Giu 24

 

 

Line-up: Alexander Strandell – vocals, Jona Tee – guitars, keyboards, backing vocals, John Levén – bass, Christian “Kicken” Lundqvist – drums. Guest: Love Magnusson – lead guitars

Tracklist: Kings In The North, Perceval, Sharoline, Unbreakable, Mad World, One In A Million, Sum Of All Fears, Set Me Free, Make A Stand, Cross To Bear, Save Me From Myself

Ciao a tutti amiche/ci del Cathouse, pensavate che ci fossimo dimenticati delle recensioni settimanali?! E invece no, puntuali, arriviamo con altre interessanti novità musicali! Oggi, voleremo al freddo nord esattamente in Svezia con un nuovo supergruppo con un cast a dir poco stellare: i Crowne. Partecipano alla band il cantante Alexander Strandell (Art Nation), il chitarrista/tastierista/produttore Jona Tee (H.E.A.T), il bassista John Levén (Europe) e il batterista Christian Lundqvist (The Poodles) e Love Magnusson (Dynazty) come special guest agli assoli. Ma ora passiamo a descrivervi l’album uscito qualche giorno fa. Il disco si presenta molto orecchiabile dalla canzone di apertura “Kings In The North”, passando poi per brani con ritornelli in grado di rimanerti in testa come “Unbreakable” che personalmente ho apprezzato, un pezzo che inneggia al fare di più, all’essere appunto, indistruttibili, nel testo viene citato questo che mi ha colpito molto: “we are building on a new generation we’re forevermore unbreakable”. Parliamo poi del singolo di debutto che anticipò l'uscita dell’album “Mad World”, anch’esso accattivante. E a suggellare la chiusura di questo nuovo prodotto musicale a dir poco grandioso, troviamo l’unica ballad presente nell’ EP “Save me from myself”, una traccia che si presenta con suoni graffianti in grado di tenerti incollato ad ascoltarla fino all'ultima nota. Nel complesso posso dirvi che questo album merita un ascolto soprattutto in quei momenti che avete bisogno di una sana dose di hard rock non troppo pesante, ma così, per rimanere leggeri. Non mi resta che augurarvi un buon ascolto e stay rock!

LaGlo

 

 

Giu 14

 

 

Line-up: Kristian Fyhr - lead vocals, Johan Älvsång - keyboard/backing vocals, Emil Dornerus - guitar/backing vocals, Olof Gadd - bass/backing vocals, Anton Roos – drums/percussion. Session Musicians: Hampus Linderholm – cello, Emelie Alm - backing vocals

Tracklist: Say What You Need To Say, When We Were Young, Broken Mirror, Delirium, When I'm Gone, Should've Known Better, So Beautiful, Time To Let It Go, Déjà Vu, Bright And Clear, Hope It Will Be Alright

Inutile negarlo. E' già da diversi anni che il fulcro della nostra beneamata musica, a partire dal melodic rock fino alle band più pesanti, proviene dai paesi del nord Europa, e quindi sarebbe il caso di consacrare questa New Wave of Scandinavian Hard Rock una volta per tutte (ma credo che alla fine non ce ne sia bisogno, è già un dato di fatto!...nda). In questo caso, per esempio, mi trovo di fronte ad un eccellente platter di modern melodic (hard)rock, venato da tinte aor e soprattutto pompous con aperture fm rock; “Delirium” è tutto questo e ancora di più, riesce nell'intento di ammaliare con suoni ovattati per poi colpire con riff e ritornelli dalle tinte anche 'pop rock' se vogliamo, ma di un gusto sopraffino ed elegante. Merito dell'ottimo arrangiamento, della voce penetrante del singer e fondatore Kristian (Perpetual Etude) e soprattutto di un ottimo keyboards work del bravo Johan Älvsång (Pinstripe Conspiracy, Lamashtu) che riesce a creare atmosfere pompose ma anche incalzare in un arena rock sound poi impreziosito e rifinito dal lavoro del guitar man Emil Dornerus. Da antologia per il genere proposto sono le prime due song 'Say What You Need To Say' e 'When We Were Young' che da sole varrebbero l'acquisto di “Delirium”. Commerciali al punto giusto senza peccare troppo in suoni esageratamente edulcorati o viziosi e con un ritornello che vi si stempererà in testa e non andrà più via. Particolare e intrigante il mix tra parte lenta e melodica e l'alternanza con un adult orient rock elegante e energico nella bella 'Broken Mirror'. Non ci sono cali di tensione o momenti sottotono; ogni song, dalla stessa pomposa title track, al più cadenzato hard rock di 'Time To Let It Go' per concludere con l'eccelsa acoustic song 'Hope It Will Be Alright' basata su un accompagnamento di archi e pianoforte, è in grado di regalare forti emozioni e di questi tempi, credetemi, ne abbiamo tutti bisogno. Sicuramente una delle migliori uscite di melodic rock/pompous rock da inizio anno.

Roby Comanducci