Settembre 2020
Mercoledì, 30 Settembre 2020 00:23

LARKIN POE “Self Made Man”

 

 

Line up: Rebecca Lovell – vocals, electric & acoustic guitars, mandolino, banjo, piano, Megan Lovell – vocals, lap steel guitar, slide guitar, Tarka Layman – bass, Kevin McGowan – drums

Tracklisting: Self Made Man, Holy Ghost Fire, Keep Diggin’, Back Down South (feat. Tyler Bryant), Tears of Blue to Gold, God Moves on the Water, Every Bird That Flies, Scorpion, Danger Angel, Ex-Con, Easy Street

Ma guarda che bella sorpresina il nuovo album delle sorelline Lovell. Ragazzi....noi che siamo abituati a rockettari e metallari ma anche rudi blues man et similia, alla vista di questi due bei faccini che sembrano appena usciti da un telefilm per teenagers beh tutto potrebbe farci pensare fuorché il massiccio roots rock che le signorine qui presenti ci scodellano senza indugiare troppo. E il loro curriculum non è da poco: iniziarono molto giovani suonando bluegrass sotto un altro moniker e quindi girando e suonando in lungo ed in largo per festival folk, country, rock e blues in America. Nel 2010 fondarono la band Larkin Poe e quindi da allora sei sono stati gli album (compreso un live) che hanno partorito. Inutile citare la preparazione tecnico-compositiva del duo e, visto che ci siamo, diamo un bel voto anche alla sezione ritmica della band. Questo nuovo “Self Made Man” è accattivante in quanto miscela le basi e quindi dell'ottimo roots rock col blues e l'hard blues iniettando ogni tanto piccole ma gustose dosi di folk, soul e country rock. Ed è proprio col brano forse più 'hard' che le nostre partono; la potente e graffiante title track dotata di un riffing saturo e compresso che ci da una forte carica di energia e viene impreziosito anche da un breve ma gustoso solos di chitarra. 'Holy Ghost Fire' torna ad un rock più morbido ma intrigante al punto giusto e sempre venato da una base blues di tutto rispetto. Molto particolare 'Keep Diggin' per il guitar work, le chorus line delle due sorelle, la sezione ritmica ed i cori soul che impreziosiscono il tutto. Si va avanti con l'ottimo hard blues di 'Back Down South' mentre si cambia ritmo con il rock leggero e mainstream di 'Tears of Blue to Gold', sicuramente ottimo pezzo radiofonico per le emittenti americane. 'God Moves on the Water' è un magnetico blues con tinte soul che ammalia al primo ascolto mentre 'Every Bird That Flies' è più lenta (non è una ballad attenzione, nda) con un ritmo cadenzato, magnetico e ricco di pathos con un ottimo lavoro di slide guitar. 'Scorpion' torna a rockare ma rimane su un livello gustosamente commerciale con quel suo riff/ritornello molto retrò. 'Danger Angel' è un'altra prova (eccellente) di blues rock per poi arrivare alle due tracce finali, 'Ex-Con' dedita ad un folk rock grazioso e 'Easy Street' in puro country rock style. Nulla da eccepire, ottima band e disco da avere sicuramente nella vostra collezione.

Roby Comanducci

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Mercoledì, 30 Settembre 2020 00:09

THE UNITY “Pride”

 

 

Line up: Jogi Sweers – bass, Michael Ehré – drums, Stefan Ellerhorst – guitars, Henjo Richter – guitars, Sascha Onnen – keyboards, Jan Manenti - vocals

Tracklist: The New Pandora, Hands Of Time, Line And Sinker, We Don´t Need Them Here, Destination Unknown, Angel Of Dawn, Damn Nation, Wave Of Fear, Guess How I Hate This, Scenery Of Hate, Rusty Cadillac, You Don´t Walk Alone

