IRON SAVIOR: fuori il nuovo singolo che ci presenta il nuovo album in uscita a novembre
La band power metal tedesca Iron Savior pubblica oggi il nuovo singolo e il video ufficiale di "The Creature's Tale", secondo assaggio dell'album "Deathbringer", in uscita il 13 novembre 2026 per Frontiers Music Srl.
Il cantante Piet Sielck ha dichiarato: "Naturalmente la classica storia di Frankenstein è stata raccontata in molti modi, ma sembra non perdere mai il suo fascino, soprattutto nel nostro mondo moderno con la manipolazione biogenetica e l'intelligenza artificiale. Cos'è la vita? A questa domanda non è ancora stata data una risposta sufficiente... Sono stato molto ispirato dal film Netflix del 2025, soprattutto dalla parte finale in cui la storia è narrata dalla creatura... The Creature's Tale."
SHOGUN MOJO: Tommy Thayer e Dan Reed debuttano su Frontiers con l'album omonimo!
Gli Shogun Mojo, l'entusiasmante nuova collaborazione tra il leggendario chitarrista dei Kiss Tommy Thayer e l'acclamato cantautore Dan Reed dei Dan Reed Network, debuttano su Frontiers Music Srl con un album omonimo, in uscita il 6 novembre 2026. La band è inoltre lieta di presentare il primo singolo, "Under The Gun", accompagnato dal video ufficiale, disponibile qui sotto.
Dan Reed ha dichiarato: "Nel primo singolo 'Under the Gun'... Tommy è fantastico, e Bengt e Ikiz creano un groove funk micidiale. Per quanto riguarda il testo, punta il dito contro le attuali tendenze del mondo, caratterizzate da maggiore divisione, rabbia e paura. Voglio semplicemente dire che dovremmo fare attenzione alla quantità di negatività con cui riempiamo le nostre vite, perché potremmo far sì che si avveri. Se creiamo una distopia, allora faremmo meglio a prepararci al viaggio".
Shogun Mojo è il nuovo e dirompente collettivo rock ideato dal leggendario chitarrista Tommy Thayer (KISS, Black 'N Blue) e dall'acclamato cantante Dan Reed (Dan Reed Network), che unisce decenni di tradizione arena rock, innovazione musicale e puro spirito rock'n'roll.
Supportati da una formazione svedese eccezionalmente affiatata, composta dal batterista Robert Mehmeti Kizilcay, dal chitarrista Roger Öjersson e dal bassista Jake Nyman, la band offre un album di debutto ricco di riff travolgenti, energia travolgente e performance elettrizzanti.
DAN BYRNE “This Is Where The Show Begins”
DAN BYRNE
“This Is Where The Show Begins”
(Frontiers Music S.r.l)
release: 22 – 05 - 2026
genere: rock, hard rock
voto: 7,5
Line up: Dan Byrne — vocals, guitars, Glenn Quinn — lead guitar, chorus, Colin Parkinson — bass, chorus, Max Rhead — drums, chorus
Tracklist: Saviour, She's The Devil, Praise Hell, Sober, Cherry & Leather, Death Of Me, Temple, Pulling Me Under, Hate Me, Home
Con questo disco d'esordio da solista, il rocker di Liverpool Dan Byrne chiude simbolicamente il capitolo Revival Black — band lasciata a sorpresa appena due settimane dopo l'uscita di “Under the Light” — e apre quello che il titolo stesso annuncia senza troppi giri di parole: l'inizio dello spettacolo. Dieci tracce per circa 39 minuti di hard rock melodico contemporaneo, con innesti di classic rock britannico, qualche venatura soul e tocchi pop nei ritornelli più immediati. L'apertura con "Saviour" è probabilmente il biglietto da visita perfetto: una strofa che cova tensione prima di esplodere in un ritornello ad effetto, tipico manifesto sonoro dell'album. "She's the Devil" conferma la volontà di non restare ancorati alla nostalgia, con una ritmica pesante e dettagli più moderni; "Praise Hell" vira verso tinte soul, mentre "Temple" strizza l'occhio a un pop-rock più orecchiabile. Il punto di forza: la voce. Se c'è un elemento che tutti i recensori concordano nel sottolineare, è la voce di Byrne — potente, educata, capace di alternare grinta e vulnerabilità nello stesso brano. Il paragone più ricorrente è