Luglio 2020
Venerdì, 31 Luglio 2020 01:13

VINNIE MOORE 'Soul Shifter'

 

 

Line up: Vinnie Moore – guitars, bass, keyboards.
Addictional musician: Rudy Sarzo – basso, Randy McStine – basso, Michael Bean - John Cassidy – keyboards, Jordan Rudess – piano, Richie Monica – drums, John Pesson – drums.

Tracklist: Funk Bone Jam, Same Sun Shines, Kung Fu Grip, Mystified, Brother Carlos, Gainesville Station, Soul Rider, Mirage, Heard You Were Gone, Across the Ages

Oh...ma guarda che bella sorpresa, a distanza di quasi un lustro dal penultimo “Aerial Visions” torna al full lenght album l'axe ero Vinnie Moore. Allora, non nego di avere una predilezione per tutto il mondo dei guitar heroes.... gli anni ottanta (quando scoppiò il boom dei velocisti dettato dal patron Mike Varney io compravo tutto quello che usciva) era il loro momento e il qui presente cinquantaseienne allora imberbe talentuoso diede alle stampe nel 1985 “Mind's Eye”, disco di assoluto livello ma che al sottoscritto non piacque moltissimo. Consideravo il buon Vinnie un clone di Malmsteen (ed in effetti lo era) e non mi ha mai affascinato nei suoi primi lavori solisti. Poi col passare del tempo ho apprezzato maggiormente il suo sound e sono quindi felice di poter constatare che in questo 2020 siamo qui a recensire album di questa musicalità e non solo grind, nu metal o metal sinfonico con cantanti donne che urlano in growl. Spezzo subito una lancia a favore di questo strumentale “Soul Shifter”: il nostro si è dedicato, miscelando nel migliore dei modi, a diversi stili quali il rock classico, il funk, l'heavy rock, il classicismo e – ovvio- in alcuni momenti hyper speed guitar. Da notare la presenza di una folta schiera di session man che hanno dato un prezioso contributo alla riuscita di questo disco anche se è sempre il nostro guitar hero, che qui suona anche basso e tastiere, a rendere l'album un piccolo scrigno di momenti magici. Si parte con la funkeggiante opener che è un eccelso biglietto da visita per poi seguire con la più classica e non eccezionale 'Same Sun Shine' mentre si rialza il tasso di adrenalina con la stupenda 'Kung fu Grip'; un mix di funky, rock, hard che deve qualcosa a Satriani e Vai ma è resa originale dal tocco del nostro che usa il wah-wah facendo emettere alla chitarra autentici vagiti ...quasi parole. Stupenda! La successiva 'Mystified' è lenta e sognante, giusto per rilassarsi un pochino come anche 'Brother Carlos' che però è più originale nella parte finale solista più ricercata ed elegante. Un altro pezzo sopra le righe è 'Gainesville Station', un heavy rock tagliente ma molto ruffiano ricco di fraseggi e riff che rendono il brano quasi ballabile e gaudioso, menzione particolare per lo sviluppo nella parte finale del solos di chitarra che duetta con le parti di piano! Si calmano gli spiriti con l'eufonica 'Soul Rider' e 'Mirage' per arrivare alla lenta ' Heard You Were Gone' elegante nell'esecuzione e nelle armonie anche se non fa gridare al miracolo. Chiude l'album 'Across The Ages' bella song dove il nostro da sfoggio alla sua bravura per convincerci che ancora oggi, in questo periodo assai sterile di emozioni, un bel disco strumentale può essere un regalo prezioso.