Eccoci quindi con leggero ritardo a recensire il terzo e nuovo full lenght album di Mr. Ritcher e soci. Vi ricordo (per chi magari non lo sapesse) che Ritcher ed Ehré sono ancora membri dei Gamma Ray, rispettivamente chitarra e tastiere il primo e batteria il secondo; da questo molti potrebbero pensare ad un album di power metal teutonico invece no, anche se ci sono momenti sicuramente heavy ed ammiccanti alla band sopracitata, il disco è un'entità a se stante e miscela bene un hard rock corposo e graffiante con riff taglienti e heavy ma anche passaggi più eufonici e assolutamente heavy rock. Ne è un classico esempio la pomposa e dirompente 'Line And Sinker' che ha dalla sua la dose corretta di aggressività e il giusto mix di commerciabilità. Amo questa band anche in song quali 'We Don´t Need Them Here' dove riescono a stemperare un sound heavy rendendolo appetibile anche agli ascoltatori di Fm Rock, e questa caratteristica è la peculiarità degli Unity che in song come 'Destination Unknown' avrebbero fatto la fortuna delle emittenti radiofoniche americane negli anni ottanta/novanta. Ritornano a far “capolino” i Gamma Ray nell'up tempo della veloce 'Damn Nation' mentre farei un salto di qualche traccia e vi consiglierei l'ascolto immediato della potente e rocciosa 'Scenery Of Hate' per poi buttarvi sulla bellissima 'Rusty Cadillac' memore dei Mr. Big d'annata, con un riff e guitar work da paura. Song eccelsa. Da citare anche l'elegante 'You Don´t Walk Alone' che chiude l'album con il suo sound avvolgente, ammiccante e caratterizzato da un'ottima interpretazione vocale del singer Jan Manenti, il tutto convergente in un groove capace di rievocare gloriosi act ottantiani come Bad English o Blue Murder. Un disco di sicuro interesse per tutti voi amici, procuratevelo e ne rimarrete entusiasti.

Roby Comanducci

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Martedì, 29 Settembre 2020 00:15

TINSLEY ELLIS “Ice Cream In Hell”

 

 

Line up: Tinsley Ellis – guitars, vocals, Kevin McKendree organo, piano, rhythm guitar, Steve Mackey – bass, Lynn Williams – drums, percussion, Jim Hoke – sax, Quentin Ware, trumpet.

Tracklist: Lat One to Know, Don't Know Beans, Ice Cream in Hell, Foolin' Yourself, Hole in my Heart, Sit Tight Mama, No Stroll in the Park, Evil Till Sunsire, Everything and Everyone, Unlock my Heart, You Love's Like Heroin

Per il qui presente arzillo sessantenne di Atlanta ci sarebbe molto da dire musicalmente parlando; iniziò nel 1981 con una band i Heartfixers coi quali incise tre album per arrivare quindi al suo debutto come solista nel 1988 con “Georgia Blue” e dopo trent'anni eccolo ancora qui, più in forma che mai col suo diciassettesimo full lenght album (da solista) “Ice Cream In Hell”. Il sound proposto è un classicissimo blues rock, con alcuni passaggi hard blues e tanta slide guitar, tanto feeling e un lodevole supporto di sezione ritmica e soprattutto sezione fiati! Il mito di Ellis è sempre stato BB King e lo sentirete molto bene ascoltando le tracce del disco. Si passa da goduriosi momenti elettrici di hard blues al pathos dello slow blues; parlando di slow blues ascoltatevi con le cuffie e a luce soffusa l'ammaliante 'Hole In My Heart' sentirete un lavoro di chitarra eccelso coadiuvato da fiati e piano. Ma c'è tempo anche per fare quattro salti con volume a palla e quindi consigliamo spassionatamente il veloce groove dell'hard blues 'Sit Tight Mama' oppure l'allegria sprigionata dal rock'n'roll bluesato di ' Unlock my Heart'. Coinvolgente e quasi con un ritmo caldo e “latino” che rimembra il mitico Santana è la bellissima 'Everything and Everyone', ma in definitiva tutti i brani presenti sono degni di nota. Questo è un sacrosanto e stra-classico album di blues rock, senza contaminazioni o innovazioni particolari; la musica di sempre, la musica che sembra sempre uguale in ogni brano, in ogni album e che invece è il fluido vitale ed intramontabile della vita. Bravo Tinsley!

