ROMEO “Dejà Vu Letters”
ROMEO
“Dejà Vu Letters”
(Burning Minds/Street Symphonies Records)
release date: 29-05-2026
genere: hard rock/post glam, punk revival
voto: 7
Line up: Max Colliva – vocals, guitars, Andrea Zanolli – guitars, Rudy B. - bass, Luke Cocchieri – drums
Tracklist: Frankfurt Lights, Italian Guy, True Confessions, Romeo (A Loyal Borderline), Soul Staller, No More Chances, I Need To Know, What’s Going On, Decadent Man
I Romeo sono una rock ’n’ roll band dal carattere forte e orgogliosamente senza compromessi, nata nel 2024. Ispirati dal sound iconico e vintage di metà anni '70 e primi anni '80, raccolgono l’eredità di artisti come “Thin Lizzy”, “UFO”, “Cheap Trick” e “The Dogs D’Amour”. Anima del progetto è Max Colliva, già noto per le esperienze con i The Loyal Cheaters e nella band di Ricky Rat, qui impegnato come voce e chitarra alla guida di una formazione che punta tutto su personalità e istinto piuttosto che su eleganze ricercate o snobismi musicali. Fin dal primo ascolto emerge l’attitudine nettamente vintage della band, nel sound e nelle movenze. Personalmente ho trovato alcune risonanze molto simili a quelle di Hanoi Rocks e Michael Monroe, a patire dalla terza traccia in poi; ascoltando le prime due invece mi sembravano molto più vicini all’indie rock alla Franz Ferdinand (spero non si offenda nessuno ;D ) ma per fortuna andando avanti con l’ascolto la commistione “Hanoi Rocks + Hellacopters” si è fatta più viva, così come la modalità “garage punk” e “new wave of Scandinian Rock. Decisamente l’album recupera punti con lo scorrere delle tracce, probabilmente anche grazie alle ospitate a cui prendono parte El Xicano, alle tastiere e hammond, Lena McFrison e Filippo Tramontana ai fiati, a dare quella coloritura ancora più vintage. Fin dalle prime battute, il lavoro si colloca in quella terra di mezzo dove power pop, glam e classic rock si fondono in modo fluido, con una resa sonora volutamente scarna, quasi da garage, che evita le finiture patinate tipiche della produzione odierna a favore di un'impronta analogica e leggermente grezza. Questa scelta produttiva, pur non priva di qualche limite sul piano della profondità, trasmette efficacemente l'idea di un gruppo che vuole apparire vivo e diretto, più concentrato sull'intesa tra i musicisti che sulla cura maniacale del dettaglio. I nove brani che compongono il disco oscillano tra atmosfere romantiche notturne e una malinconia dichiarata, secondo le stesse parole della band, con un filo conduttore costituito da melodie immediate e una spiccata propensione all'orecchiabilità, come dimostrano le aperture power pop in stile “Cheap Trick” e la naturalezza con cui certi refrain restano in testa. Tuttavia, alcuni brani tendono a cristallizzarsi, penalizzati da strutture piuttosto convenzionali e da soluzioni che generano una sensazione di già sentito non solo nel titolo, ma anche nello sviluppo effettivo delle canzoni. Sicuramente in un panorama italiano sempre più arido di nuove leve, è apprezzabile che una nuova band, tutta italiana, da soli due anni sulla scena, abbia saputo tirar fuori qualcosa di comunque interessante, seppur con atmosfere molto retrospettive, ma non per questo meno valide. Sicuramente da chi ama gli Anni ‘70 i “Romeo” saranno molto apprezzati.
Ayryn83
JOHN DIVA & THE ROCKETS OF LOVE: fuori un altro singolo in attesa del disco ad ottobre
Gli acclamati rocker John Diva & The Rockets Of Love hanno pubblicato oggi il loro nuovo singolo “S.M.I.L.E.”, accompagnato da un visualizer ufficiale, in vista dell'uscita del nuovo album “Your Favorite Drug”, prevista per il 16 ottobre 2026 tramite Frontiers Music Srl.
