Line-up: Kent Hilli - lead vocals and backing vocals, Michael Palace - all instrumentation and backing vocals
Tracklist: The Rumble (Never Say Die), Cold, All For Love, I Can’t Wait, Don’t Say It’s Forever, Miss Up To No Good, Heaven Can Wait, Does It Feel Like Love, Love Can Last Forever, Never Be Mine, Still In Love
L'ex giocatore di football e singer dei Perfect Plan, Kent Hilli, si ripresenta al pubblico con il suo primo lavoro da solista, in compagnia di un altro talentuoso musicista e songwriter, Michael Palace che qui suona tutti gli strumenti e fa le backing vocals. Il nostro bravo vocalist ci regala una lodevole prestazione canora e un insieme di song molto accattivanti e commerciali al punto giusto ma con sempre quel pizzico di hard rock melodico molto, moltissimo anni ottanta. L'album infatti rende gloria al sound zuccheroso ma elettrico di acts quali Foreigner, Survivor e Loverboy su tutti. Basta ascoltarsi l'fm rock di 'All For Love' per essere catapultati indietro di trent'anni mantenendo però sempre ben saldo un arrangiamento attuale e più moderno. Sicuramente un disco, questo “The Rumble”, che farà pensare a spiagge assolate e ai bagnini di baywatch, un concentrato di positività che sarà sicuramente la giusta medicina dopo il periodo tetro dal quale stiamo (speriamo!!) uscendo; un disco che potrete ascoltare in macchina, col vostro cellulare sotto l'ombrellone ma anche comodamente sdraiati in giardino con un drink immaginando Los Angeles e le sue bellezze. Una song che esprime in musica quanto appena scritto dal sottoscritto è la bella ' Don’t Say It’s Forever', hard rock con tinte 'pop' da vasto airplay radiofonico. Se amate già la sua band principale, i Perfect Plan, e volete un disco senza pretese ma dal carattere forte e ricco di numerosi spunti interessanti fate vostro questo “The Rumble”
Roby Comanducci
Line up: Billy Gibbons – lead guitar and vocals, Matt Sorum - drums, Austin Hanks – rhythm guitar and bass.
Tracklist: My Lucky Card, She’s On Fire, More-More-More, Shuffle, Step & Slide, Vagabond Man, Spanish Fly, West Coast Junkie, Stackin’ Bones, I Was A Highway, S-G-L-M-B-B-R, Hey Baby Que Paso, Desert High
Fare una recensione di un'icona del calibro di Mr. William Frederick Gibbons (al secolo Billy) è compito delicato, soprattutto se si pensa a quanto ha fatto per la musica, all'importanza di questo frontman che, all'alba di quasi settantadue anni è ancora energico e non da segni di cedimento (per fortuna!!!!) regalandoci anche il suo nuovo (e terzo) disco solista, “Hardware” appunto. Il nostro si è accompagnato con il noto drummer dei Guns (e... The Cult, Velvet Revolver, Kings Of Chaos) Matt Sorum e il bravo bass player (e chitarra ritmica) Austin Hanks. Dodici nuove tracce con solo una cover "Hey Baby, Que Paso" (The Texas Tornados) e la collaborazione con le female roots rockers Larkin Poe su 'Stackin’ Bones'. Non una nota fuori posto, tanto blues rock, boogie rock, hard rock e a tratti qualche pizzico di southern: praticamente la miscela degli ZZ Top, ma a noi va benissimo così! Il disco piace nella sua totalità, non perde mai mordente, sia nelle parti più energiche che in quelle più easy listening; si va da momenti più commerciali come la bellissima e appena menzionata 'Stackin Bones' dove le Larkin Poe contribuiscono ad abbellire anche le parti vocali con ammiccanti chorus line a brani più di 'carattere' come la rocciosa opener 'My Lucky Card'. Amiamo da sempre il “tocco” del barbuto chitarrista; in brani southern/blues rock come l'intrigante 'Step & Slide' apprezziamo non poco il suo guitar work, sempre molto frizzante come se suonasse sempre dal “vivo” e capace di ammaliare e cullare l'ascoltatore quando rallenta in slow blues quali 'Vagabond Man' o l'ultima magica 'Desert High'. Ci sono anche song più originali come ' Spanish Fly' dall'incedere cadenzato impreziosito da una serie di fraseggi e solos che si contrappongono ad un eccelso drumming del bravo Sorum. Se invece volete tornare ai tempi di “Eliminator” o “Afterburner” ascoltatevi subito la ruffiana West Coast Junkie, song assolutamente radio mainstream che in altre “epoche” avrebbe scalato le classifiche come potenziale hit. Ottimo disco, da avere e ascoltare in compagnia di una bella birra ghiacciata in questa calda estate.
