RUSS BALLARD
“Songs From The Warehouse / The Hits Rewired”
(Frontiers Music s.r.l.)
release date: 25 - 04 - 2025
genere: rock/pop
voto: 3
Line up: Russ Ballard - (composition, songwriting), vocals, guitars,
Tracklist: (CD1) Resurrection, Courageous, Journey Man, The One Who Breathes Me, The Wild, Charlatan, Soul Music, Sleepwalking, Last Man Standing, Make Believe World, The Family Way, Fearless, The Last Amen // (CD2) Since You’ve Been Gone, Winning, God Gave Rock And Roll To You, Voices, New York Groove, You Can Do Magic, Liar, I Know There’s Something Going On, I Surrender, No More The Fool, So You Win Again, Free Me, On The Rebound
Il grande autore, cantante e chitarrista Russ Ballard torna dopo una decade con “Songs From The Warehouse / The Hits Rewired”, un doppio disco, nato da diverse registrazioni del periodo lockdown e composto da due CD, rispettivamente inediti e classici rivisitati (interpretati in precedenza da lui stesso o da altri artisti e band). L’album si apre con “Resurrection”, singolo inserito “all’ultimo minuto”, come indicato dall’artista nella release note, un brano dalla intro suadente che si apre poi in un andamento rock consistente e si chiude nel finale con degli stop perentori. Anche i successivi “Courageous” (batteria e groove più pop “dancefloor”), “Journey Man” (influenza dei riff più folk / country rock) e “The One Who Breathes Me” (groove shuffle basato su tom e timpano e intermezzi all’interno), seppur con le proprie peculiarità mantengono questo schema di intro “morbida” o in crescendo con un successivo passaggio a una parte più movimentata. “The Wild” invece entra quasi subito dentro il pezzo, con una sequenza di strofa-ritornello-ponte fino alla fine, intervallato solo da uno special, dall’arrangiamento pop-rock lineare con chitarre e tastiere. Troviamo poi “Charlatan”, ballad evocativa semi-acustica (chitarra/voce con suoni di archi e batteria molto minimalista dalla metà in poi) e “Soul Music” che momentanemente esce ancora di più “dal seminato” con una intro di ispirazione vagamente gospel ma arrangiamento pop, e il resto del brano rimane su questa linea (influenza tipo David Bowie). Altri pezzi movimentati ma con intro “contemplative” sono i successivi “Sleepwalking”, “Last Man Standing”, “Make Believe World”, e “Fearless” mentre torniamo alla variazione estemporanea con “The Family Way” (brano in stile electro-pop dalle moltissime influenze tra cui Tears for Fears, Depeche Mode, Billy Idol, Duran Duran e Superheavy). Chiude il primo set “The Last Amen”, mid speed Rock (80s vibes) dall’ampia intro (oltre un minuto) come nei precedenti casi, quasi un clichè. Il secondo CD, come accennato in precedenza, contiene classici (in nuove versioni) precedentemente scritti e/o composti, e in alcuni casi già eseguiti, dall’artista britannico, tra cui diverse hit celeberrime come “Since You’ve Been Gone”, “Winning” (ritornello estremamente simile a Love Theme di Barry White con la Love Unlimited Orchestra), “God Gave Rock And Roll To You”, “Voices”, “Liar”, “I Know There’s Something Going On”, “So You Win Again”, altre particolari e fascinose come “You Can Do Magic”, “I Surrender”, “Free me”, la ballad “No More The Fool”, e le due “briose” tracce “New York Groove” e “On The Rebound”. In questo secondo supporto si trovano pezzi realizzati con dei suoni mediamente un po’ più “naturali”, soprattutto sulle batterie, e questo rende a mio parere il secondo disco più riuscito del primo, anche per quanto riguarda la vocalità (in generale abbastanza ardita) e gli arrangiamenti: ad un ascolto ripetuto e più approfondito, però, si riesce ad apprezzare una creatività abbastanza originale (alcune notevoli armonie) ed una serie di dettagli ricercati e non scontati, anche nel CD1. Parlando di elementi singoli, la presenza di chitarre di qualsisi tipo e suono è notevole e articolata: chitarre acustiche, elettriche, clean, crunch, con overdrive, distorte, alcune morbide e leggere, altre più potenti e trascinanti, con svariati effetti applicati e risultati “variegati” (sono presenti molti assoli interessanti). Tastiere, piani acustici, piani elettrici, organi, synth, pad di archi e fiati, (perfino un vocoder ’’^_^), basso dalla buona palette, batteria acustica ed elettronica, background e tessuti sonori densi e avvolgenti, un insieme davvero notevole. La voce principale disegna linee articolate e abbastanza complesse, intrecciandosi e mescolandosi con i cori e le seconde voci. A livello di produzione, buona scrittura, buoni arrangiamenti, ottimo mixaggio e finalizzazione. Arriviamo alle influenze e contaminazioni, le quali sono davvero tantissime, per generi, stili, periodi, artisti e band: David Bowie, Bono Vox (U2), Andreas Johnson, Eric Bloom (BÖC), Sting & The Police, Fleetwood Mac, Bryan Adams, Queen, Toto, rock 80s, folk rock, world music, colonne sonore.............. (e molto altro). Un lavoro che va appunto ascoltato più volte per riuscire ad entrare davvero in questa musica ed afferrarne completamente il contenuto: voto 3, ma oscillante verso il 3,5 (discorso sui suoni trattato poco sopra). Sicuramente piacerà ai veri appassionati e ai fan “storici” ma anche ad ascoltatori attenti, sensibili a quello che potrei definire un “half-modern vintage” pop/rock. Promosso
Fra "ZMG"
