Line up: Martin Björklund-guitar/lead vocal/violin, Denis Diaz-guitars, Jonas Vedin-drums/lead vocals, Alfonso Flores-bass
Tracklist: Until the break of day, The light in your eyes, Lonely, Imprisoned, The sound of nothing
I Mercury X sono una band svedese all’opera da qualche anno e giunta ormai al terzo disco, che ci dà con esso dimostrazione delle proprie ambizioni in ambito progressive metal. Vi dirò, non nutro sostanzialmente alcun vero interesse per il genere, e anche tra i mostri sacri dello stesso trovo poca ispirazione (ma ne trovo…). Dopo qualche ascolto di questo album devo dire che invece ha destato in me un certo interesse, ritengo principalmente perché i dettami del genere che rispetta sono abbastanza pochi e tendenzialmente del tipo che mi vanno più a genio. Il disco è composto da una lungo brano, “Imprisoned”, che originariamente doveva essere l’unica traccia presente, data appunto la lunghezza e la complessità. Lavorando in studio la band ha deciso di estendere il disco con altri pezzi per completare la struttura dello stesso. “Until the breack of day” è un intro molto di atmosfera, che vive sulle qualità vocali del singer (chiedo scusa, ma sono due i lead singer nella formazione quindi non posso indicarne il nome…), dall’incedere lento e maestoso. The light in your eyes cerca un riffeggio più cadenzato nella parte iniziale per poi sfociare di nuovo in un lavoro ove predominano i muri di suono di tastiere e parti ritmiche, su cui però fanno qui buono sfoggio le chitarre di Mr. Jonas Vedin. “Lonely” è una vera e propria ballad invece, colma di malinconia come traspare perfettamente dalle armonizzazioni di chitarra. Si passa alla song principale che è “Imprisoned”: si passa da un intro quasi sinfonico in cui sono le tastiere e gli effetti a predominare, a uno stacco molto complesso stilisticamente, forse la parte più tipicamente progressive del disco, dove i tempi ritmici sono complessi e sentiamo numerosi virtuosismi strumentali. Si susseguono poi di nuovo uno stacco più d’atmosfera e un altro più suonato, meno caratterizzati dei precedenti dall’uso dell’effettistica, sino all’outro dove si combinano perfettamente una struttura musicale multi sfaccettata e tipicamente “prog” con un muro di tastiere ed effetti che fa da contraltare all’intro della canzone. Si chiude con “The sound of nothing”, altro pezzo molto d’atmosfera ove non mancano riferimenti rock più attempati in certi riff, quasi 70s, che poi fanno tornare nel finale allo stile progressive sentito nella song precedente. Come terminare… come capirete si tratta di un lavoro complesso ma pregno di interessanti soluzioni musicali e che coinvolge con le sue melodie; i membri della band uniscono a una perizia tecnica elevata un notevole senso musicale nel creare atmosfere cupe che coinvolgono tutto il disco. Non è quindi solo per sentire la loro capacità che ci si accinge all’ascolto. Credo che sia un ottimo disco per tutti gli amanti del progressive metal, ma si adatta facilmente anche a chi vuole sperimentare un lavoro del genere ove la parte più suonata e complessa non è sempre preponderante; un ascolto certo non banale ma che consiglio a chi sia interessato a delle soluzioni innovative in questo ambito.
Nikki
Line up: Paolo Cernic – vocals, Davide Falconetti – guitar, Andrea Imbergamo - guitar, piano, Andrea Cok – bass, Michael Bonanno - drums
Tracklist: Mary Jane, The Way You’re Pleased, All I Know, Never Be The Same, Outta My Head, Scars Of Love, Don’t Shoot Me, Promise, Get Us Right, In The Heat Of The Night, Song 4 You
Interessante album d'esordio per gli italianissimi 5ive Years Gone capitanati dal leader e fondatore nonché chitarrista Davide Falconetti. “Rock'n'Roll Rebirth” speriamo sia di buono auspicio sia per questa band che per tutto il panorama rock e hard rock tricolore. Ammetto, però, che in questi ultimi anni ne sono uscite di band valide che spaziano dall'heavy più pesante al rock più mainstream. I nostri sono più allineati al secondo gruppo; questi ragazzi suonano un frizzante rock attuale e moderno con venature talvolta blues oppure strizzanti l'occhio a suoni alternativi ma, soprattutto, tutte con una spiccata verve hard. Nella biografia della band si dice che questi musicisti sono stati influenzati dalle grandi arena rock band ottantiane e da un po' di punk rock. Qualcosa in effetti c'è ma soprattutto il combo in questione ha dalla sua un gradevole gusto per la canzone rock anche da vasto airplay radiofonico, ascoltatevi 'Never Be The Same' e mi saprete dire. Dove inve i 5YG “spaccano” sono le partiture più dirette e hard rock come l'opener “Mary Jane”, “Don’t Shoot Me” che è quasi street rock ottantiano o la cadenzata “Promise”. Un album sicuramente valido che potrà piacere a più “palati” musicali.