Roby Comanducci

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Line up: Magnus Karlsson – all instrumets and lead vocals, Anders Köllerfors – drums. Guest vocals: Dino Jelusick, Renan Zonta, Noora Louhimo, Mike Andersson, Ronnie Romero, Tony Martin

Tracklist: Hold your fire, Kingdom Falls, We are the night, Queen of fire, Dreams and scars, All the way down to the stars, One by one, Under the black star, Temples and towers, Don’t walk away, On my way back to earth, Far from over


In questo disco vediamo all’opera Magnus Karlsson, acclamato guitar hero svedese, in versione solista dopo anni e anni di apprezzatissime collaborazioni ai vari angoli del mondo. Personalmente, senza alcun timore lo dico, non ho mai apprezzato particolarmente questo genere di musicisti, non me ne sono mai trovato uno o più che davvero mi appassionassero; ovvero, per meglio dire, ho sempre preferito chi portava avanti il suo stile in una band, diventandone magari nel tempo un asse portante per il modo unico di suonare (esempi ce ne sono a decine, ma se ne devo nominare qualcuno penso a Tom Morello, come a Joe Perry o Brian May…). Il caso di Magnus Karlsson mi pare un esempio non di questa linea, nel senso che le molteplici partecipazioni ad altrui lavori nonostante periodi di “stabilità” come con i Primal Fear non hanno mai permesso al suo stile di integrarsi ed essere portante per una singola specifica band; tuttavia analizzando questo lavoro solista si vede come gli spunti creativi siano notevoli e la capacità di sfruttare i vari ospiti nelle song un ottimo viatico per creare, contro le previsioni, un lavoro dotato di carattere ed inventiva, che certo si muove con sicurezza in ambito di power metal melodico e che molto deve alla verve di chitarrista di Magnus ma non disdegna interessanti e originali digressioni; soprattutto, un lavoro dove la tecnica c’è m è un buon accompagnamento per il resto. Il lavoro è strutturato sulle qualità di polistrumentista di Magnus, coadiuvato alla batteria da Anders Köllerfors, e che interpreta anche le parti vocali in due pezzi avvalendosi negli altri di ospiti, tra i quali assolutamente spiccano Tony Martin (già nei Black Sabbath…) e Ronnie Romero (all’opera con i Rainbow). L’incedere delle song mostra un’opera comunque unitaria e ispirata da una generale rivisitazione del power con robusti innesti sinfonici (“One by one”) e con un classico stile molto tecnico (“All the way by the stars”, “Dreams and scars”); il tono è però tendenzialmente aggressivo e forte, sfociando spesso nell’epic, con possenti vocals accompagnate da riff quadrati. Tuttavia, non risente questa impostazione dell’abbondante sfruttamento di questa vena artistica nei decenni passati, riuscendo invece a mettere insieme un bel numero di pezzi con grinta e personalità; a tal proposito l’alternanza di voci aiuta a dare varietà nell’insieme, con la parte strumentale che ben si adatta ai vari stili lirici. La parte tecnica è naturalmente eccelsa in tutte le sue componenti e anche le doti vocali di Magnus, quando chiamate in causa, danno ottima prova di sé come quelle di tutti i cantanti all’opera. Per finire, può solo essere di limite al disco il fatto che un margine di citazionismo rispetto a certo power/hard tra fine anni ’70 e il primo lustro successivo sia presente. Nonostante questo, si tratta di un ottimo disco, godibilissimo e che consiglio vivamente.

Nikki

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Giovedì, 24 Settembre 2020 00:30

PARALYDIUM “Worlds Beyond”

 

 

Line-up: John Berg – guitars, Georg Härnsten Egg – drums, Jonathan Olsson – bass, Mikael Blanc – Keyboards, Mikael Sehlin - vocals

Tracklist: Enter Paralydium, Within The Sphere, Synergy, Finding The Paragon, Crystal Of Infinity, Awakening, The Source, Into Divinity, Seeker Of The Light