con Mark Tremonti degli Alter Bridge, ma emergono anche echi di Glenn Hughes, soprattutto nella conclusiva "Home", un brano più ampio e mutevole che lascia intuire dove Byrne potrebbe spingersi in futuro. I momenti più riusciti "Death of Me" — il singolo che aveva già lanciato la sua carriera solista prima ancora dell'album — resta probabilmente il vertice del disco: scrittura solida, atmosfera cinematografica, un ritornello che si struttura come un instant classic. "Pulling Me Under" gioca invece su un registro più cupo e atmosferico, con testi che affrontano il rapporto tossico tra chi cerca aiuto e chi, paradossalmente, è anche la causa del male. Qualche limite. Non tutto il disco viaggia alla stessa quota: brani come "Sober" o "Cherry & Leather" risultano più convenzionali e meno memorabili rispetto ai picchi del disco, dando la sensazione — condivisa da più critici — che a colpire sia più la voce del cantante che le canzoni in sé. È il rischio tipico di un debutto costruito attorno a un interprete già affermato dal vivo: il rischio di restare un veicolo per il talento vocale più che un insieme di pezzi capaci di reggersi da soli. In sintesi “This Is Where The Show Begins” è un esordio maturo, sicuro di sé, che dimostra come Byrne non sia il classico solista "acerbo" in cerca di un'identità: quell'identità, tra hard rock, melodic rock e sfumature alternative, è già abbastanza definita. Manca forse un pizzico di uniformità nella scrittura per renderlo un capolavoro assoluto, ma come punto di partenza per una carriera solista è più che convincente — e lascia presagire un margine di crescita notevole per i prossimi capitoli.
Ayryn83
THE L.I.F.E. PROJECT: Rand/Carson ci propongono la loro versione del classico dei Blondie!
THE L.I.F.E. PROJECT CON JOSH RAND DEGLI STONE SOUR E CASANDRA CARSON PUBBLICANO LA COVER DI "CALL ME" DEI BLONDIE disponibile ora su Frontiers Music srl
The L.I.F.E. Project, la dinamica collaborazione tra il chitarrista e cantautore Josh Rand (Stone Sour) e la potente vocalist Casandra Carson (Paralandra, Casandra's Crossing), pubblica oggi una potente interpretazione del successo dei Blondie, "Call Me", disponibile ora su Frontiers Music Srl.
Josh Rand ha commentato: “Nel 2020 stavo cercando una cantante per il mio nuovo progetto. Sono entrato in contatto con Casandra Carson e le ho chiesto quale canzone le sarebbe piaciuto cantare per l'audizione. Ha scelto "Call Me", quindi l'ho subito arrangiata musicalmente per lei. L'ha interpretata alla perfezione e il resto è storia! Non avevamo intenzione di pubblicare questo brano, ma abbiamo pensato che sarebbe stato bello farvi ascoltare la canzone da cui tutto è iniziato.”
Casandra Carson ha aggiunto: “"Call Me" è una di quelle canzoni che suono dal vivo fin dalla mia prima cover band, quando avevo 17 anni. Questa registrazione, in particolare, è stata una sorta di audizione per entrare a far parte dei The L.I.F.E. Project. Josh voleva che scegliessi una canzone che mi fosse congeniale e che potessimo usare per testare la nostra collaborazione, e questa mi è sembrata la scelta perfetta. E alla fine, ho ottenuto il posto! È incredibile che venga tirata fuori dagli archivi e resa pubblica dopo tutti questi anni.”
JOE STUMP: il professore dello shred torna con il suo nuovo album solista
Il Professore dello shred, Joe Stump, torna con il suo nuovo album solista, Lord of the Strings, in uscita il 16 ottobre per Silver Lining Music. I preordni saranno disponibili dal 18 agosto a questo indirizzo.
Il primo singolo estratto da Lord of the Strings, significativamente intitolato “Full Throttle”, apre il disco a tutta velocità. Una scarica senza filtri di riff e virtuosismi shred che detta immediatamente il passo di ciò che seguirà, introducendo senza mezze misure l’elettrizzante tecnica chitarristica che attraversa l’intero album.
