Iven
STREETLIGHT
“Night Vision”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 14 – 03 - 2025
genere: melodic rock
voto: 3.5
Line-up: Johannes Häger - lead vocals and guitars, Filip Stenlund - guitars, backing vocals, John Svensson - keys, backing vocals, Erik Nilsson - drums, backing vocals, Johan Tjernström - bass, backing vocals
Tracklist: Long-Distance Runner, Captured In The Night, Sleep Walk, Learn To Love Again, Late Night Hollywood, Leanna, Straight To Video, Fly With Eagles, Where Did Love Go, End Game
Siamo a marzo, accadono tante cose in questo mese, a volte pasqua, a cadenze regolari il mio compleanno; e in questo specifico marzo anche il nuovo album degli Streetlight intitolato “Night Vision”. Gli Streetlight sono un gruppo melodic rock di Jonkoping, Svezia. La band rimane fedele al genere, offrendo sonorità distintive e ritornelli incisivi, con grandissima ispirazione verso istituzioni come Journey, Toto e Kansas. Gli Streetlight sono fatti apposta per essere vissuti dal vivo e la band porta la sua musica in tour, suonando sia nei club che nei festival, tra cui il festival svedese AOR Malmö Melodic. Gli Streetlight vogliono mediare, facendo musica che sia divertente da ascoltare, oltre che da suonare Più che definirlo un album, “Night Vision”, potrebbe essere definito una autentica macchina del tempo che ha come anno scritto sul display di viaggio il 1980! Partiamo con il singolo che apre e promuove il disco: “Long-Distance Runner “ è gli anni 80 tutti insieme: synth protagonisti a pieno palco, voce potente e decisa, solo finale di chitarra molto southern, tutto perfettamente equilibrato in un'atmosfera malinconica ma speranzosa. Le chitarre si inaspriscono mantenendo comunque un equilibrio preciso con la voce e le tastiere in “ Captured In The Night”, dove si aggiungono i cori per non dimenticare il “mood eighties” che rappresenta perfettamente gli Streetlight. Assolo deciso che slitta in una lieve pausa pronta a tornare sul ritornello. Fade finale immancabile! “Sleep Walk” scende leggermente di tempo e apre sul ritornello aumentando di valore melodico; chitarre armonizzate seguono il percorso della voce e i cori aprono all'infinito. I synth questa volta protagonisti assoluti con un assolo d'impatto. Un po Cindy Lauper, un po Journey per “Learn To Love Again”, ballad per antonomasia, pulita e senza fronzoli, i synth, come per legge, regalano il ritmo al riff centrale che danza con la voce, lasciando gli altri strumenti un po' più in disparte. Assolo hard rock e voce potente. Molto bene ragazzi! Suggestivo inizio di tastiere e cori per “Late Night Hollywood”, quasi stile Poison, voce più potente e chitarre più spinte, ottima la salita vocale verso il solo che duetta con la voce. Poi ancora synth a rimettere tutto in riga, canzone potente! “Leanna” prende a piene mani le ritmiche dei Toto trasformando però in un suono un po' soul e un po funky, con una malinconia da ballad. Le chitarre si riposano e lasciano la voce primeggiare seguita dai synth. Middle time che apre bene nel finale. Un po' di Van Halen per “Straight To Video”, molto più hard rock delle altre, ben cadenzata e potente, assolo degno del miglior Eddie! Si rallenta e si piange con “Fly With Eagles”, dove una voce ricca di memorie nel cuore narra la sua storia e chiede aiuto alla chitarra per rendere il racconto appassionato. “Where Did Love Go” prosegue come la precedente in un inno appassionato di note di chitarra mentre la voce alza il tiro: lenta e candida ma ricca di acute performance. “End Game” sembra un videogioco anni 80 (ovviamente) e si evolve piano piano, mantenendo un canovaccio lineare e continuo, da sfogo agli strumenti come fosse una presentazione di ogni singolo elemento. Parte centrale con il sax che spiazza l'ascoltatore e da respiro in mezzo ai 7 minuti totali. Ultimo minuto rallentato, quasi inno e quasi saluto per dire grazie l'ascoltatore e mettere un bel punto finale. Come spesso capita per questi generi un po' rievocativi del passato, si sfrutta a pieno la tecnologia e le competenze della modernità, inserendola in un contesto rock dei mitici anni 80, questa cosa crea canzoni di sicuro impatto sonoro e piacevoli all'ascolto ma che spesso peccano di originalità (in un certo senso anche giustamente) prendendo spunto e a volte addirittura dei passaggi, dalle icone dei tempi gloriosi. Forse ci vorrebbe qualcosa che faccia anche storcere il naso a volte, perché le nostre orecchie non sono abituate, ma fu così anche per la musica elettronica e, per fortuna o purtroppo,
oggi è parte integrante della società musicale. Proviamoci!
