Nikki

Nikki

Gen 11

GIRISH AND THE CHRONICLES "Back on earth"

 

 

Line up: Band: Girish Pradham - vocals, rhythm guitars Yogesh Pradham - bass, keyboards, Suraz Lun - lead guitars Nagen Nags - drums

Tracklist: Ride to Hell, Loaded, Born with a big attitude, Shot by the cupid, touched by the devil, Angel, I wanna get that lovin' again, Hey you, Yesteryears, Smile little child, The revolving barrel, Golden crown, End of civilization

Oggi ho il piacere di parlarvi di una nuova uscita targata Girish and the Chronichles, band trattata dal nostro sito l’anno scorso recensendo la loro ultima uscita e con un’intervista (link). Parliamo tuttavia non di un nuovo lavoro bensì del loro disco di esordio, “Back on earth” del 2014, che è stato ri-registrato, con ampie modifiche nelle linee musicali, benché solo per due song siano state riviste le parti vocali. Non si tratta quindi di una semplice rimasterizzazione ma di una vera e propria revisione generale, dovuta al fatto che le canzoni hanno ormai parecchi anni (i nostri sono sulla scena da un decennio ma le singole carriere vanno ancora più indietro nel tempo); vi parlerò di questo disco come se fosse appena uscito, avendolo, lo ammetto, io stesso appena conosciuto. Di certo non si fatica a capire come questo lavoro abbia lanciato la carriera dei quattro ragazzi di Bangalore (India). Si tratta di un lavoro eccellente e maturo dal punto di vista produttivo e tecnico, e inoltre dimostra una dedizione musicale non comune e uno stile, benché fortemente debitore dell’Hard Rock più ottantiano, tra Ratt e Whitesnake, molto riconoscibile e caratterizzato. Il disco parte forte con la molto aggressiva “Ride to Hell” e resta su questo tono in diverse tracce; si fanno avanti nel seguito diverse ballad, come l’apprezzabile “Angel” e la molto orecchiabile “Smile little child”; sul finire del disco abbiamo alcune variazioni sul tema, come la blueseggiante “The revolving barrel”. In generale song comunque molto coinvolgenti e vivaci, che non fanno pesare la devozione ai mostri sacri 80s che comunque trapela. Ritengo che forse l’unico limite sia la produzione troppo piena e intensa, che sporca il suono rendendolo a tratti confuso; in questo forse trapela una ricerca eccessiva di un suono “d’epoca”. Al di là di questo, la tecnica dei quattro musicisti è notevole, l’espressività vocale molto convincente nell’interpretazione dei pezzi, e in generale l’affiatamento tra i membri nel costruire song pare molto buono; si tenga conto che in realtà l’origine dei pezzi è eterogenea andando a coprire una di tempo di quattro anni, dal 2009 al 2013, durante i quali la band stava sostanzialmente venendo messa in opera. Anche tenendo conto di ciò, credo che questo lavoro sia un ottimo esordio che dimostra carattere e creatività. Concludo dicendo che la band merita certamente di essere “attenzionata” per la propria attività live, vedremo se sarà possibile nel corso di questo anno assistere a un loro live. Buon ascolto!

Nikki

 

Gen 02

ROB MORATTI "Epical"

 

 

Line up: Rob Moratti - lead vocals and background harmonies, Joel Hoekstra - rhythm and lead guitars, Pete Alpenborg - rhythm guitars and keyboards, Tony Franklin - bass, Felix Borg - drums, percussion, keyboards on track#11

Tracklist: Can I hold you for a while, Masquerade, Nothing left to say, Valerie, Hold On, For the rest of my life, Stay the night, Love, Crash and burn, You keep me waiting, Strangers

Primo disco con Frontiers ma quinto solista (oltre che seguito musicale di una lunga serie di collaborazioni che vi invito a verificare) questo “Epical” ci permette nuovamente di valutare le doti del singer e compositore Rob Moratti, attivo ormai da tre decenni sulla scena Hard’n ‘eavy e AOR. Accompagnato da un interessante cast di comprimari, che al solito non sto a presentarvi nome per nome (potete controllarli da voi, dato che in se non aggiungono ne tolgono nulla al disco se non per il contributo sonoro di cui vi parlo comunque) in questo lavoro il vocalist ripropone un hard molto melodico con qualche influsso AOR, sulla scia della sua precedente produzione. Si tratta quindi di un lavoro votato alla melodia, con cori ampi e vividi, riffing di chitarra morbido e avvolgente, linee melodico di basso e batteria cadenzate per coinvolgere l’ascoltatore e portarlo a muovere il capo a tempo; non ultimo il lavoro di tastiere da afflato e amalgama al tutto. Il disco non ha a mio parere grandi discontinuità e scorre via liscio, in una serie di song che seguono le predette linee, dando una serie di chicche di melodia a chi ascolta; la voce di Mr.Moratti, e come potrebbe essere altrimenti, domina la scena, grazie alla sua espressività profonda. Il lavoro strumentale è opportunamente votato a questo e le uniche parti che vanno a complementarla sono le buone linee soliste alla sei corde, che completano i brani senza strafare (come in “Love”). La parte di produzione è molto pulita, che da credo il perfetto lustro a un disco del genere, dove, credo, tutte le linee strumentali non devono far altro che far risaltare il vero pezzo forte del combo, ovvero la voce. Non aggiungo altro, straconsiglio l’ascolto a tutti gli appassionati del genere!

