Iven
JACK THE JOKER
“The Devil To Pay In The Backlands”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 22 – 08 - 2025
genere: metal
voto: 7
Line-up: Raphael Joer - vocals, Felipe Facó & Lucas Colares - electric/acoustic guitars, Gustavo Pinheiro - bass, guitars, Vicente Ferreira - drums and percussions
Tracklist: Devir - Between The Sky Lines – Denied – XV – Neblina – Sun - You Where I Belong - Thousand Witnesses – Cabaret – Saudade - Hope
Inquietante questo caldo. Irrespirabile. Necessitare zone fresche e ombrose. Quindi chiudiamo finestre e apriamo persiane, ci mettiamo al buio e al fresco e mettiamo un disco nel lettore. Oggi ci sono i Jack The Joker e il loro album di debutto: “The Devil To Pay In The Backlands”. I Jack The Joker sono una band progressive metal moderna con un tocco di originalità, proveniente dal nord-est del Brasile. Ciò che li distingue è la capacità di incorporare influenze culturali tradizionali della loro terra natale, infondendo elementi di maracatu, forró, baião e frevo nel loro sound e il loro approccio strumentale rispecchia questo panorama utilizzando ritmi regionali come base per arrangiamenti densi e complessi e composizioni complesse che fondono la tradizione con l'intensità del progressive metal. “Devir” ha una ritmica capitanata da un basso poderoso, la voce entra armonica per poi dare scossoni potenti di rabbia. Chitarra un po' in sordina fino al terzo minuto, dove un infinità di tecniche ne lascia il biglietto da visita. “Between The Sky Lines” parte molto sincopata, tenendo una voce pulita e aggressiva ma molto lineare, quasi a distinguersi dal resto, viaggiando di pari passo con la ritmica; sfoggiando all'unisono, una tecnica notevole. Poi, ingresso della chitarra incalzante e parte lenta: canzone ricca di segni distintivi e melodia. Interessante. Una coinvolgente chitarra acustica apre le danze, tende la mano a batteria e basso, per una ballad- middle time dalle sfumature cupe: “Denied” inizia cosi, per poi lasciare spazio a una voce morbida e calorosa, pulita e aggressiva in alternanza. Parte centrale aggressiva e potente, dove la voce sfodera grande personalità nello scream, preludio all'assolo. Si spinge sull'acceleratore con “XV”, la batteria inizia con un quasi duetto col basso, articolato ma melodico, la voce prevale con note lunghe e calde, quasi caraibiche, ma qualche graffietto qui è lì ricorda il metal nell'anima. Il riff continua deciso e sincopato mentre la voce si fa più aggressiva e lo segue, fino a un ritornello ben carico di melodia e voce pulita. Solo centrale che segue il riff di base. Morbido inizio per “Neblina”, batteria decisa e suoni armoniosi, tecnica pura. Chitarra protagonista, duetta con la voce dolce e onirica. Il basso unisce tutto come un collante di note. Entrata gentile a metà canzone e accelerazione repentina. Voce ingrassata di note sporche. Finale impetuoso. Potente! Canovaccio assodato per “Sun”, inizio sincopato e voce morbida, poi cambio quasi lirico a introdurre una chitarra aggressiva, voce sempre morbida e controllata ma pronta ad esplodere ad ogni aumento della pressione sanguigna. Alternanza di suoni molto gradevole, passando da morbide note ballabili ad aggressivi passaggi metal. Voce pazzescamente intensa e potente predomina sui suoi compagni di viaggio in “You Where I Belong”, cambi tecnici e di stile la rendono un one man show per corde vocali mentre in sottofondo la ritmica sempre sincopata e precisa, si fa coadiuvare dalla chitarra, che entra con un assolo melodico. Quasi funky la parte finale. “Thousand Witnesses“, é metal puro! La voce come sempre, sa alternare melodia e rabbia in quantità perfette, come fosse un cuoco della musica con la sua bilancia precisa. Ritmica pulita e precisa che sprigiona una