GRAND: la band svedese fa uscire il singolo in attesa del nuovo album ad agosto
I Grand hanno pubblicato oggi il nuovo singolo e il video ufficiale di "Guilty Pleasure", brano che dà il titolo all'attesissimo nuovo album in uscita il 21 agosto 2026 per Frontiers Music Srl. La band ha commentato: "Guilty Pleasure è un brano orecchiabile e spensierato, caratterizzato da un riff contagioso, un ritornello memorabile e un testo che romanticizza il passato. Sia la musica che il testo riflettono e celebrano lo spirito degli anni '80 e '90, proiettandolo al contempo nel 2026 grazie a una produzione e a una musicalità moderne. Anche il videoclip crea una storia divertente e coinvolgente che si sposa perfettamente con l'atmosfera nostalgica ma al tempo stesso contemporanea del brano." La band svedese torna con il terzo album intitolato "Guilty Pleasure", una vera e propria lezione di AOR melodico, con ritornelli travolgenti, arrangiamenti sontuosi e melodie senza tempo.
LIVE REPORT: GOTTHARD+HARDCORE SUPERSTAR+DREAMSHADE @ Nevermind Music Fest – Bellinzona
Bellinzona
6 giugno 2026 @ Nevermind Music Fest – Bellinzona
GOTTHARD - HARDCORE SUPERSTAR - DREAMSHADE
live report e photo: Katia D'Amato
Cathouse questa volta arriva in Svizzera nella magica cornice di Bellinzona che ha fatto da sfondo a una serata indimenticabile, trasformando la città nel cuore pulsante del rock. Siamo stati al Nevermind Music Fest svoltosi presso il Parco Urbano che ha visto alternarsi sul palco realtà musicali capaci di regalare un sacco di emozioni e che ha spaziato dall'energia moderna del metalcore al sano, inossidabile hard rock che ha fatto la storia europea. La serata è stata aperta dai Dreamshade, band di casa proveniente da Lugano,con il loro metalcore melodico...gli svizzeri hanno saputo scaldare rapidamente l'atmosfera. Il gruppo ha interpretato al meglio il proprio ruolo di apripista, portando sul palco quella carica vitale che ha colpito anche chi non conosceva perfettamente il loro repertorio, preparando il terreno ideale per la tempesta svedese in arrivo. Il testimone è passato poi agli Hardcore Superstar, che non hanno certo bisogno di presentazioni. La band di Göteborg ha letteralmente incendiato il palco con il loro sleaze rock sporco, cattivo e dannatamente figo. Con l'attitudine sfrontata di Jocke Berg e compagni, e un sound che mescola groove e adrenalina pura, hanno guidato il pubblico in un viaggio tra i loro pezzi più iconici, trasformando lo spazio sotto palco in una bolgia di energia che ha confermato, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto siano animali da palcoscenico formidabili. Il gran finale è stato riservato ai Gotthard, pilastri indiscussi dell'hard rock elvetico. Per questa occasione, che ha segnato la loro unica data ticinese dell'anno, la band composta da Nic Maeder alla voce, Leo Leoni e Freddy Scherer alle chitarre, Marc Lynn al basso e Flavio Mezzodi alla batteria, ha offerto una performance che definirei eccezionale. Il concerto non è stato solo una celebrazione dei classici immortali, ma anche l'occasione per presentare dal vivo i brani del nuovo album “More Stereo Crush”, accolto con grande entusiasmo. Ogni riff, dal più robusto al più melodico, ha colpito nel segno, confermando che i Gotthard mantengono intatta la loro straordinaria alchimia. Abbiamo cantato ogni canzone all'unisono...e mentre le note dell'ultimo pezzo sfumavano la mente è corsa un attimo a Steve Lee, la sua presenza è costante su ogni accordo ma la magia è rimasta intatta, questa band continua a onorare il proprio passato con dignità regalandoci ancora quell'emozione pura che, da sempre, li rende immortali. Grazie ragazzi, per non aver mai smesso di farci sognare.







