HUGO'S VOYAGE
“Inception”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 10 -11- 2023
genere: rock
voto: 4
Line-up: Hugo Valenti - vocals, Robby Hoffman - guitars, Lance Millard - keyboards, Greg Smith - bass, Dana Spellman - drums.
Tracklist: Inception (instrumental), Crazy What Love Can Do, Don’t Wanna Live Without Your Love, Sound Of A Broken Heart, Goin’ Away, A Friend Like You, How Many Times, I’ll Be Around, In My Heart, September Love, The Voyage, When Heaven Makes An Angel
Se un giorno decideste di fare un film, gli Hugo' Voyage avrebbero già il set completo di canzoni per la colonna sonora, consiglio fortemente Jennifer Aniston come protagonista, sarebbe la ciliegina sulla torta. Provenienti da New York e Boston, i “voyage” sono una dinamica rock band ricca di melodie incalzanti e paesaggi sonori che diventano quasi inni. Con le loro voci potenti e il sound molto anni 80 ricordano la mitica band Journey. Nulla di strano visto che gli Hugo's Voyage si sono formati nel 2005 proprio come tribute band ai Journey, ottenendo un enorme successo negli Stati Uniti, attirando un seguito devoto di fan profondamente commossi dalla musica, intraprendendo poi, un viaggio musicale tutto loro, creando un suono originale nell'album di debutto "Inception" che rende omaggio alle suddette influenze ma ritagliandosi una propria identità unica e vibrante. Le composizioni esplorano temi universali di amore, speranza, perdita e scoperta di sé, accompagnate da melodie contagiose che persistono nella mente degli ascoltatori molto tempo oltre la fine di ogni canzone. Dalle ballate epiche come "In My Heart" che fanno gonfiare i cuori di emozione, all'alto numero di ottani presenti in pezzi come "I'll Be Around" che possono infiammare uno stadio, le canzoni possiedono una straordinaria capacità di trasportare il pubblico in un altro tempo e luogo. Il modo di suonare la chitarra di “Robby” evoca senza sforzo riff iconici e assoli violenti, creando una magica sinergia con la sezione ritmica, che alimenta di energia le implacabili melodie contagiose della band. Dopo una introduzione degna di Top Gun, arriva “Crazy what love can do”, dove la ritmica, in questo caso, ricorda gli A-ha e aspetta una voce garbata e soave, in compagnia di una chitarra mai eccessiva. “Don't wanna live without your love” ha tutte le carte in regola per essere una canzone motivazionale: pianoforte iniziale e cori strappalacrime, anche se nulla di tutto ciò risulta fuori posto o azzardato. Pulizia e precisione sono alla base di tutta la loro produzione continuando proprio con “Sound of broken heart”, trascinante e intensa, la chitarra è la voce si innamorano e ci regalano un emozionante passo a due. Saliamo di velocità mantenendo un ottima intensità con “Goin' away”, la chitarra esce dal torpore e si scatena, i cori danno corpo alla voce rendendo grintoso ogni singolo minuto. “A friend like you” trasuda 80s da tutti i pori, spalline e capelli cotonati al centro della pista da ballo. Il sax rafforza questa tesi, portandoci tutti in un potente mondo ormai lontano. Schitarrata intrigante come intro di “How many times”: middle time molto calda, cori e voce che si separano i compiti così come pianoforte e chitarra, mentre “I'll be around” regala un ritornello intenso e persistente, un grido melodico e pacato, la voce si spinge un pò più in là e si porta con sé tutta la banda, dando entusiasmo alla chitarra che sembra quasi non aver aspettato altro. Trascinante! Si rallenta di nuovo per la commuovente "In my heart", pianoforte a manciate e voce suadente con quel pizzico di malinconia degna di una camminata sulla spiaggia al rallentatore. "September love" è amore e grinta; al contrario delle precedenti, rallenta la velocità ma aumenta l'intensità. La voce è più decisa, come a voler chiedere a una donna di essere amata ma alle nostre condizioni! Prendere o lasciare! Riff interessante per "The voyage", la ritmica spacca la monotonia, voce e chitarre però viaggiano dritte come sempre, dando comunque un senso di incastro. Salita rapida per il ritornello e poi di nuovo a rallentare, montagna russa gradevole, senza mai strafare. “When heaven makes an angel” ricorda strutturalmente le strade di Philadelphia del boss, il sound però è 100% Hugo's: un pò sognante e un pò malinconico. Una chiusura alcune volte scarna, dove la batteria duetta con la voce e aspetta il pianoforte arrivare mano nella mano con una chitarra piena di armonia. Che dire quindi? Niente se non dare un semplice consiglio: per una volta non separare le parti, non ascoltare la voce o la chitarra, perché “Inceptions” è un album che va controcorrente, senza fronzoli tecnici gratuiti o eccessivi, completamente devoto alla musica, alle canzoni, da ascoltare senza cercare troppe motivazioni. Forse chiudere gli occhi e sognare.