sana aggressività, mista ad assoli di basso puliti. Inforniamo una marea di ingredienti in questa canzone senza etichette o classificazioni. Parte finale “flamencosa” davvero divertente. Inizia una fisarmonica come ouverture, poi si entra nel classico copione fatto di ritmo sincopato e potenza vera, batteria più lineare e veloce. Fisarmonica presente in sottofondo per dare un contrasto più latino “Saudade” dice tutto, chitarra acustica morbida e voce cristallina, quasi a ricordare tempi passati. Si sale di intensità nella parte centrale per poter sfoggiare un assolo tranquillo ma ritmato. Voce che cresce di volume e intensità nel finale. Bellissimo! 13 minuti di colonna sonora, dobbiamo solo scegliere il film. “Hope”, prende tutto quello che hanno fatto in questo album i Jack the Joher e lo ripropone, come fosse una grande hit, un "The best of" finale racchiuso nel loro primo album. Qualcosa di geniale in fondo. Grandissima intensità vocale
Iven
COMFORT FESTIVAL - live report 9 Luglio
COMFORT FESTIVAL
mercoledì 9 Luglio 2025
live e photo report by Iven

![]()
Quando scopri un nuovo mondo, piccolo piccolo ma affascinante, non puoi che tesserne lodi. Già all'entrata si assapora aria di calma e tranquillità: nome azzeccatissimo! I food track sparsi un pò dappertutto regalano gusti e sapori da tutte le zone del bel paese mentre la musica sale notevolmente di livello. I LIFE IN THE WOODS aprono le danze in modo delicato ma energico, lasciando spazio ai DIRTY HONEY, che portano sul palco una grinta losangelina davvero incredibile, con una presenza sul palco e una potenza sonora d'altri tempi. Nonostante il pubblico non sia ancora arrivato del tutto e la luce solare toglie un po di atmosfera, i 4 ragazzi regalano una performance da Woodstock, con una voglia matta di suonare sopra ogni cosa, ma dimostrando anche una ottima attitude nell'organizzazione di uno show molto ben curato. Qualche parolina in italiano da parte di un cantante carismatico ma che sa perfettamente lasciare spazio ai suoi colleghi senza mai prenderne il sopravvento. Voce incantevole, senza mai esagerare ma regalando calcetti nel deretano a certe altitudini, autotune chi? Il buon cibo sgorga nell'esofago e viene aiutato a scendere da fiumi di birra, intanto il sole cala e l'atmosfera si fa più vibrante, la gente arriva e il parco si riempie.

Facciamo un giro tra gli stand del merchandising e la vendita di vinili e chitarre artigianali. Ormai è l'imbrunire e sul palco scricchiola il suono di una chitarra un po retrò, una batteria che sembra minuscola davanti a un omone in salopette e capelli alla beatles, inizia a scaldare i primi colpi, mentre un basso ricco di fuzz parte a tirare calci! Eccoli!

I WOLFMOTHER, senza nemmeno uno striscione sul fondo (che i predecessori avevano), iniziano a colpire forte con alcune loro hit indiscusse, Andrew è in grande forma ma deve inchinarsi di fronte a una ritmica che gli permette di fare quello che vuole. Uno show davvero vecchio stile, fatto di jack attaccato ad un cavo, niente in ear, e accordature sistemate tra una canzone e l'altra. Ci si concede una sigaretta e un altra birra sul palco, noi facciamo lo stesso. Apoteosi finale con i cantanti di tutte e tre le band a regalarci camei di mostri sacri come AC DC e sopratutto LED ZEPPELIN.
Il concerto fila via liscio e deciso come un olio di oliva fatto in casa nel sole della calabria. Ma ci troviamo nel milanese più D.o.c. che esista. Conclusione? Beh che dire, ottimi gruppi, gente che ha ancora voglia di suonare, una piccola lode va fatta ai prezzi abbordabili sia del biglietto che della ristorazione: basta essere polli da spennare per sentire musica. Location perfetta. Non so che gruppi ci saranno l'anno prossimo ma non ho intenzione di mancare!