““Full Throttle” è un brano ad alta velocità che racchiude tutti gli elementi che ci si può aspettare da uno dei miei album solisti”, afferma Joe Stump. "Riff metal feroci uniti a melodie fortemente influenzate dalla musica classica e, naturalmente, la solita quantità assurda di pirotecnici virtuosismi shred, velocissimi e tecnicamente molto impegnativi. Il tutto suonato con un’attitudine rock da vero badass, nello spirito di un Ritchie Blackmore dei giorni nostri. Se siete appassionati di chitarra o fan del metal, qui c’è sicuramente parecchio pane per i vostri denti!”
Stump, però, non punta soltanto sulla velocità di “Full Throttle”, né si limita a ripercorrere i territori classici dell’heavy metal melodico tradizionale in brani come “Playing with Fire”. In questa opera strumentale di dodici tracce porta la chitarra anche verso territori più lirici, come in “In the Hall of the King” ed “Eternity of Darkness”, dove i suoi fraseggi estremamente ricercati diventano essi stessi la voce narrante dei brani.
Non mancano momenti più intimi e riflessivi affidati alla chitarra acustica, come in “Den of Vipers” e “Leipzig 1722”, ma nel complesso Lord of the Strings rimane una bestia potente e inarrestabile o, come lo definisce lo stesso Stump, “un’orgia di chitarra heavy metal”.
Se cercate chitarre urlanti di proporzioni degne del Valhalla, questo è il disco che fa per voi. Stump ama riff che ruggiscono e assoli che saettano come fulmini. Affronta ogni brano con una combinazione impressionante di potenza, precisione e intenzione, spingendo la chitarra fino al limite senza mai risparmiarsi.
Dai riff roventi agli shred capaci di lasciare a bocca aperta, Lord of the Strings è costruito per colpire duro, colpire rapidamente e lasciare il segno. È la chitarra portata alla massima potenza e non dovete perdervela.
Lord of the Strings sarà pubblicato in formato CD digipak standard, CD digipak special edition, download digitale, streaming e speciali bundle D2C. I preordini saranno disponibili dal 18 agosto a questo indirizzo.
Lord of the Strings tracklist:
1.Full Throttle
2.Hyperbolic
3.Raise Your Glass
4.Den of Vipers Intro
5.Den of Vipers
6.Playing with Fire
7.In the Hall of the King
8.Highly Combustible
9.Edge of Your Seat
10.Leipzig 1722
11.Eternity of Darkness
12.Storming the Castle
Tutte le chitarre e il basso: Joe Stump
Tastiere e programmazione di tutte le parti di batteria: Francisco Palomo
Produzione: Joe Stump e Francisco Palomo
Registrazione, mix e mastering: Francisco Palomo presso The Dungeon
Tutte le chitarre registrate presso The Dragon’s Den
ROBIN BECK “Living Proof”
ROBIN BECK
“Living Proof”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 15 – 05 – 2026
genere: rock
voto: 7,5
Line up: Robin Beck – vocals & guests
Tracklist: Living Proof, Love and Money, Trouble or Nothing, What A Night, Karma, Never Gonna Let You Go, Na Na, Voodoo, Don't Tempt Me, Let It Rain
La brava e longeva (classe 1954) cantante newyorkese Robin Beck, in auge coi suoi album solisti (ed anche numerose collaborazioni) dal lontano 1979 con l'album “Sweet Talk”, torna a deliziarci le orecchie con il suo undicesimo parto discografico “Living Proof” (sorry per il leggero ritardo di pubblicazione, mea culpa!! nda). Peccato per la sua defezione dell'ultimo momento all'ultimo Frontiers Festival, causa di problemi di salute, ma contiamo di rivederla prestissimo per poter godere del suo carisma anche e - soprattutto – in chiave live. Ad ogni modo questo nuovo disco, prodotto da James Christian e coprodotto da Peppy Castro con l'ausilio di numerosi musicisti e ospiti d'eccezione quali James Christian (House of Lords), Tommy Denander (Radioactive), Peppy Castro (Balance), Steve Bondy, Emil Theilhelm e Johan Kullberg, ci regala dieci song e circa un'oretta di musica e vocalizzi di alto livello. La voce di Robin sembra inattaccabile dal tempo e la sua corposità venata da una sottile vena soul e blues la fa da padrone per tutta la durata di “Living Proof”. Qui siamo al cospetto