FRONTLINE "Rebirth"
FRONTLINE
"Rebirth"
(Frontiers Music s.r.l)
release date: 15-05-2026
genere: AOR
voto: 7.5
Line up: Stephan Kämmerer - lead vocals, Christian Mühlroth - guitar, Diego de Sousa Pires - drums, Eric Juris - guitar, Andreas Latzko – keyboards
Tracklist: Burning Horizon, Blacktop Parachute, After You're Gone, Two Tickets To The Afterglow, Boulevard Echo, Burning Shadows, One Life One Love, Stone And Feather, Shattered Glass Dreams, Heart On The Dashboard, Burning The Distance, White Line Miracle, Back To The Bright, Arc Of Lightning.
Il Grande Ritorno dell'AOR Tedesco, gia perché dopo un lungo silenzio discografico, i Frontline tornano a far palpitare i cuori degli appassionati di AOR e melodic hard rock. Pubblicato il 15 maggio 2026 sotto Frontiers Music Srl, Rebirth non è solo un nuovo capitolo, ma una vera e propria resurrezione artistica. Nascono a Norimberga nel 1989 diventando presto delle icone del genere con capolavori come The State of Rock (1994) considerato ancora oggi uno dei loro lavori migliori fino ad arrivare al 2010 con il loro ultimo album "Ultimate Salvation". Purtroppo la scomparsa del chitarrista e principale compositore Robby Böbel nel 2022 sembrava aver scritto la parola "fine" sulla storia della band. Eppure, per la gioia dei fan che hanno tenuto vivi i Frontline in tutti questi anni esce Rebirth che celebra l'eredità del passato e apre, al contempo, una nuova fase creativa. Al centro di tutto rimane l'inconfondibile voce di Stephan Kämmerer, affiancato dal nuovo chitarrista e produttore Christian Mühlroth, che ha saputo infondere nuova energia nel sound della band. Album definito da loro stessi "una riaffermazione della nostra identità e una celebrazione della melodia e dell'emozione, rinate per il presente, ma anche un tributo alla memoria di Robby Böbel. L’apripista Burning Horizon stabilisce subito il tono del disco, proponendo un melodic rock solido che punta tutto su ritmi accattivanti, capace di far risaltare l’impronta vocale di Stephan Kämmerer. Il brano ti trasmette quella sensazione di freschezza necessaria per una band che torna sulle scene dopo una lunga pausa. Con Two Tickets To The Afterglow il secondo singolo uscito i Frontline accelerano in po il passo con un pezzo dal sound marcatamente più ritmato. È un brano che si affida a melodie immediatamente orecchiabili. È un album che scorre via, si passa dalle ballad con quell impronta cinematografica ("Heart On The Dashboard", "Shattered Glass Dreams") a canzoni piu frizzanti ("Blacktop Parachute", "Burning The Distance") la performance di Kämmerer trasmette calore e intensità e l’anima melodica che da sempre contraddistingue il loro stile é sempre presente. Non era facile raccogliere l'eredità di Robby Böbel senza snaturarsi, ma i Frontline hanno superato la sfida a testa alta. Christian Mühlroth si rivela un innesto preziosissimo, capace di rispettare il passato modernizzando il sound con intelligenza, mentre Stephan Kämmerer dimostra di non aver perso un briciolo del suo carisma interpretativo. Rebirth è un album vibrante, ispirato e incredibilmente solido, che riconferma la band di Norimberga ai vertici del rock melodico europeo. Un acquisto obbligato per i fan e un eccellente biglietto da visita per chiunque voglia scoprire il lato più autentico ed emozionante dell'AOR. I Frontline sono tornati, e la loro rinascita è un dono prezioso per tutta la scena.