THE SPEAKER WARS
“The Speaker Wars”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 30 – 05 - 2025
genere: rock
voto: 6.5
Line up: Stan Lynch – drums, Jon Christopher Davis – vocals, Jay Michael Smith – guitar, Brian Patterson – bass, Steve Ritter – percussion, Jay Brown – keyboard
Tracklist: You Make Every Lie Come True; It Ain't Easy, Taste Of Heaven, Never Ready To Go, The Forgiveness Tree, When The Moon Cries Wolf, Trader's South, Leave Him, Sit With My Soul, I Wish You Peace
THE SPEAKER WARS, la band texana formata dall'ex batterista di Tom Petty e degli Heartbreakers, Stan Lynch, e dal chitarrista/cantante Jon Christopher Davis, ha pubblicato il suo album di debutto omonimo. Dopo vent'anni di registrazioni e tour con diversi album con gli Heartbreakers, STAN è passato dall'altra parte della console di registrazione e ha concentrato la sua attenzione sulla produzione e sulla scrittura di canzoni. Nel corso degli anni, Stan ha scritto e prodotto successi per artisti di diversi generi, tra cui gli Eagles, Don Henley, Tim McGraw, i Mavericks, Ringo Starr, i Byrds, i Toto e i Fabulous Thunderbirds. Arriva il momento di fare da soli. Ne esce un album dai toni caldi del sud America, con tutti i cliché tipici degli anni d'oro delle spighe di grano e la malinconia del grande blues. Nel dettaglio: “You Make Every Lie Come True” é southern e tranquilla, qualche schitarrata qui è lì per dare grinta in una middle time piacevole dai toni quasi celestiale. Rallentiamo un pochino con “It Ain't Easy”, dove il sound semi acustico resta invariato e la voce si carica maggiormente di grinta. Assolo più perentorio, senza mai uscire però dallo stile country southern. “Taste Of Heaven” mantiene lo stesso canovaccio precedente ma con un intensità più intima e provocante, ammiccante la voce che si prepara a un ritornello che punta all'alto dei cieli, molto piacevole e intrigante in ogni punto. Assolo di tastiere e armonica, tipico del sud, delle praterie e delle spighe di grano dorato in bocca, seduti su una sedia a dondolo nel proprio terrazzo in legno. “Never Ready To Go“ diventa più blues e le chitarre più oscure, assolo più hard rock, nonostante la velocità non salga di un bpm. Il pianoforte crea una strada liscia e dritta, senza curve o saliscendi, per una voce calda e tranquilla, in “The Forgiveness Tree”, poi entra la batteria e piano piano ogni strumento prende il suo posto in un discreto crescendo di intensità. Leggeri e delicati cori gospel nel finale, per ricordare da dove veniamo. “When The Moon Cries Wolf” ha un tempo scandito dove voce e cori possono girare a piacimento, assolo di sax prepotente e gagliardo, si inserisce nel contesto senza più uscirne. Piacevole. “ Trader's South” é una piacevole ballad con chitarra e voce a farla da padrone, leggero capolino della ritmica e cori tipici da canzone popolare americana, armonica e altre caratteristiche immancabili, piacevole ma non sale abbastanza di tono e rimane quasi incompiuta. Peccato. Fa capolino “Leave Him”, dove intenzione simile alla precedente, si fonde con una malinconia inespressa finora. Una chitarra dalla voce gutturale alza la mano e si aggrega alla squadra mentre l'armonica ormai immancabile, da segni di vita a piccole dosi, chitarra acustica come tappeto e un pizzico di tristezza finale. ”Sit With My Soul” é una preghiera dal solito gusto del sud, la chitarra acustica segue una ritmica scarna e leggera, quasi a non disturbare. Sale piano piano la voce è i cori femminili danno eleganza, la ritmica si impreziosisce di note alle 6 corde. Violini valorizzano il glorioso finale. Più morbida e speranzosa nell'intento “I Wish You Peace”, pur mantenendo la solita applombe. Sprazzi di chitarra elettrica, per una canzone che vuole solo augurare a tutti una piacevole vita. Album delicato e gentile, anche se forse tende a mantenere per troppo tempo la stessa andatura, banalmente si può dire: troppo uguale, se non nelle intenzioni, di sicuro nelle sonorità; che comunque sono perfette e navigate, fatte da chi la musica la conosce di persona.
