Line up: Tinsley Ellis – guitars, vocals, Kevin McKendree organo, piano, rhythm guitar, Steve Mackey – bass, Lynn Williams – drums, percussion, Jim Hoke – sax, Quentin Ware, trumpet.

Tracklist: Lat One to Know, Don't Know Beans, Ice Cream in Hell, Foolin' Yourself, Hole in my Heart, Sit Tight Mama, No Stroll in the Park, Evil Till Sunsire, Everything and Everyone, Unlock my Heart, You Love's Like Heroin

Per il qui presente arzillo sessantenne di Atlanta ci sarebbe molto da dire musicalmente parlando; iniziò nel 1981 con una band i Heartfixers coi quali incise tre album per arrivare quindi al suo debutto come solista nel 1988 con “Georgia Blue” e dopo trent'anni eccolo ancora qui, più in forma che mai col suo diciassettesimo full lenght album (da solista) “Ice Cream In Hell”. Il sound proposto è un classicissimo blues rock, con alcuni passaggi hard blues e tanta slide guitar, tanto feeling e un lodevole supporto di sezione ritmica e soprattutto sezione fiati! Il mito di Ellis è sempre stato BB King e lo sentirete molto bene ascoltando le tracce del disco. Si passa da goduriosi momenti elettrici di hard blues al pathos dello slow blues; parlando di slow blues ascoltatevi con le cuffie e a luce soffusa l'ammaliante 'Hole In My Heart' sentirete un lavoro di chitarra eccelso coadiuvato da fiati e piano. Ma c'è tempo anche per fare quattro salti con volume a palla e quindi consigliamo spassionatamente il veloce groove dell'hard blues 'Sit Tight Mama' oppure l'allegria sprigionata dal rock'n'roll bluesato di ' Unlock my Heart'. Coinvolgente e quasi con un ritmo caldo e “latino” che rimembra il mitico Santana è la bellissima 'Everything and Everyone', ma in definitiva tutti i brani presenti sono degni di nota. Questo è un sacrosanto e stra-classico album di blues rock, senza contaminazioni o innovazioni particolari; la musica di sempre, la musica che sembra sempre uguale in ogni brano, in ogni album e che invece è il fluido vitale ed intramontabile della vita. Bravo Tinsley!

Roby Comanducci

Set 30

THE UNITY “Pride”

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Line up: Jogi Sweers – bass, Michael Ehré – drums, Stefan Ellerhorst – guitars, Henjo Richter – guitars, Sascha Onnen – keyboards, Jan Manenti - vocals

Tracklist: The New Pandora, Hands Of Time, Line And Sinker, We Don´t Need Them Here, Destination Unknown, Angel Of Dawn, Damn Nation, Wave Of Fear, Guess How I Hate This, Scenery Of Hate, Rusty Cadillac, You Don´t Walk Alone

Eccoci quindi con leggero ritardo a recensire il terzo e nuovo full lenght album di Mr. Ritcher e soci. Vi ricordo (per chi magari non lo sapesse) che Ritcher ed Ehré sono ancora membri dei Gamma Ray, rispettivamente chitarra e tastiere il primo e batteria il secondo; da questo molti potrebbero pensare ad un album di power metal teutonico invece no, anche se ci sono momenti sicuramente heavy ed ammiccanti alla band sopracitata, il disco è un'entità a se stante e miscela bene un hard rock corposo e graffiante con riff taglienti e heavy ma anche passaggi più eufonici e assolutamente heavy rock. Ne è un classico esempio la pomposa e dirompente 'Line And Sinker' che ha dalla sua la dose corretta di aggressività e il giusto mix di commerciabilità. Amo questa band anche in song quali 'We Don´t Need Them Here' dove riescono a stemperare un sound heavy rendendolo appetibile anche agli ascoltatori di Fm Rock, e questa caratteristica è la peculiarità degli Unity che in song come 'Destination Unknown' avrebbero fatto la fortuna delle emittenti radiofoniche americane negli anni ottanta/novanta. Ritornano a far “capolino” i Gamma Ray nell'up tempo della veloce 'Damn Nation' mentre farei un salto di qualche traccia e vi consiglierei l'ascolto immediato della potente e rocciosa 'Scenery Of Hate' per poi buttarvi sulla bellissima 'Rusty Cadillac' memore dei Mr. Big d'annata, con un riff e guitar work da paura. Song eccelsa. Da citare anche l'elegante 'You Don´t Walk Alone' che chiude l'album con il suo sound avvolgente, ammiccante e caratterizzato da un'ottima interpretazione vocale del singer Jan Manenti, il tutto convergente in un groove capace di rievocare gloriosi act ottantiani come Bad English o Blue Murder. Un disco di sicuro interesse per tutti voi amici, procuratevelo e ne rimarrete entusiasti.

Roby Comanducci

Ott 07

SHAKRA “Mad World”

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Line up: Mark Fox – vocals, Thom Blunier – guitars, Thomas Muster – guitars, Dominik Pfister – bass, Roger Tanner – drums.