Nikki

Nov 30

LANDFALL "Elevate"

 

 

Line up:  Gui Oliver - Vocals, Marcelo Gelbke - Guitars, Thiago Forbeci - Bass, Felipe Souzza - Drums 

Tracklist: Never Surrender, Two strangers, Waterfall, Rescue me, Heroes are forever, Elevate, Feels like summer, H.O.P.E, Shadow of love, The wind, Chance to destiny

Molto interessante questo nuovo lavoro dei Landfall, formazione Brasiliana giunta al suo secondo album. La band nasce come evoluzione di una precedente formazione nota come Wild Child, che ha avuto un discreto successo in patria, per l’incontro col singer Gui Olivier, ex Auras, che ha portato le idee per il progetto musicale di cui stiamo parlando. La band propone un AOR con forti influssi di Hard 80s, molto orientato alla melodia e alle trame accattivanti, seppur con digressioni heavy e a tratti più particolari, quasi prog (penso a “Rescue me”); una costruzione delle song che permette di sfruttare quello che a mio parere è il tratto forte del combo, ovvero la dote vocale del già menzionato singer, potente, espressivo, ed estremamente caratterizzante per il genere proposto. Certo, si tratta comunque di un tributo a melodie che diversi di noi conoscono da anni, ma non va sminuito il buon lavoro fatto a livello compositivo, stilistico e di arrangiamento per ottenere le tracce che abbiamo per le mani. Da un lato si nota una composizione solida e non banale, in grado di oscillare tra il molto emozionale e il più ritmato/cadenzato (“Elevate”) senza annoiare e senza proporre passaggi a vuoto o riempitivi; dall’altro come già ricordato lo sfruttamento delle linee vocali per dare pienezza e significato alle canzoni è ben riuscito. In assoluto infatti, le linee vocali risultano quelle che danno il feedback più positivo all’ascolto e che più rimangono impresse; ad esse si accompagnano comunque delle linee strumentali tecnicamente ineccepibili, che completano perfettamente il quadro. A livello produttivo io do comunque un buon giudizio del lavoro della band, nonostante alcune sbavature siano presenti, perché il lavoro è autoprodotto; in tal senso la qualità non è cristallina ma si può apprezzare il tentativo di personalizzare il suono facendolo collimare col genere proposto. Come concludere? Direi che è un buon lavoro che sorprende per la qualità e la capacità di variare nelle tracce, con varie piccole variazioni nelle influenze a rendere il lavoro non monotono; gli appassionati del genere troveranno diverse chicche nella tracklist che rendono questo disco decisamente consigliabile. Buon ascolto.

Nikki

Nov 21

ENEMY EYES "History's Hand"

 

 

Line up: Johnny Gioeli - vocals, Marcos Rodrigues - guitar, Alessandro del Vecchio - bass, vocals, Fabio Alessandrini - drums

Tracklist: Here we are, History's hand, Peace and glory, The chase, Preying on your weakness, What you say, What I believe, The Dream is gone, The miracle in you, Broken, The Rat Race