Roby Comanducci

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Venerdì, 31 Luglio 2020 01:08

BONFIRE “Fistful of Fire”

 

 

 

Line up: Hans Ziller - guitars/backing vocals, Alexx Stahl - lead vocals, Ronnie Parkes - bass/backing vocals, Frank Panè - guitars/backing vocals, Andrè Hilgers - drums

Tracklist: The Joker, Gotta Get Away, The Devil Made Me Do It, Ride The Blade, When An Old Man Cries, Rock’n’Roll Survivors, Fire And Ice, Warrior, Fire Etude, Breaking Out, Fistful Of Fire, The Surge, Gloryland, When An Old Man Cries (Acoustic Version)

Non posso negare la mia affezione al combo teutonico in questione. I Bonfire per il sottoscritto sono stati (ma lo sono ancora magari non più con la verve degli anni d'oro) la band hard rock per eccellenza. Li preferivo, in alcuni album, anche ai connazionali e maestri Scorpions. Inutile negare l'incommensurabile valore di una pietra miliare qual'è stata “Point Blank” nel lontano 1989 mai più (purtroppo) superata ma comunque i Bonfire dal 1986 ad ora hanno confezionato ben 25 dischi (tra studio, live, best ecc...). Questo, appunto, è il loro venticinquesimo album che cercherà di regalarci un po' di sano e robusto hard rock sempre venato dalla loro intensa armonia. Peccato che oramai dal 2015 abbia lasciato il gruppo il fantastico vocalist Claus Lessmann e questo è un punto decisamente a sfavore poiché la sua ugola avrebbe donato anche a questo “Fistful...” un mood ed un alone differente anche se il singer attuale Alex Stahl fa di tutto per farsi voler bene ed anche se la sua timbrica non ha minimamente il mordente e l'aggressività di Lessmann riesce comunque a regalarci una buona prestazione. Il disco indubbiamente è strutturato bene su 14 tracce (forse anche troppe) e da adito all'unico membro rimasto della formazione originale, il chitarrista Hans Ziller, di aver fatto un buon lavoro. La band è sinonimo di potenza miscelata a forti eufonie e arrangiamenti che rendono -a volte – il suono pomposo e 'importante'. Infatti per poter ascoltare un mood di questo tipo, lasciando perdere il bellissimo intro iniziale 'The Joker', salterei subito alla quarta traccia, 'Ride The Blade' che rimembra i vecchi fasti ed ha l'imprinting giusto per conficcarsi nella vostra testa, una song che avrei visto bene nella tracklist dell'ottimo “Free” targato 2003. C'è anche un lento (poi ripreso in versione acustica nel finale) 'When An Old Man Cries' pezzo valido, non eccezionale, ma interessante. Ma in questo album sono i brani più rocciosi a vincere la partita e quindi menzione particolare per la diretta 'Rock'n'Roll Survivors', brano semplice con delle buone chorus line da valorizzare sicuramente in chiave live. Saltiamo quindi ad un altro intro dove si dilettano i due chitarristi con un ottimo risultato strumentale, parlo di 'Fire Etude' che ci prepara al roccioso heavy rock di 'Breaking Out'. Un altro intro strumentale molto interessante 'The Surge' ci conduce invece all'aggressivo up tempo di 'Gloryland'. Questo è quanto ragazzi. Un album che supera abbondantemente la media della qualità attualmente in circolazione pur avendo qualche song sottotono ma rifacendosi alla grande nelle tracce che vi ho descritto e che valgono l'acquisto di questo disco!


Roby Comanducci

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Giovedì, 30 Luglio 2020 01:17

KHYMERA “Master of Illusions”

 

 

Line up: Dennis Ward – vocals & bass, Michael Klein – guitars, Eric Ragno – keyboards, Pete Newdeck – drums.

