Ott 05

GLENN HUGHES
“Chosen”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 05 – 09 - 2025
genere: hard rock
voto: 7

Line up: Glenn Hughes – vocals, bass, Soren Andersen – guitar, Ash Sheehan – drums, Bob Fridzema - keys

Tracklist: Voice In My Head, My Alibi, Chosen, Heal, In The Golden, The Lost Parade, Hot Damn Thing, Black Cat Moan, Come And Go, Into The Fade

Dopo ben nove anni mister “The Voice” al secolo Glenn Hughes di Cannock, Inghilterra, torna al disco solista. Ovviamente in questo lasso temporale non è rimasto fermo, anzi, ha collaborato e regalato il suo estro a tanti artisti, situazioni e progetti ma, alla veneranda età di 74 anni, l'appuntamento del disco solista è, indubbiamente, il più marcato e importante. Su di lui credo sia oramai inutile esprimere giudizi a parole: evitiamo di essere prolissi e scontati. Siamo al cospetto di uno dei più grandi cantanti che la storia del rock (ma non solo) abbia partorito e siamo qui a costatare che, nonostante il tempo, il nostro non perde un colpo. A livello di voce sembra abbia fatto un “patto col diavolo”.... l'ugola pare quella di un quarantenne, i colori, i vocalizzi, l'interpretazione è perfetta e sempre calda e ammaliante come pochi altri singer e l'attitudine rimane quella di uno dei più grandi songwriter e compositori in circolazione. La sua peculiarità di fondere soul, funk, rock, blues e hard rock ha fatto scuola e con questo ultimissimo “Chosen” lo vediamo alle prese con la parte più “hard” del suo repertorio. Il disco, a detta sua, è un viaggio verso il suo io interiore, il “cibo per la sua anima” nel lungo viaggio in questo pianeta terra e, da questo, potrete immaginare l'introspezione presente in alcune liriche del disco. Ma venendo al sound, ammetto che il full lenght album fili via come un treno, arrangiamenti sopraffini, songwriting d'eccezione, e le dieci tracce presenti (tutte di medio – lunga durata) di buona qualità. Si è parlato di hard rock; sì, questo disco si attesta su un rock più granitico ma predilige partiture cadenzate, riff corposi, e un groove molto forte e incisivo. Non ci sono brani veloci, anche se i momenti di accelerazione sussistono, probabilmente Glenn ha preferito dare una maggiore “pienezza” al suono, con un guitar work raffinato e pulsante ma sempre ben dosato e mai esagerato. Onestamente i brani sono di qualità anche se, lo ammetto, mi sarei aspettato qualche song più “geniale” che magari, come spesso ci aveva abituati, si elevasse dalla media con un pizzico di originalità in più. Nulla di preoccupante, ascoltatevi l'opener “Voice In My Head”, la grintosa “ In The Golden”, o l'interpretazione vocale su “My Alibi” e rimarrete senza dubbio soddisfatti. Lunga vita al grande Glenn!!

Roby Comanducci

RISEN ATLANTIS FEAT. FRANK BECK
“Power To The Past”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 26 – 09 - 2025
genere: heavy metal
voto: 7

Line Up: Frank Beck – vocals, Brett Jones - guitars, keyboards, Alessandro Del Vecchio - guitars, keyboards, bass, Mirko De Maio – drums

Tracklist: Forever Spoken, Glory For The Brave, Legacy Divine, Sea Of Tranquillity, Mystic Maze, No Hell For The Good, Trapped In Heaven, Lost In Time, A Million Miles Away, Power To The Past, Wrong Destiny

