Roberto

Roberto

Ascolatevi il video single "Scars". A breve la recensione dell'omonimo album del mitico duo nella nostra apposita sezione 'reviews' 

 

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Line up: Adam Rigg - lead vocals and bass player, Sam Spranger – harmonica, Nick Peck – guitars, Andrea Tremolada - drums.

Tracklist: Hold On (I'm Coming), Table By The Wall, Burn it Down, Fatman, Be Careful What You Wish For, Hurricane. Stop, The Hustler, Wandering Man, Jump, Forget, Luna Rooms

Segnalati dalla stampa come “...The UK’s most exciting modern blues artists ...” questo quartetto inglese è riuscito a partorire un album eclettico, nuovo, dedito ad un modern blues rock che fonde al suo interno tematiche southern rock, un pizzico di indie rock e anche qualcosa del british rock di ultima generazione. I nostri sono in giro dal 2017 e hanno vinto diversi premi e concorsi tra cui citerei il “Winner of the Best New Blues Band 2019 – Digital Blues Awards” e hanno supportato la loro musica con un'intensa attività live per farsi conoscere in tutto il mondo. Alla fine nel Febbraio 2021 ecco il primo parto discografico di un intero full lenght album, “Table By The Wall” uscito dall'Abbey Road studio di Londra. Dodici song di cui una cover, l'opener 'Hold On....' (by Sam & Dave) che ci fanno passare un'oretta in compagnia di un groove decisamente ammaliante e intrigante; non una caduta di tono, non un passo falso, un album da consumare tutto di un fiato, magari con una bella birra fresca oppure a palla nello stereo della vostra macchina. Come dicevo TBDBB partono alla grande col rifacimento di un classico brano soul 'Hold On (I'm Coming)' iniettandogli energia e grinta per poi seguire con la title track, un blues elettrico con un riff di chitarra che si stampa nel cervello e non va più via mentre echi settantiani li ritroviamo nella bella 'Burn it Down' energica e pulsante al punto giusto. 'Fatman' inizia con una gustosa slide guitar e si sviluppa in un hard blues dove menzione di merito va data al lavoro del bass player che poi è anche il singer, Adam Rigg. 'Be Careful What You Wish For' è un gran bel pezzo rock con tinte southern impreziosito sempre dall'armonica di Sam Spranger, vero punto focale dell'intero disco con ripetuti interventi anche in 'duetto' con l'ottimo guitar work di Nick peck. Si va avanti con 'Hurricane' altra gustosa blues song ma è con la stupenda ed originale 'Stop' che i nostri raggiungono il top dell'intero lavoro. Una canzone che prende a piene mani dal british rock, lo fonde col blues con un arrangiamento se vogliamo anche 'radiofonico' per un risultato di modern rock di alta classe e qualità. Commerciale ed energico in egual misura, riesce a conficcarsi nella testa e il ritornello lo canterete per tutto il resto della gioranata. Atmosfere più 'torride' e sudate da blues rock settantiano tornano in 'The Hustler' impreziosito da un lavoro di armonica sontuoso e un guitar solo che parte rimembrando i mitici Zeppelin per poi svilupparsi in un crescendo di eufonie. Proseguiamo con un rock blues di egregia fattura su 'Wandering Man' per poi trovarci la sorpresa di 'Jump'; la song parte con un giro di chitarra identico a “La Grange” dei Texani ZZ Top per poi cambiare e “spararci” oltre tre minuti di boogie hard blues che vi faranno saltare sulla sedia. Più lenta e tendente a uno slow blues è 'Forget' anche se nel suo incedere si fa più grintosa coadiuvata da una sezione ritmica dirompente e un lungo solo in duetto tra armonica e chitarra nella parte centrale del pezzo. Da segnalare anche l'ottima interpretazione vocale di Adam. Chiude questo album 'Luna Rooms' dall'inizio lento e ammaliante che fa sognare ad occhi aperti ma che però ad un certo momento, quasi al secondo minuto, si galvanizza in un rock'n'roll veloce e pompato, gioia e gaudio per ogni rockers che si rispetti. Questo “Table By The Wall” è sicuramente uno dei migliori album ascoltati in questo inizio d'anno. Dovete assolutamente procurarvelo!

