Line up: John Petrucci – guitar, Dave LaRue – bass, Mike Portnoy – drums
Tracklist: Terminal Velocity, The Oddfather, Happy Song, Gemini, Out Of The Blue, Glassy-Eyed Zombies, The Way Things Fall, Snake In My Boot, Temple Of Circadia
E bravo Mr.Petrucci che torna al disco solista dopo quindici anni, il suo primo solo “Supended Animation” è datato 2005, e lo fa nel migliore dei modi aiutato nientepopodimeno che da Mr. Portnoy, a circa dieci anni dalla sua dipartita dai Dream Theater e con al basso il fedele amico Dave LaRue (già presente nel suo primo disco solista, nda). Allora ragazzi, cosa ne dite? Varrà la pena di spendere i vostri soldini per questo disco strumentale o siamo di fronte ad una noiosa esibizione di sterile tecnica? La risposta è che il disco è un vero concentrato di energia e originalità con song alle quali manca solo un cantato in quanto strutturate in modo da poter essere rielaborate e non solo come un mero virtuosismo di chitarra. Il nostro si mette al servizio della canzone e riesce a non annoiare l'ascoltatore ma anzi, lo tiene incollato con continui cambi tempo, particolari fraseggi, armonie e passaggi a volte iper tecnici ed altre volte più easy che si conficcano nella testa e non vanno più via. Un album versatile quindi, che omaggia sicuramente alcuni stilemi della band madre di John, i Dream Theater, ma che vola anche verso stilemi differenti e affronta passaggi e mix musicali di forte impatto. Basta ascoltarsi la bellissima e ammaliante 'Happy Song' per farsi un'idea; ritornello orecchiabile e raffinato che si sviluppa poi in un guitar work tecnico ma solare e da vasto airplay. L'esatto opposto lo riscontriamo nella tecnica sopraffina presente su 'Gemini', brano che accarezza diversi stilemi dal prog metal a passaggi armonici di notevole spessore per arrivare a proporre una sorta di flamenco- latin guitar d'eccezione e riprendere poi portentoso con arpeggi e scale veloci sino alla fine. Altro cambio strutturale lo troviamo nella stupenda 'Out Of The Blue', eccellente lento e autentica perla che si diletta in una sorta di rivisitazione del blues in “chiave Petrucci”, ma sembra comunque di ascoltare alcuni pezzi del compianto ed intramontabile Gary Moore. Assolutamente carica di pathos ed ammalianti eufonie che vanno a bilanciarsi con la parte più heavy dei riff di un guitar work impeccabile è 'The Way Things Fall', song di grande scuola che farà impazzire tutti i patiti della sei corde. In ogni caso tutte le tracce presenti sono degne di nota e concorrono ad inserire questo lavoro nella mia personale top albums 2020. Grazie per averci regalato “Terminal Velocity” John, con le tue note sarà un Natale sicuramente più bello!
Roby Comanducci
Line up: Chris Robertson - vocals, guitars, Ben Wells- guitar, vocals, Jon Lawhon - bass, vocals, John Fred Young – drums
Tracklist: Ringin’ In My Head, Again, Push Down & Turn, When Angels Learn To Fly, Live This Way, In Love With The Pain, The Chain, Ride, If My Heart Had Wings, Don’t Bring Me Down, Some Stories, Devil In Your Eyes, Keep On Keepin’ On
Insieme sin dal (lontano) 2001 i qui presenti ragazzacci provenienti dal Kentucky tornano a deliziare i nostri padiglioni auricolari con un nuovo e fiammante full lenght album “The Human Condition”, a distanza di circa due anni dal penultimo “Family Tree” e cronologicamente il settimo album in studio della loro carriera musicale. Ottima band sia in studio ma soprattutto dal vivo (li vidi ad un Gods of Metal qui da noi.....non ricordo l'anno, forse era il 2012, ndr) questi artisti hanno da sempre basato il loro sound style su un southern rock miscelato a stilemi alternative e, soprattutto negli ultimi tempi, molto hard blues. Da notare anche l'affiatamento del gruppo, praticamente la medesima line up del primo debut album, fattore determinante per dare carattere e stabilità a qualsiasi band. I nostri si sono sempre attestati su questo sound solare e roccioso senza particolari “evoluzioni stilistiche” che comunque, nel loro caso, va bene, non stiamo parlando dei Queensryche ma di una band che suona puro ed incontaminato hard'n'roll. La coppia di chitarre del duo Robertson – Wells sfornano autentici riff killer che faranno la gioia dei puristi del rock sudato e “maschio” senza “orpelli” e sbavature ma diretto e carico di adrenalina e groove. La loro energia viene particolarmente apprezzata su 'Push Down & Turn' e 'Some Stories' dove abbiamo anche qualche accenno di modern/alternative rock, su “Ride” e “Again”, nella bella cover di 'Don’t Bring Me Down' degli E.L.O, ma anche in momenti più easy listening come 'In Love With The Pain' i nostri sanno essere “radiofonici” al punto giusto senza però perdere smalto o peccare in suoni troppo zuccherosi o edulcorati. In definitiva un bel disco che appagherà chiunque voglia nutrirsi di sano rock suonato da bravi professionisti.