Tracklist: Fireline, Too Much Is Not Enough, A Roll Of The Dice, Mad World, When He Comes Around, Thousand Kings, I Still Rock, Fake News, When It All Falls Down, Turn The Light On, Son Of Fire, New Tomorrow

Ma che bello questo periodo, ammetto di stare recensendo sempre ottimi album, piacevoli all'ascolto e, anche se non tutti dei capolavori ovviamente, capaci comunque di farmi passare un'oretta di goduria musicale. E' il caso dei cuginetti di Krokus e Gotthard, al secolo Shakra, conosciuti non come i suoi illustri colleghi ma credo abbastanza bene da uno stuolo di accaniti fans elvetici e non. I nostri arrivano con “Mad World” al pregevole traguardo del dodicesimo album abbinandoci anche l'anniversario del 25° di carriera. Non male vero? Eppure il sound non risente per nulla del tempo e sprizza energia e quei giusti e ammiccanti cliché che tanto piacciono a noi amanti degli anni ottanta ma anche dell'hard rock contemporaneo; “Mad Worls” è un album diretto, senza fronzoli, capace di pulsare energia e dare forti scosse di adrenalina, merito sicuramente delle due 'asce' Blunier-Muster e di una sezione ritmica precisa, granitica e diretta come un treno merci. Ed è proprio ascoltando brani imperniati sui cliché appena menzionati che ci viene voglia di imbracciare la scopa e fare il 'provetto guitar hero' davanti al divano di casa. 'I Still Rock' ne è l'esempio lampante! Riff di chitarra al fulmicotone come nell'opener 'Fireline' sono piccoli gioiellini, come il corposo hard rock di 'Too Much Is Not Enough'. Carina, energica e commerciale al punto giusto è 'A Roll Of The Dice' ma anche 'When It All Falls Down' e, ammettiamolo, non c'è un minuto di calo compositivo in questo disco, ascoltatevi il pulsante hard'n'roll della penultima 'Son Of Fire' e mi direte. C'è solo una ballad che è la finale 'New Tomorrow' elegantemente suonata e di pregevole fattura, per il resto tutte tracce di sano ed incontaminato hard rock. Ottimo lavoro.

Roby Comanducci

Ott 02

 

 

Line up: Ted Poley – vocals, Steve brown – vocals, guitars, keyboards, Chuck Borgi – drums, Greg Smith – bass and vocals.

Tracklist: Youngblood, Monster in me, Around Midnight, Mean it, Lions, Decadence on 10th street, Dream your Heart out, Blow your mind, Sedona, Look into me, Winner takes all

Il disco che abbiamo per le mani oggi è davvero un grande lavoro, parto subito dai dati essenziali; e in effetti cosa aspettarsi dalla micidiale combo costituita da Ted Pooley (Danger Danger, per i più distratti) e Steve Brown (Trixter), con il superbo accompagnamento alla sezione ritmica di Greg Smith (Alice Cooper, Ted Nugent …) e Chuck Burgi (Rainbow, Blue Oyster Cult …). Della folta schiera di band di militanza dei nostri ovviamente quelle che pesano maggiormente a livello di influenza sono quelle dei fondatori, e ciò porta il genere a puntare decisamente su un glam/street molto melodico e groovy, in cui spiccano diverse digressioni catchy che parecchio devono a mostri sacri come i Van Halen con Sammi Hagar alla voce o i Def Leppard post Hysteria, momenti cioè in cui l’ispirazione delle band sapeva unire metal e gusto per la ballad o le ritmiche un po’ ruffiane… all’attenzione dopo qualche ascolto risalta come questa ispirazione sia ben coltivata con lo sfruttamento di canto e controcanto eseguito dai due leader e fondatori, entrambi perfettamente in grado, e non avevamo dubbi, di esprimere a livello vocale quel temperamento al contempo potente e coinvolgente necessario per il genere. L’album, inutile dirlo, vanta dei bellissimi suoni e ottime sovrapposizioni di linee melodiche dei vari strumenti, perfettamente amalgamate per un muro di suono avvolgente e che crea una perfetta atmosfera; si adoperano per questo abbondanza di strumenti ed effettistica (si nota un assolo di sax, assolutamente non fuori posto, in “Sedona”). E’ inoltre assolutamente notevole anche in fase di arrangiamento il lavoro della sezione ritmica che non disdegna abbondanti rifiniture a rendere i pezzi piccoli gioielli cesellati suono per suono (e qui non si può non riflettere su come questo riprenda perfettamente quanto eravamo abituati ad ascoltare nei dischi degli anni ’80 o anche inizio ’90 di questi ragazzi …). Una pecca c’è, non va nascosta, nella costruzione delle song le “autocitazioni”, chiamiamole così, sono molte e non passano inosservate, sia nel riffing che in generale nella costruzione di qualche canzone, non si può come ho già detto ignorare questo passaggio per fornire un quadro completo del disco. Dall’altro lato, vi posso garantire, la grinta e la classe esecutiva che vengono rese da questo lavoro sono di primissima qualità e vi assicuro che non resterete insensibili al suo ascolto: è un disco che non stanca, acceso, coinvolgente ma anche forte in certi momenti, una perfetta rievocazione e anche qualcosa di più della magia che questi grandi musicisti hanno saputo creare giusto qualche anno fa.

Nikki