HAREM SCAREM “Change the world”

  • Artist: HAREM SCAREM
  • Genre: Aor
  • Production by: Frontiers Records
  • Voto: 3.5

 

 

Line up: Harry Hess – vocals & keyboards, Pete Lesperance guitars, Creighton Doane – drums, Mike Vassos - bass, Darren Smith – additional vocals.

Tracklist: Change the world, Aftershock, Searching for meaning, The death of me, Mother of invention, No Man’s land, In the Unknown, Riot in my head, No me without you, Fire & Gasoline, Swallowed by the machine

Un graditissimo ritorno quello che ho il piacere di recensire questo mese, ovvero il 15esimo (già!) album da studio dei prolifici (e dalla pluridecennale carriera…) power/hard rockers canadesi Harem Scarem, al ritorno alle incisioni dopo qualche anno di pausa, a sua volta seguito alla reunion del 2013, che permise alla band di riprendere la scena dopo lo split del 2009. Ci troviamo di fronte certamente non a dei pivellini e la domanda è se il loro genere melodico e radio friendly, così ruffiano ma anche così legato al periodo dei loro esordi (la fine degli anni ’80… e diciamo che non è l’unico genere per cui vale questo ragionamento…) possa reggere alla prova di questi anni. La risposta che mi viene da riportare è assolutamente affermativa. Da un lato diciamo che evidentemente la grinta non manca a questi stagionati rocker, e al tempo stesso siamo anche confortati dal vedere che la vena artistica non sembra scalfita dagli anni che passano. Certamente non siamo di fronte a un album prettamente innovativo, tuttavia la maestria e la professionalità a livello compositivo della band è indubitabile. A livello stilistico una componente essenziale è certamente la produzione che da un’ottima resa sonora per tutte le componenti, a partire dagli effetti e dalle tastiere; i suoni sono inoltre amalgamati in modo da ricreare perfettamente il classico stile 80s dell’Hard del periodo, molto pieno e avvolgente. In secondo luogo uno spazio notevole se lo ritaglia l’ottima ugola di mr. Harry Hess, la cui eccellente espressività si ritaglia un ruolo di primo piano in tutti i pezzi e sfrutta appieno l’atmosfera creata. Si susseguono perciò tutta una serie di interessanti liriche, di un genere inconfondibile, melodico e pieno di pathos, ove di fatto tutta la parte strumentale è accessoria e votata a creare un perfetto contorno per la parte vocale. La ritmica svolge il suo compito di accompagnamento, è suonata con perfetta perizia tecnica, precisione stilistica e senza sbavature; lo stesso viene svolto dalle chitarre che non eccedono dal ruolo di accompagnamento salvo in pochi episodi di digressione (“In the unknown”). Cosa attendersi quindi? Beh direi un ottimo lavoro di power/hard, classicissimo ma molto ben riuscito, con tanta passione che traspare dalle song e non potrà non trasmettersi agli ascoltatori. Un lavoro consigliatissimo se siete in prima persona appassionati dal genere, ma non lo disdegnerei anche se ne ascoltate di altri e volete dedicarvi ad un ascolto nuovo ma decisamente di ottima qualità. E come spunto finale, la band si ripropone per un tour in questo 2020, che ritengo possa essere oggetto di un notevole interesse: staremo a vedere!

Nikki