Dicembre 2020
Mercoledì, 30 Dicembre 2020 00:41

UNRULY CHILD "Our Glass House"

 

 

Line up: Mercie Free – vocals, Jay Schelled – drums, Bruce Gowdy – guitar, keys, vocals, Guy Allison – keys, percussion, vocals, Tony Franklin - Bass

Tracklist: Poison Ivy, Say what you want, Our Glass House, Everyone loves you when you’re dead, Talked you out of loving me, Underwater, Catch up To Yesterday, Freedom is a fight, The Wooden monster, We are here to stay, To be your everything 2020, Let’s talk about love 2020

Novità di questo dicembre il ritorno degli Unruly Child, melodic/AOR act riunitosi ormai nel 2010, dopo un’interessante carriera a inizio anni ’90 terminata purtroppo precocemente, ma che ha ripreso a buon ritmo l’attività forte del carisma di 4/5 della formazione originale, con l’aggiunta al basso fretless di Tony Franklin, già attivo con Whitesnake e The Firm, una garanzia nel ruolo. Saltando le ulteriori note biografiche e venendo direttamente alla musica, in questo platter troverete un lavoro che sa decisamente di vecchi tempi, cioè della melodicità dei tardi anni ’80 che è il marchio di fabbrica della band, ma senza risultare affatto vetusto o già sentito. Il disco parte in quarta con la combo “Poison Ivy”\”Say what you want” per poi digradare su ritmi più lenti e dense ritmiche opportunamente sostenute dal muro di suoni di tastiere ed effetti; la band è chiaramente più a suo agio nelle seconde ma dimostra come sempre classe nella composizione. La voce di Mercie viene sfruttata ampiamente ed è melodicamente il centro delle song; sulla sua tonalità si accompagnano naturalmente le ottime ritmiche (ovviamente, a partire dal fretless della new entry) creando un amalgama musicale avvolgente e coinvolgente, riuscendo in un’ottima continuazione del percorso musicale della band. Una particolare menzione va per la produzione, che al contempo richiama perfettamente il periodo degli esordi della band, ma è moderna e pulita, fa rendere al 100% tutte le componenti, e permette alla doti vocali della singer di esprimersi perfettamente. E’ grazie ad essa direi che senza che le melodie si snaturino il disco acquista un’aura moderna che non stona affatto. La classe esecutiva dei componenti è chiaramente fuori discussione, perfettamente ritagliata sulle necessità di ogni song, senza particolari spunti solisti, che peraltro non si rendono necessari (con minime eccezioni, come nella traccia #6, “Underwater”). Che dire, forse scontatamente, se non che abbiamo una nuova conferma della nozione che le buone band sono come il buon vino, che non può che migliorare con l’età? Vi dirò, come spesso in questi casi, non posso che confermarvi questa nozione, e non me ne dispiace affatto. Buon ascolto!

Nikki

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Mercoledì, 02 Dicembre 2020 00:45

BLACK STONE CHERRY “The Human Condition”

 

 

Line up: Chris Robertson - vocals, guitars, Ben Wells- guitar, vocals, Jon Lawhon - bass, vocals, John Fred Young – drums

Tracklist: Ringin’ In My Head, Again, Push Down & Turn, When Angels Learn To Fly, Live This Way, In Love With The Pain, The Chain, Ride, If My Heart Had Wings, Don’t Bring Me Down, Some Stories, Devil In Your Eyes, Keep On Keepin’ On

Insieme sin dal (lontano) 2001 i qui presenti ragazzacci provenienti dal Kentucky tornano a deliziare i nostri padiglioni auricolari con un nuovo e fiammante full lenght album “The Human Condition”, a distanza di circa due anni dal penultimo “Family Tree” e cronologicamente il settimo album in studio della loro carriera musicale. Ottima band sia in studio ma soprattutto dal vivo (li vidi ad un Gods of Metal qui da noi.....non ricordo l'anno, forse era il 2012, ndr) questi artisti hanno da sempre basato il loro sound style su un southern rock miscelato a stilemi alternative e, soprattutto negli ultimi tempi, molto hard blues. Da notare anche l'affiatamento del gruppo, praticamente la medesima line up del primo debut album, fattore determinante per dare carattere e stabilità a qualsiasi band. I nostri si sono sempre attestati su questo sound solare e roccioso senza particolari “evoluzioni stilistiche” che comunque, nel loro caso, va bene, non stiamo parlando dei Queensryche ma di una band che suona puro ed incontaminato hard'n'roll. La coppia di chitarre del duo Robertson – Wells sfornano autentici riff killer che faranno la gioia dei puristi del rock sudato e “maschio” senza “orpelli” e sbavature ma diretto e carico di adrenalina e groove. La loro energia viene particolarmente apprezzata su 'Push Down & Turn' e 'Some Stories' dove abbiamo anche qualche accenno di modern/alternative rock, su “Ride” e “Again”, nella bella cover di 'Don’t Bring Me Down' degli E.L.O, ma anche in momenti più easy listening come 'In Love With The Pain' i nostri sanno essere “radiofonici” al punto giusto senza però perdere smalto o peccare in suoni troppo zuccherosi o edulcorati. In definitiva un bel disco che appagherà chiunque voglia nutrirsi di sano rock suonato da bravi professionisti.

Roby Comanducci

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