Tracklist: Walk Away, The first time, Master of Illusion, The sun goes down, Paradise, The rhythm of my Life, Follow the sun, Father to son, After all this time, Victim of your love, Just let it happen

Un gradito ritorno quello che ho per le mani oggi da recensire (e mi scuso se, complice la confusione di quest’ultimo periodo, abbiamo atteso un poco per scrivere qualche riga su questo lavoro che trovate presso i principali canali di distribuzione già da qualche giorno), ovvero i Khymera, interessante progetto melodic/hard nato anni fa dalla collaborazione tra il produttore nostrano Daniele Liverami e l’ex Kansas Steve Walsh; dopo un periodo di pausa di circa un lustro, la band ritorna con dietro al microfono un’altra vecchia conoscenza, il bassista e singer Dennis Ward (Magnum, Pink Cream 69). La proposta che ci viene dalla band dell’esperto musicista statunitense prende a piene mani da un certo stile molto ruffiano e orecchiabile tipico del rock radio-friendly anni ’80, tuttavia sorprende al ripetersi degli ascolti perché dipana nel tempo le proprie caratteristiche risultando originale e non scontato mano a mano che ci si prende confidenza. Come ci si aspetta da un lavoro che cerca la melodia come primo ingrediente, le linee di effetti e tastiere sono quasi sempre in primo piano nel definire la struttura melodica dei pezzi; questo viene tuttavia fatto con impeccabile buon gusto, e nonostante il peso di tali ingredienti nel bilancio melodico sia assolutamente preponderante, non risultano mai eccessivi, e invece preparano una base melodica che viene ben sfruttata dalle altre linee strumentali e dalla voce. La parte ritmica innanzitutto, nonostante debba essere leggermente sacrificata per permettere il giusto risalto agli effetti, è comunque incisiva e non uno scontato accompagnamento, e il tiro offerto dal lavoro del drummer Pete Newdeck è decisamente notevole. Il lavoro della sei corde è abbastanza essenziale invece e si produce in una serie di riffeggi abbastanza classici e in parti soliste ottimamente suonate, ma che hanno il compito di fatto di fare da accompagnamento alle linee sonore già create. La produzione è assolutamente sopra le linee e la qualità dei suoni molto buona, con anche una certa attenzione a creare un buon insieme che sfrutti opportunamente le doti di Mr. Ward. La voce del frontman non è forse di quelle che immediatamente risaltano per il timbro originale, tuttavia ha una buona estensione ed esegue un buon lavoro di interpretazione in ciascun pezzo. Caratterizza infatti, direi, con ottimi risultati la sequenza dei pezzi, riuscendo in ciascuno di essi a dare un’impronta emotiva molto specifica. L’insieme prodotto dai singoli elementi descritti è decisamente ben riuscito, e anche nell’ambito di un genere che ha una lunga storia dietro di se riesce a colpire e emozionare gli ascoltatori. Quindi, cosa aggiungere ancora? Solo che si tratta comunque di un ottimo disco e non dovete farvi disilludere dal genere troppo “classico” o già ascoltato: è un disco con delle qualità notevoli che non tarderete a scoprire.

Nikki

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Venerdì, 24 Luglio 2020 01:19

LAURA COX “Burning Bright”

 

 

Line up: Laura Cox – vocals & guitars, Mathieu Albiac – guitars, François C. Delacoudre - bass, - Antonin Guérin - drums

Tracklist: Fire Fire, Bad Luck Blues,Last Breakdown, Looking Upside Down, Just Another Game, Here's To War, Freaking Out Loud, As I Am, River, Letters to the Otherside