La Svezia, ammettiamolo, in questi ultimi anni la sta facendo da padrone o perlomeno è un'autentica fucina di talenti musicali, un pò come lo era Los Angeles nella seconda metà degli eighties o l'Inghilterra tra fine settanta e prima metà anni ottanta. E sto parlando di svariati generi; street, sleaze, glam, black, death, heavy e quindi anche progressive e symphonic metal. Parlando appunto di questi ultimi due generi appena citati vi presento il quintetto in questione che dopo cinque anni dell'ep d'esordio ci regala questo bellissimo debut album. Ammetto che mi ero un poco allontanato in questi anni da questo genere musicale poiché avevo trovato troppi, parecchi cloni, stilemi sempre uguali, iper tecnicismi esasperati oppure tentativi di pseudo-innovazione sterili e stantii già dalla nascita. Caso vuole, la sempre attivissima e attenta Frontiers, nel gruppo di album del mese di giugno ha inserito questi Paralydium: bene, ho dato un'occhiata alla product information, e l'impressione è stata subito buona ma, attenzione, dovevo ascoltare il suono!!!! Ero indeciso se passarlo al buon Nikki (altro recensore di Cathouse, nda) che magari è più interessato al genere ma ho voluto darmi una chance. Ok. Primo ascolto, secondo ascolto, terzo ascolto......mi sono tolto le cuffie e ho detto: finalmente qualcosa di diverso!!!!! Quindi eccomi qui a scrivervi due righe su questo sacrosanto album “Worlds Beyond”. Il sound rientra nel genere prog metal ma prende spunto da momenti epici, altri pomposi e soprattutto sinfonici con anche punte di heavy rock taglienti e un connubio guitar – keyboards work da dieci e lode. Ma la cosa bella di questo disco è che suona nuovo, fresco, le sinfonie non sono stucchevoli, non sono i soliti giri ai quali ci hanno abituato decine di bands del settore in questi anni. L'arrangiamento e la struttura musicale dei brani sono architettati in modo che anche i sette minuti e mezzo della lunga e fantastica 'Synergy' scorrano via in un batter d'occhio e si abbia subito la voglia di riascoltarla. Symphony X e Dream Theater hanno sicuramente influenzato questi ragazzi ma il qui presente album si discosta molto anche dalle suddette band. Nove tracce di cui due che fungono da intro. Infatti l'opener 'Enter Paralydium' nei suoi due minuti di pompous sound sembra la colonna sonora di un film fantasy e ci prepara già all'ammaliante 'Within The Sphere' che unisce l'aggressività di metallici riff di chitarra ad un sound symphonic rock da antologia. 'Synergy', come scritto sopra, scorre via veloce nonostante la lunghezza e ci regala un'ottima prova vocale del bravo Mikael senza contare le perizie tecniche di tutta la band che arrivano addirittura tra i vari cambi tempo e “duelli” guitar-keyboards a proporci un breve solo di chitarra acustica su una base sempre hard per poi ripartire veloci. Un brano che potrebbe far parte del repertorio degli immensi Kansas se solo suonassero più heavy. Penso che scomodare i Kansas sia il punto massimo e credo ci sia poco da aggiungere poiche tutte le song presenti sono di altissimo livello e soprattutto molto originali e differenti l'una dall'altra, evitando anche il ritrito effetto concept album che sovente capita in questo tipo di musicalità. Una piacevole sorpresa che dovrete fare vostra al più presto!!!

Roby Comanducci

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Martedì, 22 Settembre 2020 00:26

ONE DESIRE "Midnight Empire"

 

 

Line-up: Jimmy Westerlund – guitars, André Linman – lead vocals, Ossi Sivula – drums, Jonas Kuhlberg – bass guitar

Tracklist: Shadowman, After You’re Gone, Down And Dirty, Godsent Extasy, Through The Fire, Heroes, Rio, Battlefield Of Love, Killer Queen, Only When I Breathe

La band finlandese del batterista-fondatore Ossi Sivula nacque nel 2012 ma solo dopo diverse vicissitudini ed assestamenti di line up pubblicò l'omonimo debut album nel 2017. Da allora sono passati tre anni e ci troviamo fra le mani il nuovissimo full lenght album 'Midnight Empire'. Il quartetto non si smentisce e dopo il buon esordio ammetto che ce l'hanno messa tutta per confezionare questo bel prodottino dedicato ad un sound assolutamente accattivante: orecchiabile al punto giusto ma mai troppo edulcorato, heavy rock nei momenti più duri, ma forte di chorus line pompose ad alto effetto scenico e -spesso- molto radio-oriented. Il gustoso mix musicale dei nostri è un Fm rock con accenni hard e qualche sprazzo Aor. Se vogliamo, potremmo accostarli ai bravi (anche se leggermente più hard oriented) Eclipse ed il pregio che assaporiamo maggiormente è il gustoso 'pop' emanato in certe partiture che viene però stemperato da pregevoli e taglienti heavy riff di chitarra. Ascoltatevi l'hevy rock con tinte pop della ruffiana “Godsent Extasy” ma anche l'eufonico Fm rock della bella 'After You’re Gone'. Se volete invece un hard rock di classe ecco per voi l'intrigante 'Killer Queen' mentre l'adrenalina la troverete indiscutibilmente nell'opener 'Shadowman' con tanto di intro che poi si sviluppa in un granitico heavy rock sound. In definitiva un bell'album, senza particolari cadute di tono e capace di mantenere alto l'interesse con la pomposità del sound sapientemente dosata fra momenti easy listening ed altri più sostenuti. Bravi.

