SANDNESS
“Vertigo”
(Rockshots Records)
genere: hard rock
release date: 16 - 05 - 2025
voto: 7.5
Line up: Mark - bass, lead and backing vocals, Metyou - drums and backing vocals, Robby - lead and rhythm guitar, lead and backing vocals
Tracklist: Per Aspera Ad Astra, The Match, Draw The Line, From Zero To Hero, Back For More, Midnight Dance, Rock’N’Roll Hight, Not Your Dog, Neverending Road, Train Of Time
Con sommo piacere mi accingo a recensire la nuova fatica discografica – la quinta per la precisione – degli italianissimi Sandness (anche se Robby si è recentemente trasferito con Germania...nda) che, con già un background di quindici anni di attività alle spalle e dopo aver suonato ovunque e in contesti importanti come il tour con Lita Ford, Nazareth e Tygers Of Pan Tang, ci regalano questo elettrizzante full lenght album prodotto dal grande Alessandro Del Vecchio. E' un piacere – ma oramai i livelli si sono alzati di molto – poter constatare con il rock “nostrano” - sovente – non ha nulla da invidiare a quello d'oltreoceano o del nord Europa. Il “tiro” e il “grip” musicale di Robby and friends da la scossa sin dalla prima traccia, basandosi su un hard rock dalle tinte a volte pop ed easy listening, quasi fm rock, e viceversa con momenti strizzanti l'occhio ad un heavy rock sound più corposo e di carattere. Fate conto di ascoltare un mix tra The Darkness, D.A.D, Y&T, ma anche Shakra, Danger Danger, Black 'N Blue e capirete; il tutto però, bisogna scriverlo, confezionato e impreziosito da una verve di originalità ben chiara che rende “Vertigo” un disco interessante e accattivante. Buone le qualità tecnico-compositive del trio e altra lode va a una produzione e registrazione d.o.c ma, come ben sapete, io amo il feeling, e le canzoni si devono conficcare nel cervello per poter dare un giudizio positivo, e qui le song sono veramente valide e tutte col giusto appeal. Si parte con “Per Aspera Ad Astra”, pregevole hard rock sound seguita dalla più pompata “The Match” per arrivare a “Draw The Line” buona rock song che strizza l'occhio ai The Darkness. Più “ammiccante” e ruffiana – quasi un brano di sleaze rock – è “From Zero To Hero” che ci trasporta poi verso “Back For More” un hard'n'roll che deve molto ad Airbourne et similia. Traghettiamo invece verso lidi “radiofonici” con l'fm rock di “Midnight Dance”, brano di sicuro effetto, orecchiabile, refrain semplice ma ficcante e melodia top. “Rock’N’Roll Hight” riporta i nostri su territori più “sanguigni” col suo stile semplice, diretto e – comunque – accattivante e stesso discorso si può fare per la successiva “Not Your Dog”, anch'essa basata su un rock'n'roll granitico ma ben arrangiato. La penultima “Neverending Road” è una rock song con torna su un “terreno” più commerciale mentre “Train Of Time” ha il compito di chiudere il disco e lo fa egregiamente con un rock quasi “stradaiolo” simile alla precedente “From Zero...”. Un album, questo “Vertigo”, che ha diverse frecce al suo arco per fare breccia nel cuore di molti rockettari. Promosso!
Roby Comanducci
THE DEAD DAISIES
“Lookin' For Trouble”
(The Dead Daisies Pty Ltd / SPV)
genere: blues rock
release date: 30 – 05 – 2025
voto: 7.5
Line up: John Corabi – vocals, David Lowy – rhythm guitar, Doug Aldrich – lead guitars, Michael Devin – bass, Sarah Tomek - drums
Tracklist: I’m Ready (Muddy Waters), Going Down (Freddie King) , Boom Boom (John Lee Hooker), Black Betty (Lead Belly), The Thrill Is Gone (B.B. King), Born Under A Bad Sign (Albert King), Crossroads (Robert Johnson), Sweet Home Chicago (Robert Johnson), Walking the Dog (Rufus Thomas), Little Red Rooster (Howlin’ Wolf)
A poca distanza dall'ultimo lavoro in studio di questa stellare band esce un nuovo frizzante ed accattivante album di “cover”. Ma cover blues, intendiamoci, e con una scelta sopraffina delle canzoni trattate. Nell'intervista al bravo e simpatico lead vocalist John Corabi (che potete leggere nella nostra apposita sezione interview...nda) abbiamo appurato che questo cover album “Lookin' For Trouble” è nato di pari passo all'ultimo full lenght "Light Em' Up"; la band era talmente “presa” durante la registrrazione a Muscle Shoals, Alabama, in uno studio leggendario chiamato "Fame” che durante il giorno lavoravano incessantemente e poi durante le pause o di notte si rilassavano improvvisando jam blues tipo “Crossroads”. Hanno ben pensato quindi di registrare tutte le jam e visto il risultato hanno voluto confezionare il tutto in questo album di cover blues. La scelta, come detto sopra, è stata sì spontanea ma di gusto qualitativamente elevato: le song presenti e i rispettivi autori non hanno bisogno di presentazioni, sono la storia del blues rock mondiale. Un vero plauso va invece alla band con è riuscita a dare – comunque – un tocco personale a tutte le tracce senza stravolgere la metrica e la struttura di base. Un grosso lavoro della band e anche del bravo Corabi che con la sua ugola ha interpretato lodevolmente tutti i pezzi. Un disco da ascoltare e riascoltare senza sosta, un disco che ti prende, ti cattura ed estrapola il potere e la visceralità del grande blues. Niente da aggiungere, fate vostro questo album!
