LYNYRD SKYNYRD
“Celebrating 50 Years - Live at The Ryman”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 27 - 06 - 2025
genere: southern rock / bues rock / rock and roll
voto: 8
Line up: Johnny Van Zant - vocals, Rickey Medlocke - guitars, vocals, mandoline, Mark Matejka - guitars, vocals, Peter Keys - piano, keyboards, Keith Christopher - bass, Michael Cartellone - drums
Tracklist: What’s Your Name, Workin' for MCA (ft. John Osborne), You Got That Right, I Know A Little, Down South Jukin, That Smell, Cry for the Bad Man, Saturday Night Special (ft. Marcus King), Tuesday’s Gone (ft. Jelly Roll), Red White and Blue (ft. Donnie Van Zant), Simple Man (ft. Brent Smith), Gimme Three Steps, Call Me the Breeze, Sweet Home Alabama, Free Bird, ((Celebrating 50 Years of Lynyrd Skynyrd Documentary))
I Lynyrd Skynyrd, firmati di recente da Frontiers Music, tornano con un nuovo album: realizzato dalle registrazioni del concerto del 2022 presso lo storico Ryman Auditorium a Nashville, il disco celebra i 50 anni della loro leggendaria carriera. Si parte da r’n’b e rock and roll con “What’s your name”, “Workin' for MCA” (brano caratterizzato da trascinanti assoli di chitarra) e “You Got That Right”. Dello stesso tipo ma in stile Shuffle/Boogie troviamo “I Know A Little” e subito dopo “Down South Jukin”, pezzo breve ma sempre movimentato in cui comincia ad emergere la sfumatura “Southern”. In chiusura, John (Van Zant) prende il microfono per condividere un pensiero riguardo alla sua militanza nella band (dalla reunion del 1987), rivolgendo un ricordo al fratello scomparso nel ‘77, Ronnie Van Zant (frontman originale dei LR): il pubblico, già molto presente, dimostra alto gradimento e ulteriore coinvolgimento. Ingresso perfetto per la celeberrima, introspettiva e in qualche modo sofferta ballad “That Smell”, la quale tratta temi delicati come fragilità umane, eccessi e rischio di autodistruzione, caratterizzata a livello musicale da passaggi con cambio di tempo, stacchi “di insieme” e (anche in questo caso) da persistenti e trascinanti assoli di chitarra. Una nota: le sonorità dei brani incontrati finora, soprattutto l’ultimo, richiamano vagamente il repertorio “classico” della superba hard-rock band newyorkese Blue Öyster Cult, mentre andando avanti si può riscontrare anche qualche influenza dei Creedence Clearwater Revival. Il passo successivo è un bluesy “Cry for the Bad Man”, velocità mediamente lenta, grande intensità che cattura l’ascoltatore e grande insieme strumentale-vocale (presenza dell’organo hammond), elementi che fanno risaltare la performance delle coriste, come in molti altri casi all’interno dell’album. Torniamo al southern con “Saturday Night Special”, intro potente di batteria e arrangiamento “stop and go” nella prima parte, grande insieme (anche in questo caso) sull’assolo e ritorno al groove iniziale, il tutto sottolineato dalle tastiere tipo tappeto di archi. La ballad “Tuesday’s Gone” mostra un incipit con armonica a bocca, accenno di batteria e melodia articolata del basso, tempo terzinato, chitarre avvolgenti e presenza del “grand piano”, disegno di uno scenario simile ai precedenti. Un’altra ballad, un altro Southern Rock e un altro “inno” alla propria zona di origine e alla nazione con Red White and Blue (con il contributo alla voce di Donnie Van Zant). L’ultima parte del concerto è composta da una serie di brani iconici e storici per la band originaria di Jacksonville: una versione coinvolgente molto folk-rock della grandissima hit “Simple Man” (con fraseggio/assolo aggiuntivo di chitarra acustica, hammond e grande tessuto sonoro e vocale), passando per i rock’n’roll “Gimme Three Steps” e “Call me the Breeze” (in chiusura si nota una melodia accennata che può sembrare una citazione di “I’ll be there for you”, sigla di “Friends”...), fino ad arrivare ai successi assoluti “Sweet Home Alabama” e “Free Bird”. Conclude il disco, la traccia audio in stile documentario che racconta questa celebrazione dei 50 anni del gruppo, attraverso le voci dei protagonisti, con la musica del concerto in sottofondo. Parlando brevemente della produzione e degli aspetti tecnici, devo dire che i suoni sono tutti ben confezionati, sia per i singoli strumenti e voci che nell’insieme, tutto molto presente, definito e gradevole: si ha la sensazione di un “gran prodotto” nel momento live e anche nel momento successivo, nella realizzazione dell’album. Un pregevole impatto di tecnica (musicale e sonora), sensazioni, messaggi, emozioni e condivisione, per i fan presenti in quell’occasione e per tutti gli ascoltatori (dai più appassionati ai più sporadici). In definitiva, promozione piena per un’uscita che certamente non delude le attese.
Fra "ZMG"
