DIRTY SHIRLEY “Dirty Shirley”

  • Artist: DIRTY SHIRLEY
  • Genre: hard rock
  • Production by: Frontiers Records
  • Voto: 3.5

 

 

Line up: Dino Jelusic – vocals, George Lynch – guitars, Trevor Roxx – bass, Will Hunt - drums

Tracklis: Here comes the king, Dirty Blues, I Disappear, The Dying, Last Man standing, Siren Song, The voice of a soul, Cold, Escalator, Higher, Grand Master

La bio ci rivela la peculiarità della nascita di questa band, che è decisamente opportuno riportare qui: questo progetto nasce a seguito della ben valutata attività del singer Dino Jesulic con la sua band, gli Animal Drive, che hanno attirato l’attenzione nientemeno che di mr. George Lynch! Ne è quindi nato il desiderio di avviare un progetto, il cui esito è il platter che ci troviamo tra le mani. Le doti di Dino sono immediatamente evidenti ascoltando le tracce di questo lavoro: una voce graffiante, espressiva, dall’ottima estensione che si adatta ai pezzi più aggressivi così come alle parti più “interpretate”. Non sorprende quindi che nei desideri di Mr. Lynch non potesse che essere la linea vocale più adatta per riprendere un discorso compositivo molto classico, legato all’hard rock 70s, sia quello dei Lynch Mob che gli diedero al popolarità, sia quello di estremo successo di band come i Whitesnake (e in certi momenti la vicinanza tra le linee liriche di Dino e quelle più storiche di Mr. Coverdale è decisamente appariscente). Il risultato è ambivalente stilisticamente ma decisamente positivo; cerca infatti di ripercorrere in modo innovativo una serie di strutture melodiche che già si conoscono, a volte sfruttando melodie strumentali che richiamano fortemente gli anni passati (penso alle tastiere di “The Voice of a soul”). Quello che rende però fortemente interessante questo lavoro è quanto traspare dal lavoro compositivo, che è di ottimo livello. Non ci sono momenti di stanchezza nel disco, che riprende come se non fossero passati svariati decenni il discorso di quegli anni, ridandogli vitalità e risultando decisamente accattivante. La prima metà è più orientata ai toni aggressivi e a ritmi veloci, mentre da metà in poi (oltre alla già citata “The voice of a soul” mi viene in mente la successiva “Cold”) abbiamo canzoni maggiormente d’atmosfera con ampi influssi blues. Un discorso a parte merita la produzione firmata da Dino Jesulic stesso, con una mano da parte di Alessandro del Vecchio (che ben conosciamo) in fase di missaggio: a rompere la continuità sonora con l’hard rock 70s contribuisce una pulizia cristallina dei suoni che non stona e anzi rende il discorso musicale ancora più appetibile. Per finire, i fan dei Lynch Mob e del classico hard rock 70s non rimarranno certamente delusi; ma io credo che valga la pena tenere da conto questo disco per gli appassionati di tutti i generi, come ottima rinnovata rappresentazione di alcune linee musicali basilari per tutto quanto è venuto dopo e che in queste tracce trova nuova freschezza.

Nikki