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LIVE REPORT: Europe - Villa Bertelli, Forte dei Marmi (09/07/2026)

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Europe, Villa Bertelli, Forte dei Marmi (09/07/2026) — Live Report

 

report & photo by: Ayryn83

organizzazione: MC2 LIVE

 

Gran finale versiliese per il tour italiano della band svedese, tra classici intramontabili e la voglia di dimostrare di essere ancora una macchina da rock viva e vegeta. Il conto alla rovescia, stavolta, era iniziato qualche giorno prima. Il concerto di Forte dei Marmi, inizialmente annunciato per il 10 luglio, era stato anticipato al 9 per un imprevisto organizzativo: un piccolo scossone che però non ha scalfito l'attesa del pubblico riunito nel parco di Villa Bertelli, location che negli ultimi anni si è ritagliata un posto di rilievo tra i palchi estivi italiani più prestigiosi e “fighetti”, tra il verde e l'eleganza discreta della Versilia. Ci aspettavamo un po’ più di fresco, data la vicina presenza del mare; in realtà il caldo era umido e soffocante. Sudati e trepidanti, ci siamo accomodati nel pit; l’atmosfera, a dispetto della location, era familiare, quasi da piccolo circolo, rispetto ad altre, come quella di Roma. Abbiamo incontrato diverse facce conosciute e, tra due chiacchiere e qualche saluto qua e là, la serata è iniziata. Per gli Europe era la quarta e ultima tappa di un breve tour italiano che li aveva già portati a Marostica, Roma e Brescia nei giorni precedenti: un mini-giro che ha avuto il sapore di una vittoria di lunga durata per una band che, dopo il boom planetario di metà anni Ottanta, ha saputo reinventarsi senza mai rinnegare la propria eredità.

Una scaletta tra nostalgia e presente

Joey Tempest, voce e frontman carismatico quanto basta per tenere in pugno un pubblico eterogeneo — dai cinquantenni cresciuti a pane e MTV ai più giovani lì per curiosità o eredità familiare — ha guidato la band attraverso un percorso che ha alternato con mestiere gli inni scritti per restare nella memoria collettiva e il materiale più recente, a testimonianza di un gruppo che non si accontenta di vivere di rendita. Non sono mancati i pezzi pescati da “The Final Countdown” (1986) e “Open Your Heart” (1988), colonna sonora di un'epoca che il pubblico di Forte dei Marmi ha accolto cantando a squarciagola ogni singola strofa. Ma il vero valore aggiunto della serata è arrivato dai brani più freschi, anticipazioni del nuovo album “Come This Madness”, in uscita a settembre: pezzi che, lungi dallo sfigurare accanto ai classici, hanno mostrato una band ancora capace di scrivere canzoni vere, con urgenza e mestiere. Sarò controcorrente come sempre ma mi sono emozionata molto, non tanto con “The Final Countdown”, bensì con brani come “On Broken Whings”, “Rock The Night” e “Superstitious”. La lacrimuccia è stata trattenuta a stento sulla ballad per eccellenza “Carrie”, che era anche la preferita del mio babbo.

Perché "Rock the Night" ha acceso subito la serata

Se "On Broken Wings" ha aperto lo show con un crescendo quasi cerimoniale, è con "Rock the Night", piazzata già in seconda posizione, che il concerto ha trovato la sua prima vera scarica di adrenalina. Scritta nel 1985 e da sempre uno dei pezzi più identitari del repertorio Europe — ben prima che "The Final Countdown" ne definisse lo status planetario — "Rock the Night" ha il compito preciso di trasformare un pubblico ancora seduto (o appena arrivato) in una massa che canta e alza le braccia al primo ritornello. Dal punto di vista puramente critico, è una scelta di scaletta intelligente: posizionare così presto un brano di questa carica evita il rischio, tipico dei tour "nostalgia", di far salire la tensione solo verso il gran finale. A Villa Bertelli l'effetto è stato immediato — il classico riff scandito, il ritornello cantato all'unisono da un pubblico di generazioni diverse, e Joey Tempest che ha usato il brano come vero e proprio detonatore emotivo della serata, ben prima di arrivare ai fuochi d'artificio finali di "The Final Countdown". Un segnale chiaro: gli Europe non hanno bisogno di aspettare i bis per ricordare al pubblico perché sono ancora, oggi, una live band di riferimento del genere.

John Norum e la chitarra che non invecchia

Sul fronte strumentale, la chitarra di John Norum resta un pilastro difficilmente eguagliabile nel panorama hard rock melodico: assoli puliti, mai gratuiti, costruiti per servire la canzone più che per esibire il virtuosismo fine a se stesso. È lui, insieme a Tempest, a reggere il peso specifico di un repertorio che pochi coetanei possono vantare. Davvero una bestia di chitarrista. Contrariamente a Tempest, la cui voce ha ovviamente subito il peso degli anni (arrivarci comunque con una voce così alla sua età), il virtuosismo chitarristico di Norum è rimasto intatto.

Il gran finale

Come da tradizione, la parte conclusiva dello show è quella in cui la band scioglie ogni riserva: prima un affondo nei territori più oscuri e narrativi del proprio catalogo, poi l'inevitabile, epica resa dei conti finale, quella manciata di note di tastiera che in tutto il mondo — e in questo angolo di Toscana affacciato sul mare non ha fatto eccezione — trasforma un concerto in un rito collettivo. Cori, telefoni alzati, qualche lacrima di chi quella canzone la sentì suonare per la prima volta quarant'anni fa: il tempo, per una sera, si è fermato.

bilancio

Villa Bertelli si conferma un palcoscenico all'altezza dei nomi che ospita e gli Europe hanno chiuso il loro breve tour italiano con la conferma di essere, ancora oggi, una live band solidissima: un gruppo che non ha bisogno di nascondersi dietro la nostalgia perché ha ancora qualcosa da dire, e lo sa dire suonando.

La scaletta della serata

On Broken Wings, Rock the Night, Walk the Earth, Scream of Anger, Sign of the Times, One on One, The Cult of Ignorance, Carrie, War of Kings, Stormwind, Open Your Heart, More Than Meets the Eye, Last Look At Eden, Ready Or Not, Superstitious, Cherokee, The Final Countdown

 

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Read 265 times Last modified on Martedì, 14 Luglio 2026 12:21

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