Iven
INGLORIOUS
“V”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 06 – 06 -2025
genere: hard rock
voto: 4.5
Line-up: Nathan James - Vocals, backing vocals, Colin Parkinson - bass guitar /acoustic guitar, electric guitar, keys, percussion, Richard Shaw - electric guitars, Henry Rogers - drums, percussion
Tracklist: Testify, Eat You Alive, Devil Inside, Say What You Wanna Say, Believe, Stand, In Your Eyes, Silent, End Of The Road, Power Of Truth
Appena ho letto la possibilità di recensire quest'album non ho potuto dire no. Ho fatto benissimo! Parto dalle considerazioni finali, forse spoilero troppo ma c'è da dire che quest'album è davvero ben
fatto! Si sente come il ritorno alle origini dei protagonisti principali della band, dopo esperienze esterne, abbia portato una ventata di freschezza e novità ma anche tanta energia e voglia di tornare ai tempi d'oro Il cantante Nathan James ha dichiarato: "Nell'estate del 2023, ho mandato un messaggio a Colin chiedendogli se voleva venire a bere una pinta. Dopo alcuni incontri e sessioni di scrittura, avevamo più di un album di ottimo materiale e posso onestamente dire di essermi goduto ogni secondo della creazione di questo album con lui e la nuova formazione. Colin è sempre stato un grande cantautore e nel corso degli anni siamo entrambi maturati come artisti, autori, interpreti e persone. Questo sarà un anno fantastico per gli Inglorious e sono entusiasta di dare il bentornato a Colin e di condividere questa nuova musica con tutti". Dopo queste parole non ci si può che aspettare molto e non si resta delusi sicuramente! Molto metal, mitigato dalla melodica e potente voce, il basso inneggia alla furia prepotente: inizia “Testify“, inizia la battaglia! “Eat You Alive“ accelera un pochino e i suoni pesanti la fanno da padrone, volumi perfetti e dinamiche esagerate. La voce non sbaglia un colpo aiutata dai cori. La chitarra si diverte come una matta a girare intorno al basso in un armonico pogo! Ritornello melodico con un pizzico di malinconia. Probabilmente il titolo della terza canzone é stato scelto nel momento in cui si sono sentiti i suoni uscire dal mixer, impossibile controllarsi con “Devil Inside”: la chitarra impazza di note e cattiveria. Ritornello che apre alla perfezione ricco di di melodia mentre sotto la ritmica si incupisce sempre di più “Say What You Wanna Say“ accelera ancora di più, diventando ufficialmente e repentinamente la canzone da macchina del disco! Spingi su questo acceleratore ragazzo! OK riposiamo e rifiatiamo, ce n'è davvero bisogno, almeno per me che scrivo (non sono più un ragazzino), “Believe” spinge in intensità e potenza, abbassando notevolmente i bpm per regalarci una ballad delicata e potente allo stesso tempo. La voce é suadente ma decisa, per non discostare troppo dalle chitarre e dalla ritmica che continua sempre a pompare energia da tutti gli amplificatori. Costruzione finale di gran classe. “Stand” accelera di nuovo e si complica di sali e scendi dinamici e melodici, leggermente più pop delle precedenti, si difende comunque bene per composizione e sound. Cavalcata “metallicosa” anni 80 per “In Your Eyes“, dove la voce si scosta per essere più delicata mentre la ritmica invece nn cessa di correre all'impazzata! Ritornello morbido quasi pop rock bonjoviano, macedonia di stili e suoni davvero gustosa! Middle time garbata ma tenacie: questa é “Silent”, la voce prende il sopravvento e tira fuori dal cilindro un'infinità di carte vincenti, la chitarra si ammorbidisce per l'occasione e si contestualizza al momento più etereo. Un sound hard rock più amaro per “End Of The Road“, con una voce ben contraddistinta da acuti improvvisi e melodia pura nel ritornello. Assolo trash metal avvincente, quasi limitato per il potenziale; e poi via ancora con tanta melodia. Ottima! Inizio da chitarra zeppeliniana al via dell'ultima traccia, voce suadente e lacrimuccia sul viso che cade imperterrita con “Power Of Truth”. Poi urlo repentino, preludio per le chitarre. Non dimentichiamo mai da dove arriviamo. È da qui basta sconti: chiudiamo il disco con la potenza da cui siamo partiti e sbattete quella testa ancora una volta! Guardiamo i capelli ondeggiare fino allo sfinimento, per poi tornare tristi: lacrime, zappelin, chitarra classica, é finita, potete riposare il cervello. Ragazzi é stato un viaggio pazzesco.
Iven
PANZERBALLETT
“Übercode Œuvre”
(Hostile City)
release date: 25 april 2025
genere: progressive metal / jazz metal
voto: 4
Line-up: Jan Zehrfeld – Lead guitars, Heiko Jung - Bass guitar, Sebastian Lanser – Drums, Joe Doblhofer – Rhythm guitars, Alexander von Hagke – Saxophone
Tracklist: Bleed, Seven Steps to Hell, The Four Seasons_ Summer, Alien Hip Hop, Andromeda, Ode to Joy (vocal), Pick Up the Pieces, The Devil's Staircase, Ode to Joy (instrumental), Andromedaron (Digital Bonus Track).