di un rock a volte mainstream, molto “radiofonico” ma mai banale e dedito a sonorità Audult Oriented Rock, FM rock e anche “hard” se vogliamo, considerati certi arrangiamenti di chitarra. L'opener-title track dimostra quanto appena detto riguardo il concetto mainstream e commerciale e rende la canzone di facile approccio anche per chi non vive di solo rock. Un salto nel groove ottantiano lo facciamo con il pop rock di “ Trouble or Nothing”, song da classifica impreziosita da un ottimo guitar work. “ What A Night” è il singolo scelto per presentare l'album ed è una fantastica ballad che potrebbe – quasi - valere da sola l'acquisto di “Living...”; ottima interpretazione vocale con una Beck in gran spolvero, ammaliante, profonda e avvolgente nel cantato, coadiuvata da un eccelso arrangiamento quasi pompous rock. Volete rockare e fare hair guitar in salotto? Bene: selezionate la pomposa “Na,Na,Na” e vi ritroverete – ancora una volta – catapultati a fine anni ottanta con un brano aggressivo ma al contempo malizioso e intrigante. Altra song da menzionare è l'eclettica “Voodoo” che sembra pescata dal repertorio dell'incommensurabile Prince (primo periodo!); un mix di funky, soul e soprattutto rock invade l'aria proiettando mille colori e sensazioni dove svetta la bella voce di Robin! Si torna invece su territori prettamente Aor con “Don't Tempt Me”, song edulcorata ed elegante dal giusto refrain e l'ottimo appeal (anche radiofonico). Insomma: “Living Proof” è un album ricco di sorprese e un'ulteriore conferma della bravura di questa eccelsa female singer!
Roby Comanducci
JARED JAMES NICHOLS “Louder Than Fate”
JARED JAMES NICHOLS
“Louder Than Fate”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 05 – 06 - 2026
genere: hard rock, blues rock, guitar oriented
voto: 7+
Line up: Jared James Nichols – all guitars and vocals
Tracklist: Let’s Go, Ghost, Way Back, Bending Or Breaking, Killing Time *, Dust N’ Bones, Show Me *, Looks Like That Felt Good *, Runnin’ Hot, Pretend, Killing Time (acoustic version) Bonus Track Japan, The Death Of Love (bonus track Digital). Produced & Mixed by Jay Ruston, Except * Produced & Mixed by Roger Alan Nichols
Quarto parto discografico per il guitar (hero) trentasettenne di Waukesha (USA), oramai conosciuto in tutto il settore come uno dei più validi esponenti del suono della sei corde su basi hard blues e hard rock con la particolare tecnica che non prevede l'utilizzo del plettro! Il nostro, accasatosi in territorio Frontiers Music srl ha ben pensato di regalarci il fiammante “Louder Than Fate”, disco che gronda energia e trasuda elettricità da ogni poro. Tra l'altro, il nostro, nelle liriche, parla di tematiche toccanti come resilienza e convinzione dell'essere umano. Ottimi testi, quindi, che vanno a impreziosire il già lodevole lavoro tecnico e musicale dove James riesce a far sputar fuori dalla sua sei corde Epiphone e Gibson Les Paul suoni e riff che ti incollano alla sedia e ti imprigionano in un vortice di potenza, ma anche dosata ed elegante eufonia. Il buon Jared unisce lo stile selvaggio del Ted Nugent “settantiano” a qualcosa del grande Leslie West e Stevie Ray Vaughan; la corposità dei riff, la loro iniezione di energia, la fa da padrone in molte song, su tutte la veloce “Pretend”, autentico carro armato macina-riff e impreziosita da diversi solos di assoluta qualità. Pezzo sicuramente top del lavoro. Ma anche le altre song non si fanno disprezzare, tutt'altro; l'opener “Let's Go” rievoca ancora l'onnipresente Nugent ed è un hard rock acido e corrosivo al punto giusto. Interessante anche la più cadenzata “Way Back” che sprigiona carattere e qualità sopra la media. Anche nei momenti più melodici e lenti quali “Bending Or Breaking”, “Show Me” e soprattutto “Killing Time” si apprezza la capacità del chitarrista nel coinvolgere e non perdere mai di incisività. In definitiva un bell'album di chitarra che, pur non essendo il masterpiece assoluto del guitar work, sarà di gradimento a più palati musicali.
