Set 16

 

 

Line-up: Renan Zonta – vocals, Ben Hur Auwarter – guitar, Yuri Elero – bass, André Leister – drums

Tracklist: Awaken, Devil You Know, King’s Ale, Got Me Runnin’, Far Off, Your Ghost, Gypsy Touch, 1 2 3 Burn, Upside Down, Higher Than Your Heels, Brand New Rope, We Are Wrong

Ottima sorpresa dal Brasile questi Electric Mob che, come un fulmine a ciel sereno, irrompono in questo inizio di una (speriamo calda e tranquilla, visto cosa stiamo passando!!! nda) estate. La band è nuova ma i musicisti sono rodati performers nei rispettivi strumenti con menzione particolare al vocalist Renan Zonta, già 'famoso' in patria per le sue partecipazioni al TV show “The Voice Brazil' che ha reso nota la sua stupenda ugola a tutti i suoi connazionali e, per fortuna, adesso at the rest of the world!! Questo debut album è molto particolare poiché i nostri si attestano su una matrice hard rock ma con innesti interessanti anche di altre musicalità: prendete i Rock City Angels, gli Extreme ed i più alternativi e moderni Audioslave, miscelate un pò il tutto e vi uscirà lo stile di questi ragazzi di Curitiba. Il disco inizia con una intro vocale 'Awaken' per partire con una slide guitar acustica stile country-western della prima poderosa hard blues song ' Devil You Know', autentico piccolo gioiellino da gustarsi con lo stereo a “palla”. Mantenendosi ben saldi ad un hard blues segue la graffiante 'King's Ale' che cede il passo poi alla settantiana 'Got Me Runnin’ (e qui viene in mente un altro eccellente e nuovo combo di musicisti i Greta Van Fleet, nda) ben arrangiata ed intrigante al punto giusto come la successiva (abbastanza simile come arrangiamento) 'Far Off'. 'Your Ghost' parte come una colonna sonora di un film di Sergio Leone, con tanto di chitarra acustica e fischiettio per poi dare spazio alla calda e rauca ma suadente voce di Renan e quindi in sequenza, sezione ritmica e brevi ma ficcanti solo di chitarra. Il ritmo si fa più energico dopo quasi quattro minuti mantenendo però sempre la cadenza iniziale con però ulteriori innesti di chitarra e vocalizzi del singer assolutamente da lodare. Come dicevo all'inizio ci sono alcune influenze ed una di queste la troviamo nella più 'moderna' 'Gypsy Touch' (per quello ho menzionato gli Audioslave, ovviamente con le dovute proporzioni) che si sviluppa su base hard ma contaminata da un groove rabbioso e più aggressive. Ritmica basso e batteria con partiture originali e moderniste le troviamo nella particolare '1 2 3 Burn' che sembra strizzare l'occhio ai gruppi della prima metà anni '90, pregevoli i cambi tempo e il guitar work anch'esso alternativo e più “sporco” e saturo, il tutto senza però scadere o uscire dal contesto musicale del disco. 'Upside Down' torna indietro di qualche anno verso fine anni ottanta e ripesca un sound dedito allo street metal più irriverente e sfacciato mentre un sano e robusto hard rock (con alcuni goduriosi innesti di fiati in alcuni frangenti) bluesato al punto giusto ma con tanta energia da un guitar work d'eccezione lo troviamo in ' Higher Than Your Heels'. Un netto salto in avanti, verso fine anni '90' ce lo fa fare la graffiante 'Brand New Rope' e quindi arriviamo alla conclusiva 'We Are Wrong' che miscela con sapienza il carattere dell'heavy rock con un pizzico di alternative rock sempre anni novanta. Un album veramente interessante che farà contenti molti di voi!!!

Roby Comanducci

 

 

Line-up: Dom Mariani - lead vocals, electric, acoustic, bass, slide guitar, Warren Hall - drums, percussion, Stu Loasby - bass, guitar, Bob Patient - Hammond organ, piano, Moog.
Guest: Howie Smallman - harmonica on tracks #2,5,6,8, Jozef Grech - additional vocals. )

Tracklist: West Coast Highway Cosmic, Wolfman Woogiek, Mother Medusa, A Darker Shade Of Brown, You’re The Only One, Rule My World, Give, You Be The Fool, Get Out, Evil People Pt. 1

