DAN BYRNE
“This Is Where The Show Begins”
(Frontiers Music S.r.l)
release: 22 – 05 - 2026
genere: rock, hard rock
voto: 7,5

Line up: Dan Byrne — vocals, guitars, Glenn Quinn — lead guitar, chorus, Colin Parkinson — bass, chorus, Max Rhead — drums, chorus

Tracklist: Saviour, She's The Devil, Praise Hell, Sober, Cherry & Leather, Death Of Me, Temple, Pulling Me Under, Hate Me, Home

Con questo disco d'esordio da solista, il rocker di Liverpool Dan Byrne chiude simbolicamente il capitolo Revival Black — band lasciata a sorpresa appena due settimane dopo l'uscita di “Under the Light” — e apre quello che il titolo stesso annuncia senza troppi giri di parole: l'inizio dello spettacolo. Dieci tracce per circa 39 minuti di hard rock melodico contemporaneo, con innesti di classic rock britannico, qualche venatura soul e tocchi pop nei ritornelli più immediati. L'apertura con "Saviour" è probabilmente il biglietto da visita perfetto: una strofa che cova tensione prima di esplodere in un ritornello ad effetto, tipico manifesto sonoro dell'album. "She's the Devil" conferma la volontà di non restare ancorati alla nostalgia, con una ritmica pesante e dettagli più moderni; "Praise Hell" vira verso tinte soul, mentre "Temple" strizza l'occhio a un pop-rock più orecchiabile. Il punto di forza: la voce. Se c'è un elemento che tutti i recensori concordano nel sottolineare, è la voce di Byrne — potente, educata, capace di alternare grinta e vulnerabilità nello stesso brano. Il paragone più ricorrente è con Mark Tremonti degli Alter Bridge, ma emergono anche echi di Glenn Hughes, soprattutto nella conclusiva "Home", un brano più ampio e mutevole che lascia intuire dove Byrne potrebbe spingersi in futuro. I momenti più riusciti "Death of Me" — il singolo che aveva già lanciato la sua carriera solista prima ancora dell'album — resta probabilmente il vertice del disco: scrittura solida, atmosfera cinematografica, un ritornello che si struttura come un instant classic. "Pulling Me Under" gioca invece su un registro più cupo e atmosferico, con testi che affrontano il rapporto tossico tra chi cerca aiuto e chi, paradossalmente, è anche la causa del male. Qualche limite. Non tutto il disco viaggia alla stessa quota: brani come "Sober" o "Cherry & Leather" risultano più convenzionali e meno memorabili rispetto ai picchi del disco, dando la sensazione — condivisa da più critici — che a colpire sia più la voce del cantante che le canzoni in sé. È il rischio tipico di un debutto costruito attorno a un interprete già affermato dal vivo: il rischio di restare un veicolo per il talento vocale più che un insieme di pezzi capaci di reggersi da soli. In sintesi “This Is Where The Show Begins” è un esordio maturo, sicuro di sé, che dimostra come Byrne non sia il classico solista "acerbo" in cerca di un'identità: quell'identità, tra hard rock, melodic rock e sfumature alternative, è già abbastanza definita. Manca forse un pizzico di uniformità nella scrittura per renderlo un capolavoro assoluto, ma come punto di partenza per una carriera solista è più che convincente — e lascia presagire un margine di crescita notevole per i prossimi capitoli.

Ayryn83

Ago 16

ROBIN BECK
“Living Proof”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 15 – 05 – 2026
genere: rock
voto: 7,5

Line up: Robin Beck – vocals & guests

Tracklist: Living Proof, Love and Money, Trouble or Nothing, What A Night, Karma, Never Gonna Let You Go, Na Na, Voodoo, Don't Tempt Me, Let It Rain

