Line up: Herma – vocals, Nemes – guitar, L0r1 – guitar, Daddy Ray – bass, Evey – drums
Tracklist: Tonight We Go To War, Starstruck, Drop It 2 The B, This Is Not The End, Defy The Light, Deep End Dark, Schadenfreude, Pull Of Gravity, Pray Tell Me, Angels Be Fallin', Ytopynovavevanonypoty
Ed eccoci quindi a recensire il nuovo parto discografico di questi “fuori di testa” nostrani (sono italiani!) che si autodefiniscono gli ultimi eroi intergalattici, al secolo Sick N' Beautiful. La band capitanata dall'avvanente (e brava) female vocalist Herma ci propizia il terzo lavoro che segue -abbastanza- fedelmente le orme dei precedenti "Hell Over Hell" (2015) ed "Element Of Sex" (2018). Inutile girarci intorno; band come loro attualmente sono il “nuovo che avanza”, con la giusta miscela di modern rock (metal), partiture industrial, echi elettro pop e sfumature punk. Sembra di ascoltare un mix di White Zombie, No Doubt, NIN con alla voce l'ugola tagliente e al contempo ammaliante della prorompente Herma. Le song scivolano via bene anche se, ammettiamolo, peccano un poco di originalità, o meglio....mancano brani clou come potevano esserlo “Hexxx (the element of sex), “Megalomaniacal” o “New Witch 666(the rising)” dei lavori precedenti. Però anche in questo “Starstruck” troviamo song intriganti quali il singolo “Drop It 2 The B” su tutti, ma anche “This Is Not The End”, e le corrosive “Schadenfreude” e l'impronunciabile “ Ytopynovavevanonypoty”. Una band da mare o odiare, non ci sono mezze misure, ma credo che anche con questo full lenght album riusciranno a convincere i propri fans e, magari, acquisirne di nuovi.
Roby Comanducci
Line up: Joe Elliott – vocals, Rick Savage – bass, Rick Allen – drums, Phil Collen – guitars, Vivian Campbell - guitars. Guest: Alison Krauss – vocals, Mike Garson - piano
Tracklist: Take What You Want, Kick, Fire It Up, This Guitar [feat. Alison Krauss], SOS Emergency, Liquid Dust, U Rok Mi, Goodbye For Good This Time, All We Need, Open Your Eyes, Gimme A Kiss, Angels (Can’t Help You Now), Lifeless [feat. Alison Krauss], Unbreakable, From Here To Eternity. De luxe version: Goodbye For Good This Time (avant-garde mix), Lifeless (Joe only version)
A distanza di un lustro ecco arrivare il nuovo full lenght album dei gloriosi re del pop metal, i maestri Def Leppard! Recensire album di artisti di questa caratura, a volte, risulta un compito difficile o quantomeno delicato; troppa storia alle spalle, troppi album, mille vicissitudini inerenti la suddetta band. Ecco, questo può succedere ma, onestamente, al sottoscritto non è capitato nulla di tutto ciò. Appena saputo del nuovo lavoro ho aspettato pazientemente e solo ora, a distanza di un mese e mezzo, sono in possesso del fantomatico “Diamond Star Halo”, tra l'altro nella versione de luxe con due tracce in aggiunta per un totale di ben diciassette canzoni! Mica male....L'unica paura che avevo era quella di dovermi trovare costretto ad una stroncatura.....suvvia, gli anni passano per tutti e la vena compositiva -spesso- si affievolisce. Niente affatto! Diciamo che questo cd sta girando nel mio lettore di casa ed in macchina da quasi un mesetto e non mi sono ancora stancato di sentirlo! Ottimo....oserei dire. Questi cinque marpioni sono riusciti ancora nell'intento di deliziarci con un insieme di song molto valide, magari non capolavori o pezzi che passeranno alla storia, ma che sicuramente hanno dalla loro la giusta energia e, sempre, quel pizzico di maliziosa eufonia edulcorata al punto giusto e ruffiana nello stregare l'ascoltatore. Caratteristica che da sempre contraddistingue il “Leopardo Sordo”. Ne sono valido esempio “Take What You Want”, “Fire it Up”, “All We Need”, “SOS Emergency” e “Gimme A Kiss”, che coniugano il giusto mix tra pop e heavy rock per un risultato commercialmente valido e stilisticamente sempre sopra la media. Carina, anche se un po' “banalotta” “U Rok Mi”, dal ritornello semplice ma ficcante ed il suo (hard)rock dal giusto appeal. Menzione particolare va alla “settantiana” “Kick” che strizza l'occhio a certo glam rock di quel periodo e ci inonda di refrain accattivanti e un arrangiamento “facile” ma sicuramente d'effetto. Abbiamo anche la suadente e ammaliante “Goodbye For Good This Time”, qui proposta in due versioni, dove Elliott da una prova che ha ancora le corde vocali valide e capaci di interpretare la musica nel migliore dei modi; notevole il crescendo della canzone -coadiuvata da Mike Garson al piano (guest musician anche su “Angels) - con un bel guitar work che si intreccia con un tappeto di violini e una parte orchestrale-sinfonica. Ottima song... di classe! Qualità eccelsa ed originalità sono gli ingredienti anche dell'elegante rock song “From Here To Eternity“, lenta e melodica (ma non è una ballad) e caratterizzata da chorus line ricercate ed una impronta armonica ricca di pathos, il tutto coadiuvato da un egregio lavoro dei due axe men. Ho ascoltato diverse volte anche la semi ballad “The Guitar”, song d'atmosfera impreziosita dalla presenza della female singer Alison Krauss (guest musician anche su “Lifeless “). In definitiva, quindi, un bell'album, onesto, elegante e di classe. Fatelo vostro!
Roby Comanducci
Line up: James Durbin - Vocals, Mike Flynts - guitar, Perry Richardson - bass, Robert Sweet - Drums. Guest: Alessandro Del Vecchio - keyboards/background vocals
Tracklist: Coming Home, Before the fall, Dying breed, We are the warriors, Dream Forever, Man of older soul, Still fighting, The pain of goodbye, Cleanbreak, Find my way, No other Hearth
I Cleanbreak sono un gruppo creato sostanzialmente attorno alla figura del singer James Durbin, che dopo l’esordio sotto il moniker Durbin viene qui supportato da una formazione stabile per creare un nuovo album che rimanda alle radici del metal classico USA. Prima di addentrarci nella musica, una volta tanto una nota sulla formazione, alla sezione ritmica troviamo Perry Richardson e Robert Sweet degli Stryper, e già questo ci dice il livello della formazione di cui stiamo parlando. Lascio a voi la ricerca sulle note biografiche del resto della band, aggiungiamo giusto un doveroso riferimento all’ospite d’eccezione, il nostro Alessandro Del Vecchio che collabora come produttore, compositore e guest alle backing vocals e alle tastiere (la schiera degli ospiti è ben nutrita e vi consiglio di verificarla, troviamo anche il polistrumentista cileno Nasson i cui Chaos Magic vi abbiamo recensito poche settimane fa). E veniamo finalmente al sound della band, un iconico metal con punte street ma con un riffeggio di fondo decisamente grintoso e che va a richiamare classici come gli Stryper stessi o i Judas Priest del periodo 80s. Lo stile è in generale orecchiabile e va a cercare cori coinvolgenti e un certo groove nei pezzi, ma questo assolutamente non esclude un tipo di suoni molto ‘eavy; si ha un certo bilanciamento tra le parti più accattivanti e quelle più aggressive, con la seconda che prevale in specifici pezzi come “Still Fighting”. In tale situazione a mio modo di vedere (o meglio sentire) si sfrutta al massimo lo stile vocale graffiante di Mr. Durbin, ed è anche forse il momento in cui alcune influenze come gli stessi Stryper sono più evidenti. Venendo alle singole linee strumentali, la chitarra è essenziale e non eccede mai nel cercare il proprio spazio solista; basso e batteria eseguono con notevole precisione la propria parte, e le tre assieme creano uno stile essenziale ma non per questo meno efficace. La produzione a sua volta non eccede, probabilmente cerca di ottenere quel sound 80s, arricchito rispetto alla ruvidezza, per dire, di certo NWOBHM, ma senza eccedere come oltreoceano si usava in quegli anni in generi molto prossimi. Traendo un’impressione generale, direi che si tratta di un ottimo disco, innanzitutto dal punto di vista compositivo per come suonano convincenti le canzoni sia singolarmente che come insieme. La classe vocale del singer si esalta decisamente, con un timbro alto ma che non perde di espressività, e tutte le parti strumentali sono ottimamente eseguite ma senza mai essere prolisse. Si tratta di un combo, o meglio di un super gruppo come recita la bio (ed effettivamente è) molto interessante di cui molto, molto volentieri valuterei la qualità in sede di live.