Roby Comanducci
Line up: Mercie Free – vocals, Jay Schelled – drums, Bruce Gowdy – guitar, keys, vocals, Guy Allison – keys, percussion, vocals, Tony Franklin - Bass
Tracklist: Poison Ivy, Say what you want, Our Glass House, Everyone loves you when you’re dead, Talked you out of loving me, Underwater, Catch up To Yesterday, Freedom is a fight, The Wooden monster, We are here to stay, To be your everything 2020, Let’s talk about love 2020
Novità di questo dicembre il ritorno degli Unruly Child, melodic/AOR act riunitosi ormai nel 2010, dopo un’interessante carriera a inizio anni ’90 terminata purtroppo precocemente, ma che ha ripreso a buon ritmo l’attività forte del carisma di 4/5 della formazione originale, con l’aggiunta al basso fretless di Tony Franklin, già attivo con Whitesnake e The Firm, una garanzia nel ruolo. Saltando le ulteriori note biografiche e venendo direttamente alla musica, in questo platter troverete un lavoro che sa decisamente di vecchi tempi, cioè della melodicità dei tardi anni ’80 che è il marchio di fabbrica della band, ma senza risultare affatto vetusto o già sentito. Il disco parte in quarta con la combo “Poison Ivy”\”Say what you want” per poi digradare su ritmi più lenti e dense ritmiche opportunamente sostenute dal muro di suoni di tastiere ed effetti; la band è chiaramente più a suo agio nelle seconde ma dimostra come sempre classe nella composizione. La voce di Mercie viene sfruttata ampiamente ed è melodicamente il centro delle song; sulla sua tonalità si accompagnano naturalmente le ottime ritmiche (ovviamente, a partire dal fretless della new entry) creando un amalgama musicale avvolgente e coinvolgente, riuscendo in un’ottima continuazione del percorso musicale della band. Una particolare menzione va per la produzione, che al contempo richiama perfettamente il periodo degli esordi della band, ma è moderna e pulita, fa rendere al 100% tutte le componenti, e permette alla doti vocali della singer di esprimersi perfettamente. E’ grazie ad essa direi che senza che le melodie si snaturino il disco acquista un’aura moderna che non stona affatto. La classe esecutiva dei componenti è chiaramente fuori discussione, perfettamente ritagliata sulle necessità di ogni song, senza particolari spunti solisti, che peraltro non si rendono necessari (con minime eccezioni, come nella traccia #6, “Underwater”). Che dire, forse scontatamente, se non che abbiamo una nuova conferma della nozione che le buone band sono come il buon vino, che non può che migliorare con l’età? Vi dirò, come spesso in questi casi, non posso che confermarvi questa nozione, e non me ne dispiace affatto. Buon ascolto!
Nikki
Line-up: Jon Siejka - vocals, guitars, synths. Kevin Krug, Gabor Domjan, Luke Anderson, Emanuele Moretti – bass, Kevin Mcadams - drums, percussion, Gdaliy – sax. Tim Mackey: Guitar Solo On “I’m Still Holding On”, “Restless Nights”, “Zombie Breath Surprise”, And “No Light”. Ziv Shalev: Guitar Solo On “Oh No” And “When Your World Comes Down”. Stelios Andre: Guitar Solo On “Changes”, “Til Your Last Breath”, And “I Can’t Be The Only One”
Tracklist: Oh No, Long And Lost Lonely Nights, Zombie Breath Surprise, Cut Me Deep, When Your World Comes Down, Change Your Life, I’m Still Holding On, Changes, Restless Nights, Til Your Last Breath, I Can’t Be The Only One
Un autentico salto nel passato questo nuovo full lenght album del vocalist/songwriter e polistrumentista Jon Siejka che, con questo suo progetto solista formatosi a Long Island NY nel 2012, ripercorre i fasti degli eighties proponendo quello che forse è il suo lavoro più “heavy” rispetto ai precedenti albums. Il nostro infatti ha cavalcato l'onda del pop rock, della synthwave e del synth pop ma con questo “Remnants” punta dritto verso un Adult Oriented Rock con un indubbio e validissimo innesto di guitar rock sound che ci confeziona un album gradevole, amabile ma anche stuzzicante al punto giusto. Di assoluto rilievo il connubio tra synth-keyboards e guitar work; il disco infatti è arioso e radiofonico nella sua parte più pop e riesce a graffiare con riff di chitarra e pregevoli solos. Sembra di essere nel 1985 quando si arriva a 'Change Your Life', dove un suono zuccheroso ricco di chorus line accattivanti imperniato su un eccelso synth pop e impreziosito da un elegante guitar work ci fa capire quanto erano belli e spensierati quegli anni. L'album non perde colpi e si mantiene ad un buon livello per tutta la sua durata e se proprio volete direi che oltre la già menzionata 'Change Your Life', segnalo anche l'opener 'Oh No', 'Long And Lost Lonely Nights', 'Cut Me Deep' e 'Zombie Breath Surprise', da sole valgono l'acquisto del cd. More info: https://www.facebook.com/magicdancemusic, https://twitter.com/magicdancemusic, https://www.instagram.com/magicdancemusic
Roby Comanducci