Roby Comanducci

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Mercoledì, 16 Settembre 2020 01:07

ELECTRIC MOB “Discharge”

 

 

Line-up: Renan Zonta – vocals, Ben Hur Auwarter – guitar, Yuri Elero – bass, André Leister – drums

Tracklist: Awaken, Devil You Know, King’s Ale, Got Me Runnin’, Far Off, Your Ghost, Gypsy Touch, 1 2 3 Burn, Upside Down, Higher Than Your Heels, Brand New Rope, We Are Wrong

Ottima sorpresa dal Brasile questi Electric Mob che, come un fulmine a ciel sereno, irrompono in questo inizio di una (speriamo calda e tranquilla, visto cosa stiamo passando!!! nda) estate. La band è nuova ma i musicisti sono rodati performers nei rispettivi strumenti con menzione particolare al vocalist Renan Zonta, già 'famoso' in patria per le sue partecipazioni al TV show “The Voice Brazil' che ha reso nota la sua stupenda ugola a tutti i suoi connazionali e, per fortuna, adesso at the rest of the world!! Questo debut album è molto particolare poiché i nostri si attestano su una matrice hard rock ma con innesti interessanti anche di altre musicalità: prendete i Rock City Angels, gli Extreme ed i più alternativi e moderni Audioslave, miscelate un pò il tutto e vi uscirà lo stile di questi ragazzi di Curitiba. Il disco inizia con una intro vocale 'Awaken' per partire con una slide guitar acustica stile country-western della prima poderosa hard blues song ' Devil You Know', autentico piccolo gioiellino da gustarsi con lo stereo a “palla”. Mantenendosi ben saldi ad un hard blues segue la graffiante 'King's Ale' che cede il passo poi alla settantiana 'Got Me Runnin’ (e qui viene in mente un altro eccellente e nuovo combo di musicisti i Greta Van Fleet, nda) ben arrangiata ed intrigante al punto giusto come la successiva (abbastanza simile come arrangiamento) 'Far Off'. 'Your Ghost' parte come una colonna sonora di un film di Sergio Leone, con tanto di chitarra acustica e fischiettio per poi dare spazio alla calda e rauca ma suadente voce di Renan e quindi in sequenza, sezione ritmica e brevi ma ficcanti solo di chitarra. Il ritmo si fa più energico dopo quasi quattro minuti mantenendo però sempre la cadenza iniziale con però ulteriori innesti di chitarra e vocalizzi del singer assolutamente da lodare. Come dicevo all'inizio ci sono alcune influenze ed una di queste la troviamo nella più 'moderna' 'Gypsy Touch' (per quello ho menzionato gli Audioslave, ovviamente con le dovute proporzioni) che si sviluppa su base hard ma contaminata da un groove rabbioso e più aggressive. Ritmica basso e batteria con partiture originali e moderniste le troviamo nella particolare '1 2 3 Burn' che sembra strizzare l'occhio ai gruppi della prima metà anni '90, pregevoli i cambi tempo e il guitar work anch'esso alternativo e più “sporco” e saturo, il tutto senza però scadere o uscire dal contesto musicale del disco. 'Upside Down' torna indietro di qualche anno verso fine anni ottanta e ripesca un sound dedito allo street metal più irriverente e sfacciato mentre un sano e robusto hard rock (con alcuni goduriosi innesti di fiati in alcuni frangenti) bluesato al punto giusto ma con tanta energia da un guitar work d'eccezione lo troviamo in ' Higher Than Your Heels'. Un netto salto in avanti, verso fine anni '90' ce lo fa fare la graffiante 'Brand New Rope' e quindi arriviamo alla conclusiva 'We Are Wrong' che miscela con sapienza il carattere dell'heavy rock con un pizzico di alternative rock sempre anni novanta. Un album veramente interessante che farà contenti molti di voi!!!