L’acclamato singer Johnny Gioeli (Hardline, Axel Rudi Pell, e una carriera solista di tutto rispetto) torna cercando una proposta musicale innovativa per i suoi trascorsi, ma non per le sue radici musicali: unire Hard d’oltreoceano alla scuola metal europea. Questa l’idea alla base di “History’s hand”, l’album del combo messo in piedi per realizzare questa sua intenzione, di cui senza altri fronzoli vado a discutere l’aspetto musicale nei dettagli. La mia impressione è che la voce aspra ma estremamente espressiva di Johnny si adatti davvero bene allo stile impostato, e il risultato diviene molto in fretta davvero piacevole da ascoltare. Io direi che siamo di fronte in realtà un metal epico e pomposo ma non pacchiano, dove risaltano numero fraseggi alla 6 corde e un riffing molto strutturato (questo sì da hard 80s di buona fattura) che non stona e anzi da molto spessore e potenza alle song. Su questa struttura, coniugata in una manciata di pezzi a mio avviso molto ben congegnati, che vanno dalla possente cavalcata della opener “Here we are” alla marcia epica di “The chase”, con varie apprezzabili sfumature, si staglia lo stile vocale del singer statunitense, enfatico ma che non perde mai di espressività, possente e al tempo stesso emozionale. Insomma trovo che questo disco faccia un’ottima impressione, lo ascolto volentieri ben oltre la minima dose necessaria per scrivere queste righe, e lo consiglio vivamente. Il lavoro di produzione rende giustizia a un suono che deve comunque di partenza essere aggressivo e rude, quindi non è cristallino ma ottiene la giusta ruvidezza necessaria per non togliere carica alle song. La tecnica dei musicisti non è mai sopra le righe, si nota comunque a mio avviso molto bene il lavoro dietro le pelli di Fabio Alessandrini, che dà molto nel rendere, anche lui, la parte di aggressività ed epica delle canzoni. Concludo senza dilungarmi inutilmente oltre che ritengo questo disco un ascolto molto azzeccato per tutti gli appassionati, e decisamente un lavoro che mi fa desiderare decisamente l’ascolto live di questa band. Buon ascolto!

Nikki

 

Ott 11

KILLER KINGS "Burn for love"

 

 

Line up: Gregory Lynn Hall- vocals, Tristan Avakian - guitars, Alessandro del Vecchio - bass guitar, keyboards, Nicholas Papapicco - drums

Trackslist: Burn for Love, I will be stronger, Higher, In a different world, Another night, another fight, Phoenix, Two ships, Losing me, Do or Die, The Pains of yesterday, Ain't no end in sight

I Killer Kings sono la band di Gregory Lynn Hall e Tristan Avakian, due acclamati session men nonché musicisti di lungo corso in varie formazione AOR e Hard d’oltreoceano … si riuniscono in questo album dopo svariati anni di lavoro sulla scena musicale, per dare alle stampe un nuovo lavoro che renda conto del loro talento e del desiderio di esprimere le proprie inclinazioni musicali. Parliamo un po’ di quello che troviamo in queste tracce per rendervi l’idea del lavoro svolto quindi. Diciamo che l’influsso AOR che ha caratterizzato le rispettive carriere è l’ingrediente essenziale di tutto il platter, con armonie piene e linee vocali accattivanti, il tutto basato su melodie ove gli effetti e le tastiere sono la base portante. Non mancano certo le digressioni nel riffing di Mr.Avakian, ma restano nel campo di un opportuno arricchimento delle melodie proposte. L’atmosfera, dopo un inizio grintoso con paio di cavalcate decisamente coinvolgenti (“I will be stronger” ne è un ottimo esempio) resta in generale malinconica e sognante per la maggior parte del tempo; i cori cercano di toccare la vena sentimentale degli ascoltatori e lo stile delle song va abbastanza spesso verso un classico 4/4 con qualche fraseggio di chitarra ad arricchire. Alla lunga poi riemergono qui e là momenti ove la verve alla sei corde riemerge (penso alla quasi conclusiva “Do or Die”; sul tema comunque va ricordata maggiormente la linea solista della opener “Burn for love”, molto grintosa) ma restano eccezioni nel tema musicale del disco, che risulta in questo tuttavia quasi didascalico e di riproposizione, certo appassionata, di melodie che gli anni 80 (ma anche quelli successivi) ci hanno dato in quantità. Non va trascurato comunque il talento compositivo del duo (e dei collaboratori che completano la formazione, il nostro Alessandro Del Vecchio al basso e alle tastiere e il batterista Nicholas Papapicco) e una classe effettivamente cristallina nell’esecuzione di tutti i membri. In questo probabilmente va ricercata la vera qualità del lavoro che, non è una frase fatta, dubito che farà storcere il naso agli appassionati, pur mancando di una vera netta nota di originalità. Si tratta di una reinterpretazione attenta e ove l’ugola di Mr.Hall ripercorre esattamente e con verve tutte le tonalità che a questo genere hanno dato lustro, accompagnata da melodie comunque intriganti. Concludo dicendo che quindi a mio avviso è un disco di buona ripresa di un genere certo già sfruttato; ma questo non ne va a detrimento della sua qualità e del piacere che può dare all’ascolto, che certo consiglio.

Nikki