Roby Comanducci
Line up: Terry Ilous - lead & backing vocals, Serge Simic - lead and rhythm guitars, Fabrizio “Fab” Grossi – bass, AJ Morra - drums & percussions, Eric Ragno - hammond, wurly & rhodes, Jeff Northrup - additional guitars on “Somewhere Down The Line”
Tracklist: Believe, Shattered, Trouble, Give Me Love, Somewhere Down The Line, Rescue Me, Ordinary Man, Run Away, Long Summer Day, Rambling Man, Get It Right
Eccoci qua con questo nuovo dischetto degli ex Gang of Souls attualmente noti come Land of Gypsies capitanati da un singer e frontman d'eccezione qual'é Terry Ilous. nientepopodimeno che il singer dei gloriosi XYZ (ricordate il fantastico debut album omonimo prodotto – se memoria non m'inganna – da Don Dokken nel 1989?) ma anche -poi- dei Great White. Insieme a lui figura il nostro Fabrizio Grossi (Glenn Hughes, Supersonic Blues Machine, Eric Gale ecc...), Serge Simic alla chitarra (The Slam, Supersonic Blues Machine) e Tony Morra alla batteria. Il risultato è sicuramente interessante; un pregevole hard rock di chiaro stampo ottantiano con qualche accenno ai primi anni novanta ma coi suoni e l'arrangiamento attuali. Questo album suona come un mix tra Whitesnake, Gotthard e anche i già menzionati XYZ. Undici tracce cariche di groove e adrenalina sapientemente prodotte e aggraziate della giusta parte melodica che stempera l'heavy rock della band e a volte sfocia anche in partiture hard blues. Da menzionare l'ottima prova vocale del sempre eccelso Terry che non ha perso in smalto e soprattutto in modularità ed espressione vocale. L'album scorre via velocemente senza intoppi e riesce a regalare momenti di ottimo hard rock ma, purtroppo, gli manca il “tocco di genio”, il “guizzo di originalità” e di conseguenza le song sono tecnicamente valide ma abbastanza anonime. Peccato anche se, diciamocelo, la media di uscite discografiche fosse questa saremmo tutti stra-contenti.
Roby Comanducci
Line up: Ola Halén - vocals, Dimitri Keiski - vocals, Peter Östros -guitar, Niklas Dahlin - guitar & keyboard, arrangements, Mikko Korsbäck - grums & keyboard, Tomas Stolt - bass
Tracklist: Preparatus supervivet, Solur, Prometheus rise, Moonlight shadows, My Revelation, We will rise again, Like a rising star, Blood, Tears and agony, Entering paradise, Power of the dragonborn,The last Hymn to life.
C'era un anno in cui tutto quella che luccicava era oro, nel rock ’n roll, e come tutti sanno, era il 1972; ci sono stati altri anni magici, un po’ di più o di meno, e ognuno ha i suoi. Con meno scalpore forse globale ma notevole tra gli appassionati, io credo che tra i metalheads … ehm … attempati, in pochi non ricordino l’anno di grazia 1998, o tuttalpiù il biennio 1997-1998, in cui nel volgere di pochi mesi almeno una mezza dozzina di lavori portanti del Power/Epic uscirono per restare per anni nel cuore degli appassionati. Qualcuno storse il naso, qualcuno invece era entusiasta e lo è rimasto, qualcuno parlò di puro plagio di vari antesignani, eccetera… ecco allora c’era comunque una forte discussione ed era decisamente un segno di vitalità dell’intero movimento metal. Mi fermo qua. La colpa, chiamiamola così, di questo disco, è di richiamarsi così fortemente ad alcuni passi di quei momenti, da non poter non meritare un accenno alla cosa. Lasciamo lì il discorso e veniamo a questo lavoro proveniente dalla pluri-celebrata, in ambito musicale, Svezia. Gli Insania sono ormai una band esperta e col suo quinto lavoro ci offre un suo nuovo spaccato, ovviamente, di Power/Epic di ottima fattura. La loro storia peraltro affonda in pieno negli anni ’90 essendo stati fondati nel 1992, avendo proseguito un onorevole carriera fino al 2007, salvo poi di fatto sciogliersi per tornare col presente lavoro. Parliamo di quanto troverete nel disco dunque: beh, essenzialmente pregevole power metal, pesantemente influenzato da Stratovarius e Angra, ma anche variato e non monotono nel suo discorso musicale. Certo la doppia cassa e le classiche cavalcate imperversano (ottima ad esempio “Moonlight shadows”) ma vi sono vari registri, con ballad o pseudo tali (“Blood tears and agony”) e apprezzabili cambi di ritmo (“My revelation”) a rivelare una certa inventiva e una buona dose di talento compositivo. Apprezzo tutte le parti, dal cantato ai vari strumenti, che riescono a essere incisivi senza diventare barocchi come capita a volte; le linee di chitarra ad esempio sono fortemente aggressive ma non scadono mai nell’eccesso per quanto riguarda lo sfruttare le parti soliste: un ottimo esempio in questo senso sono i fraseggi della già menzionata “Blood tears and agony”. Anche la produzione è eccellente, i suoni sono tutti curatissimi e hanno una resa perfetta. Andando a concludere, un lavoro certamente di un’ottima tecnica, curato e preciso in tutte le sue parti, non ultima quella compositiva: il disco si fa ascoltare e riascolta più e più volte, fino a farsi ampiamente citare i momenti in cui il citazionismo per i mostri sacri degli anni ’90 diventa davvero evidente. Quindi, non aggiungerei altro, è un ottimo lavoro che vale tanto per i molto appassionati del genere come per chi non lo ama specificamente ma apprezza una digressione in queste sonorità. Buon ascolto!
Nikki