Il 26 settembre è uscito Risen Atlantis feat. Frank Beck con titolo "Power to the Past ". Album di debutto del nuovo progetto del cantante Frank Beck. Questo disco contiene undici brani di pura grinta ed energia ma si discosta dai Gamma Ray dove ha supportato on stage dal 2014 Kai Hansen. La formazione per questo progetto è: Frank Beck alla voce, Brett Jones alle chitarre, Alessandro Del Vecchio alle tastiere e basso, Mirko De Maio batteria. Un progetto nuovo per questo artista nel quale oltre a sonorità metal più moderne mette in risalto la sua potenza vocale, un esempio su tutti è il bellissimo brano brano "Legacy Divine ". La traccia dove notano maggiormente sonorità contemporanee e attuali è "Mystic Maze" nella quale la voce non mette in secondo piano la musica e il tutto è ben arrangiato per un risultato sorprendete. Succede anche in "Trapped in Heaven" dove Frank ha un'eccelsa modulazione vocale tenendo i toni molto controllati con una interpretazione molto dolce. In definitiva un album metal che già al primo ascolto si fa apprezzare, ha numerose frecce al suo arco per conquistare i fans del metal ed è indubbiamente sopra la medie delle uscite di settore. Va bene sia ai nostalgici che ai nuovi ascoltatori di questo genere perché questo artista è riuscito a far un lavoro certosino.

Luca

Set 15

HEADLESS
"Transitional Objects"
(M-Theory Audio)
release date: 29 – 08 - 2025
genere: progressive metal
voto: 7.5

Line up: Göran Edman – vocals, Walter Cianciusi – guitars, Martin Helmantel – bass guitar, Enrico Cianciusi – drums

Tracklist: Weightless, Losing Power, Fall To Pieces, Misery, Still My Thrill, Refugee, No One’s Waiting, I Thought I Knew It All (feat. Andy Martongelli)

Il progressive unito al metal è da sempre stato un sound proposto da "eletti", da band che tecnicamente sono sempre state dedite alla cura del suono, alla meticolosità e all'espressione massima del connubio potenza-sinfonia. Ovvio, di band "tappezzeria" ne abbiamo sentite a centinaia, ma questo capita ovunque e un po' in tutti i settori ma, generalmente, il prog metal ha sempre regalato ai suoi fans band di tutto rispetto. E' questo è assolutamente il caso dei bravissimi Headless, band formatasi nel lontano 1996 dai fratelli Walter ed Enrico Cianciusi che diedero alle stampe due album (anzi il primo era un Ep) per poi, purtroppo, sciogliersi nel 2000. Riformatisi circa un decennio dopo hanno proseguito il loro cammino musicale con line up rimaneggiata e l'ingresso del glorioso singer Goran Edman (Madison, Swedish Erotica, Yngwie Malmsteen, John Norum end more...) e, per l'album del 2013 "Growing Apart", anche del mitico batterista Scott Rockenfield (Queensryche, poi uscito dal gruppo per il rientro di Enrico Cianciusi dietro le pelli, nda), e quindi altri due ottimi full lenght album nel 2016 e nel 2021. Adesso, a distanza di circa quattro anni, esce il nuovissimo e fiammante "Transitional Objects" che non ha nulla da invidiare ai lavori precedenti e, anzi, dà una notevole spinta in avanti sia nel settore sinfonico/progressivo che nelle partiture schiettamente heavy dove la chitarra di Walter riesce a compiere veri e propri "magheggi" capaci di incantare chiunque si appresti all'ascolto. La loro forza è di sicuro l'originalità ma se proprio volete una "dritta" gli Headless potrebbero essere visti come un eccelso mix tra Fates Warning e Queensryche. Tutte le otto tracce sono degne di nota; tecnica sopraffina, cambi tempo, arrangiamenti di qualità, il tutto coadiuvato da un'ottima interpretazione vocale del sempre validissimo Edman. Notevole l'impatto di "Losing Power" caratterizzata da violente accelerazioni e una chorus line ad effetto che "ammorbidisce" il tutto pur mantenendo il brano dannatamente heavy. D'effetto e ricca di pathos è la più lenta (ma non è una ballad) "Refugee" che, senza esagerare, potrebbe tranquillamente rientrare in un album dei maestri Dream Theater periodo "Awake". Un altro pugno nello stomaco invece è "No One's Waiting", pezzo cadenzato, pesante, inebriante nella sua pseudo ossessività, ottimo. Molto bella anche la cover dei Megadeth "I Thought I Knew It All" feat. Andy Martongelli. La capacità peculiare di questo gruppo è quella di riuscire ad estrapolare da partiture indiscutibilmente heavy momenti di assoluto gaudio e refrain comunque accattivanti. Cosa rara di questi tempi. Ah....per concludere, un plauso per il superlativo guitar work sia nella fase di riff/ritmica che nelle numerose parti soliste. Disco da avere!

