimo si trasforma in "War Pigs" dei Black Sabbath in omaggio al grande Ozzy dal quale sicuramente ereditano passione e spinta per dare un futuro a tutto il movimento "rockettaro" planetario. L'emozione, dicevamo, e l'effetto dei fans italiani, va detto sempre molto calorosi nei loro riguardi, si riflettono negli occhi commossi di Kenny e soci, mostrandone un lato umano molto apprezzabile, davvero non da tutti. E tra un'inno ottantiano e l'altro si giunge quindi al termine: "One By One" e "A Shot At Redemption" segnano la fine di uno show pazzesco che lascierà certamente il segno tra i presenti e che ci concilia con un presente musicale che spesso ci fa arrabbiare ma che consegnato in mani come queste, dicevamo, ci fa ben sperare in un futuro migliore da tutti i punti di vista. Welcome To The Future guys!
Setlist Intro: Welcome To The Future Disaster Emergency Dangerous Ground Hollywood Rise Nationwide Losing Game Cry Beg Beg Beg Drum Solo (Don Crash) Force Majeure Back To The Rhythm Running To You Living On The Run 1000 Miles One By One A Shot At Redemption
INTERVISTA: MIDNIGHT DANGER
by: Katia e Sofya D'Amato
Sabato 11 Ottobre, abbiamo avuto l’onore di intervistare Chris Young dei Midnight Danger, che hanno suonato all'Alcatraz in apertura ai Formosa e agli H.E.A.T. I Midnight Danger sono un progetto Synthwave proveniente da Stoccolma, Svezia. Il progetto è stato concepito dal produttore e chitarrista Chris Young alla fine del 2015. Sono attivi dal 2015 a oggi (10 anni). La loro musica trae ispirazione principalmente dal synthwave e dall'Heavy Metal anni '80, creando un viaggio sonoro nostalgico e cinematografico con sintetizzatori pulsanti, ritmi incalzanti ed essenza retrò. Chris Young, polistrumentista, in questo progetto si alterna tra chitarra elettrica e synth accompagnato da Joakim Tennfors alla batteria elettronica. Hanno all'attivo 4 album e quest'anno è uscito il loro ultimo singolo intitolato “Nocturnal Immortal”... Inoltre hanno prodotto svariati singoli ed Ep.
Intervista a Chris:
È la prima volta che suoni in Italia?
Con i Midnight Danger sì, ma io c’ero già stato in passato con un’altra band (aveva già suonato con i Lipz ndr).
Di recente hai sostituito Peter London al basso nei Crashdiet giusto?
Sì, purtroppo è stato male e non ha potuto proseguire il tour, perciò l’ho sostituito io.
Parlaci di questo tuo progetto.. Come e quando è nato?
Il progetto dei Midnight Danger è nato dieci anni fa, tutto è iniziato grazie alla mia passione per gli anni '80, per i film horror e le colonne sonore di quegli anni, e anche perché mi piacciono molto il glam metal e l'hard rock. Grazie a queste mie passioni ho iniziato a sviluppare questo progetto... Avevo in mente l' atmosfera di quegli anni, come le colonne sonore dei film, le pubblicità e allora mi sono chiesto... perché non mescolarla con alcune chitarre... alcune immagini e il look degli anni '80.. È come se tutto fosse apparso in modo naturale, non è stata una cosa nata dal giorno alla notte, ma nel corso degli anni ho iniziato a sviluppare tutti questi concetti e idee.