Con leggero ritardo (purtroppo solo ora ne sono venuto in possesso) mi accingo a recensire questo che sicuramente è uno degli album più belli ascoltati in questi ultimi periodi. Uscito verso fine 2019 il nuovissimo full lenght album della bella ma soprattutto bravissima chitarrista, vocalist e songwriter Laura Cox si erge di una spanna sopra la media delle 'normali uscite' in campo hard, blues, rock blues et similia. La francesina in questione sembra nata nel cuore dell'America blues invece no, dal paese delle baguette ci sforna questo piccolo capolavoro, coadiuvata da una band di giovani ed eccelsi strumentisti. L'esordio di Laura risale al 2017 con un altro ottimo album “Hard Blues Shot” e a distanza di un biennio eccola pronta a bissare con “Burning Bright”, album che ha tutte le caratteristiche per sfondare a livello anche commerciale. La line up – se non erro- è immutata ed il sound si pernia sempre su un forte hard blues, a tratti ammiccante al southern ed in altri momenti caro ai grandi gruppi hard datati seventies. La chitarra la fa da padrone in questa band, e Laura è un'ottima ritmica ed anche solista, compito suddiviso con l'altro eccellente axe man Albiac. Si parte con la massima adrenalina hard rock della stupenda 'Fire, Fire' e con questo brano già capiamo di che pasta è fatto questo “Burning....”. La successiva 'Bud Luck Blues' è più sul versante hard-blues ed è caratterizzata da un guitar work eccelso con un riff tagliente e pulsante. Più tranquilla (ma non è un lento) è 'Last Breakdown' dove si apprezza la bella voce di Laura mentre di semi ballad si può parlare ascoltando 'Looking Upside Down', suadente al punto giusto ma capace di mantenere una sottile energia sopita ma persistente. Questo brano avrebbero potuto suonarlo i leggendari Lynyrd Skynyrd facendo anche bella figura, la struttura metrica del pezzo riporta molto alla band di 'Sweet Home Alabama'. Segue un altro lento, 'Just another Game' dedito ad un rock blues che miscela parti acustiche a momenti elettrici. Ottimo brano. 'Here's To War' ha un bel sound rock cadenzato all'inizio per poi aumentare leggermete il ritmo nel prosieguo. Arriviamo alla piccola perla: 'Freaking Out Loud'. Una song in chiaro stampo hard rock che strizza l'occhio ai mitici anni settanta e ha un potenziale veramente alto con quel sound distorto di chitarre che la fa da padrone aggraziato poi da un guitar solos di elevata caratura. Un altro pezzo di hard rock molto settantiano e ricco di energia è 'As I Am' che nella seconda parte, quando accelera, sembra di ascoltare alcune partiture dei Purple anni d'oro!!! Si calmano gli animi, ma non la bellezza delle composizioni presenti, infatti è la volta del rock semplice ma diretto di 'River' che ci accompagna alla finale ballad 'Letters to the Otherside', song ammaliante che non poteva far altro che concludere un disco così superlativo. Un piccolo gioiellino, trovatelo e fatelo vostro!

Roby Comanducci

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Mercoledì, 22 Luglio 2020 01:25

CONFESS “Burn 'em All”

 

 

Line up: John Elliot – vocals, Blomman – guitar, Pontus – guitar, Ludwig – bass, Sam Samael - drums

Tracklist: So What?, Malleus, Welcome Insanity, A Beautiful Mind, Heresy, Burn 'em All, Is It Love, My Vicious Way, 509, Prominence, One For The Road

Si fa un gran parlare per questo combo svedese di sleaze rockers che, con questo disco, è al quarto full lenght album. Si vanno ad inserire quindi nel “nuovo” filone sleaze-glam che in questi ultimi anni ci sta dando discrete soddisfazioni. Non li conoscevo benissimo, lo ammetto, ma è bastato poco per capire bene la loro linea ed il loro potenziale commerciale. Il sound è un mix tra Crazy Lixx, qualcosa dei Crashdiet e, nei momenti più hard, gli Skid Row. Formazione a cinque con due axe men (forse anche esagerato per il genere) che ci servono pregevoli riff e un guitar work sicuramente valido. Da vecchio glamster non posso che apprezzare queste uscite discografiche soprattutto se, come nel caso dei Confess, trattasi di un prodottino carino ed originale; ovviamente, preciso, non stiamo gridando al miracolo, ma i cinque ragazzi in questoione ci sanno fare. Soprattutto nelle song più street metal oriented quali la veloce title track, vero martello in quanto ad energia e potenza. Notevole la forza punkeggiante della corrosiva '509' mentre la chiara scuola sleze-steet rock compare in song ammalianti come 'So What?', 'My Vicious Way', 'Malleus' rimembra invece qualcosina dei grandi Skid Row, e 'A Beautiful Mind' è cadenzata e cattiva al punto giusto. Ci sono anche momenti più “commerciali” o easy (ma mai banali o sempliciotti, attenzione!) come 'Is It Love' o 'Welcome Insanity' che si fanno apprezzare e canticchiare con piacere. L'album si chiude in bellezza con una vera arena-song, 'One for The Road' da cantare a squarciagola durante i loro live act (ma anche nel vostro salotto se vorrete...hehe). Bravi, acquisto consigliato a tutti gli amanti del buon rock'n'roll! https://www.facebook.com/confessofsweden - http://www.confess.se