Katia
MATTADOR: è uscito in questi giorni il nuovo album della storica band portoricana
I Mattador, potente gruppo melodic rock, sono lieti di annunciare l'uscita del loro nuovo album in studio, intitolato "III", prevista per il 19 giugno 2026, tramite Frontiers Music Srl. La storica band melodic rock portoricana, tornano con "III", il loro nuovo e potente album in studio interamente composto da brani originali. Attivi dal 1988 al 1995, la band si è guadagnata un fedele seguito grazie alle sue esplosive esibizioni dal vivo e a una miscela unica di hard rock e influenze latine, esibendosi al fianco di leggende come Aerosmith e Iron Maiden e attirando l'attenzione della scena rock europea. Riunitisi nel 2022, i membri fondatori hanno riacceso la loro passione creativa, incanalando decenni di esperienza in 12 brani inediti. Dalle potenti ballate ai riff incalzanti e ai brani rock ad alta energia, "III" cattura il sound caratteristico dei Mattador con rinnovata energia e visione.
TESLA: esce nuovo singolo in attesa del disco a luglio.
Oggi, l'acclamata band hard rock americana TESLA è orgogliosa di presentare il suo nuovo singolo, "Never Alone", tratto dal prossimo album, "Homage", in uscita il 17 luglio 2026 per Frontiers Music Srl. A coronamento di una lunga e illustre carriera, l'album vede la band tornare alle proprie radici con una raccolta di cover che rendono omaggio ad alcuni dei successi rock più intramontabili.
LIVE REPORT: IRON MAIDEN – Run For Your Lives Tour 2026 + Trivium @ Stadio Meazza San Siro Milano 17-06-2026
Iron Maiden – Run For Your Lives Tour 2026
17 – giugno 2026 @ Stadio Meazza San Siro Milano
open act: Trivium
live report: Roby Comanducci
si ringrazia: MC2 LIVE


set list
The Ides of March (intro)
Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
Infinite Dreams
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden
Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years


Quello che è successo mercoledì sera è stato qualcosa di magico. Quello che è successo mercoledì sera esula e va oltre gli schemi di un normale concerto, di una normale esibizione live, per quanto grande ed importante possa essere. Mercoledì 17 giugno 2026 è stata scritta la storia o, perlomeno, un'ulteriore parte di essa, della storia della musica, della storia dell'HEAVY METAL! E non potevano che essere loro, la band formatasi nel lontano 1975 a Londra dal mammasantissima Steve Harris che, arrivati al cinquantesimo anno di attività, hanno ben pensato di festeggiare mezzo secolo di onorata carriera varcando i confini – finora inviolabili – della “scala del calcio italiano”, il sempre sospirato e mai ottenuto Stadio di San Siro! Ebbene si, nessuna band heavy metal era mai riuscita a suonare a San Siro e loro, gli Dei incontrastabili e supremi del metallo, ce l'hanno fatta. Ha vinto la musica, ha vinto la band e abbiamo vinto anche tutti noi: il popolo metal, da sempre screditato da media e dal popolo beota e comune ha dato una lezione di vita ed eleganza partecipando in massa – si stima circa 45.000 partecipanti – senza causare alcunchè di preoccupante o chissà quali problematiche. E' stata una vittoria su tutti i punti di vista, anche mediatici, poiché addirittura i telegiornali hanno reso la notizia pane quotidiano e da mercoledì non si fa che parlare della band inglese. Ottimo. Io sono arrivato allo stadio pieno di energia e tanti ricordi: gli Iron li ho visti innumerevoli volte, soprattutto negli anni ottanta e nei novanta quando scrivevo per la rivista metal “Flash”. Da loro mi aspettavo sicuramente un gran concerto ma la curiosità era enorme poiché, dal vivo, erano circa vent'anni che, per un motivo o l'altro, non ero più riuscito a vederli.