Iven
LAURENNE/LOUHIMO
"Falling Through Stars"
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 18 April 2025
genere: metal
voto: 4
Line up: Netta Laurenne - lead & backing vocals, Noora Louhimo - lead & backing vocals, Sampo Haapaniemi – drums, Pasi Heikkilä – bass, Vili Itäpelto - Kkyboards & programming, Mikko Kosonen - solo/acoustic/lead & additional guitars, Nino Laurenne - rhythm & solo guitars
Tracklist: Falling Through Stars, Damned, To The Dark, All For Sale, The Cradle, Rotten Gold, FTS, Let The Light Be Free, Loud And Clear, Wait, David Bowie & Clyde
Laurenne/Louhimo, la collaborazione tra le potenti cantanti finlandesi Noora Louhimo (Battle Beast) e Netta Laurenne (Smackbound), annunciano l'uscita del loro secondo album "Falling Through Stars", la cui uscita è prevista per il 18 aprile 2025 tramite Frontiers Music Srl. Offre agli ascoltatori un mix di tracce heavy metal e hard rock che esplora la varietà del genere, mantenendo al contempo un fascino diretto e facile da apprezzare. "Falling Through Stars" ha sfumature di tutte le epoche dei Rainbow qua e là, così come dei Judas Priest e di molte altre icone degli anni '80 dello stile, tutte queste influenze sono sapientemente filtrate nel modo di comporre musica di Netta e Noora. “Falling Through Stars” sembra partire come la solita intro di benvenuto e invece dopo pochi secondi la voce melodica ma aggressiva prende il controllo della situazione, a braccetto con i synt, sicuramente preponderanti fino al solo: breve e deciso. Ultimo minuto ricco di armonizzazioni, sia tra le chitarre che le voci in un crescendo epico. Buon inizio. Si vira decisi su un hard rock più classico con “Damned”. Voci e chitarre si sovrappongono e i synt fanno capolino senza primeggiare. Il tutto appare melodico grazie alle calde voci femminili che si alternano tra loro dando talvolta spazio alla chitarra che si rende protagonista senza mai entrare in competizione “To The Dark” prosegue come la precedente con un tiro deciso e hard rock, melodico ma preponderante. Ritornello aggressivo che la rende ufficialmente la canzone da macchina di questo album! Chitarra sempre più incisiva e coinvolta come a prendere lo spazio lasciato dalla possente presenza delle due incredibili voci! “All For Sale” cambia imprinting, un po' Alanis morrisette, un po' Bon Jovi, chitarra acustica e voci. Quasi a far capire chi sono i protagonisti di quest'album, si prendono la scena e mandano tutti a bersi una birra mentre duettano tra loro in un simbolico rapporto d'amore eterno. Cambio di atmosfere e tempi per “The Cradle”: una middle time ma nemmeno troppo, melodica a più non posso, con una morbidezza strumentale che rasenta il pop. Chitarra che si adatta perfettamente al contesto ma senza perdere incisività. Gradevole. Risaliamo un po' di tono e cattiveria con “Rotten Gold”, dove già al primo accenno vocale si sente la distorsione delle corde vocali, come a dire: "ok basta, si torna a spingere". Lo fanno davvero! Le voci arrivano a un altezza da bombola di ossigeno, e ovviamente la chitarra non si lascia sfuggire il guanto della sfida, regalando passaggi pregevoli. “FTS” inizia quasi punk e sfocia nell'epic metal, rallentando e accelerando all'unisono, i synt sono più presenti e la voce regala una performance davvero imponente! La chitarra cambia imprinting e diventa solita e granitica mentre la voce é pulita e cristallina per “Let The Light Be Free”, canzone che regala atmosfere nuove rispetto alle canzoni precedenti, un bel crescendo porta al ritornello molto melodico e impattante! Il rallen “Loud And Clear“, pezzo pulito e preciso, senza fronzoli, dove le voci duettano in un romantico abbraccio e tutto il resto arretra di un passo per non dare fastidio, anche la chitarra é intimidita, limitandosi a un leggero e casto assolo. WAIT é tranquilla e garbata, sale leggermente di ritmo ma mantiene un austera calma quasi a non voler cambiare troppo ritmo rispetto alle canzoni circostanti. La chitarra però riprende vigore e fa salire i beat portandosi dietro le voci sul finale. “David Bowie & Clyde” chiude il disco con dolcezza e rimpianto, un bel disco, fatto di sonorità molto varie e continui sali scendi di ritmo, senza mai strafare anzi a volte trattenendosi un pochino