Giorni altalenanti di pioggia e sole in questo inizio di aprile, almeno qui dalle mie parti, cornice che si adatta perfettamente a questo parto mentale e sonoro ricco di variabili inaspettate. Indossate il costume e prendete l'ombrello! I moonboot per la neve e gli occhiali da sole. Sedetevi su montagne russe sonore instabili come capita di rado. Preparatevi ai Panzerballett e al loro tripudio di sfumature. Il nuovo album in studio dei Panzerballett, “Übercode Œuvre”, porta la visione musicale di questa band tedesca a nuovi livelli, con il contributo di batteristi di fama mondiale come Virgil Donati, Marco Minnemann, Anika Nilles e altri. Con composizioni che fondono influenze classiche, jazz e metal, l'album esplora nuovi territori sonori, pur mantenendo l'umorismo e il virtuosismo che contraddistinguono questi ragazzi di Monaco. Iniziamo in modo del tutto inusuale con “Bleed”, dove prog metal e sonorità da festa di paese (inteso in senso positivo) si incontrano in una trama piacevolissima, i continui e insoliti cambi di tempo traggono in inganno e lasciano spiazzati. Ci pensa una chitarra aggressiva e intensa a mettere le cose in chiaro tra uno spunto assolutamente personale e l'altro. “Seven Steps to Hell”, prende il filone della precedente ma con una trama molto più precisa e chiara, le alternanze tra gli strumenti sono più nette e definite e gli intrecci più ricercati e precisi; il basso impressiona per come tiene tutti in riga. “The Four Seasons_ Summer” regala più velocità di esecuzione, rimanendo più ferma sul canovaccio principale, risulta quindi più efficace e attrae l'orecchio improvvisamente al minuto 2, con assolo di basso davvero notevole. Finale di canzone a dir poco spumeggiante! Tooliana memoria per “Alien Hip Hop”, dove prog metal e salsa e merengue si mischiano in un connubio originale, pieno di sfaccettature ritmiche che non può essere descritto, é da ascoltare! 8 minuti di tanta carne al fuoco dove la ritmica regala un intreccio poderoso e continuo mentre la chitarra cattiva é sempre presente e ricorda bene da dove si arriva. Il panorama musicale si amplia ancora di più in “Andromeda”, dove musica lounge e chillout si intrecciano ulteriormente ai suoni già conosciuti, in una ballad affascinante e ricca di sentimenti contrastanti. Si sente alla fine una voce in “Ode To Joy”, geniale rivisitazione del mitico inno, inizialmente lirico e poi puff, cattiveria e tecnica allo stato puro, in un mesh up davvero folle! Sempre con grande positività; anche qui i cambi di tempo si sprecano, mettendo così la propria firma in un esecuzione ben nota. IMPREVEDIBILE! Cambiamo nuovamente registro e inseriamo una nota di funky per rendere tutto più morbido e variabile ancora una volta: questa é “Pick Up the Pieces”, assolo di sax a metà dell'opera, con cornice di basso accentuato e batteria sincopata, un classico misto con gli anni 80, gli anni della grande musica per intenderci. Detto tutto! Finale all'unisono pieno di note e di colore.Una bellissima scalata, geniale richiamo alle scale dell'inferno per quella sei corde che sale e scende all'esasperazione in “The Devil's Staircase,”, un unisono di saliscendi alternati da distorsioni che ne cambiano atmosfera. Torniamo all'inno alla gioia, in questo caso versione strumentale, dove un profumo persistente di jazz apre le danze come nelle migliori atmosfere anni 30, alternato alla perfezione da quella chitarra elettrica che la fa sempre da padrona ma con garbo. Cambio repentino ed elettronica spiccia a metà del brano, come a dire: "Davvero? Pensavate ci limitassimo a solo due misere influenze sonore?" e poi via, di nuovo jazz in un altalena di suoni ormai tipico ma che ad ogni ascolto regala una sfumatura inaspettata. Atmosfere più che astrali, li dove il suono non arriva e si amplifica in un silenzio disarmante, lo spazio infinito e impensabile, raccontato nelle note di un sax, caposquadra di una spedizione composta da un tappeto di note tipico della ballad anni 80 più intensa, questa é “Andromedaron”, la bonus track finale, ricca di spunti ed emozioni, nonostante le caratteristiche solite, rese granitiche canzone dopo canzone, stupisce per intensità e malinconia. La chitarra regala note lunghe e pulite per poi sfociare in spazi di rabbia pura, ogni sensazione viene riproposta. Un saluto, pieno di contrasti e pensieri.Un arrivederci alla prossima scala tonale
Iven