Iven
THE GRANDMASTER
“Black Sun”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 12-01-2024
genere: heavy metal
voto: 3.5
Line up: Peer Johansson – vocals, Jens Ludwig – guitars, Alessandro Del Vecchio - bass, keyboards, Brett Jones – keyboards, Mirko De Maio - drums
Tracklist: Black Sun, Watching the End, While the Sun Goes Down, Learn to Forgive, Heaven’s Calling, Something More, Fly Icarus Fly, I’m Alive, What We Can Bear, Soul Sacrifice, Into the Dark
The Grandmaster escono giusto in questi giorni con un nuovo loro album intitolato "Black Sun " a distanza di pochissimi anni del loro disco di debutto targato 2021, "Skywards ". La formazione per questo disco è Peer Johansson alla voce, Jens Ludwig alla chitarra, Mirko De Maio batteria, Alessandro Del Vecchio basso tastiere e Brett Jones tastiere. Questo lavoro è composto da undici brani carichi di energia, accattivanti e con un'influenza diretta verso act musicali quali Fate, Ureas. Jens Ludwig (che è stato anche il co-fondatore degli Edguy...nda) in questo album ha dato il meglio di sé con riff ritmici e assoli stupendi ma sempre con quel caratteristico “tocco teutonico” che, unito e miscelato per bene con la voce del Peer Johansson, fanno in modo di ottenere un risultato d'impatto e di sicuro effetto per la gioia di molti metal kids. “Black Sun” si potrebbe dividere in due parti; la prima più melodica anche se sempre heavy e potente nel suo incedere e la seconda dove si pigia maggiormente sull'acceleratore. Infatti le song centrali "Something More " e " Fly, Icarus Fly " sono "lo spartitraffico" tra la prima parte del lavoro e la seconda che si conclude con una violenta ed esuberante -siamo verso lo speed metal- "Into the Dark". Un disco “con i fiocchi” che ben ci fa sperare in un 2024 ricco di tante sorprese ed emozioni.