Iven
PHIL X & THE DRILLS
“POW! Right In The Kisser”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 28 – 03 – 2025
genere: hard rock
voto: 3.5
Line-up: Phil X - lead vocals & guitars, Daniel Spree - bass & background vocals, Brent Fitz - drums & background vocals
Tracklist: Don't Wake Up Dead, Fake the Day Away, Heal, Find a Way, Moving to California, You Sunk My Battleship, Seemed Like a Good Idea, Broken Arrow, I Love You on Her Lips, Feel Better, Way Gone (Beam Me Up, Scotty)
PHIL X & THE DRILLS sono tornati con un nuovo album 'POW! Right In The Kisser', la cui uscita è prevista tramite Frontiers Music il 28 marzo e che se dovesse essere descritto con una sola parola, quella parola sarebbe ENERGIA! Certamente perché parliamo di un disco che più hard rock non si può, i fronzoli li lasciano ad altre band o a progetti paralleli ben noti, perché qui si corre a mille all'ora e nient'altro. Un prodotto costruito negli anni e ricco di collaborazioni, influenze diverse ma che comunque sfociano nell'hard rock, queste canzoni appartengono a un genere fatto di passione e furore, e si sente tutto! Conosciuti per la loro fusione unica di punk, rock classico e moderno infuso di virtuosismo chitarristico, PHIL X & THE DRILLS si sono ritagliati un posto distintivo nel mondo del rock e stanno accelerando a tutto gas con questa prossima uscita. Partiamo esattamente così: subito di corsa con “Don't Wake Up Dead” con voce e chitarra aggressivi e ben dosati, proseguendo si rallentano i ritmi in “Fake the Day Away “: ottimo crescendo dove la voce melodica duetta con la chitarra fino a un finale deciso ma mai scomposto. Hard rock allo stato puro con HEAL, melodia semplice e tirata al limite sempre più veloce, chitarra ovviamente protagonista assoluta con assoli continui che rimbalzano qui e li nella composizione. Ritmo funky heavy, basso più incisivo e chitarra singhiozzante per “Find a Way”, dove la melodia nel ritornello apre decisa e vira nel pop, chitarra studiata nei minimi dettagli. “Moving to California” rallenta e si intensifica dando lustro alla voce che si esalta con tecniche fino ad ora non usate, riff semplice ma ben strutturato e orecchiabile. Arriva a metà dell'opera il riff forse più deciso e compatto del disco: “You Sunk My Battleship”, la voce gioca davvero bene con la chitarra, il duetto è affiatato ma granitico e fa muovere la testa prepotentemente, senza però esagerare nei toni. Accattivante anche l'entrata nel solo, anche se non originalissimo ma perfetto per il genere. “Seemed Like a Good Idea “ ha un sapore di melodic pop anni 90 ma con la velocità tipica dell'hard rock, un insieme che può apparire interessante o meno, va a gusti; nonostante non ci sia nulla da eccepire sul lato tecnico, ritengo possa apparire troppo lasciva, quasi una strizzatina d'occhio all'ascoltatore fuori genere. Quasi ballad, quasi middle time, ovviamente quando hai chitarre così gagliarde non si sfocia mai nel troppo tranquillo e l'assolo di “Broken Arrow” ci dice proprio questo. Dopo un inizio morbido si carica di potenza. NOTEVOLE! Molto spazio alla voce, che si spinge in altitudini inesplorate e tecniche di screaming da american dream, un ritmo ben definito e accortezze sui cori che appagano l'orecchio; molto lavoro e ben fatto in tutti i campi per “I Love You on Her Lips”, canzone veloce, che lascia i fronzoli alla tecnica ma che corre più veloce di un treno merci in Alabama! “Feel Better” torna melodica e rallenta i ritmi in una creazione di pochi minuti, quasi a scegliere di non eccedere, rapido e indolore, ma sempre con il giusto vigore. Arriviamo al traguardo di questa corsa, che più che una maratona sembrano i 100 metri piani alle olimpiadi: tanto talento e forza, aggressività da vendere e una velocità spaventosa. “Way Gone (Beam Me Up, Scotty)” è l'equivalente dell'atleta che alza le braccia in trionfo sul traguardo: veloce, potente e piena di significati, assolo melodico e uno sguardo verso l'alto a salutare tutti quelli che ci hanno portato fin qui.