Roby Comanducci
SMOKING SNAKES “All Lights On”
SMOKING SNAKES
“All Lights On”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 10 – 07 - 26
genere: sleaze metal
voto: 7,8
REVIEW + SHORT INTERVIEW
Line up: Brett Martin – lead vocals, rhythm guitar, Andy Delarge – bass, Mackey Gee – drums, Rob Raw – lead guitar.
Tracklist: 103.1 The Scream - The 80's Late Night Radio Broadcast, Don't Touch, Trick Or Treat, All I Need, Look In Your Eyes, Last Man Standing, Screaming For More, Broken Heart, Nasty & Wild, Turn On The Lights, Pleasure & Pain, The Last Nightmare
Provenienti dal fertile terreno rock di Göteborg, in Svezia, gli Smoking Snakes si muovono con disinvoltura tra le coordinate dello sleaze metal e dell'hard rock di stampo ottantiano. Con un sound che unisce la spavalderia d'acciaio di band storiche come Mötley Crüe e Ratt all'energia stradaiola dei conterranei Hardcore Superstar e Crashdïet, il quartetto svedese ha fatto della dimensione live il proprio habitat naturale. Dopo aver attirato l'attenzione di pubblico e critica nel 2024 con il fulminante debutto “Danger Zone”, la band ha continuato a macinare chilometri sui palchi europei, affilando le armi per questo atteso ritorno. Sotto la sapiente produzione di Jack Stroem e la firma di Frontiers Music Srl, gli Smoking Snakes si ripresentano oggi con una formula ancora più coesa, dove l'attitudine punk e i grandi cori da stadio si fondono per tenere alta la bandiera del rock più sfacciato e viscerale. I fan italiani hanno ancora stampato negli occhi il devastante set della band all'ultimo Frontiers Rock Festival, tenutosi a inizio maggio al Live Music Club di Trezzo sull'Adda. Inseriti nella line-up praticamente all'ultimo minuto a causa di improvvisi cambi di cartellone del festival, gli Smoking Snakes non si sono fatti pregare. Sono saliti sul palco della terza giornata con la fame di chi deve spaccare tutto, trasformando un'aggiunta dell'ultimo secondo in uno dei momenti più energici e memorabili dell'intero festival, confermando che la loro vera forza risiede proprio nell'impatto live.
Per non farci mancare niente abbiamo anche deciso di fare un paio di domande a Andy Delarge: Com'è stato suonare al Frontiers Festival? “Era un mix di emozioni, davvero. Prima di tutto, sorpresa. Abbiamo ricevuto la chiamata pochi giorni prima del festival per sostituire un'altra band. È stata un'opportunità incredibile, ma allo stesso tempo è stato un peccato perché erano una band che rispettiamo e apprezziamo molto. Non vuoi mai avere un'opportunità perché qualcun altro si è infortunato o si è ammalato. Poi arrivò l'eccitazione. Era la nostra prima volta in Italia e la prima volta che suonavamo al Frontiers Festival, uno di quei festival che sognavamo da tempo. E infine, la pura felicità. Abbiamo avuto modo di incontrare tantissime persone che ascoltavano la nostra musica da anni, ma che non avevamo mai avuto la possibilità di incontrare di persona. Condividere il palco con artisti come John Corabi, Nelson e Stryper è stato surreale. Abbiamo anche incontrato molti musicisti straordinari in hotel e, onestamente, una delle parti migliori è stata uscire e festeggiare insieme dopo lo spettacolo. Questi sono i tipi di ricordi che porti con te per sempre. Non è stato solo un altro concerto — è stata un'esperienza che non dimenticheremo mai.”