Ogni tanto (anzi, spesso....nda) ascoltare del sano hard rock settantiano con venature blues, country e un pizzico di psichedelia non fa mai male. E lo sa bene il veterano Dom Mariani, australiano doc che in patria – e non solo- è un'icona del power pop da oramai decenni, ma con questo nuovo project mette su una band che deve tutto alle sonorità sopra citate composta da membri anche giovani ma con la testa sicuramente ammaliata da quel fantastico sound. Questo è il quarto full lenght album e la qualità è sempre molto elevata. I brani ci coinvolgono nel sound e nelle lunghe cavalcate come la stupenda 'Wolfman Woogie', oltre sette minuti tra incursioni di eccellenti guitar solos, un ottimo lavoro di tastiere e hammond che riescono a creare quel mood caro ai famigerati ma inossidabili e basilari seventies. Echi di Grand Funk Railroad, Allaman Brothers si percepiscono nelle partiture musicali di questo quartetto e credo che i Datura4 siano in grado di tenere alto il paragone, ascoltatevi la bellissima e poderosa quanto incalzante 'Mother Medusa', gran lavoro del chitarrista e ottimo drum work. Atmosfere rarefatte ed intriganti invece si ascoltano nella lenta e semi-acustica 'You’re The Only One', veramente un brano eccellente da ascoltare con calma magari bevendo un buon whisky in compagnia di un sigarillo (beh....per chi fuma sigari...ovvio, nda). Questo '“West Coast Highway Cosmic”' è quel tipo di disco che ti fa stare bene, ti rilassa trasportando la tua mente verso paesaggi sconfinati dandoti allo stesso tempo una bella dose di adrenalina. Bel lavoro!!

Roby Comanducci

Set 09

VANDENBERG “2020”

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Line up: Adrian Vandenberg – guitars, Ronnie Romero – vocals, Rudy Sarzo – bass, Brian Tichy – drums

Tracklist: Shadows of the Night, Freight Train, Hell and High Water, Let It Rain, Ride Like The Wind, Shout, Shitstorm, Light Up The Sky, Burning Heart – 2020, Skyfall

Ma guarda guarda cosa mi viene sottomano.....nientepopodimeno che il nuovo album di Mr. Vandenberg, il bravo guitar hero olandese in auge dal lontano 1982 con la sua omonima band, appunto, ma noto al pubblico a livello mondiale per il suo prezioso contributo al mitico “1987” degli Whitesnake ed al suo successore “Slip of The Tongue” per poi tornare in casa Coverdale nel 1997 e suonare nell'ottimo “Restless Heart”. Ma, ovviamente, il 66enne in questione è un artista, chitarrista, compositore, songwriter d'eccezione e ricordarlo “solo” per i Whitesnake è comunque limitativo. Mille collaborazioni ma c'è da valorizzare anche e soprattutto il suo esordio con la sua band, i Vandenberg, che partorirono tre album in studio tra il 1982 e l'85. Album eccezionali ai quali il nostro biondo axe man vuole tornare e quindi ha ben pensato di ricreare la sua creatura con una line up tutta nuova e di rispetto: Ronnie Romero (Rainbow, Coreleoni...) alle vocals, il grandissimo Rudy Sarzo (Ozzy Osbourne, Whitesnake, Quiet Riot) al basso e Brian Tichy (Slash, Ozzy Osbourne) on drums. Con tutto questo “spiegamento di forze” Adrian ha confezionato il nuovo disco dei Vandenberg esattamente dopo ben 35 anni!!! Veniamo al full lenght album e vediamo di che “pasta” è fatto. Indiscutibile la tecnica, la perizia e l'accuratezza dei musicisti come anche il granitico ma al contempo sempre melodico hard rock da sempre marchio di fabbrica dello stile di Adrian. Ci sono molte reminiscenze di Rainbow e Whitesnake e, soprattutto, dell'hard rock che ha spopolato lungo i mitici eighties. ' Shitstorm' è senza dubbio puro retaggio Whitesnake dall'arrangiamento alla voce di Romero che “scimmiotta” il grande Coverdale, viceversa fanno capolino i Rainbow nel cadenzato hard rock di 'Hell and High Water'. Un tagliente heavy rock caratterizza l'opener 'Shadows of the Night' ed ancora più pulsante è la seguente ' Freight Train' che faranno la gioia degli estimatori di quel tipico sound ottantiano. Interessante la riproposta 'Burning Rain' bellissima song presente nel debut album ed anche la conclusiva 'Skyfall' che parte lenta per svilupparsi su un heavy rock corposo ed energico. Da parte sua Adrian ci regala preziosi solos di chitarra ma senza strafare ed il lavoro d'insieme di questo “2020” è valido; unica pecca (che poi per molti potrebbe essere un valore....dipende dai punti di vista) è il suono che non ha beneficiato di alcun particolare arrangiamento moderno dando al prodotto un forte aspetto retrò, sembra infatti che il disco non sia stato partorito quest'anno, bensì interamente negli ottanta quando invece (e ve lo dice un fanatico degli eighties, nda) qualche accorgimento attuale avrebbe donato al disco più freschezza e vitalità. Gli stessi veterani Whitesnake, pur suonando la medesima musica da anni, hanno “modernizzato” il sound per renderlo più appetibile anche ai fans più giovani oppure nuovi ed eccellenti acts come gli Inglorious -dediti ad un sound a cavallo tra '70 e '80 – nei loro dischi hanno comunque il brio delle produzioni attuali. Ma questo starà a voi decidere se definirlo un bene o un male. Come conclusione posso solo dirvi che “2020” vale indubbiamente la vostra attenzione.