Cosa dire, mi hanno letteralmente stregato. Addirittura ho preferito quest'ultimo show ad alcuni che avevo visto a fine anni novanta e primi duemila. Credo che Bruce and company abbiamo orchestrato e progettato al meglio la loro calata italica: in primis con una sola data in modo tale da radunare in un unico posto tutti i fans d'italia e poi hanno reso l'esibizione un autentico concentrato di spettacolarità ed intrattenimento. Non solo la loro musica , sulla quale non c'è nulla da dire essendo praticamente perfetta, ma anche sul palco e sugli effetti visivi. Due mega schermi ai lati e uno enorme dietro il palco che ad ogni canzone passava immagini in 3d e faceva vivere le storie raccontate e suonate nelle loro canzoni come un film animato. Uno spettacolo nello spettacolo, assolutamente incredibile. Bruce Dickinson era la persona per la quale maturavo più ansia (positiva); ero curioso di capire come se la sarebbe cavata all'alba dei 68 anni con brani che canta dal lontano 1982. Una sorpresa. Il buon Bruce ha tenuto il palco da navigato frontman (e chi più di lui....nda) e, soprattutto, sotto l'aspetto tecnico-vocale l'ho trovato assolutamente in forma e capace di modulare la voce con maestria. Nelle parti più alte o negli acuti come su “Seventh Son....” è riuscito a tenere la nota per circa 30 secondi non perdendo di tonalità e chiudendo il tutto con un vibrato. Fantastico! Questo vuol dire essere professionisti, essere i numeri uno al mondo, essere su un palco da mezzo secolo senza timore alcuno di essere superati o dimenticati. Gli Iron Maiden hanno dato una ulteriore lezione musicale a tutti e hanno emanato un'adrenalina e un pathos che era presente nell'aria e avvolgeva i presenti come in un teatro. Bravo anche il nuovo arrivato, Simon Dowson, che si sta integrando sempre più nel gruppo cercando di dare il suo apporto e, pur non paragonabile al mitico Nicko McBrain, riesce comunque a svolgere un lavoro eccellente. Steve Harris è la solita macchina da guerra che conosciamo da sempre, il maestro che da la carica e il tempo a tutta l'orchestra e il trittico di axe man Smith-Murray- Gers non ha bisogno di presentazioni. Professionali, precisi, taglienti: Dave Murray sempre il più “pacato” ed elegante, Adrian Smith il più grintoso e Janick Gers – da sempre – il più agguerrito. Una autentica colata di metallo rovente è fuoriuscita dalle loro chitarre e gli intramontabili assoli in alternanza dei tre hanno saputo ammaliare le migliaia di presenti.


Prima di loro hanno suonato i Trivium, un'ottima band dedita ad un metal moderno che è stata capace di intrattenere e far esaltare la folla già accalcata sottopalco. La band di Orlando ha cercato nel migliore dei modi di riassumere nel set list i brani più “hot” della loro discografia ottenendo un risultato lodevole. Bravi!