Roby Comanducci

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Domenica, 19 Luglio 2020 01:22

SUPERSUCKERS “Play That Rock'n'Roll”

 

 

Line up: Eddie Spaghetti - lead & harmony vocals, acoustic guitar, bass, Marty Chandler - lead guitar, backing vocals, Chris Von Streicher – drums & percussion, backing vocals

Tracklist: Ain’t Gonna Stop (Until I Stop It), Getting Into Each Other’s Pants, Deceptive Expectation, You Ain’t The Boss Of Me, Bringing It Back, Play That Rock ‘ Roll, That’s A Thing, Last Time Again, Die Alone, Dead, Jail Or Rock N’ Roll, A Certain Girl, Ain’t No Day

Bene ragazzi, eccoci di fronte a questo nuovo full lenght album dei cinque rockers di Tucson, Arizona. I signori in questione sono in auge dal 1988 e di dischi ne han fatti ben undici più svariati live ed altro ancora. Non sono di primo pelo quindi. E' un periodo strano questo, di dischi come questo “PlayThat Rock'n'Roll” non ne arrivano molti (anche se c'è un nutrito sottobosco che continua imperterrito a produrre questa musica!!) e quindi è un piacere inserire il cd ed ascoltare questo minimale, sano, crudo, sporco e diretto rock'n'roll. RnR senza contaminazioni, senza particolari novità – in effetti la pecca del disco è la poca originalità delle composizioni- ma d'altronde se uno vuole suonare un rock crudo fatto di riff carichi di energia, chorus line canticchiabili davanti ad un buon boccale di birra il tutto coadiuvato da una voce essenziale e leggermente rauca del singer....il risultato è puro divertimento. Metti su la veloce 'Last Time Again' e fai casino con gli amici, questo è quello dobbiamo aspettarci da “Play That Rock'n'Roll”, disco che sicuramente non verrà ricordato nella storia come un must, anzi, però un pizzico di spensieratezza la regala. Da notare la cover del brano tratto dalla carriera solista di Mr. Michael Monroe 'Dead, Jail Or Rock N’ Roll' qui eseguito senza infamia e senza lode. Se volete una manciata di song capaci di rockare al punto giusto senza grosse pretese allora i Supersuckers fanno al caso vostro.

Roby Comanducci

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Sabato, 18 Luglio 2020 01:35

SCARLET AURA “Stormbreaker”

 

 

Line up: Aura Danciulescu – lead vocals, Mihai Danciulescu – guitars and vocals, Rene Nistor – bass and vocals, Doru Florin Gheorgita – drums.

Tracklist: The world is not enough, Metal Hell, Battle Cry, Stormbreaker, Loose Cannon, I am the one, High in the sky, The Heretic, Daddy’s Lil Monster, A Blast from the past, Scarlets United