Roby Comanducci
RONNIE ROMERO
“Live At Rock Imperium Festivals”
(Frontiers Music Srl)
release: 23 – 05 – 2025
genere: hard rock
voto: 4
Line up: Ronnie Romero – vocals, Jose Rubio – guitars, Fran Gil Torres – keyboards, Andy C. – drums, Aurelian Dinca - bass guitar/vocals
Tracklist: Castaway On The Moon, I’ve Been Losing You, Chased By Shadows, Ferryman, Too Many Lies Too Many Masters, Crossroad, Not Just A Nightmare, The Last Ship, Vengeance, Rainbow In The Dark
Un grandissimo vocalist. Ronnie Romero già lo amavo da tempo e ho sempre seguito le sue gesta da solista e anche in band quali Ritchie Blackmore's Rainbow, Michael Schenker Group, Lords of Black, The Ferrymen, Sunstorm, Vandenberg, Gotus ed Elegant Weapons) apprezzando oltre all’ugola magica e potente al tempo stesso, il suo sviscerato amore per il true hard rock targato settanta e ottanta. Poi….. l’ho visto in versione live al Frontiers Festivals e….. sono rimasto esterrefatto; tutto quello che si dice su di lui, in positivo ovvio, è vero. Presenza scenica da primo della classe, carisma da vendere, appeal, grinta e, ovviamente, una delle voci migliori che il panorama rock e hard rock abbiano all’attivo in questi anni. Capace di fare rivivere fasti di Ronnie James Dio (e scusate se è poco !!!!!) e di rinverdire song care a Rainbow, ma anche Deep Purple ed altri mostri sacri che hanno letteralmente “creato” l’hard rock, lo rende un cantante sopra la media; ho recentemente ascoltato una sua versione dell’inarrivabile – per moltissimi – “Child in Time” dei Purple e, credetemi, l’ha eseguita dandole la sua personalità e non sfigurando affatto. Bene. Adesso eccomi qui a recensire il nuovo live album che ci ha propinato il nostro singer. La tracklist si basa principalmente sull'ultimo album solista di Ronnie, "Too Many Lies, Too Many Masters", che segna la prima volta in cui Romero si è occupato della totale scrittura dei testi di un album in cui canta più ovviamente la cover d’eccezione “Rainbow in the Dark” che è un punto fermo in ogni suo live show, poiché il cantante Cileno dice che deve tantissimo all’energia, alla grandezza del piccolo grande R.J.Dio, a suo parere (ma non solo suo direi hehe….nda) uno tra i singer fondamentali del mondo hard. Per completare la scaletta del live troviamo anche “Ferryman” e “The Last Ship” (dal project album “The Ferryman” con Karlsson/Terrana del 2017). Un vero must per ogni rockers che si rispetti; l’energia che Ronnie sprigiona dal vivo è ulteriormente accentuata e contribuisce a creare quel muro di watts impenetrabile e coinvolgente che ti entra nello stomaco e ti esce dai polmoni. Mi sembra ancora di essere al Frontiers Festivals quando è partita la cover di “Kill the King”….. dalla potenza della sezione ritmica e la deflagrazione a seguito del guitar work e della sua voce siamo rimasti stravolti e piacevolmente “brasati”. Ecco….quella sensazione l’avverto anche in questo live pur ascoltandolo con le cuffie e comodamente seduto davanti al mio pc. Non sono mai stato una da “live album”, ho sempre preferito – quando possibile – vedere la band in diretta anche perché, sovente, alcuni live album sono “leggermente” artefatti, cosa che invece non si può dire di questo lodevole “Live at Rock….”. Dischi come questo sono una vera medicina per chiunque voglia disintossicarsi dalla nefasta routine della vita grigia e capire che, ancora oggi, c’è qualcuno che riesce a dare la scossa giusta per andare avanti. Consigliatissimo!