Arrivano quindi le 20.50 e puntuali come un orologio svizzero – dopo aver passato la song “Doctor Doctor” - le casse audio di San Siro hanno introdotto l'intro “The Ides Of March” e....la magia ha iniziato a prendere il sopravvento. La band londinese si è presentata al pubblico con la bella “Murders in the Rue Morgue” sempre supportata da immagini sui tre schermi che raffiguravano le tematiche della canzone. Sin dalle prime note i fans sono andati in visibilio....anche per seguire con la testa un Bruce Dickinson che correva come un matto da una parte all'altra del palco. Arriva quindi il momento di “Wrathchild” e la portentosa “Killers” che vede l'entrata in scena di Eddie insieme ai sei musicisti. Un brano che è intramontabile come anche la successiva e portentosa “ Phantom of the Opera”. Su “The Number of the Beast” sembrava crollasse San Siro per l'accompagnamento corale dei 45000 presenti. “Infinite Dreams” è la song che i Maiden hanno inserito nella scaletta e che non suonavano dall'uscita di “Seventh Son of a Seventh Son” ed era il 1988. Gioia e gaudio quindi per i fans più “vecchi”. Le successive “Powerslave” e “ 2 Minutes to Midnight” ci hanno fatto continuare il sogno ad occhi aperti per arrivare a “Rime of the Ancient Mariner”, autentico poema che nella sua complessità di esecuzione, varietà di partiture e stili all'interno è una sorta di progressive in chiave strettamente metal (stesso discorso vale per la lunga “Seventh Son...”...nda). Solo i Maiden possono creare song di tale caratura. “Run to The Hills” ha fatto saltare tutto lo stadio mentre l'altro gioiello, “Seventh Son of a Seventh Son”, ha stregato il pubblico anche grazie all'immensa prestazione vocale di Bruce. E' con questa song che il nostro ha mantenuto un acuto per circa 30 secondi....pazzesco! Altro classico (ma qui è inutile stare a precisare....sono tutti classici e intramontabili masterpiece!) “The Trooper” e poi – forse – uno dei momenti clou, la coinvolgente e carismatica “Hallowed Be Thy Name” dove è comparso anche un sentiero fantasma dietro al palco sul quale Dickinson si è incamminato per poi arrivare al culmine in alto dove lo aspettava il cappio e quindi la sua impiccagione con conseguente caduta nel nulla – praticamente si è disgregato in un lampo di luce - ricomparendo poi alla base del palco. Effetto ottico eccezionale e spettacolo da dieci e lode. E così i nostri hanno seguito presentando “Iron Maiden” e i tre bis “Aces High”, camaleontica nel suo incedere, “Fear of the Dark”, distruttiva e “Wasted Years” coinvolgente col suo ormai mitico riff iniziale. Una incantevole serata che rimarrà indelebile nella mente di tutti coloro che erano presenti e che ci fa amare ancora di più la band capostipite della NWOBHM.


ENGLISH TRANSLATION
What happened Wednesday night was something magical. What happened Wednesday night goes beyond the confines of a normal concert, a normal live performance, no matter how big and important it may be. On Wednesday, June 17, 2026, history was made, or at least another part of it—the history of music, the history of HEAVY METAL! And it could only be them, the band formed way back in 1975 in London by the godfather Steve Harris. Now in their fiftieth year, they thought it best to celebrate half a century of their distinguished career by crossing the previously untouchable confines of the "stairway of Italian football," the long-desired but never-obtained San Siro Stadium! Yes, no heavy metal band had ever managed to play at San Siro, and they, the undisputed and supreme gods of metal, did it. The music won, the band won, and we all won, too: the metal community, long discredited by the media and the common, ignorant masses, gave a lesson in life and elegance by participating en masse—an estimated 45,000—without causing any serious problems or any particular issues. It was a victory by all accounts, including the media, as even the news made the story a daily occurrence, and since Wednesday, all anyone has been talking about is the English band. Excellent. I arrived at the stadium full of energy and memories: I've seen Iron Maiden countless times, especially in the '80s and '90s when I wrote for the metal magazine "Flash." I certainly expected a great concert from them, but I was incredibly curious because, for one reason or another, I hadn't been able to see them live for about twenty years.
What can I say? They literally enchanted me. I actually preferred this latest show to some I'd seen in the late '90s and early 2000s. I believe Bruce and company orchestrated and planned their Italian outing perfectly: first, with a single date to gather all their Italian fans in one place, and then they made the performance a true concentration of spectacularity and entertainment. Not just their music, which is practically perfect, but also the stage and the visuals. Two giant screens on the sides and a huge one behind the stage showed 3D images with each song, bringing the stories told and performed in their songs to life like an animated film. A show within a show, absolutely incredible. Bruce Dickinson was the person I was most anxious about (positively); I was curious to see how he would cope at the dawn of his 68th birthday, with songs he's been singing since way back in 1982. A surprise. Good old Bruce held the stage like a seasoned frontman (and who better than him... Ed.) and, above all, from a technical and vocal standpoint, I found him to be absolutely in top form and capable of modulating his voice with mastery.