Roby Comanducci

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Mar 28

SMITH/KOTZEN: Smith/Kotzen new album!!!!!

Signori, Adrian Smith (c'è bisogno che dica chi è???) e il guitar hero Kotzen hanno unito le loro forze per partorire questo disco che trasuda un rock potente, energico, a tratti blues e a tratti heavy rock-guitar oriented targato anni '70, '80 e '90. Hanno saputo miscelare il meglio di tutto. Ascolatevi il video single "Scars". A breve recensione disco nella nostra apposita sezione 'reviews' 

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Mar 28

SAMANTHA FISH

Dopo la pubblicazione dell'ottimo e ultimo full lenght album "Kill or Be Kind" nel 2019 (da notare che la signorina ha sfornato sei album in otto anni!!!!), la bionda guitarist & vocalist blues woman Samantha Fish ha annunciato lo spostamento del tour nel Regno Unito. Partirà quindi da Gennaio 2022 (e se passasse poi a trovarci in Italia sarebbe cosa molto gradita...nda). Intanto ascoltate questo hit "Bulletproof" tratto da "Kill...."

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Mar 26

MANESKIN “Teatro D'ira Vol.I”

 

 

Line up: Damiano Davide - vocals, Victoria de Angelis - bass, Ethan Torchio – drums, Thomas Raggi – guitars.


Tracklist: Zitti e Buoni, Coraline, Lividi sui Gomiti, I Wanna Be Your Slave, In Nome del Padre,  For Your Love, La Paura Del Buio, Vent'anni.