Roby Comanducci
INGLORIOUS
“V”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 06 – 06 -2025
genere: hard rock
voto: 4.5
Line-up: Nathan James - Vocals, backing vocals, Colin Parkinson - bass guitar /acoustic guitar, electric guitar, keys, percussion, Richard Shaw - electric guitars, Henry Rogers - drums, percussion
Tracklist: Testify, Eat You Alive, Devil Inside, Say What You Wanna Say, Believe, Stand, In Your Eyes, Silent, End Of The Road, Power Of Truth
Appena ho letto la possibilità di recensire quest'album non ho potuto dire no. Ho fatto benissimo! Parto dalle considerazioni finali, forse spoilero troppo ma c'è da dire che quest'album è davvero ben
fatto! Si sente come il ritorno alle origini dei protagonisti principali della band, dopo esperienze esterne, abbia portato una ventata di freschezza e novità ma anche tanta energia e voglia di tornare ai tempi d'oro Il cantante Nathan James ha dichiarato: "Nell'estate del 2023, ho mandato un messaggio a Colin chiedendogli se voleva venire a bere una pinta. Dopo alcuni incontri e sessioni di scrittura, avevamo più di un album di ottimo materiale e posso onestamente dire di essermi goduto ogni secondo della creazione di questo album con lui e la nuova formazione. Colin è sempre stato un grande cantautore e nel corso degli anni siamo entrambi maturati come artisti, autori, interpreti e persone. Questo sarà un anno fantastico per gli Inglorious e sono entusiasta di dare il bentornato a Colin e di condividere questa nuova musica con tutti". Dopo queste parole non ci si può che aspettare molto e non si resta delusi sicuramente! Molto metal, mitigato dalla melodica e potente voce, il basso inneggia alla furia prepotente: inizia “Testify“, inizia la battaglia! “Eat You Alive“ accelera un pochino e i suoni pesanti la fanno da padrone, volumi perfetti e dinamiche esagerate. La voce non sbaglia un colpo aiutata dai cori. La chitarra si diverte come una matta a girare intorno al basso in un armonico pogo! Ritornello melodico con un pizzico di malinconia. Probabilmente il titolo della terza canzone é stato scelto nel momento in cui si sono sentiti i suoni uscire dal mixer, impossibile controllarsi con “Devil Inside”: la chitarra impazza di note e cattiveria. Ritornello che apre alla perfezione ricco di di melodia mentre sotto la ritmica si incupisce sempre di più “Say What You Wanna Say“ accelera ancora di più, diventando ufficialmente e repentinamente la canzone da macchina del disco! Spingi su questo acceleratore ragazzo! OK riposiamo e rifiatiamo, ce n'è davvero bisogno, almeno per me che scrivo (non sono più un ragazzino), “Believe” spinge in intensità e potenza, abbassando notevolmente i bpm per regalarci una ballad delicata e potente allo stesso tempo. La voce é suadente ma decisa, per non discostare troppo dalle chitarre e dalla ritmica che continua sempre a pompare energia da tutti gli amplificatori. Costruzione finale di gran classe. “Stand” accelera di nuovo e si complica di sali e scendi dinamici e melodici, leggermente più pop delle precedenti, si difende comunque bene per composizione e sound. Cavalcata “metallicosa” anni 80 per “In Your Eyes“, dove la voce si scosta per essere più delicata mentre la ritmica invece nn cessa di correre all'impazzata! Ritornello morbido quasi pop rock bonjoviano, macedonia di stili e suoni davvero gustosa! Middle time garbata ma tenacie: questa é “Silent”, la voce prende il sopravvento e tira fuori dal cilindro un'infinità di carte vincenti, la chitarra si ammorbidisce per l'occasione e si contestualizza al momento più etereo. Un sound hard rock più amaro per “End Of The Road“, con una voce ben contraddistinta da acuti improvvisi e melodia pura nel ritornello. Assolo trash metal avvincente, quasi limitato per il potenziale; e poi via ancora con tanta melodia. Ottima! Inizio da chitarra zeppeliniana al via dell'ultima traccia, voce suadente e lacrimuccia sul viso che cade imperterrita con “Power Of Truth”. Poi urlo repentino, preludio per le chitarre. Non dimentichiamo mai da dove arriviamo. È da qui basta sconti: chiudiamo il disco con la potenza da cui siamo partiti e sbattete quella testa ancora una volta! Guardiamo i capelli ondeggiare fino allo sfinimento, per poi tornare tristi: lacrime, zappelin, chitarra classica, é finita, potete riposare il cervello. Ragazzi é stato un viaggio pazzesco.
Iven
