FANS OF THE DARK "Fans of the Dark"

  • Artist: FANS OF THE DARK
  • Release Date: Venerdì, 05 Novembre 2021
  • Genre: Hard Rock
  • Production by: Frontiers Music s.r.l
  • Voto: 3

 

 

Line up: Alex Falk - vocals, Robert Majd - bass, Oscar Bromvall - guitar, Freddie Allen - drums

Tracklist: The Ghost of Canterville, Escape from Hell, The running man, Dial mom for murder, Life kills, Rear Window, The foreigner, Zombies in my class

La recensione di oggi riguarda un lavoro decisamente originale, non semplicemente inquadrabile secondo le coordinate musicali che usualmente citiamo. I Fans of the Dark sono un quartetto svedese che deve molto alla vena compositiva del batterista Freddie Allen, sfogatasi ampiamente durante la recente pandemia. Alla prima occasione sono stati reclutati l’ex compagno di scuola Alex Falk alla voce oltre a dei solidi veterani come Oscar Bromvall, Robert Majd e Mike Palace (rispettivamente chitarra, basso e produzione) per dare vita al primo e omonimo disco. Cosa dire di questo lavoro? Innanzitutto che non è assolutamente scontato, con un inizio molto lento e riflessivo, con ritmiche lente e riffeggi ampi e di atmosfera, con lievi accenni più aggressivi (l’opener “The ghost of Canterville” è un buon esempio); nel seguito continua lo schema ma con una generale predisposizione per una vena rock emozionale, con cori sentiti e ritmiche coinvolgenti; nel corso del disco una lieve influenza metal prende il sopravvento sulla base rock con cui il disco parte, arrivando a pezzi decisamente aggressivi come “Rear window”; prima di questa, quasi conclusiva, una manciata di pezzi che richiamano certo rock commerciale anni ’80 ma anche esprimono, specie nelle linee vocali, richiami più ampi, fino al post punk a certi tratti. Accompagnati a queste come già detto una partenza molto melodica e numerose song ove il gusto per la linea essenziale prevale ed è la voce l’unico elemento che cerca di ritagliarsi uno spazio in primo piano. Il momento di maggior aggressività verso il finale si stempera in song come “The foreigner”, ove si compone una linea di chitarra potente con un tonalità vocale malinconica ed emotiva. Cosa dire ulteriormente di questo platter? Per dare qualche giudizio tecnico, le parti ritmiche sono eccellentemente suonate, così come le linee di chitarra, generalmente in secondo piano ma con vari momenti in cui prendono un certo spazio. Il lavoro degli strumentisti è notevole, mentre per quanto molto particolare a mio avviso sulla voce ci potrebbe essere un lavoro ulteriore, visto che non mi sembra sfruttare appieno tutta l’espressività che può avere, e sembra quasi limitarsi ad arte. La produzione è tra il discreto e il buono, in generale comunque in grado di catturare l’espressività della band. A questo punto un buon banco di prove per questo particolare tipo di messaggio musicale può essere la prova live, ove dimostrare se le lievi pecche presenti nel lavoro in studio vengono superate dall’energia propria di questi momenti. Un disco comunque gradevole all’ascolto e che certamente non vi annoierà.

Nikki