Nikki
Line up: Isra Ramos - vocals, Alberto Román - guitars, Jordi Costa - guitars, Jared Camps - bass, Joel Marco - drums
Tracklist: Atreyu, Nowhere man, Blind Love, The Sinner, Snow White (At the end of the world), Evergarden (geat. Ronnie Romero), Fiona, Together, Atomic Heart, Invincible, Hope
I Gräce sono una band spagnola attiva dal 2018 attorno al talento vocale di Isla Ramos, personaggio con già numerose collaborazioni alle spalle a rimarcare le sue doti. In questo disco si cerca una nuova soluzione nel metterle in evidenza, ci si è riusciti? Io direi di sì, anche se va rimarcato che si è cercato uno stile molto innovativo e riconoscibile, che per il suo essere barocco e la rielaborazione degli schemi classici potrebbe risultare di difficile impatto per molti fan. Se lo stile è quello di un Hard/AOR molto aggressivo e fondato su ritmiche marcate e che tendono a colpire l’ascoltatore con melodie intense e coinvolgenti, musicalmente si è scelto di fondare le ritmiche in particolare su sintetizzatori ed effetti, inglobando così nel disco forti impulsi pop e ambient rock, già ben evidenti dalla opener Atreyu. Nel disco la tendenza continua senza posa, passando da casi ove comunque sono presenti linee di chitarra decisamente ‘eavy e che reggono il pezzo come “The sinner” o “Evergarden” a pezzi più d’atmosfera come “Together”; vi è varietà tra i pezzi ma si nota come effettivamente manchi un vero lento, se si esclude la breve e conclusiva “Hope”; si svaria però tra differenti linee che ripropongono differenti mood melodici e differenti combinazioni di effetti e strumenti. L’esecuzione tecnica è sostanzialmente perfetta, la produzione mi piace molto per come sfrutta la voce di Isla, che è sempre chiara e fa percepire la sua espressività; proseguo anzi dicendo che delle linee sonore è probabilmente la migliore, dando spessore ai pezzi e “interpretando” le liriche con carisma. La parte strumentale in generale è fatta di suoni molto alti e che ben si differenziano gli uni dagli altri, ci trovo un difetto nel senso che nessuno di essi è veramente di accompagnamento, a livello sonoro il disco è come fosse fatto di una molteplicità di parti soliste in primo piano. Che commento di fondo trarre? A mio modo di vedere il talento di Mr.Ramos fa meritare assolutamente l’ascolto del disco, ma mi domando sinceramente quale potrebbe essere l’effetto con un approccio più classico alla composizione. Anche così ci troviamo però di fronte a un disco molto gradevole e coinvolgente, che senza aderire a schemi troppo classici ci propone un ottimo AOR con cui passare questa afosa estate.
Nikki