La brava e longeva (classe 1954) cantante newyorkese Robin Beck, in auge coi suoi album solisti (ed anche numerose collaborazioni) dal lontano 1979 con l'album “Sweet Talk”, torna a deliziarci le orecchie con il suo undicesimo parto discografico “Living Proof” (sorry per il leggero ritardo di pubblicazione, mea culpa!! nda). Peccato per la sua defezione dell'ultimo momento all'ultimo Frontiers Festival, causa di problemi di salute, ma contiamo di rivederla prestissimo per poter godere del suo carisma anche e - soprattutto – in chiave live. Ad ogni modo questo nuovo disco, prodotto da James Christian e coprodotto da Peppy Castro con l'ausilio di numerosi musicisti e ospiti d'eccezione quali James Christian (House of Lords), Tommy Denander (Radioactive), Peppy Castro (Balance), Steve Bondy, Emil Theilhelm e Johan Kullberg, ci regala dieci song e circa un'oretta di musica e vocalizzi di alto livello. La voce di Robin sembra inattaccabile dal tempo e la sua corposità venata da una sottile vena soul e blues la fa da padrone per tutta la durata di “Living Proof”. Qui siamo al cospetto di un rock a volte mainstream, molto “radiofonico” ma mai banale e dedito a sonorità Audult Oriented Rock, FM rock e anche “hard” se vogliamo, considerati certi arrangiamenti di chitarra. L'opener-title track dimostra quanto appena detto riguardo il concetto mainstream e commerciale e rende la canzone di facile approccio anche per chi non vive di solo rock. Un salto nel groove ottantiano lo facciamo con il pop rock di “ Trouble or Nothing”, song da classifica impreziosita da un ottimo guitar work. “ What A Night” è il singolo scelto per presentare l'album ed è una fantastica ballad che potrebbe – quasi - valere da sola l'acquisto di “Living...”; ottima interpretazione vocale con una Beck in gran spolvero, ammaliante, profonda e avvolgente nel cantato, coadiuvata da un eccelso arrangiamento quasi pompous rock. Volete rockare e fare hair guitar in salotto? Bene: selezionate la pomposa “Na,Na,Na” e vi ritroverete – ancora una volta – catapultati a fine anni ottanta con un brano aggressivo ma al contempo malizioso e intrigante. Altra song da menzionare è l'eclettica “Voodoo” che sembra pescata dal repertorio dell'incommensurabile Prince (primo periodo!); un mix di funky, soul e soprattutto rock invade l'aria proiettando mille colori e sensazioni dove svetta la bella voce di Robin! Si torna invece su territori prettamente Aor con “Don't Tempt Me”, song edulcorata ed elegante dal giusto refrain e l'ottimo appeal (anche radiofonico). Insomma: “Living Proof” è un album ricco di sorprese e un'ulteriore conferma della bravura di questa eccelsa female singer!

Roby Comanducci

JARED JAMES NICHOLS
“Louder Than Fate”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 05 – 06 - 2026
genere: hard rock, blues rock, guitar oriented
voto: 7+

Line up: Jared James Nichols – all guitars and vocals

Tracklist: Let’s Go, Ghost, Way Back, Bending Or Breaking, Killing Time *, Dust N’ Bones, Show Me *, Looks Like That Felt Good *, Runnin’ Hot, Pretend, Killing Time (acoustic version) Bonus Track Japan, The Death Of Love (bonus track Digital). Produced & Mixed by Jay Ruston, Except * Produced & Mixed by Roger Alan Nichols

Quarto parto discografico per il guitar (hero) trentasettenne di Waukesha (USA), oramai conosciuto in tutto il settore come uno dei più validi esponenti del suono della sei corde su basi hard blues e hard rock con la particolare tecnica che non prevede l'utilizzo del plettro! Il nostro, accasatosi in territorio Frontiers Music srl ha ben pensato di regalarci il fiammante “Louder Than Fate”, disco che gronda energia e trasuda elettricità da ogni poro. Tra l'altro, il nostro, nelle liriche, parla di tematiche toccanti come resilienza e convinzione dell'essere umano. Ottimi testi, quindi, che vanno a impreziosire il già lodevole lavoro tecnico e musicale dove James riesce a far sputar fuori dalla sua sei corde Epiphone e Gibson Les Paul suoni e riff che ti incollano alla sedia e ti imprigionano in un vortice di potenza, ma anche dosata ed elegante eufonia. Il buon Jared unisce lo stile selvaggio del Ted Nugent “settantiano” a qualcosa del grande Leslie West e Stevie Ray Vaughan; la corposità dei riff, la loro iniezione di energia, la fa da padrone in molte song, su tutte la veloce “Pretend”, autentico carro armato macina-riff e impreziosita da diversi solos di assoluta qualità. Pezzo sicuramente top del lavoro. Ma anche le altre song non si fanno disprezzare, tutt'altro; l'opener “Let's Go” rievoca ancora l'onnipresente Nugent ed è un hard rock acido e corrosivo al punto giusto. Interessante anche la più cadenzata “Way Back” che sprigiona carattere e qualità sopra la media. Anche nei momenti più melodici e lenti quali “Bending Or Breaking”, “Show Me” e soprattutto “Killing Time” si apprezza la capacità del chitarrista nel coinvolgere e non perdere mai di incisività. In definitiva un bell'album di chitarra che, pur non essendo il masterpiece assoluto del guitar work, sarà di gradimento a più palati musicali.