Roby Comanducci

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Martedì, 15 Settembre 2020 01:13

SMACKBOUND “20/20”

 

 

Line-up: Netta Laurenne – vocals, Teemu Mäntysaari – guitars, Rolf Pilve – drums, Vili Itäpelto – keyboards, Tuomas Yli-Jaskari - bass

Tracklist: Wall Of Silence, Drive It Like You Stole It, Close To Sober, Run, The Game, Those Who Burn, Hey Motherfuckers, Troublemaker, Date With The Devil, Wind And Water

Un'altra bella sorpresa (ammetto che questi ultimi mesi in ambito di uscite discografiche siamo messi alquanto bene, sicuramente meglio rispetto ad altri periodi) questa nuova band dalla fredda Finlandia capitanata dall'avvenente cantante e attrice (eh si!!!) Netta Laurenne, capace di stregarci con la sua interpretazione vocale applicata al sound moderno dei suoi Smackbound; avete presente i bravissimi In This Moment, quelli degli ultimi due album però ('Mother' e 'Ritual')? Ecco, il suono di questo combo musicale si avvicina ma vive di luce propria, c'è un mix di alternative, crossover, street metal (si avete letto bene) e atmosfere symphonic metal, il tutto ben amalgamato e strutturato. Autentica perla (ed anche uno dei tre singoli) la bellissima 'Run', veloce e dirompente con stop&go calibrati ed un drumming (con gustosi passaggi in contro tempo) da farvi fare headbanging direttamente sul vostro divano!!! Colgo quindi l'occasione per complimentarmi con tutti i membri della band. La sezione ritmica è fantastica, potente ed anche originale, Teemu Mäntysaari è un ottimo guitar player che ci regala anche dei solos assolutamente non banali, dotati di buona tecnica ma anche tanto feeling. Idem per il keys player Vili Itäpelto che tessa atmosfere ed eufonie di altissimo valore ricche di pathos anche nei momenti più power delle canzoni, esempio calzante è la stupenda lenta 'The Game'. Nelle prime righe o pronunciato la parola street metal....non sono matto non preoccupatevi; andate ad ascoltare il groove e il power rock veloce che sprizza fuori 'Troublemaker'. Irriverente e oltraggiosa al punto giusto da poter essere suonata anche dagli Skid Row del periodo “Slave to the Grind”. Oppure l'opener 'Wall of Silence' che rimembra i Velvet Revolver ma solo in certi frangenti tiratissimi, non stiamo parlando di canzoni strutturalmente street rock attenzione, però la magia che scaturisce da questi momenti che accomunano un sound intramontabile di anni passati con linee musicali attuali ed assolutamente moderne è il vero asso nella manica di questi finlandesi doc. Poi, come detto all'inizio, il tutto viene impreziosito dall'ugola della brava Netta; potente, lineare, pulita e ricca di diversi “colori” e “sfumature”. Superba la prova della nostra singer nell'armoniosa ma al contempo aggressive ' Date With The Devil', da lodare il pregevole solos di chitarra presente. Altro pezzo 'da novanta' è la poderosa e alternative/crossover 'Drive It Like You Stole It' come anche il metal – a tratti progressive- di 'Those Who Burn' ci spiazza, in senso positivo, poiché capiamo che questa band riunisce al meglio diversi stili riuscendo nell'arduo compito di coniare un suo stile assolutamente aggressive ed al contempo ammaliante e carico di tantissima originalità. L'album si conclude negli oltre sei minuti del symphonic metal di 'Wind And Water', connubio perfetto tra atmosfere ricche di pathos dettato dal keyboards sound e la pomposità del brano. L'album uscirà il 12 Giugno....correte subito e fatelo vostro. Imperdibile.

Roby Comanducci

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Martedì, 15 Settembre 2020 01:03

DATURA4 “West Coast Highway Cosmic”

 

 

Line-up: Dom Mariani - lead vocals, electric, acoustic, bass, slide guitar, Warren Hall - drums, percussion, Stu Loasby - bass, guitar, Bob Patient - Hammond organ, piano, Moog.
Guest: Howie Smallman - harmonica on tracks #2,5,6,8, Jozef Grech - additional vocals. )

Tracklist: West Coast Highway Cosmic, Wolfman Woogiek, Mother Medusa, A Darker Shade Of Brown, You’re The Only One, Rule My World, Give, You Be The Fool, Get Out, Evil People Pt. 1

