JANI LIIMATAINEN "My Father's son"

  • Artist: JANI LIIMATAINEN
  • Release Date: Venerdì, 06 Maggio 2022
  • Genre: symphonic metal
  • Production by: Frontiers Music s.r.l
  • Voto: 3

 

 

Line up: Jani Liimatainen - guitars, keyboards, programming, Jonas Kuhlberg - bass, Rolf Pilve - drums, Jarkko Lahti - piano, Jens Johansson - guest keyboard solo, Janne Huttunen - guest saxophone solo

Tracklist: Breathing divinity (vocals: Björn “Speed” Strid), All Dreams Are Born To Die (Vocals: Tony Kakko), What Do You Want (Vocals: Renan Zonta), Who Are We (Vocals: Timo Kotipelto), Side By Side (Vocals: Pekka Heino), The Music Box (Vocals: Renan Zonta), Into The Fray (Vocals: Timo Kotipelto), I Could Stop Now (Vocals: Anette Olzon), Haunted House (Vocals: Jani Liimatainen), My Father's Son (Vocals: Antti Railio)

Il disco di cui vi racconto qualcosa oggi è dell’eclettico chitarrista/compositore finlandese Jani Liimatainen, all’attivo con moltissime band ma famoso per aver fondato un act dal notevole successo come i Sonata Artica (al solito vi rimando al web per i dettagli delle numerosissime collaborazioni di questo bravo artista). L’idea su cui si è lavorato è sfruttare la collaborazione con un novero decisamente ampio di singer per le linee vocali, componendo quindi il disco con una serie di song ove diverse sono le voci, sia principali che di supporto. La gamma dei singer chiamati a dare una mano coprono diversi collaboratori passati e presenti delle band di Jani e alcune special guest come Timo Kotipelko degli Stratovarius. E che dire del risultato ottenuto? Una prima influenza, e non può essere altra, è proprio il power di matrice scandinava a cui tanto Jani ha dato. E’ tuttavia la parte melodica e sinfonica che prettamente emerge dalle tracce, dando luogo anche a episodi decisamente fuori dallo stile originario come l’ottima ballad “Who we are”. Le canzoni variano in accordo alle caratteristiche di chi si trova dietro il microfono, ma quello che resta comune è che si dà ampio spazio agli effetti e alle tastiere, molto di più ad esempio che alle linee di chitarra. In alcuni punti si arrivano addirittura a toccare atmosfere quasi da power pop ottantiano (“The music box”) per poi tornare, ma solo occasionalmente in modo evidente, a linee più power (“Into the fray”). Il disco presenta in effetti diversi spunti interessanti e si ascolta con estremo piacere, apprendo poco scontato e accattivante. Le capacità compositive di Jani sono eccellenti e davvero è difficile che non si trovi originalità nelle tracce proposte; nulla da dire davvero né nel giudizio tecnico sui musicisti né sulla produzione, che anzi va a trovare suoni davvero eccellenti, che restano impressi da tanto che sono vibranti e passionali. Il limite del disco diventa la sua stessa genesi, oppure in positivo si può dire che questo disco non va considerato come un vero album ma una raccolta di collaborazioni: non decolla mai davvero infatti un’idea davvero unica del lavoro, che sembra restare sospeso a metà tra un’opera di metal sinfonico e un ottimo esercizio di capacità compositive e versatilità strumentale. Non esagererei nel ritenerlo un difetto all’album, che ha song eccellenti e si ascolta davvero volentieri. Non si vede però una collaborazione davvero orientata a focalizzare un’attività solista bensì un ottimo lavoro di versatilità musicale (ma potrei essere smentito). Resta comunque un ottimo ascolta per tutti gli amanti del chitarrista finlandese.

Nikki