JARED JAMES NICHOLS
“Louder Than Fate”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 05 – 06 - 2026
genere: hard rock, blues rock, guitar oriented
voto: 7+
Line up: Jared James Nichols – all guitars and vocals
Tracklist: Let’s Go, Ghost, Way Back, Bending Or Breaking, Killing Time *, Dust N’ Bones, Show Me *, Looks Like That Felt Good *, Runnin’ Hot, Pretend, Killing Time (acoustic version) Bonus Track Japan, The Death Of Love (bonus track Digital). Produced & Mixed by Jay Ruston, Except * Produced & Mixed by Roger Alan Nichols
Quarto parto discografico per il guitar (hero) trentasettenne di Waukesha (USA), oramai conosciuto in tutto il settore come uno dei più validi esponenti del suono della sei corde su basi hard blues e hard rock con la particolare tecnica che non prevede l'utilizzo del plettro! Il nostro, accasatosi in territorio Frontiers Music srl ha ben pensato di regalarci il fiammante “Louder Than Fate”, disco che gronda energia e trasuda elettricità da ogni poro. Tra l'altro, il nostro, nelle liriche, parla di tematiche toccanti come resilienza e convinzione dell'essere umano. Ottimi testi, quindi, che vanno a impreziosire il già lodevole lavoro tecnico e musicale dove James riesce a far sputar fuori dalla sua sei corde Epiphone e Gibson Les Paul suoni e riff che ti incollano alla sedia e ti imprigionano in un vortice di potenza, ma anche dosata ed elegante eufonia. Il buon Jared unisce lo stile selvaggio del Ted Nugent “settantiano” a qualcosa del grande Leslie West e Stevie Ray Vaughan; la corposità dei riff, la loro iniezione di energia, la fa da padrone in molte song, su tutte la veloce “Pretend”, autentico carro armato macina-riff e impreziosita da diversi solos di assoluta qualità. Pezzo sicuramente top del lavoro. Ma anche le altre song non si fanno disprezzare, tutt'altro; l'opener “Let's Go” rievoca ancora l'onnipresente Nugent ed è un hard rock acido e corrosivo al punto giusto. Interessante anche la più cadenzata “Way Back” che sprigiona carattere e qualità sopra la media. Anche nei momenti più melodici e lenti quali “Bending Or Breaking”, “Show Me” e soprattutto “Killing Time” si apprezza la capacità del chitarrista nel coinvolgere e non perdere mai di incisività. In definitiva un bell'album di chitarra che, pur non essendo il masterpiece assoluto del guitar work, sarà di gradimento a più palati musicali.
Roby Comanducci