Luca
ELECTUS
“Episode IV”
(independent self release)
release date: 18-12-2023
genere: hard rock
voto: 4
Line up: Russel Peake – guitars, vocals, Alan Mills - bass, Mick Hales – drums
Tracklist: More More More, All the Way, Got the Time, If I Stay, Destiny, Nightwalker, Forever, Paroxysm, Mind Games, Calling Occupants of Interplanetary Craft
Ecco quello che capita subito dopo aver stilato la classifica delle migliori uscite discografiche dell'anno passato. Capita che, per motivi “logistico-temporali” il suddetto lavoro in studio della band proveniente dallo storico Black Country nelle West Midlands, nel Regno Unito, non sia riuscito a pubblicarlo entro il 2023 e quindi ve lo presento adesso - con leggerissimo ritardo - precisando però che, se avessi avuto più tempo a disposizione, “Episode IV” sarebbe rientrato nella top ten degli album del Cathouse (la classifica la potete leggere nell'apposita sezione Journal” del sito, nda). Questo trio capitanato e fondato dall'eclettico cantante e chitarrista Russel Peake nel 2008, ha macinato centinaia di show di supporto a calibri come Alcatrazz, Gun, Enuff Z Nuff, Anvil, Uli Jon Roth, Nazareth, Eric Martin ecc... si è fatto un bel seguito in patria e ha già pubblicato altri albums. “Episode IV” infatti è la quarta release ed è un'autentica goduria per qualsiasi rocker che si rispetti; una miscela di classico hard rock venato da punte street e rock'n'roll con però la qualità dei suoni attuali e quindi la maggiore modernità in fase di arrangiamento e registrazione. Il disco è un autentico summa di song commerciali al punto giusto ma con la verve hard ai massimi livelli, che vi farà saltare sulla sedie in non poche occasioni. Interessante l'ugola del leader Russel che, con le dovute proporzioni e si tratta solo di una “sensazione personale”, sembra fare il verso ad un certo Axl Rose in brani quali la stupenda ballad “Calling Occupants of Interplanetary Craft“ o nella violenta street song “Destiny” che rimembra Guns 'n Roses e L.A Guns....tanto per capire il tiro. Attenzione, non aspettatevi una timbrica come Axl – credo che nessuno mai ci sia arrivato al suo stile e originalità – bensì, nelle canzoni menzionate, Russel entra in sintonia con un approccio e vocalizzi molto simili. “All The Way” strizza l'occhio invece ai padri di tutto, i Led Zeppelin; dal ritornello iniziale alla metrica della song. Anche “Forever” spazia verso un rock più settantiano mentre “ More More More” è più commerciale e moderna, indubbiamente una potenziale hit! Originale lo start con armonica e basso pulsante in “ Paroxysm” che si sviluppa in un cadenzato hard rock ricco di pathos impreziosito anche da un pregevole guitar work. Inutile proseguire oltre, lascio a voi il compito di scoprire tutto l'album, cosa che raccomando caldamente. Ottimo lavoro!
Roby Comanducci
FIFTH NOTE
“Here We Are”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 08-12-2023
genere: hard rock
voto: 4.5
Line-up: Samuel Thapa - vocals, Khriekethozo Sekhose - guitar, Jubito Swu - bass, Rüüvolie Kire - drums, Sheduto Kezo - keyboards
Tracklist: Rider, Always Love You, Dreamer, Fantasy, I Won'’T Give Up, Here We Are, Misfortune, Falling Apart, Confused Trauma, Drifted, End Time’s
E' natale! Siamo pronti per i regali? Ma certo! Sappiamo tutti che, nonostante i nostri classici sbattimenti, ci ritroveremo con i soliti mutandoni della nonna e le calze di lana della zia. Sforzandoci di mostrare quel sorriso di finta gratitudine a quel parente che, dopo anni, ancora crede che il suo presente sia gradito, ci accingiamo a trovare appesi alla carta del pacco regalo almeno i fatidici 50 euro, che anche a 37 anni fanno comodo. Beh se questa cosa è capitata anche a voi, consiglio di spendere questi soldi per comprarvi quest'album, a sua volta già di per sé, un piccolo regalo da un paese inaspettato: i Fifth Note dalla lontana India! Questi rocker hanno preso vita a metà del 2019, partendo dalle basi originali di una band a tema cristiano, fino a trarre la maggior parte delle loro influenze da generi