Iven
VAN ZANT
“Always Look Up”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 22 - 11 - 2024
genere: rock
voto: 4
Line-up: Johnny Van Zant - lead vocals, Donnie Van Zant - vocal, guitar, Mark Matejka - lead guitar, rhythm, slide, Carl Lindquist - lead duitar, rhythm, slide, Jimmy Carter - bass guitar, Shawn Fichter - drums & percussion, Jeffrey Roach – keyboards, Chris Hurst - keyboards, Dennis Wage – keyboards.
Tracklist: Awesome God, Stand Up, Warrior, There You Are, Speak His Name, Why God Brought Me Here, Praying, It's Up to You, Holy Moment, Leaning on the Cross, Jesus Christ.
Okok lo ammetto, ho letto il nome Van Zant, ho cercato “Sweet home Alabama” sul mio store, l'ho ascoltata a palla in macchina e poi ho recensito quest'album. Non potevo non farlo!Le icone del Southern Rock Johnny Van Zant (Lynyrd Skynyrd) e Donnie Van Zant (.38 Special), si sono riunite e hanno pubblicato il loro primo nuovo album in quasi due decenni. Always Look Up è la prima incursione del duo nella musica cristiana, pur mantenendo salde le loro radici southern rock.Iniziamo con una middle time dal sapore di ballad: AWESOME GOD, che, escludendo le tematichetrattate di facile interpretazione, risulta piacevole e con delle sonorità che ricordano proprio gli ultimi album dei lynyrd. Canzone pulita e lineare che chiude in fade-out per aprire a un nuovo fade-in con STAND UP, pianoforte in crescita assecondato dalla cassa che scandisce il tempo, fino ad arrivare a un piccolo ma incalzante inno. Assolo con chitarra e Hammond da lacrimuccia. Piacevole.Ritmo accattivante, senza accelerare troppo i bit per WARRIOR, dove i cori e il sound epico la fanno da padrone, molto curato l'arrangiamento dove voce e chitarre si sovrappongono prendendo una bella spinta in alto con il celestiale sottofondo corale.Tipicamente southern anche THERE YOU ARE, dove cori e voce insistono a più non posso sulla linea eroica e potente, la chitarra garbata accenna leggeri assoli fino a diventare acustica, preludio a SPEAK HIS NAME, ballad per eccellenza con chiari e ancora più palesati (se ancora non fosse chiaro) riferimenti divini a celebrità bibliche. Nel complesso canzone piacevole e scorrevole, ascoltabilissima mentre il tramonto interviene prepotente con le sue luci rosse sulle lunghe highways dell'Alabma e la vostra Cadillac con tettuccio aperto, vi scompiglia i capelli.Si rallenta ulteriormente mantenendo una fantastica intensità sonora con: WHY GOD BROUGHT ME HERE, piacevolissima canzone dove, come sempre, in maniera perfetta, le sonorità vocali e “strumentistiche” si siedono a tavola e banchettano senza limitarsi ma nemmeno sovrapporsi ad altricompagni di mangiata, bilanciata alla perfezione.PRAYING si libera di ogni fronzolo e parte con una voce e poco altro, fino a crescere impetuosamente e diventare anch'esso un inno, dove tutti, all'unisono, si lasciano andare a un canto angelico, guardando in alto con gioia infinita. Potente!Chitarra acustica per IT'S UP YO YOU, quasi intrinseca rispetto alle altre, più personale, come se, invece che un inno, sia una piccola preghiera per se stessi.HOLY Moment segue il filone precedente ma con un riff iniziale tagliente ed efficace, entra un charlie e un pianoforte a rafforzare la ritmica, la voce calda di Johnny esalta ogni nota in un crescendo ormai tipico di tutto l'album.Si torna angelici e catartici con LEANING ON THE CROSS, dove si riprende la stessa linea sonoraben improntata (e ovviamente per le tematiche) come a fare da fil rouge dal primo minuto.
