SAVE THE WORLD - "Two"

  • Artist: SAVE THE WORLD
  • Release Date: Venerdì, 07 Maggio 2021
  • Genre: Hard Rock/AOR
  • Production by: Frontiers Music s.r.l
  • Voto: 3



Line up: Don Tracey - vocals, electric guitars, acoustic guitars, piano, synthesizers, B3, backing vocals, percussion, Robert Wright - drums, percussion, bass, vocals, analogue synthesizers, backing vocals, additional guitars, strings

Tracklist: Camera obscura, Bones, Miss muse, Defenders of the faith, Daphne blue, When Amanda hits the stage, Man on a Island, Longer, Denslow park, Automaton, Illuminati, Who's that girl

I Save the world sono un interessante due americano, che include gli affermati session man e polistrumentisti Don Tracey (Alan Parsons Project) e Robert Wright (anche al lavoro come produttore e tecnico del suono), arrivato al secondo lavoro (dal titolo, diciamo, non molto originale) e che si esprime lungo le coordinate dell’Hard Rock/AOR con molteplici influssi, su cui spicca in modo netto un massiccia dose di prog 70s. Rispetto al primo lavoro la band non ha più il terzo elemento (il drummer Jon Wysoki), ma detto questo come procede la sperimentazione nel genere proposto? A mio parere decisamente bene, se intendiamo per la capacità compositiva che fa riuscir bene ai due musicisti il processo di creare una manciata di song molto caratteristiche, varie e coinvolgenti, che tocca tutti gli elementi da loro desiderati con freschezza e buoni spunti. Non stiamo neppure a discutere le ottime qualità dei due strumentisti e a mio parere la strutturazione delle song per adattarsi alle linee vocale, possneti ma aggraziati, è molto ben riuscita. Il disco vive di vari momenti ma in senso generale si cercano strutture aggressive, d’impatto, oppure “radio friendly” e ruffiane, il che ha fatto commentare come forse il primo disco fosse più sperimentale di questo. E’ probabile, ma non mi va affatto di squalificare il buon lavoro svolto. Spiccano in particolare il bilanciamento tra le tracce che le rende non ripetitive e non stancanti, come anche la già menzionata capacità di sfruttare appieno le qualità vocali dei due. Restano due punti di critica a mio modo di vedere; il primo è forse l’aver limitato proprio il carattere sperimentale che è alla base della band, ritrovandosi forse con una maggior quantità di pezzi più vicini agli ispiratori del genere. Di contro si può però dire che la qualità media è molto buona. Il secondo elemento di critica è la produzione, per me: non mi piace come diverse linee melodiche sono state rese (alcune ritmiche e a volte certe linee di tastiera), mi paiono poco pulite e riducono l’impatto delle melodie stesse. Per finire, si tratta di un buon disco? Direi certamente di sì, sia che siate grandi appassionati di AOR che no. Un buon album che si fa ascoltare volentieri molte volte senza stancare, con un livello compositivo molto buono, ve lo consiglio nonostante i difetti citati.

Nikki