Nel panorama delle novità in ambito metal di questa primavera gli Scarlet Aura ci danno una scossa sincera e molto apprezzata, con un lavoro di ottima professionalità e che riesce a essere originale e accattivante pur appoggiandosi a tutti i classici stilemi del classic/power metal, con forti influenze dalla primordiali radici del genere (Sabbath/Priest dei mid 70s!) aggiungendovi corposi aggiornamenti ma senza mai smarrire il passo epico eppure non appesantito da troppi fronzoli, e riuscendo nell’ottimo lavoro di sfruttare appieno le qualità vocali declinate al femminile dalla singer Aura Danciulescu. La band ha ormai qualche anno di esperienza e innanzitutto fonda la sua fama su una ampia sequenza di prestazioni live di supporto ad altri importanti act del genere; arrivati a questo nuovo disco, il progetto presentato è quello della seconda puntata di una trilogia votata ad un unico concept, una narrazione di genere fantasy nello specifico. Non che mi manchi la passione per questi aspetti, tuttavia lascio ai lettori la soddisfazione di approfondire questo lato se desiderato; in questa sede ritengo più utile e di immediato interesse per chi ci legge parlare dell’aspetto musicale puro e semplice. In tal senso, cosa si può dire? Come enunciato in partenza, il classic/power della band, nonostante la forte enfasi epica in alcuni tratti, a mio modo di vedere è decisamente interessante per la sua classicità e al contempo la ricerca di struttura melodiche innnovative, senza ripercorrere le classiche cavalcate in 4/4 dei 70’s. La base del tutto è un riffing di chitarra molto molto marziale e che detta le strutture delle canzoni, accompagnato da una sezione ritmica molto precisa. Le qualità vocali di Aura sono notevoli perché, pur venendo a volte quasi sacrificate allo spazio necessario per esprimersi al riffing di chitarre (tra l’altro, suonate dal fratello Mihai), riescono egualmente ad aggiungere un notevole livello interpretativo alle song; a questo contribuisce lo stile fortemente graffiante del suo canto, non particolarmente accentuato sulle tonalità alte, ma che riesce a essere, forse inaspettatamente per una voce femminile, aggressivo ed espressivo nello stesso tempo, completando perfettamente la gamma di tonalità necessarie per un ottimo disco classic metal quale quello di cui sto scrivendo. La produzione è secondo me semplicemente ottima, riesce a dare un tono molto moderno e cristallino, perfetto per il tema fantasy trattato e dunque per l’atmosfera che si cerca di dare all’album, senza snaturare il genere della band, ovvero senza appesantire eccessivamente la struttura. Si tratta di un lavoro decisamente interessante e che non posso che consigliare vivamente, una piccola perla in un genere che decisamente non muore mai.

Nikki

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Mercoledì, 15 Luglio 2020 01:28

THE COSMICS “Aikron!”

 

 

Line up: Cosmic Serge - guitar and vocals (Tribal Bops, The Starliters), Cosmic Frank - drums and vocals (The Starliters), Cosmic Pepper - keyboards and vocals (The Coiche, B.E.S.T.), Cosmic Valo - Bass (Impulsive Youth,The Brightest Room)

Tracklist: Cocktail man, Cheater Baby*, Largo Swims, Go Go World, Laura, Joe 90*, Space Invaders, Viva Las Vegas*.

Sembra di rivivere in un'atmosfera retro-futurista, quei momenti epici che caratterizzarono i sixties con le donne dai vestiti a tubino le mini supersoniche e la moda, lo stile insomma, un mondo a se....che sarebbe bello poter rivivere. Con questo album nuovo di zecca dei bravi The Cosmics riusciamo in tutto questo; i nostri amici lombardi non sono di primo pelo anzi, il progetto nacque nel 1997 in occasione della prima edition delle “Iene” su Italia Uno per cui i nostri scrissero l'intera colonna sonora. Però, nonostante molte esibizioni live il full lengh album, il primo vero disco esce solo adesso. Ma se dovevamo aspettare tanto tempo allora abbiamo fatto strabene. Un disco che ammalia nei suoi suoni che sembrano tratti da B movies sessantiani, atmosfere beat, rock'n'roll '50, extraterrestri navicelle spaziali e tanto divertimento. Molto originale il sound di questo quartetto, non si riesce a tenere il 'piedino fermo' poiché la voglia di lasciarsi andare a qualche ballo sfrenato sorge per ogni traccia. In tutte le song (eccetto due delle tre cover) non c'è un vero e proprio cantato ma a tratti frasi filtrate, ripetute come annunci e avvisi....originalissimo. La musica la fa da padrone e gli otto brani di cui tre cover (una del King Elvis.....'Viva Las Vegas') ed una bossanova 'Laura' che poteva benissmo far parte di un momento “soft” di qualche 007 d'annata sono da lodare. Tutti ottimi strumentisti i nostri, tra cui troviamo una nostra conoscenza, Cosmic Valo, leader vocalist e chitarra dei The Brightest Room (andate a leggervi la mia recensione del loro bello e nuovissimo album “Run”) qui però in veste di bassista. Due brani su tutti danno l'idea di questo grande lavoro e trattasi di 'Space Invaders' e ' Largo Swims', non potete lasciarvi scappare questo piccolo gioiellino di grande musica. Vi assicuro che una volta inserito nel lettore cd ce lo lascerete per molto tempo!!!! Per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. -   Facebook