Come è nato questo album? “L'album è nato in modo del tutto naturale. Dopo aver pubblicato “Danger Zone”, abbiamo subito iniziato a lavorare su “All Lights On”, perché avevamo un'idea molto più chiara della direzione musicale che volevamo prendere. Non volevamo ripetere la stessa formula. Volevamo invece sembrare un po' diversi ed esplorare nuove idee. Abbiamo trascorso quasi un anno a scrivere le canzoni e poi circa quattro mesi in studio a registrarle. Durante tutto il processo, il nostro obiettivo era semplice: scrivere canzoni che le persone si divertissero ad ascoltare. Grandi ritornelli, riff memorabili e il tipo di musica che ti fa venire voglia di alzare il volume e cantare insieme. Fondamentalmente, volevamo solo che la gente si divertisse. Brett e io avevamo una visione molto chiara di come volevamo che suonasse l'album, e penso che sia questo che dà personalità ad “All Lights On”. Ci siamo sfidati a scrivere canzoni migliori senza perdere l'energia grezza che caratterizza Smoking Snakes. Alla fine, sentiamo che questo album rappresenta chi siamo nel migliore dei modi. Non abbiamo mai cercato di seguire le tendenze o di scrivere ciò che pensavamo la gente volesse sentirsi dire. Abbiamo semplicemente scritto il tipo di album che ci piacerebbe ascoltare noi stessi. Penso che sia per questo che sembra così onesto.” E ha anche aggiunto: “Una cosa che la gente spesso ci chiede è da dove deriva il nome Smoking Snakes. In realtà è ispirato al corpo di spedizione brasiliano durante la seconda guerra mondiale, i cui soldati divennero noti come i "serpenti fumanti". Il nome deriva dal vecchio detto: "È più probabile che un serpente fumi che il Brasile vada in guerra" Quando il Brasile entrò in guerra, i soldati abbracciarono la frase come simbolo di determinazione e resilienza. Abbiamo pensato che fosse una storia potente e un nome che catturasse perfettamente l'atteggiamento che volevamo che la band avesse.”
Katia D'Amato
english translation
English translation: Hailing from the fertile rock terrain of Gothenburg, Sweden, Smoking Snakes move effortlessly between the coordinates of sleaze metal and Octantian-style hard rock. With a sound that combines the steely swagger of historic bands like Mötley Crüe and Ratt with the street energy of fellow Swedish bands Hardcore Superstar and Crashdïet, the Swedish quartet has made the live dimension their natural habitat. After attracting critical and public attention in 2024 with their blistering debut “Danger Zone”, the band continued to rack up miles on European stages, sharpening their weapons for this long-awaited return. Under the skilful production of Jack Stroem and the signature of Frontiers Music Srl, the Smoking Snakes return today with an even more cohesive formula, where punk attitude and big stadium chants merge to hold aloft the flag of the most brazen and visceral rock. Italian fans still have the band's devastating set in their eyes at the latest Frontiers Rock Festival, held in early May at the Live Music Club in Trezzo sull'Adda. Having been added to the lineup practically at the last minute due to sudden changes in the label's lineup, the Smoking Snakes were not asked to pray. They took to the stage on day three hungry for those who have to smash everything, turning a last-second addition into one of the most energetic and memorable moments of the entire festival, confirming that their true strength lies precisely in their live impact. To make sure we didn't miss anything, we also decided to ask Andy Delarge a couple of questions: What was it like playing at the Frontiers Festival? “It was a mix of emotions, really. First of all, surprise. We got the call just a few days before the festival to replace another band. It was an incredible opportunity, but at the same time it was unfortunate because they were a band we really respect and enjoy. You never want to get an opportunity because someone else got injured or sick. Then came the excitement. It was our first time in Italy and our first time playing Frontiers Festival, which is one of those festivals we've dreamed about for a long time. And finally, pure happiness. We got to meet so many people who had been listening to our music for years but whom we'd never had the chance to meet in person. Sharing the stage with artists like John Corabi, Nelson and Stryper was surreal. We also met a lot of amazing musicians at the hotel, and honestly, one of the best parts was hanging out and partying together after the show. Those are the kinds of memories you carry with you forever. It wasn't just another gig—it was an experience we'll never forget.” How did this album come about? The album came together quite naturally. After releasing Danger Zone, we immediately started working on All Lights On, because we had a much clearer idea of the musical direction we wanted to take. We didn't want to repeat the same formula. Instead, we wanted to sound a little different and explore new ideas. We spent almost a year writing the songs and then around four months in the studio recording them. Throughout the whole process, our goal was simple: to write songs that people would have fun listening to. Big choruses, memorable riffs, and the kind of music that makes you want to turn the volume up and sing along. Basically, we just wanted people to have fun. Brett and I had a very clear vision of how we wanted the album to sound, and I think that's what gives All Lights On its personality. We challenged ourselves to write better songs without losing the raw energy that defines Smoking Snakes. In the end, we feel this album represents who we are much better than ever before. We never tried to chase trends or write what we thought people wanted to hear. We simply wrote the kind of album we would love to listen to ourselves. I think that's why it feels so honest.” And he also said: “One thing people often ask us is where the name Smoking Snakes comes from. It's actually inspired by the Brazilian Expeditionary Force in World War II, whose soldiers became known as the "Smoking Snakes." The name comes from the old saying, "It's more likely for a snake to smoke than for Brazil to go to war." When Brazil did join the war, the soldiers embraced the phrase as a symbol of determination and resilience. We thought it was a powerful story and a name that perfectly captured the attitude we wanted the band to have.”
