CRASHDIET “Automaton”

  • Artist: CRASHDIET
  • Release Date: Venerdì, 29 Aprile 2022
  • Genre: street rock
  • Production by: GoldenRobots / Crusader Records
  • Voto: 4.5

 

 

 

Line up: Gabriel Keyes - vocals, Martin Sweet – guitars, Peter London – bass, Eric Young – drums.

Tracklist: Automaton, Together Whatever, Shine On, No Man's Land, Darker Minds, Dead Crusade, Powerline [feat. Michael Starr], Resurrection Of The Damned, We Die Hard, Shell Shock, Unbroken, I Can't Move On (Without You)

Una band con le pa**e si usava dire una volta. Beh quale appellativo migliore potrei affibbiare a Martin Sweet e soci? Nonostante le disgrazie capitate in seno alla band, nonostante i numerosi cambi di line up ma, soprattutto, di vocalist, i nostri hanno sempre mantenuta intatta la loro attitudine “stradaiola” e non si sono mai piegati a fini commerciali screditando il loro soundstyle. Questo è il sesto album che segue l'interessante “Rust” uscito nel 2019. Alla voce troviamo il bravo Keyes, in line up dall'appena menzionato “Rust”, che oramai si è ben “amalgamato” con la band e ci regala un'ottima performance vocale. Si parte con un breve intro che da il via a “Together Whatever”, se non erro il primo singolo uscito, e capiamo subito che i Crashdiet non sono qui per scherzare; potente street metal come nella migliore tradizione con -sempre- refrain accattivanti e un tagliente e poderoso guitar work. Stesso dicasi per le successive “Shine On” e “No Man's Land”, autentiche killer song con sempre -però- un forte taglio “commerciale” nel senso che hanno dalla loro chorus line e melodie ruffiane che ti fanno immediatamente venire voglia di canticchiarle dopo il primo ascolto. “Darker Minds” scorre via senza infamia e senza lode ed arriviamo al momento più “metal” dell'intero disco, la granitica “Dead Crusade”, cadenzata, potente, una vera outsider all'interno di “Automaton” che, però, contribuisce ad aumentarne il valore. Più “easy listening” è “Powerline“ con Michael Starr degli Steel Panther come guest mentre con la successiva “Resurrection Of The Damned,” si torna a picchiare duro strizzando l'occhio agli Skid Row di “Slave to the Grind”. “We Die Hard” invece ci riporta su atmosfere più leggere con un eccelso refrain e linee vocali assolutamente azzeccate, un pezzo dal sicuro impatto radiofonico. Torna lo street rock/metal con “Shell Shock” e l'up tempo di “Unbroken” che ci portano quindi alla conclusiva ballad “I Can't Move On (Without You)”. In definitiva un disco senza pecche che porta avanti il sound dei Crashdiet nel migliore dei modi e che contribuisce sempre più a rendere questo combo musicale uno dei migliori acts attualmente in circolazione nel campo sleaze/glam/street mondiale. Bravi!

Roby Comanducci