SPREAD EAGLE
“The Brutal Divine”
(Frontiers Music s.r.l.)
release: 12-06-2026
genere: street metal
voto: 7.5
Line up: Ray West - lead vocals, Gianmaria “Jommy” Puledda - guitars and vocals, Rob De Luca - bass and vocals, Rik De Luca - drums
Tracklist: Flat Earth Vultures, Street Noise, Gunflower, Jail Rat, Forbidden Local Honey, Pushed To The Limit, Ant Farm, Scars In Our Eyes (City Kids), Inside A Shrunken Head, Makebeliever
Gli Spread Eagle sono tornati, e se qualcuno sperava in una svolta matura, riflessiva o acustica, farebbe meglio a girare al largo. Con “The Brutal Divine”, la band newyorkese dimostra che il passare degli anni non ha minimamente scalfito quella rabbia metallica e l’attitude urbana che li aveva resi un piccolo oggetto di culto nei primi anni '90. Questo è un album che fa esattamente ciò che promette: colpisce duro. The Brutal Divine è un disco "viscerale e sporco". Gli Spread Eagle non cercano la modernità a tutti i costi, ma preferiscono raddoppiare la scommessa sul loro marchio di fabbrica: quell'ibrido tra lo sleaze metal più pesante e il thrash straccione della East Coast. La voce di Ray West è l'autentica colonna portante dell'album, capace di graffiare l'asfalto oggi esattamente come trent'anni fa, il suo timbro infonde a ogni traccia una minaccia costante. Il drumming di Rik De Luca (e la sua direzione) tiene insieme i pezzi con una sezione ritmica che è una vera e propria macchina da guerra. La produzione è secca, priva di fronzoli digitali, focalizzata sulla pura potenza d'impatto. I riff di Jommy Puledda sono distorti e decisi. Non c'è spazio per le power ballad qui. Quest’album è una tempesta di riff implacabile. Gli Spread Eagle hanno preso il lato più oscuro di New York e l'hanno infilato in un amplificatore al massimo del volume. La band ha pianificato di portare questa scarica di adrenalina direttamente sui palchi con il “The Brutal Divine Tour 2026”. I concerti sono partiti già in primavera negli Stati Uniti e proseguiranno durante l'estate e l'autunno toccando anche l'Europa e il Regno Unito. Un'occasione d'oro per vedere come queste nuove tracce, così fisiche e stradali, sappiano infiammare la dimensione live. Per concludere “The Brutal Divine” è un album crudo, fiero e sfacciato. È la colonna sonora ideale per un viaggio in una metropoli degradata e non fa prigionieri. Non rivoluzionerà il genere, ma per i puristi del rock duro e puro è una scarica di adrenalina. I re dello street metal più pesante sono tornati, e hanno ancora i denti affilati.
Sofya