In the highest parts or in the treble, like on "Seventh Son...", he managed to hold the note for about 30 seconds without losing pitch, closing the whole thing with a vibrato. Fantastic! This is what it means to be professionals, to be number one in the world, to be on stage for half a century without any fear of being surpassed or forgotten. Iron Maiden gave another musical lesson to everyone and exuded an adrenaline and pathos that was in the air and enveloped the audience like in a theater. Bravo also to the newcomer, Simon Dowson, who is increasingly integrating into the group, trying to make his contribution and, while not comparable to the legendary Nicko McBrain, he still manages to do an excellent job. Steve Harris is the same war machine we have always known, the maestro who gives energy and tempo to the entire orchestra, and the axemen trio of Smith, Murray, and Gers needs no introduction. Professional, precise, and sharp: Dave Murray, always the most "calm" and elegant, Adrian Smith the most aggressive, and Janick Gers—as always—the most aggressive. A veritable stream of red-hot metal poured from their guitars, and the three's timeless alternating solos captivated the thousands in attendance.
Trivium played before them, an excellent band dedicated to modern metal that was able to entertain and excite the crowd already crowded in front of the stage. The Orlando band tried their best to summarize the hottest songs from their discography in the set list achieving a commendable result. Well done!
Then 8:50 PM arrived, and right on time—after the song "Doctor Doctor"—the San Siro speakers introduced the intro "The Ides of March" and... the magic began to take over. The London band introduced themselves to the audience with the beautiful "Murders in the Rue Morgue," again accompanied by images on three screens depicting the song's themes. From the first notes, the fans went wild... also because they were mentally following Bruce Dickinson as he ran like a madman from one side of the stage to the other. Then came "Wrathchild" and the prodigious "Killers," which saw Eddie enter the stage alongside the six musicians. A timeless song, as is the subsequent, portentous "Phantom of the Opera." "The Number of the Beast" made San Siro stadium seem to collapse under the choral accompaniment of the 45,000 people in attendance. "Infinite Dreams" is the song Maiden included in the setlist and which they hadn't played since the release of "Seventh Son of a Seventh Son" in 1988. A joy and glee, therefore, for the "older" fans. The subsequent "Powerslave" and "2 Minutes to Midnight" made us continue the daydream until we arrive at "Rime of the Ancient Mariner," a true poem that in its complexity of execution, variety of scores and styles within it is a sort of progressive rock with a strictly metal twist (the same goes for the long "Seventh Son..."...ed.). Only Maiden can create songs of this caliber. “Run to the Hills” had the entire stadium on fire, while the other gem, “Seventh Son of a Seventh Son,” captivated the audience, thanks in part to Bruce’s immense vocal performance. It was with this song that he held a high note for about 30 seconds…incredible! Another classic (but there’s no need to point out here…they’re all classics and timeless masterpieces!) was “The Trooper,” and then – perhaps – one of the highlights, the captivating and charismatic “Hallowed Be Thy Name,” which featured a ghostly path behind the stage, which Dickinson walked along, reaching the climax above where the noose awaited him, followed by his hanging and subsequent fall into thin air – he practically disintegrated in a flash of light – only to reappear at the base of the stage. An exceptional visual effect and a show worthy of an A+. And so our guys followed with "Iron Maiden" and the three encores: the chameleon-like "Aces High," the destructive "Fear of the Dark," and the captivating "Wasted Years" with its now legendary opening riff. An enchanting evening that will remain indelible in the memories of all who were there and that makes us love the founding band of the NWOBHM even more.