Roby Comanducci

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Lunedì, 13 Luglio 2020 01:38

OZZY OSBOURNE “Ordinary Man”

 

 

Line up: Ozzy Osbourne – vocals, Andrew Watt – guitars & production, Duff McKagan – bass, Chad Smith – drums. Slash – guitar (tracks 1, 4), Charlie Puth – keyboards (track 1), Elton John – piano and co-lead vocals (track 4), Tom Morello – guitar (track 8), Post Malone – co-lead vocals (track 10, 11)

Tracklist: Straight To Hell, All My Life, Goodbye, Ordinary Man (feat. Elton John), Under The Graveyard, Eat Me, Today Is The End, Scary Little Green Men, Holy For Tonight, It’s A Raid (feat Post Malone), Take What You Want (Post Malone feat. Ozzy Osbourne & Travis Scott)

Ed eccoci qua a parlare del Madman, di colui che ha fatto della sua pazzia (in)controllata e del suo carisma il suo vero marchio di fabbrica. La voce dei Black Sabbath (non dimentichiamoci però la bellissima era RJDio, nda!!!!), la lunghissima carriera solista e le mille collaborazioni. Il nostro è stato un autentico talent scout per eroi della sei corde incommensurabili quali il grande Randy Rhoads, ma poi anche Jake E. Lee o il possente Zakk Wilde! Parlare di Ozzy per chi, come il sottoscritto, l'ha visto nei famigerati anni ottanta al suo culmine fa venire un po' la lacrimuccia; eh si, questo disco -tra l'altro- esce quasi in concomitanza con la comunicazione al pubblico della sua malattia, il Parkinson (col quale comunque ci convive già da anni) ed inoltre all'annuncio della sospensione del tour nordamericano. Tantè.... meglio non disperarci altrimenti rischiamo di annacquare la suddetta recensione in preda a commozioni varie. Venendo al disco diciamo subito che sono ben dieci anni che il signorino ci fa aspettare, dal periodo del penultimo “Scream” targato 2010. Curiosità che salta subito all'occhio, non c'è in line up il fedele Zakk, bensì il chitarrista Andrew Watt che contribuisce non poco anche in fase di produzione del disco e trattasi del guitar player del rapper Post Malone che ha collaborato e cantato in questo album. Al basso troviamo una stella di prima grandezza Mr. Duff McKagan (devo dirvi chi è ?????) e alla batteria Chad Smith in forza ai RHCP. Inoltre una nutrita schiera di ospiti dove svetta su tutti il Re del pop Elton John che ha contribuito ad arrangiare e suonare/cantare la title track, ma anche un certo Slash, Tom Morello & more. Il disco dopo i primi ascolti è da considerarsi positivamente accattivamente. Ozzy, probabilmente, ha le basi tutte sovraincise ed effettate, il nostro singer non canta così dai tempi di “The Ultimate Sin” ehm... però va bene così, l'importante è ascoltare il prodotto che il buon Osbourne vuole regalarci. “The Ordinary Man” trattasi quindi di un onesto e lineare disco di heavy classico con le consuete puntate verso toni medi e melodici che da sempre hanno fatto la fortuna di questo artista. Si uniscono ballad strappalacrime come la title track col duetto di Elton ed il solo finale di Slash, a momenti di possente heavy rock quali l'opener 'Straight To Hell', la furia speed della corrosiva 'It’s A Raid' featuring Mr. Post Malone. Interessante l'alternanza tra momenti lenti e riprese veloci con un guitar work assassino su 'Goodbye' e l'ammaliante ' Under The Graveyard' che parte melodica per svilupparsi in un cresecndo di heavy rock coadiuvato -anche qui- dall'ottimo lavoro del guitar player Watt. Oltre alla già menzionata ballad 'The Ordinary Man' troviamo anche ' Holy For Tonight' e la conclusiva 'Take What You Want' dove il rapper Malone fa il suo mestiere e ci riesce bene impreziosendo una canzone già di per se stessa evocativa e ricca di pathos. In definitiva un bel disco, non un capolavoro ma sicuramente un lavoro in studio che saprà regalarvi diverse emozioni.