Poi quando non te lo aspetti, la canzone più rock dell'album, JESUS CHRIST, la batteria ci prende gusto e inizia a spingere sul rullante, mentre la chitarra regala un atmosfera da vicolo buio al centro di Detroit. Entra la voce e tutto sale aprendo a un ritornello morbido, lasciando spazio a i cori. Si scende di nuovo verso la strofa granitica, un sottile Hammond in sottofondo fa capolino. Assolo che si lascia andare quasi come se si fosse trattenuto per tutto il disco. Tripudio finale all'unisono con Johnny che si sfoga come non mai.Fade.Poi si rientra con un tono di marcia tipico americano. Crescendo imponente per il finale maestoso! Si forse un po' inaspettato tutto questo richiamo al divino ma il sound tipico degli ultimi Lynyrd è comunque sempre un piacere per le orecchie e per il cuore.
Iven
WIZARD TATTOO
“Living Just For Knife Fighting”
(Garage Fire recording)
release: 6 – 12 – 2024
genere: metal
voto: 3.5
Line-up: Bram the Bard – polistrumentista
Tracklist: Living Just For Dying, The Wizard Who Loved Me, Tomorrow Dies, Sanity's Eclips, Varsak of Man, A Wizard's Blade, My Second Knife Fight, Edge of Reprisal, In the Meantime (Helmet), Dirty Black Summer (Danzig), Orgasmatron (Motörhead)
Ovviamente si torna talvolta a citare cose già sentite; anche oggi io farò la stessa cosa. Mettendo sul piatto quest'album, che non è un album e basta, questo è un album da macchina: che siate a 130 all'ora (perché noi rispettiamo i limiti) nella terza corsia dell'autostrada, oppure che stiate passeggiando a 20 all'ora su una strada di campagna con la vostra dolce metà, questo disco ha sempre qualcosa di adatto alla situazione. I Wizard Tattoo, frutto dell'ingegno del polistrumentista Bram the Bard, danno alla luce “Living Just for Knife Fighting” il 6 dicembre 2024. Questo album unisce l'energia viscerale degli EP “One of These Knive”s e “Living Just for Dying” in un'esperienza di ascolto coesa e potente. Aggiungendo però una chicca: 3 cover finali davvero azzeccate. “Living just for diyng” è un intro epica, la voce calda si intreccia con le corde secche della chitarra in una lenta e cadenzata camminata a lume della luna. Fa eco alla prima canzone: “ The wizard who loved me” che, agganciandosi alla precedente, parte con una chitarra più tendente al flamenco e una voce femminile più soft e quasi vacillante, fino al minuto 3, dove una chitarra elettrica entra decisa ma prudente, quasi a rompere la monotonia didascalica del sottofondo. Cambiamo decisamente atmosfera con “ Tomorrow dies”, dove la voce torna maschile e diventa aggressiva e “sporca”; la batteria scandisce il tempo dando un tappeto sempre più veloce alla chitarra, che diventa più melodica, mentre la voce esalta tutte le sue corde vocali in un misto di parlato e gridato di classe. Santy's eclipse” torna all'inizio, la voce è calda e pulita, le corde della chitarra nuovamente secche e “flamencose”. Cambio repentino di ritmo verso il minuto 2.30, dove la melodia prende una svolta importante, compaiono percussioni e la cadenza diventa più decisa, il sottofondo ha nuovi strumenti, quasi a voler timidamente accompagnare il basso, che compare come protagonista all'inizio di “Varsak of man”, dove un sottofondo hard rock e una chitarra finemente coinvolgente, fanno da spalla alla voce: questa volta via di mezzo tra quella finora sentita, ne troppo sporca ne troppo pulita. La chitarra prende il sopravvento con assoli continui: quasi a dire: finalmente! “A wizard blade” ricorda in modo impetuoso la mitica “planet caravan” dei Black Sabbath, ma con un coinvolgimento profondo: quasi a sentire voci ancestrali provenire da un ruscello che sgorga acqua limpida. Una purificazione dell'anima, con occhi chiusi mentre tutto continua a scorrere dentro di noi. Inizio spiazzante, in pieno stile Ministry, per “My second knife fight” con la melodia in sottofondo “ballereccia” si può dire, la chitarra e la batteria si divertono a correre sulle rotaie precise e pulite mentre la voce racconta la sua storia, assolo intrecciato con voce e percussioni, poi a poco più di metà, bellissimo sfogo melodico con unisono di strumenti e voce, come unirsi a braccetto per completare questo bellissimo percorso. Si torna all'inizio con “Edge of reprisal”, come fosse una nuova intro di una seconda parte di album: fondamentalmente la parte delle cover. Iniziamo con gli “Helmet” in questa “In the meantime”, pezzo che rimane fedele all'originale, dando pero dei suoni molto più personali, mantenendo sempre un profondo rispetto. Segue “Dirty black summer” famoso pezzo di “Danzig”: anche in questo caso, ottima cover, che mantiene la propria identità, aggiungendo quel tocco personale nel suono e nell'energia, sempre sporcata per natura. Ultimo pezzo dell'album è “Orgasmatron” dei Motorhead, dove la voce si adatta alla perfezione e la melodia sembra quasi scritta per i Wizard Tattoo, quindi anche in questo caso, le modifiche rispetto all'originale sono davvero minime. Un album in alcuni punti un po' troppo ripetitivo, che preso a blocchi è davvero esaltante ma appunto, che tende saltuariamente a riprendere quello che è già sentito. Un buon punto di partenza su cui aspettarsi notevole crescita futura