LIVE REPORT: Malmö Melodic 2026 @ Plan B – Malmö - Sweden 24-25-26 luglio 2026
LIVE REPORT: Malmö Melodic 2026 @ Plan B – Malmö - Sweden 24-25-26 luglio 2026
report by: Katia D'Amato
photo: Mark Panaia, Sofya Simone






Questa volta noi di Cathouse non ci siamo siamo fatti sfuggire l'occasione di essere presenti a questo festival, che ha visto la città svedese di Malmö trasformarsi nel cuore pulsante dell’AOR e del rock melodico internazionale, grazie alla terza edizione del Malmö Melodic ospitata tra le mura del Plan B. Per ovvi motivi lavorativi siamo riusciti a partecipare soltanto alle prime due giornate, ma l'atmosfera è stata elettrizzante fin dalle prime battute del venerdì. La giornata inaugurale si è aperta sotto i migliori auspici con i Caught In Action, capaci di scaldare immediatamente la platea grazie al loro AOR d'impronta squisitamente scandinava, valorizzato dall'esperienza del frontman Henrik Aalborg Brockman. Subito dopo, le svedesi Emotional Fire hanno preso il controllo del palco portando una ventata di freschezza ed energia d'ispirazione prettamente anni Ottanta, che ha preparato il terreno per le trame più epiche e progressive dei Sarayasign. Nel pomeriggio, gli Art Nation hanno confermato la propria solida reputazione con un set potente e privo di sbavature, seguiti dai trascinanti Midnite City, arrivati dal Regno Unito con il loro carico di sleaze e contagiosi inni da party. Verso sera, la tensione emotiva è salita vertiginosamente con gli Eclipse, veri e propri giganti del moderno panorama melodico svedese, che hanno letteralmente infiammato il pubblico prima di lasciare la scena all’attesissimo headliner. La chiusura del primo giorno è stata infatti affidata ai Tyketto; Danny Vaughn e compagni hanno regalato una prestazione monumentale, ripercorrendo i grandi classici della band e dimostrando una forma vocale ed esecutiva straordinaria che ha fatto saltare l'intero Plan B. Il sabato non ha abbassato l'asticella, ripartendo a mezzogiorno con il set esclusivo dei Constancia dedicato ai possessori del pass VIP, una chicca di raffinato hard rock melodico che ha aperto la strada al blues strisciante e vigoroso dei Mother Mersy. Nel primo pomeriggio, i Saffire hanno graffiato l'aria con le loro radici profondamente ancorate all'hard rock classico di stampo Purple e Rainbow, lasciando poi spazio alla carica esplosiva e modernissima degli svizzeri Fighter V. La seconda metà della giornata è stata un crescendo di nostalgia e classe cristallina, ed è qui che si è consumato il vero miracolo del weekend. Per quanto mi riguarda, i canadesi Boulevard sono stati in assoluto i migliori di tutto il festival; i loro immancabili inserti di sassofono ed esecuzioni impeccabili hanno evocato la perfezione assoluta dell'AOR, regalando un'emozione indescrivibile e un set che da solo valeva il prezzo del biglietto. A seguire, le leggende svedesi Alien hanno fatto sognare i presenti rispolverando le perle del loro repertorio storico, introducendo magnificamente lo show finale. A coronare questa seconda giornata sono stati gli Hardline guidati da Johnny Gioeli, un trionfo di potenza ed emozione dove i brani storici di Double Eclipse hanno risuonato come inni senza tempo. Per noi il festival si è chiuso qui, stanchi ma estasiati di fronte a un appuntamento che si conferma irrinunciabile per gli amanti del genere. Che dire... A conti fatti la Svezia, in fondo, regala sempre grandi emozioni quando si tratta della nostra musica, e anche stavolta non ci ha deluso. È stato fantastico ritrovare tanti amici sotto il palco, condividere questa passione e lasciarsi avvolgere dalle belle vibrazioni positive che si respiravano in ogni angolo del Plan B. Adesso torniamo alla nostra routine, restando in fiduciosa attesa di scoprire quale sarà la line-up del Malmö Melodic 2027. A proposito, se vi è venuta voglia di unirvi alla festa: i biglietti per il prossimo anno sono già in vendita! Noi di Cathouse abbiamo già gli occhi puntati alla prossima avventura.