Roby Comanducci

Set 12

VEGA “Grit your teeth”

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Line up: Nick Workman – vocals, Tom Martin – bass, guitar, Marcus Thurston – guitars, James Martin – keyboards, Mikey Kew – guitars, Martin Hutchison - drums

Tracklist: Blind, (I don’t need) perfection, Grit your teeth, Man on a mission, Don’t fool yourself, Consequence of having a heart, This one’s for you, Battles ain’t a war, Save me from Myself, How we live, Done with me

Quello di cui sto per raccontarvi è il sesto disco dei Vega, ormai affermata band in ambito melodic Hard/AOR della scuderia Frontiers. Una band che vanta molteplici influenze e uno specifico apprezzamento a livello musicale e produttivo per i conterranei Def Leppard (con cui in passato hanno anche collaborato con ottimi esiti) e che qui si presenta con un nuovo episodio delle loro evoluzioni musicali decisamente interessante per la qualità proposta. Un disco che chiaramente propone uno stile che molto deve all’hard anni’80, e poggia su una solida struttura fatta di pathos, cori, e strutture ritmiche articolate basate sull’ottimo lavoro in fase di arrangiamento del duo alle sei corde Marcus Thurston/Michael Kew. Non mancano comunque, accanto ai classici anthem che molto devono al genere melodico (“Don’t fool yourself”) anche schemi più originali e complessi che forse risentono di qualche influenza più recente (la splendida “Man on a mission”). Su tutte le parti di cui il lavoro è composto devo dire che spicca assolutamente la linea vocale tenuta dal singer “Nick Workman”, che in ogni pezzo si ritaglia uno spazio di primo piano e detta con carisma, potenza e qualità espressiva il tono della canzone, alternando pathos (“Consequences”) a fasi più aggressive (l’opener “Blind”). In fase di produzione il disco è risultato assolutamente splendido a mio modo di vedere, come effettivamente si addice a una band che pone nel mirino il quintetto di Sheffield (i Def Leppard ovviamente!); i suoni sono ottimamente curati e si adattano assolutamente a ogni composizione, con i leggeri aggiustamenti necessari a sottolineare il passo epico/emozionale o quello più di impatto di ogni canzone. Infine, la struttura disco è ben bilanciata, tra riff e melodie unite a parti dove l’influsso hard/’eavy è maggiore. Si capisce comunque come l’attenzione della band si sia maggiormente fissata sul creare un lavoro emozionante e coinvolgente a livello interiore, e in questo senso è stato orientato il lavoro compositivo. Si tratta tuttavia di un impegno portato a termine con stile e originalità, sebbene ben rimanendo entro uno stile molto classico. Mi piace tuttavia notare come le parti più coinvolgenti e riuscite non risentano affatto di un eccesso di citazionismo e riescano invece a ritagliarsi una propria identità senza problemi; mi viene in mente l’interessante digressione melodica di “Battles ain’t a war”. Concludo affermando senza timore che si tratta di un ottimo lavoro che tutti gli appassionati di AOR come di classico Hard Rock ottantiamo. Il disco, in uscita nei giorni scorsi, voleva probabilmente portare a un tour live che per i noti fatti di questi giorni probabilmente ritarderà, ma per quanto sia necessario aspettare, consiglio a tutti di attendere. Buon ascolto.

Nikki