musicali secolari come Progressive Metal e Hard Rock classico, unendo perfettamente la raffinatezza del primo e la forza del secondo, regalando quindi melodie orecchiabili e un suono molto raffinato. Come molti colleghi del genere, i Fifth Note hanno iniziato eseguendo cover, ma nel corso degli anni, con il crescente interesse per la musica originale e la richiesta da parte dei fan, la band nel 2021 ha pubblicato gli inediti: "Misfortune" e "Here We Are"; diventando popolari in tutto il loro paese. La loro musica ha suscitato l'interesse dell'etichetta e il risultato è "Here We Are", il loro album di debutto. Il disco include anche i primi due singoli citati e un set di brani Hard Rock di ottima fattura con un tocco Progressive Metal, e lo scopo di promuovere musica divertente senza l'uso di droghe o alcol. L'album inizia con “Rider”, granitica e aggressiva; la voce sputa in faccia un ottima tecnica mentre le chitarre tessono una piacevole middle time dai suoni metal, cambio repentino per l'assolo e poi si torna lenti per un finale che richiama l'inizio. L'aggressività di questo primo pezzo lascia spiazzati quando “Always love you” fa capolino. Entrano in gioco i synth, per una semi ballad molto incalzante posta insolitamente in posizione 2 dell'album. Piacevole e romantica, di helloweeniana fattura. Pregevole costruzione dell'assolo. “Dreamer” aggiunge sbocchi sonori differenti, con un'apertura di chitarra secca e molto hard rock per rallentare sulla strofa facendo divertire la voce sempre graffiante. Ritornello melodico e potente, accende la voglia di cantare. Bridge centrale pre-solo con colori blues, affascinante: gli strumenti e la voce giocano tra loro in un crescendo di intensità fino allo sfociare chitarristico. Pausa. Grido. Fantastico! Si torna a un piacevole stile Helloween in “Fantasy” ma con una malinconia subito segnalata dall'apertura con pianoforte. Anche qui un ritornello melodico, forse un po melenso ma di ottima tecnica e fattura. I sinth in sottofondo legano il tutto alla perfezione e creano l'atmosfera perfetta per l'arrivo di “I won't give up”, la ballad per antonomasia. Dopo tentativi e splendide vie di mezzo, arriva con il giusto mix di occhi lacrimanti e cuori spezzati. Pianoforte a dettare legge mentre la voce regala passaggi malinconici. L'assolo di chitarra caldo e profondo è il preludio alla chiusura isterica e rabbiosa della voce! “Here we are” è la title track metamorfica: suoni molto pop e un filo anni 80, con sinth marcati e voce pulita, la chitarra rimbalza sui cambi quasi come non volesse disturbare troppo l'affinità della ritmica. Ritornello deciso ma morbido, poi cambio repentino a metà per introdurre un assolo tamburellante. “Misfortune” regala alle chitarre nuovo protagonismo, riportando la ritmica un po più dietro le quinte; voce pacata e lasciva. Ritornello sempre aperto e melodico, una garanzia. Bel gioco a metà tra chitarre e sinth nel creare un finale rallentato e granitico. “Falling apart” è interessante e ben costruita, con cambi all'unisono che accelerano e frenano, un vagone ben proiettato verso la stazione. Struttura sonora veramente di gran qualità, che mette in secondo piano la voce ma questa volta ne vale la pena! Il suono diventa più duro con “Confused trauma”, la voce di nuovo al centro, molto calda e lucida e poi improvvisamente secca e stridula. Cambio repentino strumentale nella fase centrale a rendere tutto molto progressive. Che dire di “Drifted”? Beh, questa canzone è un teatro vuoto e buio con il palcoscenico che ha solo un pianoforte illuminato da una fredda luce bianca. La voce regala il meglio di sé. Una preghiera da ascoltare in silenzio e con un pizzico di ammirazione. Chiudiamo con grinta e cattiveria! Chitarre e voce rabbiose per “End time's”, batteria che sfodera nuovo repertorio. Alzate il volume e rimettere il disco dall'inizio! E ancora e ancora! Grazie nonna! Non metterò mai i tuoi mutandoni ma quest'album me lo scolo nelle orecchie come fosse una bottiglia di ottimo prosecco per capodanno!
Iven
