Set 23

NIGHT RANGER
“Best Of”
(Frontiers Music S.r.l)
release date: 28-08-2026
genere: AOR
voto: 7

Line up: Jack Blades - lead vocals, bass guitar, Brad Gillis - lead guitars, Kelly Keagy - lead vocals, drums, Keri Kelly - lead guitars, Eric Levy - keyboards 

Tracklist: Don't Tell Me You Love Me (2026), (You Can Still) Rock in America (2026), Sister Christian (2026), When You Close Your Eyes (2026), Four in the Morning (2026), Breakout, Tomorrow, Growin' Up in California, Time of Our Lives, High Road, No Time to Lose, Somehow Someway, Truth, Don't Let Up, Only for You Only, Wasted Time (Sweetwater Studios) (Bonus Track), Feliz Navidad (Live) (Bonus Track), Hole in the Sun (Bonus Track, edizione giapponese)

C'è qualcosa di curioso nel pubblicare, nel 2026, un "Best Of" per una band che di greatest hits ne aveva già sfornati a bizzeffe negli anni. Ma i Night Ranger, formazione storica dell'AOR e dell'hard rock melodico americano, hanno scelto di farlo a modo loro: remixando e rimasterizzando i classici della loro carriera, affiancandoli a brani scelti dalla produzione più recente. Il disco è anticipato da un nuovo remaster del successo del 1982 "Don't Tell Me You Love Me", un biglietto da visita perfetto per capire la direzione dell'operazione: non un semplice repack nostalgico, ma un tentativo di far suonare "oggi" pezzi che hanno più di quarant'anni. Nelle parole del bassista e voce storica Jack Blades, questo Best Of è una celebrazione non solo dei classici, ma anche di quanto la band ha creato negli ultimi vent'anni — dichiarazione che fotografa bene lo spirito del progetto. La prima metà è quella che ci si aspetta da un greatest hits: "(You Can Still) Rock in America" nella sua perfezione power-pop, la balladry sincera di "When You Close Your Eyes" e lo slancio quasi cinematografico di "Four in the Morning", oltre naturalmente all'intramontabile "Sister Christian". Sono i brani che hanno costruito l'identità sonora della band, qui rinfrescati con una produzione più moderna senza tradirne l'anima anni Ottanta. La seconda parte è quella più interessante per chi conosce il gruppo solo per i vecchi singoli: tracce come "Time of Our Lives", "High Road", "No Time to Lose", "Somehow Someway" e "Truth" dimostrano che la scrittura della band non si è fermata al 1989, e che negli ultimi due decenni i Night Ranger hanno continuato a sfornare materiale solido, anche se meno noto al grande pubblico. Chiudono il disco due bonus track che aggiungono valore per i collezionisti: una nuova versione di "Wasted Time" registrata dal vivo agli Sweetwater Studios, accompagnata da un video musicale esclusivo, e un'esecuzione live natalizia di "Feliz Navidad" che mostra il lato più scanzonato della band.  Musicalmente, la band attuale — Jack Blades al basso e voce, Kelly Keagy a batteria e voce, Brad Gillis alle chitarre, Eric Levy alle tastiere e Keri Kelli alle chitarre — suona con un'energia e una precisione niente male per un gruppo che macina scena da oltre quarant'anni. I nuovi remaster restituiscono più corpo e brillantezza ai classici senza snaturarli, mentre le bonus track live regalano un tocco di autenticità e spontaneità che in un cofanetto celebrativo fa sempre piacere. Pregi: ottima selezione che bilancia iconici classici e materiale recente sottovalutato; remaster curati; bonus track live come valore aggiunto per i fan di lunga data. Difetti: per chi possiede già le raccolte precedenti, l'operazione può apparire come l'ennesima ristampa; l'assenza di inediti veri e propri limita l'appeal per chi cerca qualcosa di realmente nuovo. In definitiva, l’album non reinventa nulla, ma è un buon biglietto da visita per chi si avvicina per la prima volta ai Night Ranger, e un piacevole aggiornamento sonoro per chi li segue da sempre. 