Roby Comanducci

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Venerdì, 10 Luglio 2020 01:41

THE BRIGHTEST ROOM “Run”

 

 

Line up: Valo – vocals & guitar, Adriano - guitar & chorus, Vinavil – bass, Silvana – drums

Tracklist: Pleasure, Centralia, Truffaut, Box, Crabs, Barbie, Run, Neptune, Blues, Beach, Squeeze, Somewhere, Away, Rain

Ogni tanto noi del Cathouse ci imbattiamo in prodotti che pur non essendo parte integrante del mondo hard&heavy vivono di luce propria e sono così interessanti ed accattivanti che, sicuramente, anche i nostri amici che ci leggono potranno rimanerne sorpresi. Non sempre un disco per avere il giusto quid emozionale deve suonare rock duro, metal o glam....si trovano spesso, come nel caso dei milanesi qui presenti, band dedite a sonorità un poco distanti ma di indubbio interesse. Anzi. I The Brightest Room non sono poi così lontani dal nostro mondo poiché il rock aleggia comunque tra le note delle canzoni solo che il quartetto ci delizia non con schitarrate e riff corrosivi, non con up tempo veloci o coretti maliziosi e ritornelli sleaze, bensì con un giusto e calibrato merge di beat e rock'n'roll di chiara matrice anni '60 e non disdegna richiami a certo postpunk e la scena indie dei mitici e famigerati eighties. Ecco, avrete quindi capito bene che Mr. Valo & Company non scherzano poiché gli stili appena menzionati sono tutto fuorchè banali e, a dirla tutta, sono pregni di sonorità spensierate, fun e positività. Questo loro secondo album (il primo “Exit” risale al 2017) è autoprodotto ma distribuito da Audioglobe ed il lavoro in fase di mixaggio, registrazione e produzione è di assoluto livello; molte band straniere stentano ad arrivare a certi risultati, credetemi. Ben quattordici canzoni senza nessuna cover, tutta “farina del loro sacco” e qui c'è l'imbarazzo della scelta essendo tutte le song di elevata caratura. Molto carino il fraseggio iniziale di chitarra che poi accompagnerà tutta la song 'Pleasure', ti rimane conficcato nel cervello e non lo dimentichi più. L'anima del beat più malizioso la troviamo in 'Run', 'Away' e soprattutto la bellissima 'Neptune' mentre percepisco atmosfere Tarantiniane sulla seconda traccia 'Centralia'. Un altro brano catchy e frizzante è 'Barbie' e vi assicuro che lo canticchierete per tutta la settimana. Ho avuto la fortuna di vedere questa band dal vivo e sono bravi riuscendo a trasportare quanto di buono inciso in studio dal vivo su un palco. Un disco da avere assolutamente per distravi, per rilassare la mente e godere di un sound sapientemente maturo ma energicamente spensierato e allegro. Bravi. Contatti & info - website

Roby Comanducci

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