Roby Comanducci
Line-up: Alexander Strandell – vocals, Jona Tee – guitars, keyboards, backing vocals, John Levén – bass, Christian “Kicken” Lundqvist – drums. Guest: Love Magnusson – lead guitars
Tracklist: Kings In The North, Perceval, Sharoline, Unbreakable, Mad World, One In A Million, Sum Of All Fears, Set Me Free, Make A Stand, Cross To Bear, Save Me From Myself
Ciao a tutti amiche/ci del Cathouse, pensavate che ci fossimo dimenticati delle recensioni settimanali?! E invece no, puntuali, arriviamo con altre interessanti novità musicali! Oggi, voleremo al freddo nord esattamente in Svezia con un nuovo supergruppo con un cast a dir poco stellare: i Crowne. Partecipano alla band il cantante Alexander Strandell (Art Nation), il chitarrista/tastierista/produttore Jona Tee (H.E.A.T), il bassista John Levén (Europe) e il batterista Christian Lundqvist (The Poodles) e Love Magnusson (Dynazty) come special guest agli assoli. Ma ora passiamo a descrivervi l’album uscito qualche giorno fa. Il disco si presenta molto orecchiabile dalla canzone di apertura “Kings In The North”, passando poi per brani con ritornelli in grado di rimanerti in testa come “Unbreakable” che personalmente ho apprezzato, un pezzo che inneggia al fare di più, all’essere appunto, indistruttibili, nel testo viene citato questo che mi ha colpito molto: “we are building on a new generation we’re forevermore unbreakable”. Parliamo poi del singolo di debutto che anticipò l'uscita dell’album “Mad World”, anch’esso accattivante. E a suggellare la chiusura di questo nuovo prodotto musicale a dir poco grandioso, troviamo l’unica ballad presente nell’ EP “Save me from myself”, una traccia che si presenta con suoni graffianti in grado di tenerti incollato ad ascoltarla fino all'ultima nota. Nel complesso posso dirvi che questo album merita un ascolto soprattutto in quei momenti che avete bisogno di una sana dose di hard rock non troppo pesante, ma così, per rimanere leggeri. Non mi resta che augurarvi un buon ascolto e stay rock!
LaGlo
Line-up: Kristian Fyhr - lead vocals, Johan Älvsång - keyboard/backing vocals, Emil Dornerus - guitar/backing vocals, Olof Gadd - bass/backing vocals, Anton Roos – drums/percussion. Session Musicians: Hampus Linderholm – cello, Emelie Alm - backing vocals
Tracklist: Say What You Need To Say, When We Were Young, Broken Mirror, Delirium, When I'm Gone, Should've Known Better, So Beautiful, Time To Let It Go, Déjà Vu, Bright And Clear, Hope It Will Be Alright
Inutile negarlo. E' già da diversi anni che il fulcro della nostra beneamata musica, a partire dal melodic rock fino alle band più pesanti, proviene dai paesi del nord Europa, e quindi sarebbe il caso di consacrare questa New Wave of Scandinavian Hard Rock una volta per tutte (ma credo che alla fine non ce ne sia bisogno, è già un dato di fatto!...nda). In questo caso, per esempio, mi trovo di fronte ad un eccellente platter di modern melodic (hard)rock, venato da tinte aor e soprattutto pompous con aperture fm rock; “Delirium” è tutto questo e ancora di più, riesce nell'intento di ammaliare con suoni ovattati per poi colpire con riff e ritornelli dalle tinte anche 'pop rock' se vogliamo, ma di un gusto sopraffino ed elegante. Merito dell'ottimo arrangiamento, della voce penetrante del singer e fondatore Kristian (Perpetual Etude) e soprattutto di un ottimo keyboards work del bravo Johan Älvsång (Pinstripe Conspiracy, Lamashtu) che riesce a creare atmosfere pompose ma anche incalzare in un arena rock sound poi impreziosito e rifinito dal lavoro del guitar man Emil Dornerus. Da antologia per il genere proposto sono le prime due song 'Say What You Need To Say' e 'When We Were Young' che da sole varrebbero l'acquisto di “Delirium”. Commerciali al punto giusto senza peccare troppo in suoni esageratamente edulcorati o viziosi e con un ritornello che vi si stempererà in testa e non andrà più via. Particolare e intrigante il mix tra parte lenta e melodica e l'alternanza con un adult orient rock elegante e energico nella bella 'Broken Mirror'. Non ci sono cali di tensione o momenti sottotono; ogni song, dalla stessa pomposa title track, al più cadenzato hard rock di 'Time To Let It Go' per concludere con l'eccelsa acoustic song 'Hope It Will Be Alright' basata su un accompagnamento di archi e pianoforte, è in grado di regalare forti emozioni e di questi tempi, credetemi, ne abbiamo tutti bisogno. Sicuramente una delle migliori uscite di melodic rock/pompous rock da inizio anno.
Roby Comanducci