JOHN CORABI "New Day"
JOHN CORABI
"New Day"
(Frontiers Music srl)
genere: rock, hard rock
release date: 24 - 04 - 2026
voto: 8
Line up: John Corabi – vocals, Marti Frederiksen chorus, guitras, piano, percussions, Evan Frederiksen – drums, bass, organo B3, electric guitars, mandolino and e programmation, Richard Fortus – lead guitar, Paul Taylor - piano, organo, clavinet, Charlie Starr – lead guitars solo.
Tracklist: New Day, That Memory, Faith, Hope And Love, When I Was Young, One More Shot, 1969, Laurel, Good To Be Back Here Again, Love That’ll Never Be, Cosi´ Bella, Your Own Worst Enemy, Everyday People
Ed anche il nostro amato singer Corabi è arrivato a regalarci il suo – primo – album solista! Ok, ci ha messo un po' di tempo, ma se teniamo conto che altri illustri musicisti – leggasi Mick Mars – ci han messo oltre quattro decadi per sfornare un solo project album beh, possiamo ancora perdonarlo. John lo conosciamo tutti per la sua avventura Motley Crue (tra l'altro un'ottima prova vocale nel disco più alternativo e più “incriminato” della “ciurmaglia colorita”....nda) ma ovviamente anche per i tanti progetti tra cui i bravissimi Union e i più recenti The Dead Daisies, e mille partecipazioni con dischi come guest e/o co-autore di altri artisti internazionali. Tra l'altro, siamo reduci dalla sua recente – e ottima – esibizione live al Frontiers Rock Festival VIII di maggio, cosa che ci ha fatto ancor più valorizzare le capacità vocali del frontman (ma anche chitarrista) di Filadelfia. In questo album il nostro dichiara: "Sono davvero entusiasta che tutti possano ascoltare questa nuova raccolta di canzoni! Volevo realizzare un album di brani eclettici e genuini che ricordassero la musica con cui sono cresciuto, e credo davvero di esserci riuscito! Questo è un classico del rock and roll che suona come gli anni '60 e '70... Alzate il volume e godetevelo! Sottoscrivo ogni singola parola di quanto detto e aggiungo che “New Day” suona sì dannatamente seventies ma pesca anche dagli eighties e non risulta “vecchio”, poiché accreditato da un arrangiamento lodevole e una composizione comunque fresca ed accattivante. Se lo devo accostare a un album del passato citerei l'eccellente “Heartbreak Station” (1990) dei Cinderella; non è certamente uguale ma ha lo stesso “piglio” musicale, la medesima attitude e il mood che si respirava in quell'album di Tom Keifer e soci. Per farvi capire quanto appena detto, ascoltate subito il rock di “When I Was Young”, elegante, anche mainstream se vogliamo, e con quell'accenno simil country che non fa mai male. Fantastica song. Tutto il disco non delude e non cala mai di tono; “1969”, l'hard rock di “Your Own Worst Enemy”, la stessa title track, lo spudorato hard rock settantiano di “One More Shot” oppure i momenti più melodici, tra cui citerei “Laurel”, la lenta e semi acustica “ Good To Be Back Here Again” – dove svetta l'interpretazione vocale di John – o l'ammaliante “ Faith, Hope And Love”, dimostrano quanto sia in forma a livello di songwriting il nostro artista. Non mi rimane quindi che consigliarvi l'acquisto di questo “New Day”, indiscutibilmente uno dei migliori album di “cantautorato (hard)rock usciti quest'anno!
Roby Comanducci
MALVADA: nuovo singolo per le talentuose rockers brasiliane!
Le Malvada, talentuosa rock band brasiliana guidata da sole donne, sono liete di presentare il loro nuovo singolo, "Aventura Favorita", accompagnato da un visualizer ufficiale, disponibile ora tramite Frontiers Music Srl. La band ha dichiarato: "Aventura Favorita parla di trovare qualcuno che renda il mondo più grande e che, in qualche modo, ti faccia sentire ancora a casa".