Cathouse staff and friends





english translation
This time, we at Cathouse couldn't miss the chance to be at this festival, which saw the Swedish city of Malmö turn into the beating heart of international AOR and melodic rock, thanks to the third edition of Malmö Melodic hosted within the walls of Plan B. For obvious work reasons, we were only able to attend the first two days, but the atmosphere was electrifying right from the opening moments on Friday. The opening day started under the best possible auspices with Caught In Action, who immediately warmed up the audience with their exquisitely Scandinavian-flavored AOR, elevated by the experience of frontman Henrik Aalborg Brockman. Right after, the Swedish band Emotional Fire took control of the stage, bringing a breath of fresh, purely eighties-inspired energy that paved the way for Sarayasign's more epic and progressive textures. In the afternoon, Art Nation confirmed their solid reputation with a powerful, flawless set, followed by the electrifying Midnite City, who arrived from the UK packed with sleaze and infectious party anthems. Towards the evening, the emotional intensity rose dramatically with Eclipse—true giants of the modern Swedish melodic scene—who literally set the crowd on fire before leaving the stage for the highly anticipated headliner. Closing out the first day was left to Tyketto; Danny Vaughn and company delivered a monumental performance, revisiting the band's greatest classics and demonstrating extraordinary vocal and musical form that had the entire Plan B jumping. Saturday didn't lower the bar, kicking off at noon with an exclusive set by Constancia for VIP pass holders—a gem of refined melodic hard rock that paved the way for Mother Mersy's gritty, vibrant blues. In the early afternoon, Saffire tore through the air with their roots deeply anchored in classic Purple- and Rainbow-style hard rock, before making way for the explosive, highly modern energy of Swiss band Fighter V. The second half of the day was a crescendo of nostalgia and crystalline class, and that’s where the true miracle of the weekend took place. As far as I'm concerned, Canada's Boulevard were hands down the absolute best of the entire festival; their signature saxophone parts and flawless execution evoked the absolute perfection of AOR, delivering an indescribable thrill and a set that alone was worth the price of admission. Following them, Swedish legends Alien made everyone dream by dusting off the gems of their historical repertoire, introducing the final show beautifully. Crowning this second day were Hardline, fronted by Johnny Gioeli—a triumph of power and emotion where the timeless tracks from Double Eclipse rang out like everlasting anthems. For us, the festival ended here, exhausted but ecstatic after an event that confirms itself as unmissable for fans of the genre. What can we say... All in all, Sweden always delivers great emotions when it comes to our music, and once again, it didn't disappoint. It was fantastic to reunite with so many friends in front of the stage, share this passion, and soak in the great positive vibes felt in every corner of Plan B. Now back to our routine, eagerly waiting to discover what the line-up for Malmö Melodic 2027 will be. By the way, if you feel like joining the party: tickets for next year are already on sale! We at Cat House already have our eyes set on the next
GIRISH AND THE CHRONICLES: la band indiana ci regala un nuovo e potente singolo!
I Girish And The Chronicles sono entusiasti di pubblicare il loro nuovo singolo “Generation Coward”, insieme a un visualizer ufficiale, disponibile ora tramite Frontiers Music Srl. Il nuovo singolo di grande impatto fonde l'hard rock e il metal melodico che contraddistinguono la band con influenze alternative moderne. Caratterizzato da riff travolgenti, melodie avvincenti e ritornelli epici, il brano mostra un'attitudine più pesante e contemporanea, pur rimanendo inconfondibilmente GATC.