Ayryn83

TRIOSPHERE
"Oceans Above, Stars Below" 
(Frontiers Music S.r.l)
release date: 28 – 08 - 2026
genere: heavy metal/power metal/symphonic metal
voto: 8

Line up: Ida Haukland – bass and vocals, Marius Bergesen – guitars, Tor Ole Byberg – guitars, Kenneth Tårneby – drums

Tracklist: Premonition, Of Tyrants, Oceans Above, Stars Below, Monster's Ball, Through The Phantom Wall, Shorelines, Lightning In A Bottle, Encore, Embers, Orpheus' Bane, Cadence Of Chaos, Gjenklang

Una piccola presentazione per chi non li conoscesse: la solida qualità della band, sia in studio che sul palco, le ha fatto conquistare un pubblico fedele in tutto il mondo, e il suo tanto atteso nuovo album incarna perfettamente l’essenza dei Triosphere, resistendo alla prova del tempo. Nel corso degli anni, la band ha avuto il privilegio di andare in tour con alcuni dei nomi davvero più importanti del genere rock e metal: i loro primi tour, nel 2006 e nel 2007, sono stati con i W.A.S.P., mentre negli anni successivi hanno girato l’Europa con Arch Enemy, Sonata Arctica, Kamelot, Timo Kotipelto, Jorn, Crimson Glory e Sirenia. Hanno avuto la fortuna di aprire i concerti di Dio e Nightwish e si sono esibiti in festival come il Wacken Open Air, il Progpower USA, il 70 000 Tons of Metal, il Tons of Rock e il Metaldays, solo per citarne alcuni. Dodici anni di silenzio sono tanti, per qualsiasi band. Per i norvegesi Triosphere — capitanati dall’androgina bassista e cantante Ida Haukland, affiancata dai chitarristi Marius Bergesen e Tor Ole Byberg e dal batterista Kenneth Tårneby — il ritorno con "Oceans Above, Stars Below" arriva dopo "The Heart Of The Matter" del 2014, e si sente tutto il peso (positivo) dell'attesa. Il quartetto si muove ancora una volta nel territorio ibrido che li ha sempre contraddistinti: hard rock, power metal progressivo e thrash, tenuti insieme da melodie vocali fortissime. Secondo quanto raccontato dalla band stessa, l'album punta a un'intensità superiore rispetto al passato, sia nell'atmosfera che nella velocità. La produzione è di livello internazionale: batteria e voci registrate da Alexander Backlund ai Fascination Street Studios, mix affidato a Jens Bogren — garanzia di pulizia e potenza nel suono. 

Tracce chiave

  • "Of Tyrants" vira più decisamente verso il thrash, con un ritornello incisivo e assoli taglienti; testo che riflette sulla storia umana come sequenza di distruzioni autoinflitte guidate da pochi tiranni.

  • "Monster's Ball", primo singolo, dà il tono aggressivo al disco.

  • "Oceans Above, Stars Below", la title track, è forse il brano più stratificato: nasce da temi di cambiamento radicale, inganno e ricerca di una nuova direzione.

  • "Shorelines" rompe lo schema: un'incursione nel melodic rock, quasi spudoratamente orecchiabile, che alleggerisce la tensione del resto del disco.

  • "Encore", ballata al piano, mette in mostra il lato più intimo e vulnerabile della voce di Haukland.

  • "Cadence Of Chaos" chiude in crescendo, con chitarre armonizzate e un botta e risposta di assoli tra Bergesen e Byberg — un finale degno di questo ritorno.

