Line up: Joakim “Jocke” Berg – vocals, Martin Sandvik – bass, Magnus “Adde” Andreasson – drums, Vic Zino – guitars

Tracklist: Abrakadabra, Influencer, Forever And A Day, Weep When You Die, Give Me A Smile, Catch Me If You Can, One For All, Dreams In Red, Throw A Brick, Fighter

Erano la “new sensation” dal nord Europa, facenti parte di quel gruppo di nuovi acts musicali (quasi) prevalentemente svedesi-norvegesi che dalla seconda metà dei “grungettari” e alternativi anni novanta, fecero capolino nel music biz; stiamo parlando di Hellacopters, Backyard Babies e la controparte a stelle e strisce chiamata Buckcherry su tutti (ovviamente ce ne sono stati altri come i “capiscuola del death punk” Turbonegro, nda). Ecco. I nostri sono stati insieme alle band appena menzionate gli araldi del nuovo rock “viscerale, stradaiolo, urbano” dopo anni di oblio offuscati dal deprimente sound di Seattle e tutti i suoi esponenti. Noi che amiamo prevalentemente il rock'n'roll potente, granitico e chiassoso eravamo rimasti spaesati e coi ricordi piantati all'epoca del platinato e ammiccante hair metal ottantiano e quindi onore al merito ad acts quali Hcss che hanno contribuito a ridonare vita al rock più sporco e diretto, oramai persosi in produzioni minori o bloccato dal disinteressamento del music business. Sono passati ben 25 anni dalla loro nascita e, per fortuna e senza grossi stravolgimenti di line up eccetto l'abbandono del guitar man Silver Silver (un vero peccato!...nda), sono ancora attivi e carichi di adrenalina e “voglia di far casino”. Infatti, questo nuovissimo full lenght album “Abrakadabra” è lì a dimostrare quanto appena scritto: trattasi del dodicesimo disco ma non sente il passare del tempo e picchia “duro”, sempre e comunque impreziosito dalla vena melodica dal giusto effetto “commerciale” che contraddistingue “Jocke” e soci. Dico questo perchè i nostri da sempre hanno un vero culto per l'hit single, la canzone d'effetto con l'innata capacità di conficcarsi in testa e far ballare la gente per intere ore. Autentici ritornelli e chorus line che divengono inni per i più giovani, basti pensare alle superlative “We don't Celebrate Sundays”, “My Good Reputation”, “Liberation” e tantissime altre. In questo “Abrakadabra”, come dicevo prima, non manca energia ma... c'è un ma......si fatica a trovare una vera hit, o la song trascinante che potrebbe far acquisire originalità all'intero lavoro. Dopo ripetuti ascolti menzionerei sicuramente la title track, song semplice dalle chorus line ficcanti e ruffiana al punto giusto per poi saltare a piè pari alla quinta traccia “Give Me A Smile” che ci ragala un buon guitar work dal suono saturo e corposo. La successiva “Catch Me If You Can” è un ottimo up tempo veloce e speedy al punto giusto per poi arrivare allo street rock di “One For All”, non un capolavoro ma di discreta fattura. Interessante anche l'incedere di “Dreams in Red” che si sviluppa in una rocciosa song, cadenzata e pulsante. Alla fine, giunti al termine dell'ascolto, possiamo affermare che la band di Goteborg è ancora in forma ma, senza ombra di dubbio, poteva fare qualcosina di più.

Roby Comanducci

 

 

 

Line up: Chip Znuff – vocals, bass, guitar, melotron, Joel Hoekstra - lead guitar, Daxx Nielsen - acustic drums, Daniel Hill - drums, percussion and orchestration, Steven Adler - acoustic drums

Tracklist: The Church, Welcome To The Party, Doctor (I'm Going Down Can You Save Me?), Ordinary Man, Heaven In A Bottle, Roll On, I Still Hail You, 3 Way, Heroin, Honaloochie Boogie

Cosa dire del colorato, istrionico ed inarrestabile Chip? Non credo di dover fare una retrospettiva poiché tantissimi di voi lo conosceranno benissimo ma, per i più giovani, posso dire che il signore in questione è il co-fondatore dei mitici sleazers Enuff Z'nuff, combo che ha visto la sua gloria nel suo omonimo esordio targato 1989 e, proseguendo, in altri album decisamente interessanti. Da sempre etichettati come band devota al sound dei Baronetti anche i lavori solisti del bass player e songwriter Chip non si discostano molto, anzi, marcano fortemente questa caratteristica. Eh si, Chip ha da sempre idolatrato i Beatles e scrive musica ancorato fedelmente alle metriche e alle sonorità dei Mitici. Questo è sicuramente un valore poichè il sound di Lennon & Co. indubbiamente non è per neofiti o "artistucoli" bensì per persone che sanno come fare musica. D'altro canto, però, questa velleità espressamente Beatlesiana può risultare monotona e noiosa per chi, magari, non è un devoto estimatore di quel glorioso gruppo; questo “Perfectly Imperfect” infatti è profondamente debitore verso McCartney e soci e ci delizia con arrangiamenti di sicuro valore ma rimane su un binario rock, prettamente rock con reminiscenze pop e, soltanto in alcuni casi, qualche accenno e “svisata” hard. Ma non aspettatevi up tempo, song veloci, anthem et similia, qui il valore del disco lo si apprezza nella sua intierezza e soprattutto comodamente seduti sul divano sorseggiando un buon whisky. Nella tracklist troviamo una cover "Honaloochie Boogie" dei Mott The Hoople, ben fatta, e un brano precedentemente scritto con il singer degli Enuff Z' Nuff Donnie Vie, “Heaven in a Bottle”. Il sound più “wild” le potrete trovare in “ Welcome To The Party”, “Ordinary Man” e “Roll On” ma, attenzione, non si parla di hard rock, street o sleaze, quest'album va apprezzato per le sue eufonie spiccatamente pop rock dal giusto “piglio” -anche- commerciale.

Roby Comanducci