SCREAMACHINE - "Screamachine"

  • Artist: SCREAMACHINE
  • Release Date: Venerdì, 09 Aprile 2021
  • Genre: Classic/Power/thrash metal
  • Production by: Frontiers Music s.r.l
  • Voto: 4/5

 

 

Line-up: Valerio “The Brave” Caricchio - lead vocals, Francesco Bucci - bass, Alex Mele - guitars, Paolo Campitelli - guitars, Alfonso “Fo” Corace - drums

Tracklist: Demondome, The Metal Monster, The Human God, Darksteel, Mistress Of Disaster, 52Hz. Wisdom Of The Ages (Feat. Steve Di Giorgio and Herbie Langhans), Silver Fever, Dancing With Shadows, Scream Machine

Gli Screamachine sono un progetto classic/power metal che ha le sue origini a Roma dall’idea del bassista song e writer Francesco Bucci, noto per i suoi lavori con gli Stormlord, nell’intento di riproporre in modo innovativo delle composizioni sul genere che ha avuto il suo apice…. Numerose volte come sappiamo, ma che certamente non sarebbe lo stesso senza band come Judas Priest, Accept, Saxon, e successivamente Savatage e “recentemente” (a partire da più di 20 anni fa) Iced Earth ed epigoni dell’ultima ondata power. La presenza tra gli ospiti di Steve di Giorgio, figura di grande valore ma certamente che ha avuto la sua prima gloria con pilasti del metal mondiale come Testament e Death, ci suggerisce, come avviene ed è un bene, delle influenze thrash nel songwriting e nel riffing che completano opportunamente l’ispirazione della band della capitale. Non mi dilungo sulle ospitate (comunque pregevoli, e di diversi nomi che ben conoscerete se leggete queste righe) (e cito Steve non perché realizzi molte parti, ma solo per l’accostamento a un genere in cui ha fatto il suo) e vado a spendere qualche parola sul disco. L’album parte in modo molto aggressivo e via via digrada verso temi più epici e power. La prima parte invece poggia su un riffing estremamente quadrato e su linee di chitarra aggressive; in alcuni punti la linea vocale del singer Valerio Caricchio è davvero spinta sulle linee acute che hanno reso celeberrimo mr. Rob Halford, ma in generale resta su un registro più "epico" e meno estremizzato. Quello che a mio pare riesce bene alla band è non spostarsi mai davvero completamente su una dei temi musicali che chiaramente la ispirano, se prima emergono i richiami priestiani, appena dopo una linea più thrash fine 80s emerge, e in altre canzoni la parte epica è più importante (penso ad esempio alla song #4, The Human God). Do merito a Caricchio come agli altri di dimostrare un’eccellente professionalità nell’adattarsi ai vari registri musicali. La resa tecnica dei vari membri è molto buona, dimostra qualità e precisione, mentre forse per la produzione si può obiettare, ma è molto soggettivo, come il suono non sia sempre pulitissimo e cerchi, di canzone in canzone, di adattarsi al registro della stessa, con maggiore attenzione alle linee di chitarra o a quelle ritmiche, il che può confondere un po’ a volte. Io direi comunque che la band riesce in un lavoro originale e godevole dandosi le predette coordinate, ben precise, e non è un risultato così scontato. Aggiungo, anche se lo faccio spesso, ancora una volta, che attenderò volentieri alla prova live i 5 ragazzi di Roma. Un bel disco consigliato a tutti.

Nikki