Il finale con una traccia strumentale, “Gjenklang”, ovvero una fusione a livello di sound, tra “Epica” e “Apocalyptica” è un degno omaggio al filone symphonic nordico, seppur costituisca uno stacco netto dal resto dell’album. Chi conosce la storia della band sa che "The Road Less Travelled" (2010) resta un disco sottovalutato nel panorama power/thrash melodico. "Oceans Above, Stars Below" non tradisce quella eredità: è un album compatto, ben prodotto, che alterna momenti di grande densità a aperture più liriche senza mai perdere identità. Il passaggio a Frontiers Music potrebbe finalmente dare ai Triosphere la visibilità internazionale che il loro songwriting merita da anni. La band ha commentato: “È stato un percorso lungo, mooooolto lungo! Ma siamo felici e orgogliosi di poter dire che, ancora una volta, sentiamo di aver realizzato un album forte e strepitoso, e siamo entusiasti di aver collaborato con la grande Frontiers Music per farlo conoscere al mondo! È un album più intenso, sia nell’atmosfera che nel ritmo, con ritornelli e melodie più accattivanti che mai, e speriamo e crediamo profondamente che gli ascoltatori ritengano che ne sia valsa davvero la pena aspettare!» «Come per il nostro album precedente, sapevamo di volere il leggendario Jens Bogren dei Fascination Street Studios per il mixaggio dell’album. All’epoca lo studio poteva offrire strutture nuovissime e di altissimo livello, quindi abbiamo deciso di registrare lì anche la batteria e le parti vocali insieme all’eccellente ingegnere del suono e produttore Alexander Backlund”, hanno proseguito. “Questo ha portato la qualità audio dei nostri album a un nuovo livello, e siamo davvero entusiasti di poter finalmente condividere tutto questo con il resto del mondo!”. Inoltre, hanno aggiunto: “Siamo anche entusiasti di presentarvi ufficialmente la copertina dell’album realizzata da Giannis Nakos di Remedy Art Design! Conoscevamo bene la qualità del lavoro di Giannis quando lo abbiamo contattato per la prima volta e, sulla base delle nostre discussioni sul titolo dell’album e sui testi, ha creato un’opera d’arte davvero intrigante e accattivante!” Decisamente un ritorno maturo, aggressivo quanto basta e melodicamente solido, che premia la pazienza dei fan storici e può conquistarne di nuovi.

Ayryn83



Set 16

ISSA “Fire and Ice”

Written by

ISSA 
“Fire and Ice” 
(Frontiers Music S.r.l)
release date: 28 – 08 - 2026
genere: Aor
voto: 7.5

Line up: Isabell Øversveen – vocals, Tom Martin – guitars, bass, James Martin keyboards

Tracklist: The Call of Love, Stranded, Fire & Ice, Sea of Desire, All or Nothing, The Shadow of Night, Bullet on the Road, Pay the Price, One Step to Paradise, Running from the Night, The Waiting Game

Con "Fire and Ice", la cantante norvegese Isabell Øversveen, in arte Issa, torna a distanza di poco più di due anni da “Another World” con quello che si preannuncia come il suo disco più ambizioso e cinematografico. L'intero album è stato scritto e prodotto dai fratelli Tom e James Martin, che confezionano un sound capace di catturare lo spirito dell'AOR anni '80 mantenendo però un'anima contemporanea. Issa non ha bisogno di presentazioni per chi segue il melodic rock europeo: da oltre un decennio è una delle voci più riconoscibili del genere, e Fire and Ice conferma perché. Il titolo stesso — fuoco e ghiaccio — racconta bene la filosofia del disco: un equilibrio tra passione e introspezione, tra intensità ed eleganza, con ritornelli pensati per restare in testa a lungo dopo l'ascolto. Sonoramente, l'album si muove tra diverse anime dell'AOR. Issa stessa ha descritto la title track "Pay The Price" come uno dei brani più riusciti, con cori imponenti, synth stratificati e chitarre incisive, mentre "Bullet On The Road" strizza l'occhio al mondo di Jim Steinman e "Running From The Night" flirta apertamente col synthwave. È proprio questa varietà di registri — dalla ballata epica all'hard rock da stadio — il punto di forza del lavoro: un disco che non si accontenta di ripetere una formula, ma prova a spingersi in territori leggermente diversi da traccia a traccia, pur restando fedele all'estetica anni '80 che ha reso celebre Issa. La voce dell'artista resta l'elemento centrale: potente, calda, capace di passare senza sforzo dal graffio rock alla vulnerabilità della ballata. Gli arrangiamenti di Tom e James Martin costruiscono attorno a lei pareti sonore lussureggianti, fatte di tastiere avvolgenti e chitarre puntute, evocando con mestiere l'epoca d'oro dell'AOR senza scadere nella semplice nostalgia. Punti di forza: varietà stilistica, produzione curatissima, interpretazione vocale sempre convincente. Possibili limiti: chi cerca sorprese radicali rispetto ai precedenti lavori di Issa troverà comunque un disco che si muove entro i confini ben noti del genere — un aspetto che può essere letto sia come coerenza artistica che come scarsa voglia di rischiare. Ad ogni modo, l'album risulta un album solido e ben costruito, ideale per chi ama l'AOR classico rivisitato con gusto moderno.