Se n'è parlato fin troppo, ma è sempre così dopo il festival di Sanremo; si crea un caso ad hoc, si grida allo scandalo, ci si scaglia contro o a favore del tipo, cantante, presentatore, ospite, gossip. E questo tutti gli anni, tutti i sacrosanti anni il festival deve fare “scandalo” perché, altrimenti, di musica ne propone assai poca e di qualità allarmante. Bene. Quest'anno il caro festival ha cannato completamente: hanno fatto vincere le persone sbagliate, sbagliate non perché non brave ma perché non direttamente proporzionali al popoletto bigotto, benpensante e ipocrita, l'italiota medio. Ovviamente i 18 milioni di download del brano vincitore “Zitti e Buoni” è segno che, nonostante tutto, ci hanno azzeccato. Ma chi ci ha azzeccato? (beh, la casa discografia ovviamente). I qui presenti ragazzi sono stati capaci di tirarsi addosso le ire di mezza Italia perbenista scandalizzata dal fatto che un gruppo con un distorsore alla chitarra abbia preso a schiaffi tutti gli altri “musicisti” della kermesse e, dall'altra parte, la “stampa rock specializzata”, quella che vuole essere defender fino al voltastomaco, che li ha scherniti buttando merda su questa band solo perché...perché??? Perché non sono veri metallari? Puntualizziamo: i Maneskin NON sono assolutamente metal, NON sono nemmeno hard rock, sono un gruppo moderno, attuale, frizzante ed originale che suona rock semplice ma diretto e ben studiato e composto. Subito tutti a gridare al linciaggio addirittura facendo paragoni col nostro glorioso passato e i mostri sacri che ci hanno fatto crescere: no, non avete capito un cazzo, questi ragazzi non sono – e magari non lo saranno mai – dei capisaldi del nuovo rock ma, perlomeno, pur essendo un bel “prodottino” sicuramente  studiato e “preconfezionato” (ma quante band nella storia del rock duro hanno creato il loro successo a “tavolino”? Vogliamo fare un elenco?...nda), hanno dalla loro una sorta di energia e rabbia propria dei vent'anni ma anche qualità e originalità. Hanno comunque già pubblicato un Ep, “Chosen” nel  2017, e un album, “Il Ballo della vita” nel 2018, senza contare il successo a X Factor che li ha fatti conoscere al grande pubblico. Io stesso non li conoscevo bene, e non avendo seguito Sanremo, dopo la loro vittoria, mi sono informato e ho ascoltato la loro canzone. Risultato? Sono rimasto piacevolmente colpito. Hanno una grinta sfacciata e la caparbia di buttarla su musica come nella dirompente “In Nome del Padre” che accomuna ad un riff sicuramente hard rock e una sezione ritmica pulsante un cantato pregno di disprezzo verso la società. Interessanti anche i due brani  in inglese, l'alternative rock di 'I Wanna be Your Slave” e il più intrigante e retrò rock di “For Your Love”. Della oramai “famosa” opener “Zitti e Buoni” saprete già tutto immagino: ne hanno dette di tutti i colori senonché trattasi di un'ottima rock song dedita ad un modern rock con un testo di rivolta che sputa addosso alla gente dicendo “....suono fuori di testa/ ma diversi da loro....”. Ed è così che i giovani dovrebbero ragionare, avere il coraggio di urlare la propria ribellione. Ok, non siamo più negli anni settanta (immagino diranno in molti…), certo, siamo nel 2021 e quello che poteva essere attuabile, purtroppo, non lo è ai tempi odierni. Siamo in una società che sta involvendo ed anche la musica non ha il coraggio di uscire rimanendo soffocata in certi canoni oppure nei soliti e stantii cliché. Ascoltatevi la stupenda “Coraline”; una vera song da cantautorato di prim'ordine. Miscela un taglio melanconico iniziando come una nenia e sviluppandosi in un rock avvolgente ricco di pathos e pregno di forti emozioni. Altra traccia sulla falsariga de 'In Nome Del Padre' è “Lividi sui Gomiti” dove il testo colpisce per contenuti e storia e si erge sempre su un rock di ottima levatura. Diciamo che la sezione ritmica è degna di nota perché in tutte le song non si limita al 'semplice compitino' di accompagnamento ma ci regala passaggi e spunti che impreziosiscono il suono nel suo insieme e permettono al guitar player Thomas Raggi di cesellare riff taglienti e brevi solos di indubbio interesse. Concludono questo full lenght album la penultima “La Paura Del Buio”, ottima rock song, e la conslusiva semi ballad “Vent'anni” sicuramente toccante (parlando sempre del testo) e carica di una forte emotività. Siamo arrivati alla fine della recensione. Bene. Cosa è cambiato quindi? Nulla direi; non sono di certo nati i nuovi Led Zep, I nuovi Nirvana, i nuovi Offspring. Non abbiamo una new vawe of italian metal, rock o alternative. Di gruppi validissimi in Italia che fanno hard&heavy ce ne sono (ascoltatevi l’ultimo dei Labyrinth e mi direte!!). Non siamo al cospetto di un album che creerà chissa quale nuovo trend. Ma noi non vogliamo i nuovi Led Zep, o meglio ancora (visto che di rock italiano si parla) i nuovi Litfiba, i nuovi Negrita e via dicendo, quelli sono e rimangono nell'olimpo e non bisogna nemmeno paragonarli o scomodarli. Noi vogliamo che la musica vada avanti, che non si fossilizzi in un periodo dove la trap e l'hip hop la fanno da padrone, dove i ragazzini non comprano più dischi e non ascoltano più musica nel vero senso della parola. Si sono persi tanti valori ma poi succede che quattro giovanissimi escono fuori con un brano assolutamente anticonformista, vincono il “Festival della falsità” ed entrano nelle case degli italiani. Si....gli stessi italiani che sputano addosso e criticano tutto quello che è leggermente diverso. Son curioso adesso di valutare i Maneskin con il prossimo album (che sarà la vera prova del nove) ma per ora promuoviamoli a pieni voti. Bravi.

Roby Comanducci