Ogni tanto (anzi, spesso....nda) ascoltare del sano hard rock settantiano con venature blues, country e un pizzico di psichedelia non fa mai male. E lo sa bene il veterano Dom Mariani, australiano doc che in patria – e non solo- è un'icona del power pop da oramai decenni, ma con questo nuovo project mette su una band che deve tutto alle sonorità sopra citate composta da membri anche giovani ma con la testa sicuramente ammaliata da quel fantastico sound. Questo è il quarto full lenght album e la qualità è sempre molto elevata. I brani ci coinvolgono nel sound e nelle lunghe cavalcate come la stupenda 'Wolfman Woogie', oltre sette minuti tra incursioni di eccellenti guitar solos, un ottimo lavoro di tastiere e hammond che riescono a creare quel mood caro ai famigerati ma inossidabili e basilari seventies. Echi di Grand Funk Railroad, Allaman Brothers si percepiscono nelle partiture musicali di questo quartetto e credo che i Datura4 siano in grado di tenere alto il paragone, ascoltatevi la bellissima e poderosa quanto incalzante 'Mother Medusa', gran lavoro del chitarrista e ottimo drum work. Atmosfere rarefatte ed intriganti invece si ascoltano nella lenta e semi-acustica 'You’re The Only One', veramente un brano eccellente da ascoltare con calma magari bevendo un buon whisky in compagnia di un sigarillo (beh....per chi fuma sigari...ovvio, nda). Questo '“West Coast Highway Cosmic”' è quel tipo di disco che ti fa stare bene, ti rilassa trasportando la tua mente verso paesaggi sconfinati dandoti allo stesso tempo una bella dose di adrenalina. Bel lavoro!!

Roby Comanducci

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Lunedì, 14 Settembre 2020 01:10

HOUSE OF LORDS “New World New Eyes”

 

 

Line up: James Christian – vocals, guitars, keyboards, Jimi Bell – guitars, B.J Zampa – drums, Chris Tristram – bass.

Tracklist: Change (What's It Gonna Take), New World New Eyes, One More, Perfectly (You And I), The Both Of Us, Chemical Rush, We're All That We Got, Better Off Broken, $5 Buck Of Gasoline, The Chase, The Summit

Eccolo qua, a distanza di tre anni dal buon “Saint of the Lost Souls” il nuovo full lenght album dei Lords, “New World New Eyes”. Il dodicesimo album dall'esordio nel lontano 1988 con l'omonimo e poi il capolavoro nel 1990 “Sahara”. In ogni caso James Christian pur con diversi cambi di line up (oramai stabile però nei ruoli di Bell / Zampa, nda) ci ha sempre regalato prove musicali sopra la media ed anche questa volta non sbaglia il colpo con questo concentrato di pomp rock- aor- heavy rock. L'album si apre con le atmosfere ariose e un tappeto di keyboards sound importante che caratterizzano 'Change (What's It Gonna Take)' per la gioia dei fans più prog oriented. Si prosegue con la title track, brano abbastanza anonimo ma comunque gradevole per poi arrivare alla commerciale 'One More' dal ritornello accattivamente per una forte “presa” radiofonica. Più interessante ed anche coinvolgente è la successiva semi ballad 'Perfectly (You And I)' dove forti eufonie di base ed una ottima interpretazione vocale del sempre bravo Christian ci regalano quattro minuti di feeling e pregevole Adult Oriented Rock. Aumenta il ritmo con l'incalzare hard di ' The Both Of Us' per poi cedere il passo alla cadenzata 'Chemical Rush' brano ammiccante e molto intrigante soprattutto nelle chorus line e con sempre presente il validissimo apporto del guitar work del bravo Jimi Bell. ' We're All That We Got' procede sulla stessa linea della precedente 'Chemical...' ed il ritmo si mantiene alto ed anche molto pompous. E' la volta quindi dell'ottima ' Better Off Broken', song hard rock che nel ritornello mi ricorda i magici Kingdom Come ed ha una forte energia di base. Veramente song di livello ed ammaliante al punto giusto. Arriviamo a '$5 Buck Of Gasoline' track abbastanza anonima e quindi alla penultima 'The Chase' più incisiva e dedita ad un Aor di classe. L'album si chiude con 'The Summit', gradevole pomp rock da vasto airplay, chorus line e keyboards sound sempre di prim'ordine e i vocalizzi del buon James che impreziosiscono il tutto. Un disco sicuramente interessante, non fra le top release dei nostri, ma sempre fautore di classe, qualità e capacità emozionale sopra la media.

Roby Comanducci

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