Ayryn83

IAN PARRY’S CONSORTIUM PROJECT VI
“Legacy of Empires”
(Frontiers Music S.r.l)
genere: power metal/symphonic metal/progressive metal
release date: 28 -08-2026
voto: 8

Line up: Ian Parry - lead, harmony & choir vocals all songs. Midi synth strings & organ on tracks; 1 & 5; Stephan Lill – rhythm, solo guitars on tracks 1, 3, 4, 5 & 8. Keyboards on tracks; 3,4 & 8, Johann Cadot – rhythm, acoustic guitars & Keyboards on tracks 2, 7 & bonus 11. Backing vocals on tracks; 2,3,4,5,7, 8 & Japanese acoustic bonus track 11, Luca Sellitto – rhythm, acoustic, solo guitar & strings on tracks; 6,9 &10. Backing vocals on tracks; 2,3,4,5,7 & 8, Allan Sorensen – drums on all tracks (except track 10), Anjdreas Passmark – bass, guitars on tracks; 5 & 6, Franky Rummler. Bass guitars on tracks; 3,4 & 8. GUESTS: Bass, guitars – Jan Bijlsma - performs on track 8, Kris Gildenlow - performs on track 2, Robert Finan - performs on track 10, Carmine Vivo- performs on track 9, Drums, – Casey Grillo - performs on track 10, Keyboards – Peter Jan Kleevens - performs Hammond organ on track 6, Stefan Weissmuller - performs piano & strings on track 10, Guitars – Patrick Rondat - performs solo guitar on track 2, Manolo Arias - performs solo guitar on track 7, Vocals – Ombeline Duprat - Performs choir & harmony vocals on tracks; 2, 4, 5, 7 & Japanese acoustic bonus track 11, Brenda Davis - Performs lead & harmony vocals on track 10.

Tracklist: The Constellation Of The Stars, Legacy Of Empires, A Declaration Of Independence, Gods From The Heavens Above, A Kingdom For Heroes, Pyramids Of Power, The Secrets Of Creation, Awake The Forgotten Souls, The Burden Of Truth, Nature’s Eyes

Dopo anni di attesa, Ian Parry torna con orgoglio con “Legacy Of Empires”, il nuovo e potente capitolo dell’acclamata serie Consortium Project. Opera ambiziosa e colossale di progressive metal, l’album rappresenta un trionfale ritorno per uno degli artisti più visionari e orientati ai concept del genere. Parry ha dichiarato: “‘Legacy of Empires’ non solo celebra i miei 45 anni di carriera come cantautore professionista, ma mi permette anche di rimettere mano e portare finalmente a termine il sesto capitolo della saga del Consortium Project. La sfida con ogni album del Consortium Project è quella di eguagliare la qualità delle precedenti pubblicazioni, apportando al contempo qualcosa di nuovo alla musica. Credo che ‘Legacy of Empires’ riesca proprio in questo. La possibilità di riunire musicisti che hanno accompagnato il percorso del Consortium Project per decenni, insieme a nuovi collaboratori di grande talento, ha reso questo album un’esperienza davvero speciale.” Coniugando una narrazione epica, profondità emotiva e virtuosismo musicale, “Legacy Of Empires” esplora temi quali il potere, l’eredità, il conflitto, l’ascesa e la caduta delle civiltà attraverso un panorama musicale ricco e dinamico. Dai maestosi passaggi sinfonici ai riff travolgenti del progressive metal e agli arrangiamenti melodici di grande slancio, l’album cattura lo spirito dei classici concept album, spingendo al contempo il sound dei Consortium Project verso nuovi e audaci orizzonti. L'album vanta una formazione internazionale d'eccezione, che comprende membri dei “Vanden Plas”, dei “Kamelot” ed ex membri dei “Pain of Salvation”, le cui identità musicali distintive contribuiscono a creare l'atmosfera ampia e drammatica dell'album. Le loro interpretazioni trasformano il progetto in un'esperienza davvero coinvolgente, in cui la maestria tecnica si bilancia con un'intensità emotiva genuina. L’impronta del power-metal nordeuropeo (tedesco e olandese in primis) si nota immediatamente; del resto anche solo la presenza in questo ambizioso progetto di grandi musicisti di questa area geografica è indicativa. “Legacy Of Empires” è destinato a conquistare gli appassionati di musica sofisticata, melodica e ricca di emozioni. L’album segna l’inizio di una nuova ed entusiasmante era per il Consortium Project di Ian Parry, riaffermandone il ruolo tra i progetti più ambiziosi della scena progressive metal.

Ayryn83