Iven
ENGLISH TRANSLATION
Line-up: Bram the Bard – multi-instrumentalist
Tracklist: Living Just For Dying, The Wizard Who Loved Me, Tomorrow Dies, Sanity's Eclips, Varsak of Man, A Wizard's Blade, My Second Knife Fight, Edge of Reprisal, In the Meantime (Helmet), Dirty Black Summer (Danzig), Orgasmatron (Motörhead)
Of course, sometimes you go back to quoting things you've already heard; I'll do the same thing today. Putting this album on the table, which is not just an album, this is a car album: whether you're going 130 miles an hour (because we respect the speed limit) in the third lane of the motorway, or you're strolling at 20 miles an hour on a country road with your better half, this album always has something suitable for the situation. Wizard Tattoo, the brainchild of multi-instrumentalist Bram the Bard, will release “Living Just for Knife Fighting” on December 6, 2024. This album combines the visceral energy of the EPs “One of These Knive”s and “Living Just for Dying” in a cohesive and powerful listening experience. But it also adds a little something: 3 really spot-on final covers. “Living just for diyng” is an epic intro, the warm voice intertwines with the dry strings of the guitar in a slow and cadenced walk by moonlight. It echoes the first song: “The wizard who loved me” which, hooking up with the previous one, starts with a guitar more tending towards flamenco and a softer and almost wavering female voice, until minute 3, where an electric guitar enters decisively but cautiously, almost to break the didactic monotony of the background. We change atmosphere decidedly with “Tomorrow dies”, where the voice becomes masculine again and aggressive and “dirty”; the drums mark the time giving an increasingly faster carpet to the guitar, which becomes more melodic, while the voice exalts all its vocal cords in a mix of spoken and classy shouting. Santy's eclipse” returns to the beginning, the voice is warm and clean, the guitar strings dry and “flamenco” again. Sudden change of pace around minute 2.30, where the melody takes an important turn, percussions appear and the cadence becomes more decisive, the background has new instruments, almost as if it wanted to timidly accompany the bass, which appears as the protagonist at the beginning of “Varsak of man”, where a hard rock background and a finely engaging guitar, support the voice: this time a middle way between what we have heard so far, neither too dirty nor too clean. The guitar takes over with continuous solos: almost as if to say: finally! “A wizard blade” is reminiscent of the legendary “planet caravan” by Black Sabbath, but with a deep involvement: almost as if one were hearing ancestral voices coming from a stream that flows clear water. A purification of the soul, with eyes closed while everything continues to flow inside us. A disconcerting start, in full Ministry style, for “My second knife fight” with the “dancing” melody in the background, one might say, the guitar and drums have fun running on the precise and clean rails while the voice tells its story, a solo intertwined with voice and percussion, then just over halfway, a beautiful melodic outburst with unison of instruments and voice, as if joining arm in arm to complete this beautiful journey. We return to the beginning with “Edge of reprisal”, as if it were a new intro to a second part of the album: basically the cover part. We start with “Helmet” in this “In the meantime”, a piece that remains faithful to the original, but gives much more personal sounds, always maintaining a deep respect. It follows “Dirty black summer” famous piece by “Danzig”: also in this case, an excellent cover, which maintains its own identity, adding that personal touch in the sound and energy, always dirtied by nature. The last piece of the album is “Orgasmatron” by Motorhead, where the voice adapts perfectly and the melody seems almost written for Wizard Tattoo, so also in this case, the changes compared to the original are really minimal. An album in some points a bit too repetitive, which taken in blocks is really exciting but precisely, which occasionally tends to repeat what has already been heard. A good starting point on which to expect considerable future growth