Roby Comanducci

Ago 08

SMOKING SNAKES
“All Lights On”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 10 – 07 - 26
genere: sleaze metal
voto: 7,8

REVIEW + SHORT INTERVIEW

Line up: Brett Martin – lead vocals, rhythm guitar, Andy Delarge – bass, Mackey Gee – drums, Rob Raw – lead guitar.

Tracklist: 103.1 The Scream - The 80's Late Night Radio Broadcast, Don't Touch, Trick Or Treat, All I Need, Look In Your Eyes, Last Man Standing, Screaming For More, Broken Heart, Nasty & Wild, Turn On The Lights, Pleasure & Pain, The Last Nightmare

Provenienti dal fertile terreno rock di Göteborg, in Svezia, gli Smoking Snakes si muovono con disinvoltura tra le coordinate dello sleaze metal e dell'hard rock di stampo ottantiano. Con un sound che unisce la spavalderia d'acciaio di band storiche come Mötley Crüe e Ratt all'energia stradaiola dei conterranei Hardcore Superstar e Crashdïet, il quartetto svedese ha fatto della dimensione live il proprio habitat naturale. Dopo aver attirato l'attenzione di pubblico e critica nel 2024 con il fulminante debutto “Danger Zone”, la band ha continuato a macinare chilometri sui palchi europei, affilando le armi per questo atteso ritorno. Sotto la sapiente produzione di Jack Stroem e la firma di Frontiers Music Srl, gli Smoking Snakes si ripresentano oggi con una formula ancora più coesa, dove l'attitudine punk e i grandi cori da stadio si fondono per tenere alta la bandiera del rock più sfacciato e viscerale. I fan italiani hanno ancora stampato negli occhi il devastante set della band all'ultimo Frontiers Rock Festival, tenutosi a inizio maggio al Live Music Club di Trezzo sull'Adda. Inseriti nella line-up praticamente all'ultimo minuto a causa di improvvisi cambi di cartellone del festival, gli Smoking Snakes non si sono fatti pregare. Sono saliti sul palco della terza giornata con la fame di chi deve spaccare tutto, trasformando un'aggiunta dell'ultimo secondo in uno dei momenti più energici e memorabili dell'intero festival, confermando che la loro vera forza risiede proprio nell'impatto live.

Per non farci mancare niente abbiamo anche deciso di fare un paio di domande a Andy Delarge: Com'è stato suonare al Frontiers Festival? “Era un mix di emozioni, davvero. Prima di tutto, sorpresa. Abbiamo ricevuto la chiamata pochi giorni prima del festival per sostituire un'altra band. È stata un'opportunità incredibile, ma allo stesso tempo è stato un peccato perché erano una band che rispettiamo e apprezziamo molto. Non vuoi mai avere un'opportunità perché qualcun altro si è infortunato o si è ammalato. Poi arrivò l'eccitazione. Era la nostra prima volta in Italia e la prima volta che suonavamo al Frontiers Festival, uno di quei festival che sognavamo da tempo. E infine, la pura felicità. Abbiamo avuto modo di incontrare tantissime persone che ascoltavano la nostra musica da anni, ma che non avevamo mai avuto la possibilità di incontrare di persona. Condividere il palco con artisti come John Corabi, Nelson e Stryper è stato surreale. Abbiamo anche incontrato molti musicisti straordinari in hotel e, onestamente, una delle parti migliori è stata uscire e festeggiare insieme dopo lo spettacolo. Questi sono i tipi di ricordi che porti con te per sempre. Non è stato solo un altro concerto — è stata un'esperienza che non dimenticheremo mai.”

