MERCURY-X "Imprisoned"

  • Artist: MERCURY X
  • Release Date: Venerdì, 10 Dicembre 2021
  • Genre: Progressive metal
  • Production by: Frontiers Music s.r.l
  • Voto: 3

 

 

Line up: Martin Björklund-guitar/lead vocal/violin, Denis Diaz-guitars,  Jonas Vedin-drums/lead vocals, Alfonso Flores-bass

Tracklist: Until the break of day, The light in your eyes, Lonely, Imprisoned, The sound of nothing

I Mercury X sono una band svedese all’opera da qualche anno e giunta ormai al terzo disco, che ci dà con esso dimostrazione delle proprie ambizioni in ambito progressive metal. Vi dirò, non nutro sostanzialmente alcun vero interesse per il genere, e anche tra i mostri sacri dello stesso trovo poca ispirazione (ma ne trovo…). Dopo qualche ascolto di questo album devo dire che invece ha destato in me un certo interesse, ritengo principalmente perché i dettami del genere che rispetta sono abbastanza pochi e tendenzialmente del tipo che mi vanno più a genio. Il disco è composto da una lungo brano, “Imprisoned”, che originariamente doveva essere l’unica traccia presente, data appunto la lunghezza e la complessità. Lavorando in studio la band ha deciso di estendere il disco con altri pezzi per completare la struttura dello stesso. “Until the breack of day” è un intro molto di atmosfera, che vive sulle qualità vocali del singer (chiedo scusa, ma sono due i lead singer nella formazione quindi non posso indicarne il nome…), dall’incedere lento e maestoso. The light in your eyes cerca un riffeggio più cadenzato nella parte iniziale per poi sfociare di nuovo in un lavoro ove predominano i muri di suono di tastiere e parti ritmiche, su cui però fanno qui buono sfoggio le chitarre di Mr. Jonas Vedin. “Lonely” è una vera e propria ballad invece, colma di malinconia come traspare perfettamente dalle armonizzazioni di chitarra. Si passa alla song principale che è “Imprisoned”: si passa da un intro quasi sinfonico in cui sono le tastiere e gli effetti a predominare, a uno stacco molto complesso stilisticamente, forse la parte più tipicamente progressive del disco, dove i tempi ritmici sono complessi e sentiamo numerosi virtuosismi strumentali. Si susseguono poi di nuovo uno stacco più d’atmosfera e un altro più suonato, meno caratterizzati dei precedenti dall’uso dell’effettistica, sino all’outro dove si combinano perfettamente una struttura musicale multi sfaccettata e tipicamente “prog” con un muro di tastiere ed effetti che fa da contraltare all’intro della canzone. Si chiude con “The sound of nothing”, altro pezzo molto d’atmosfera ove non mancano riferimenti rock più attempati in certi riff, quasi 70s, che poi fanno tornare nel finale allo stile progressive sentito nella song precedente. Come terminare… come capirete si tratta di un lavoro complesso ma pregno di interessanti soluzioni musicali e che coinvolge con le sue melodie; i membri della band uniscono a una perizia tecnica elevata un notevole senso musicale nel creare atmosfere cupe che coinvolgono tutto il disco. Non è quindi solo per sentire la loro capacità che ci si accinge all’ascolto. Credo che sia un ottimo disco per tutti gli amanti del progressive metal, ma si adatta facilmente anche a chi vuole sperimentare un lavoro del genere ove la parte più suonata e complessa non è sempre preponderante; un ascolto certo non banale ma che consiglio a chi sia interessato a delle soluzioni innovative in questo ambito.

Nikki