Roby Comanducci

DON FELDER
“The Vault - Fifty Years Of Music”
(Frontiers Music srl)
release date: 23 – 05 – 2025
genere: rock
voto: 7.5

Line up: Don Felder – guitars and lead vocals.
Guest musicians: Steve Lukather, David Paich, Greg Phillinganes, Chad Cromwell, Matt & Gregg Bissonette, e Nathan East, Nina Winter

Tracklist: Move On, Free At Last, Hollywood Victim, Last All Night, Digital World, I Like The Things You Do, All Girls Love To Dance, Together Forever, Heavy Metal, Let Me Down Easy, Blue Skies

Molti di voi conosceranno, anche solo per fama, il grande chitarrista e compositore americano Don Felder, soprattutto per la sua lunga militanza nei gloriosi Eagles (1974–1980, 1994–2001). Una carriera di oltre cinquant'anni dove, oltre alla band appena menzionata, il nostro guitar man ha lavorato a diversi suoi prodotti solisti e collaborato con innumerevoli artisti. Questo "The Vault - Fifty Years Of Music" è il primo lavoro dopo circa cinque anni ed è un album assolutamente particolare: è una raccolta di brani e demo ri-registrati, mai pubblicati, tracce inedite create durante tutta la sua carriera, ma che prendono "vita" con un album in questo eccellente lavoro. Il songwriting ovviamente è tutto "made Folder" ma l'esecuzione delle tracce vede una miriade di ospiti tra cui Steve Lukather, David Paich, Greg Phillinganes, Chad Cromwell, Matt & Gregg Bissonette, Nathan East, Nina Winter il tutto per un risultato d'insieme di qualità. Il sound west-costiano del nostro in queste song la fa da padrone, i fraseggi di chitarra e le partiture in bilico fra pop rock e fm rock sono gustosissimi, e anche momenti (quasi) hard rock e addirittura reggae fanno capolino. Si parte con la scanzonata "Move On" brano solare da gustare all'aria aperta magari sorseggiando un bel drink in spiaggia, "Free At Last" invece è più seriosa ma ugualmente "radiofonica" soprattutto nel refrain e ritornello. Segue "Hollywood Victim" melodica e dal forte trasporto emozionale mentre la successiva". Last All Night" è un rock pulsante ma edulcorato al punto giusto che non avrebbe sfigurato in un disco dei Night Ranger o in un album solista del grande Steve Lukather. Ritmi più caldi e caraibici li ritroviamo con il reggae di "Digital World" impreziosito anche dalla chitarra ospite di Steve Lukather. E' il turno di "I Like The Things You Do", un altro brano di ottimo rock sound, ammiccante e "spensierato" ma dal forte impatto che vi farà venir voglia di ballare. Atmosfere gustosamente ottantiane le troviamo – con piacere - nella ruffiana "All Girls Love To Dance", brano che rimembra il migliore Robin Trower con un ottimo guitar work e chorus line da potenziale hit single. Una delle song più "goderecce" di tutto l'album! Finiamo quindi – momentaneamente – di saltare in salotto e ci sediamo comodamente ad ascoltare la lenta ed avvolgente "Together Forever" che ci porta poi alla rocciosa "Heavy Metal", titolo alquanto esplicativo anche se non propone una musicalità heavy, e ci coinvolge con un sanguigno (hard) rock cesellato da ottimi riff, un buon guitar solo e la giusta aggressività. La penultima "Let Me Down Easy" è un'altra melodic song impreziosita da una bellissima interpretazione vocale della female singer Nina Winter. "Blue Skies" ha il compito di chiudere questo album e lo fa con delicatezza ed eufonia; circa due minuti di musica imperniati sulla chitarra acustica accompagnata da un arrangiamento pomposo e sinfonico dovuto alla presenza del quartetto d'archi Orchid Quartet, il tutto per un risultato dal forte pathos racchiuso in una atmosfera sognante. Cosa dire quindi? Beh, di album come questo ne dovrebbero uscire uno ogni bimestre, qui si respira armonia, eleganza, gioia di vivere e tanta qualità. Ottimo lavoro Don!

Roby Comanducci