Come è nato questo album? “L'album è nato in modo del tutto naturale. Dopo aver pubblicato “Danger Zone”, abbiamo subito iniziato a lavorare su “All Lights On”, perché avevamo un'idea molto più chiara della direzione musicale che volevamo prendere. Non volevamo ripetere la stessa formula. Volevamo invece sembrare un po' diversi ed esplorare nuove idee. Abbiamo trascorso quasi un anno a scrivere le canzoni e poi circa quattro mesi in studio a registrarle. Durante tutto il processo, il nostro obiettivo era semplice: scrivere canzoni che le persone si divertissero ad ascoltare. Grandi ritornelli, riff memorabili e il tipo di musica che ti fa venire voglia di alzare il volume e cantare insieme. Fondamentalmente, volevamo solo che la gente si divertisse. Brett e io avevamo una visione molto chiara di come volevamo che suonasse l'album, e penso che sia questo che dà personalità ad “All Lights On”. Ci siamo sfidati a scrivere canzoni migliori senza perdere l'energia grezza che caratterizza Smoking Snakes. Alla fine, sentiamo che questo album rappresenta chi siamo nel migliore dei modi. Non abbiamo mai cercato di seguire le tendenze o di scrivere ciò che pensavamo la gente volesse sentirsi dire. Abbiamo semplicemente scritto il tipo di album che ci piacerebbe ascoltare noi stessi. Penso che sia per questo che sembra così onesto.” E ha anche aggiunto: “Una cosa che la gente spesso ci chiede è da dove deriva il nome Smoking Snakes. In realtà è ispirato al corpo di spedizione brasiliano durante la seconda guerra mondiale, i cui soldati divennero noti come i "serpenti fumanti". Il nome deriva dal vecchio detto: "È più probabile che un serpente fumi che il Brasile vada in guerra" Quando il Brasile entrò in guerra, i soldati abbracciarono la frase come simbolo di determinazione e resilienza. Abbiamo pensato che fosse una storia potente e un nome che catturasse perfettamente l'atteggiamento che volevamo che la band avesse.”

Katia D'Amato

 

english translation

 

English translation: Hailing from the fertile rock terrain of Gothenburg, Sweden, Smoking Snakes move effortlessly between the coordinates of sleaze metal and Octantian-style hard rock. With a sound that combines the steely swagger of historic bands like Mötley Crüe and Ratt with the street energy of fellow Swedish bands Hardcore Superstar and Crashdïet, the Swedish quartet has made the live dimension their natural habitat. After attracting critical and public attention in 2024 with their blistering debut “Danger Zone”, the band continued to rack up miles on European stages, sharpening their weapons for this long-awaited return. Under the skilful production of Jack Stroem and the signature of Frontiers Music Srl, the Smoking Snakes return today with an even more cohesive formula, where punk attitude and big stadium chants merge to hold aloft the flag of the most brazen and visceral rock. Italian fans still have the band's devastating set in their eyes at the latest Frontiers Rock Festival, held in early May at the Live Music Club in Trezzo sull'Adda. Having been added to the lineup practically at the last minute due to sudden changes in the label's lineup, the Smoking Snakes were not asked to pray. They took to the stage on day three hungry for those who have to smash everything, turning a last-second addition into one of the most energetic and memorable moments of the entire festival, confirming that their true strength lies precisely in their live impact. To make sure we didn't miss anything, we also decided to ask Andy Delarge a couple of questions: What was it like playing at the Frontiers Festival? “It was a mix of emotions, really. First of all, surprise. We got the call just a few days before the festival to replace another band. It was an incredible opportunity, but at the same time it was unfortunate because they were a band we really respect and enjoy. You never want to get an opportunity because someone else got injured or sick. Then came the excitement. It was our first time in Italy and our first time playing Frontiers Festival, which is one of those festivals we've dreamed about for a long time. And finally, pure happiness. We got to meet so many people who had been listening to our music for years but whom we'd never had the chance to meet in person. Sharing the stage with artists like John Corabi, Nelson and Stryper was surreal. We also met a lot of amazing musicians at the hotel, and honestly, one of the best parts was hanging out and partying together after the show. Those are the kinds of memories you carry with you forever. It wasn't just another gig—it was an experience we'll never forget.” How did this album come about? The album came together quite naturally. After releasing Danger Zone, we immediately started working on All Lights On, because we had a much clearer idea of the musical direction we wanted to take. We didn't want to repeat the same formula. Instead, we wanted to sound a little different and explore new ideas. We spent almost a year writing the songs and then around four months in the studio recording them. Throughout the whole process, our goal was simple: to write songs that people would have fun listening to. Big choruses, memorable riffs, and the kind of music that makes you want to turn the volume up and sing along. Basically, we just wanted people to have fun. Brett and I had a very clear vision of how we wanted the album to sound, and I think that's what gives All Lights On its personality. We challenged ourselves to write better songs without losing the raw energy that defines Smoking Snakes. In the end, we feel this album represents who we are much better than ever before. We never tried to chase trends or write what we thought people wanted to hear. We simply wrote the kind of album we would love to listen to ourselves. I think that's why it feels so honest.” And he also said: “One thing people often ask us is where the name Smoking Snakes comes from. It's actually inspired by the Brazilian Expeditionary Force in World War II, whose soldiers became known as the "Smoking Snakes." The name comes from the old saying, "It's more likely for a snake to smoke than for Brazil to go to war." When Brazil did join the war, the soldiers embraced the phrase as a symbol of determination and resilience. We thought it was a powerful story and a name that perfectly captured the attitude we wanted the band to have.”